venerdì 12 novembre 2010

94% DA SOLI SUL WEB,
E UNO SU TRE PARLA CON SCONOSCIUTI
RICERCA A BOLOGNA: 60% GENITORI IGNORA;
24% VITTIME CYBERBULLISMO

Gli adolescenti bolognesi sono ormai "assuefatti all'uso di internet e del cellulare". Ma il vero problema e' che "non hanno coscienza dei rischi che corrono" con l'utilizzo delle nuove tecnologie, ne' delle "possibilita' di commettere reati".
Insomma, i ragazzi "non hanno la percezione di cio' che puo' correre sulla rete", nonostante molti siano stati vittime di casi di cyber-bullismo. E i genitori sono il piu' delle volte all'oscuro di come i propri figli usino il web o il telefono. E' questo il risultato della ricerca condotta da Provincia di Bologna, Corecom e Difensore civico regionale su 508 studenti di prima e seconda superiore in sei istituti del capoluogo emiliano, presentato oggi a Palazzo Malvezzi. Il 95,6% di loro ha un collegamento internet in casa e il 93,8% naviga da solo, anche se e' il 47,4% dei ragazzi intervistati ad avere la connessione al web direttamente nella propria stanza.
Quasi un terzo usa internet per parlare con sconosciuti e il 48% e' abbastanza smaliziato da aspettarsi di contattare sul web persone che non dicono chi sono. Da questi sconosciuti, gli adolescenti ricevono moltissimi inviti: il piu' diffuso (60%) e' avere una fotografia, seguito dalla richiesta del numero di cellulare (53%), di farsi vedere in webcam (43%) e di avere un incontro diretto (39%). Il piu' delle volte questi inviti vengono accettati: sei ragazzi su dieci mandano foto e numero di telefono, oltre la meta' e' disponibile al contatto diretto.
"Sono soprattutto le ragazze ad avere atteggiamenti piu' disinibiti su internet- spiega Rossella Tirotta, sociologa del Corecom che ha condotto la ricerca- mentre i maschi sono piu' autori di bullismo elettronico, in particolare contro le ex-fidanzate". Per cyberbullismo si intende l'invio ripetuto di insulti, minacce o foto imbarazzanti via sms o web.
Quasi un quarto degli oltre 500 studenti di Bologna intervistati dichiara di aver subito atti di bullismo elettronico, un fenomeno che e' conosciuto dal 64% dei ragazzi.
Il piu' delle volte si tratta di casi accaduti fuori dalla scuola (66%), che colpiscono una singola persona (89,5%). Nel 35% dei casi l'iniziativa parte dagli stessi compagni di classe, il 20% sono vendette dell'ex fidanzato (o fidanzata). Degli studenti intervistati il 36% affronta direttamente il cyber-bullo, il 31% ignora la cosa finche' non sfuma e il 20% cambia numero di cellulare. Nel 12% dei casi si ricorre all'aiuto delle Forze dell'ordine, mentre il 16% fa intervenire i genitori. E proprio mamma e papa' scontano un grosso gap nei confronti dei figli, essendo il piu' delle volte all'oscuro dell'uso che i ragazzi fanno delle nuove tecnologie.
Dalla ricerca emerge infatti che il 62% dei genitori ignora come i propri figli usino internet, limitandosi a rimproverarli per il troppo tempo perso davanti al computer (il 45%). Solo il 15% controlla come internet e cellulari vengono usati. A loro, i sociologi che hanno condotto l'indagine suggeriscono di "diventare amici dei propri ragazzi su Facebook- spiega Raffaele Lelleri del settore Politiche sociali della Provincia- pero' non sotto falso nome". Ma se il web e' molto diffuso tra gli adolescenti, il cellulare e' pur sempre al primo posto. Sui 508 studenti intervistati, solo due non hanno il telefonino: una ragazza italiana e una straniera, di 14 e 16 anni. In media, il primo cellulare si riceve a 11 anni e lo si usa soprattutto per inviare sms (84%) e fare foto (64%): il 40% non lo spegne mai, a scuola solo il 13% non lo tiene acceso. In media i ragazzi spendono 20 euro al mese, con picchi di 60 euro: per il 70% pagano i genitori.
La ricerca condotta da Provincia, Corecom e Difensore civico regionale rientra nell'iniziativa "La Rete siamo noi", per promuovere un uso sicuro di internet e del cellulare tra i minori. "Il 70% dei ragazzi intervistati non sa che per un reato commesso con il cellulare si e' imputabili gia' a 14 anni", sottolinea il difensore civico della Regione, Daniele Lugli. Lo stesso questionario distribuito in sei scuole a Bologna (Paolini, Belluzzi, Cassiano, Fioravanti, Laura Bassi e Righi) e' stato diffuso anche in alcuni istituti di Ferrara, Piacenza e Rimini, per un totale di oltre 2.000 adolescenti coinvolti. "I dati sono piu' o meno gli stessi anche nelle altre province- spiega Lugli- a Bologna ci sono solo piu' casi di bullismo elettronico".
L'obiettivo dell'iniziativa, spiega l'assessore provinciale alle Politiche sociali, Giuliano Barigazzi, e' "dare strumenti a chi educa e tratteggiare l'utilizzo che i ragazzi fanno dei social network e del cellulare: i rischi sono molti, proprio perche' il web offre opportunita' straordinarie". Per i docenti delle scuole e' stato organizzato un corso di aggiornamento di 15 ore (hanno partecipato in 180), mentre per i genitori sono stati organizzati alcuni eventi pubblici: i prossimi sono domani e il 24 novembre, all'istituto Minguzzi, con la presentazione di due libri sul bullismo elettronico e su quello omofobico. Inoltre e' stata stampata una guida per i genitori, con alcuni consigli su come affrontare il problema e seguire piu' da vicino i figli anche mentre navigano su internet.
Notiziario Minori, 12 novembre 2010
GELMINI: "STIAMO PREPARANDO IL LICEO DELLO SPORT"
100 CLASSI PILOTA, PARTENZA FORSE GIA' NEL 2011

Arriva il liceo dello sport. Ci sta lavorando il ministero dell'Istruzione che vorrebbe lanciare la nuova scuola gia' nell'anno scolastico 2011/2012. Nel nuovo indirizzo si fara' molto sport, ma, soprattutto, si studieranno le varie materie declinate anche in ambito sportivo, dalla storia all'economia.
Per creare, in uscita, profili gia' pronti anche per entrare nel mondo dello sport non solo a livello agonistico ma anche dirigenziale.
Lo ha annunciato il ministro Mariastella Gelmini durante una conferenza stampa con il Coni a Palazzo Chigi. La sollecitazione e' partita dalla ex campionessa dello sci Manuela Di Centa, oggi deputata del Pdl. Il ministro ha condiviso in pieno il progetto e ora i tecnici del ministero sono all'opera. "Stiamo lavorando- ha detto Gelmini- a dei regolamenti per dei licei ad indirizzo sportivo se riusciremo a completare questo progetto sara' arricchimento per offerta formativa. E' un'iniziativa che ci convince e ci piace e vorremmo portarla avanti".
Il ministro ha gia' in mente i tempi di realizzazione: "Entro quest'anno ci sara' l'elaborazione del progetto e per settembre prossimo forse riusciremo a farlo partire". Ci saranno delle classi pilota come gia' avvenuto per i nuovi indirizzi coreutici e musicali. "Si dovrebbe partire- ha spiegato alle agenzie Manuela Di Centa- con 40 scuole pilota per un totale di 100 classi divise equamente fra le regioni".
Notiziario Minori, 12 novembre 2010
PIÙ BRAVI I BAMBINI CHE CRESCONO AL NIDO
STUDIO PUBBLICATO SULLA RIVISTA CHILD DEVELOPMENT

Al nido si cresce meglio: si parla meglio e si fa di conti meglio. Lo ha rivelato uno studio pubblicato sulla rivista Child Development. Infatti, i piccoli che vengono coinvolti dalle educatrici, durante la crescita hanno col tempo molti effetti positivi. Risultati che sono evidenti soprattutto nei bambini di basso livello socio-economico. Inoltre secondo un'altra ricerca resa nota dalla rivista Brain Research i bambini che fanno attivita' sportiva hanno un ippocampo piu' grande rispetto ai coetanei. Le dimensioni dell'ippocampo sono legate alla memoria, infatti i bambini piu' sportivi hanno conseguito risultati migliori nel corso dei test.
Il gioco e la socialita' risultano fondamentali per la prevenzione dell'obesita'. Insomma l'esercizio fisico e attivita' tipicamente cerebrali, secondo uno studio di alcuni ricercatori toscani pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, determinano nell'ipotalamo un potenziamento della risposta dei neuroni al segnale di sazieta' veicolato dalla leptina, ormone che agisce sul cervello e sopprime l'appetito.
Notiziario Minori, 12 novembre 2010
BAMBINI SENZA SCUOLA NEL MONDO. 
'SERVE ROBIN HOOD TAX'
"CAMPAGNA GLOBALE PER L'EDUCAZIONE".

Per pagare le insegnanti e le scuole dei paesi piu' poveri c'e' bisogno di una "Robin Hood Tax". La "Campagna globale per l'educazione" (Gce) - sostenuta da 100 organizzazioni internazionali tra cui Oxfam, Education International, ActionAid e Save the Children - propone un'azione concreta affinche' in questo periodo di difficolta' finanziarie, l'istruzione nei paesi in via di sviluppo rimanga una priorita' per le grandi potenze.
Si tratta di una tassa, o piu' comunemente una "Robin Hood Tax", sugli investimenti pubblici dei paesi ricchi, in grado di assicurare a milioni di bambini che vivono nei paesi piu' poveri del mondo un finanziamento costante e duraturo, con l'obiettivo di tutelare i diritti fondamentali dei bambini e di realizzare opere e iniziative contro la poverta' e l'analfabetismo.
L'impatto della crisi economica, nell'ultimo anno, ha ridimensionato enormemente i fondi destinati all'istruzione dei minori nel Terzo mondo. Questa settimana, a Madrid, i rappresentanti dell'Education for All Fast Track Iniziative (Efa-Fti) - l'Ente finanziatore per l'educazione globale -assegnera' gli ultimi 80 milioni di dollari rimanenti nel fondo dell'organizzazione. Si tratta di una cifra sulla quale soltanto una ventina dei paesi piu' poveri del mondo potra' fare ricorso per tenere le scuole aperte l'anno prossimo. "Le cose potranno cambiare - dice la presidente della "Campagna per l'educazione", Kailash Satyarthi - solo se i paesi donatori, che in questi giorni si incontreranno a Madrid, accetteranno dei provvedimenti radicali sui loro investimenti: in caso contrario, milioni di bambini vedranno chiudere i portoni della loro scuola e gli insegnanti saranno senza lavoro". Attraverso l'Ente finanziatore per l'educazione globale (Efa-Fti), i paesi donatori negli ultimi dieci anni hanno sostenuto diverse iniziative e hanno aiutato a costruire migliaia di scuole. Puntando a realizzare uno degli obiettivi delle Nazioni Unite per il 2015, sono riusciti a stabilire l'educazione primaria universale in diverse nazioni. Dal 2008 il Mozambico, infatti, con l'appoggio dei paesi donatori, ha assunto 20 mila insegnanti ed ha costruito 3 mila nuove aule. Il numero dei bambini recentemente iscritti alle scuole del paese e' quasi raddoppiato tra il 2002 e il 2010. Per questo motivo la "Campagna Globale per l'Educazione" sta rivolgendo ai donatori principali della Fti (Francia, Germania, Stati Uniti, Giappone, Regno Unito e Paesi Bassi), un appello a compensare le loro promesse sull'educazione e sulla formazione nel Terzo mondo.
Notiziario Minori, 12 novembre 2010
17.000 INCIDENTI "IN CULLA" TRA IL 2005 E 2007
PRESENTATE NUOVE NORME EUROPEE SU SICUREZZA PRODOTTI PER SONNO

Gli incidenti che si verificano in culla, a danno di bambini in tenera eta', causano annualmente un numero maggiore di decessi infantili di quanti ne siano provocati da tutti gli altri prodotti per l'infanzia. I dati della ricerca condotta dalla European Injury database, e presentati questa mattina a Roma, hanno rilevato, tra il 2005 e il 2007, 17.000 incidenti a danno dei bambini da 0 a 4 anni che si trovano nel lettino. Proprio durante il sonno, bambini e neonati, che nei primi cinque anni di vita trascorrono almeno la meta' della giornata o anche piu' a contatto con prodotti per il sonno, sono spesso lasciati soli senza sorveglianza per periodi prolungati. La commissione Europea, previa consultazione degli Stati Membri, ha condotto uno studio che ha identificato i prodotti per l'infanzia piu' pericolosi in relazione ai quali non vi sono norme di sicurezza o, se ve ne fossero, non coprono tutti i rischi. I cinque prodotti selezionati dalla Commissione sono: materassi per lettino, paracolpi per lettino, amache per bambini piccoli, piumini da letto per bambini e sacchi-nanna che comportano rischi per la vita dei piccoli che vanno dall'intrappolamento, all'infiammabilita' e soffocamento. Le nuove norme decise dalla Commissione europea il 2 luglio 2010 a cura del vice presidente del Parlamento europeo, Roberta Angelilli, hanno l'obiettivo di ridurre il rischio di incidenti dovuti, ad esempio, al soffocamento causato da parti che si staccano, all'intrappolamento di un bambino dovuto a una concezione carente del materasso o all'asfissia causata da cordini o asole. Sono stati, inoltre, introdotti altri requisiti necessari come quelli in materia di stabilita' e di design al fine di ridurre il rischio di caduta e di lesioni dalle amache per bambini.
Notiziario Minori, 12 novembre 2010

martedì 9 novembre 2010

I PEDIATRI: "I BAMBINI DORMONO TROPPO POCO"
NEI PRIMI 2 ANNI BEN IL 20-30% DEI NEONATI SOFFRE DI INSONNIA

Un bimbo che dorma male, o troppo poco, che soffra di insonnia piu' o meno frequentemente, avra' delle ripercussioni sulla salute, sull'equilibrio psico-fisico, sulla capacita' di concentrazione e disturbi dell'attenzione. E'l'allarme lanciato dai pediatri. Le ore di sonno dovrebbero essere 8-10, per un bambino in eta' pre-scolare e nei primi anni delle elementari. Ma non solo sulla quantita' i genitori dovrebbero vigilare, anche la qualita' e' essenziale. Una buona dormita, profonda, rilassata, dara' al piccolo la possibilita' di "ricaricare le pile" e di rielaborare - attraverso l'attivita' onirica - le informazioni apprese durante il giorno. Sappiamo, infatti, quanto sia importante il sogno per il nostro equilibrio psichico, a maggior ragione lo sara' per i nostri figli, il cui cervello e' in pieno sviluppo. Eppure, secondo le ultime indagini, il 30% dei bambini non dorme a sufficienza o dorme un sonno di cattiva qualita'.
Nello specifico: nei primi 2 anni di vita ben il 20-30% dei neonati soffre di insonnia, percentuale che scende al 10-15% fino ai 3 anni d'eta' (ma e' comunque alta), mentre problemi di respirazione con conseguenti apnee notturne e russamento affliggono il 27% dei bimbi fino ai 6 anni. Ci sono poi fenomeni come il sonnambulismo e il parlare nel sonno, gli incubi e i tremori che svegliano i piccoli nel cuore della notte.
Notiziario Minori Roma, 9 novembre 2010
OBESITÀ INFANTILE, IN ITALIA È ANCORA ALLARME
"I GENITORI IGNORANO IL PROBLEMA"

Secondo un'indagine svolta da Okkio alla Salute, il sistema di sorveglianza su alimentazione e attivita' fisica nei bambini della scuola primaria promosso dal ministero della Salute in collaborazione con il ministero della Pubblica Istruzione e coordinato dall'Istituto Superiore di Sanita', che ha analizzato oltre 42.000 alunni delle terze classi delle scuole primarie, e' ancora alta la prevalenza del sovrappeso (23%) e dell'obesita' (11%).
Nel 9% dei casi, infatti, i bambini italiani non fanno colazione e nel 30% non la fanno adeguatamente, mentre 1 bambino su 4 non mangia quotidianamente frutta e verdura e circa il 50% consuma bevande zuccherate o gassate nell'arco della giornata. I dati sono stati resi noti in occasione di un incontro organizzato a Roma per discutere il bilancio dell'iniziativa 'Scuola e Salute', avviata nel 2007 dal ministero della Salute e da quello dell'Istruzione che mira a inculcare la cultura della prevenzione e della salute fin dalle scuole elementari. Secondo i dati diffusi 1 bambino su 2 oggi ha la televisione in camera, uno su 5 pratica sport per non piu' di un'ora a settimana. Inoltre, i genitori non sempre hanno un quadro corretto dello stato ponderale del proprio figlio: tra le madri di bambini in sovrappeso o obesi, il 36% non ritiene che il proprio figlio abbia chili di troppo.
Notiziario Minori Roma, 9 novembre 2010
LA SOCIALITÀ? PER I GEMELLI SI SVILUPPA GIÀ NELL'UTERO
STUDIO ITALIANO PUBBLICATO SU "PLOS ONE"

La socialita' si sviluppa gia' nel grembo materno. E' quanto emerge da una ricerca italiana pubblicata sulla rivista PLos One, condotta dai ricercatori delle Universita' di Parma, Padova e Torino.
Lo studio, condotto in collaborazione con l'Istituto pediatrico Burlo Garolfo di Trieste, ha indagato i movimenti fetali in cinque coppie di feti gemelli a 14 e 18 settimane, utilizzando l'ecografia quadridimensionale, una tecnica che permette di visualizzare i movimenti dei feti nel tempo. I ricercatori hanno scoperto che gia' dall'undicesima settimana di gestazione vi erano dei contatti tra i feti, ma volevano capire se fossero movimenti involontari o meno.
Per farlo hanno preso come riferimento la decelerazione dei movimenti, indice di un atto controllato, e scoperto che nell'utero materno gia' a 14 settimane i movimenti verso il gemello erano piu' accurati e controllati di quelli verso se stesso o le pareti dell'utero. Col passare delle settimane questi contatti controllati aumentano di numero verso il gemello e sono sempre piu' delicati di quelli rivolti verso se stesso, indice di movimenti non casuali.
"Per i feti singoli l'utero materno e' un luogo solitario, in cui non esistono le condizioni per un'azione sociale - spiega Cristina Becchio dell'Universita' di Torino - Per capire se una predisposizione all'azione sociale fosse presente anche prima della nascita, ci siamo quindi rivolti allo studio dei feti gemelli".Utilizzando un software speciale sono, quindi, stati ricostruiti ed analizzati i paramenti di movimento, arrivando a concludere che siamo in qualche modo programmati per la socialita' e che il modo in cui interagiremo col mondo esterno potrebbe iniziare a svilupparsi gia' diversi mesi prima della nascita.Cia' che ha stupito gli studiosi e' che tali movimenti non sono dei riflessi casuali o movimenti stereotipati, bensi' sono veri e propri gesti volontari e intenzionali analoghi a quelli dell'adulto, frutto di una precisa pianificazione motoria.Si era gia' visto che sin dalla undicesima settimana di gestazione i gemelli stabiliscono contatti fra di loro, sottolineano gli scienziati nella ricerca, ma questo e' il primo studio che affronta l'aspetto piu' critico, se, cioe', questa interazione sia casuale, dovuta alla prossimita' spaziale, o invece pianificata.Con questa scoperta si aggiunge al mondo della ricerca un indicatore in piu' per valutare il buon sviluppo del sistema nervoso centrale, la presenza o meno di un istinto precoce alla socialita' nello stadio fetale e' un indizio che puo' aiutarci a una diagnosi precoce di certe patologie o disturbi comportamentali.
Notiziario Minori Roma, 9 novembre 2010
PROSEGUIRE GLI STUDI ALL'ESTERO, LA FUGA DEI MIGLIORI
TUTTOSCUOLA: "PORTARE A 1500 EURO AL MESE LE BORSE DI STUDIO"

Il 95% dei diplomati della 'Scuola Galileiana di Studi Superiori del Bo' (settore scientifico) - il centro d'eccellenza collegato all'Universita' di Padova riservato alle migliori 24 matricole - e' intenzionato a proseguire gli studi all'estero.
Secondo quanto pubblicato dal sito tuttoscuola.com, "la notizia ha impressionato, anche se purtroppo non sorpreso, chi da tempo denuncia l'emorragia di intelligenze che caratterizza il nostro Paese, incapace di trattenere e valorizzare i propri migliori laureati". Tante le motivazioni. Tra queste, una e' spiegata bene da alcuni neodiplomati: "le borse di studio per frequentare un dottorato di ricerca sono all'estero assai piu' consistenti di quelle offerte in Italia: in alcune Universita' di Parigi, per esempio, ammontano a 1.400 euro al mese, contro i 1.000 offerti dall'Universita' di Padova". Per gli studenti, che in molti casi non risiedono nella citta' in cui frequentano l'universita', la differenza e' rilevante.
Sull'argomento e' tornato indirettamente anche il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, che nella lectio magistralis tenuta lo scorso venerdi' 5 novembre all'Universita' di Ancona in occasione del convegno in ricordo dell'economista Giorgio Fua', ha messo l'accento sulla necessita' di far ripartire sviluppo, ricerca e investimenti puntando sui giovani. "Pena la stagnazione, che c'e' gia' da una decina d'anni - dice - e poi il regresso, che colpira' le generazioni future".
Tuttoscuola avanza una proposta-tampone per bloccare l'emorragia: "portare a 1.500 euro al mese le borse di studio dei migliori laureati che si iscrivono ai dottorati di ricerca italiani, nella certezza che i ricavi per il sistema-Paese saranno di gran lunga superiori ai costi.Almeno si potrebbe cercare di fermare la grande fuga (non proprio di tipo beethoveniano) delle migliori intelligenze".
Notiziario Minori Roma, 9 novembre 2010
UE: PERICOLO DROGHE INIZIA NEI LUOGHI DI SVAGO
SECONDO L'AGENZIA EUROPEA PER LE DROGHE

Agire nei luoghi di svago per prevenire i danni causati dall'abuso di droghe: questo secondo il Consiglio dell'Unione europea, che riunisce i ventisette governi, uno degli approcci che meglio possono garantire risultati in materia di riduzione del danno. Secondo i dati recentemente diffusi dall'Agenzia europea per le droghe (Emcdda), che domani presentera' a Lisbona il suo ultimo rapporto, e' nei luoghi ricreativi che - durante i periodi di vacanza o nei fine settimana - i piu' giovani corrono i maggiori rischi di cadere nell'uso di varie droghe, spesso assunte contemporaneamente, con l'alcol a fungere da base a un mix a volte letale.
Secondo l'opinione del Consiglio, riunito ieri per l'occasione nella formazione dei ministri degli Interni (assente pero' Roberto Maroni), si puo' ridurre il rischio di abusi provvedendo a mettere in pratica misure di salute pubblica che promuovano comportamenti sani tra i giovani, anche tramite una stretta collaborazione con l'industria del divertimento anche per quanto riguarda la distribuzione delle sostanze illecite presso bar e discoteche. Ma come il Consiglio stesso riconosce, al momento non esiste una base di dati e statistiche abbastanza ampia per poter stabilire un approccio che sia scientificamente valido, col rischio pertanto di intraprendere campagne di prevenzione che possono avere risultati contrari alle aspettative.
Per questo il Consiglio invita i suoi componenti a intraprendere interventi basati su prove scientifiche della loro efficacia.
Viene poi suggerito di prendere in considerazione l'adozione di misure concrete per i luoghi di intrattenimento, quali l'accesso illimitato e gratuito all'acqua, la disponibilita' di sale di 'decompressione' (chill-out), la presenza di mezzi di trasporto sicuri e alternativi alla vettura privata, fino a restrizioni sull'accesso per i minorenni. Viene inoltre incoraggiato un approccio trasversale che includa la partecipazione di tutti gli attori coinvolti, dai gestori di discoteche alle autorita' sanitarie, dalla polizia ai servizi sociali. Gli Stati dovrebbero anche prendere in considerazione strumenti per far fronte ai problemi collaterali derivanti dall'abuso di droghe, come l'uso pericoloso della macchina quando si e' sotto effetto, i rapporti sessuali non consenzienti e le gravidanze indesiderate, o ancora problemi generali di ordine pubblico. Andrebbe anche fornito agli addetti sanitari e di sicurezza un addestramento adeguato per far fronte a situazioni a rischio. L'Emcdda e la Commissione sono invece invitate a promuovere la raccolta di dati, buone pratiche e in generale la cooperazione a livello europeo, di modo da poter fornire al Consiglio e ai governi delle basi scientifiche solide per ridurre il danno negli ambienti ricreativi.
Notiziario Minori Roma, 9 novembre 2010
UNIVERSITÀ,
ITALIANI POPOLO DI DIPLOMATICI ED ENOLOGI
FOTO DI UNA GENERAZIONE
SCATTATA DA INTERCULTURA

Un futuro di medici, infermieri per associazioni umanitarie, diplomatici e ingegneri ambientali per chi ha studiato all'estero. Altro che "eterni Peter Pan, tronisti, veline, perennemente connessi a Facebook, chiusi in casa sognando di entrare nella casa del Grande Fratello". Sono 1.500 gli studenti tornati da un periodo di scuola all'estero con Intercultura, l'associazione Onlus fondata nel 1955 che promuove e organizza scambi ed esperienze interculturali. A fornire questa immagine sono gli studenti che si sono appena iscritti al primo anno di universita' e che due anni fa hanno trascorso la quarta superiore in uno dei 50 Paesi in cui Intercultura propone programmi scolastici internazionali, una scelta che sempre piu' adolescenti italiani compiono, anche grazie alle numerose borse di studio esistenti (il 10 Novembre scade il bando Intercultura per tutti i ragazzi interessati a partire l'anno prossimo, www.intercultura.it/bando-di-concorso-2010-11/). Diverse le domande poste: quali sono le scelte universitarie di chi ha studiato all'estero durante le superiori? Come ha inciso un anno di vita in un altro Paese nelle loro decisioni? Medici (3% del campione analizzato) e infermieri (d'elicottero, o d'urgenza, magari per Medecins sans frontieres, 3%), ma non solo.
Il 20%, ambiziosamente, vorrebbe abbracciare la carriera diplomatica o lavorare nelle associazioni non governative, specialmente all'estero, l'11% ingegnere (il 15% del campione sta frequentando un corso d'ingegneria di cui ben il 32% quella aereo-spaziale), il 10% manager (ad esempio, rappresentante di imprese all'estero, in Cina o Paesi Orientali), il 7% interprete o traduttore, meglio se al Parlamento europeo o all'Onu, il 5% psicologo, il 4% ricercatore in Italia o all'estero (il Cern e' sempre il piu' ambito).
Particolarmente interessanti sono alcune scelte 'naturalistiche': il 2% vorrebbe diventare enologo e il 4% svolgere professioni in tutela della natura, come guardia forestale o per un'Ong ambientalista.
Notiziario Minori Roma, 9 novembre 2010

venerdì 5 novembre 2010

SCUOLA, GELMINI PREMIA I 34 'SECCHIONI' D'ITALIA
PER LORO PERIODO STUDI IN UNIVERSITA' ITALIANE O STRANIERE

Il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, ha premiato, presso l'Accademia dei Lincei di Roma, i 34 migliori studenti d'Italia, ragazzi e ragazze (poche, erano solo due) che si sono distinti per aver partecipato a olimpiadi nazionali e internazionali di quelle materie come la matematica, l'informatica, le scienze della terra che per molti dei loro compagni restano arabo anche dopo cinque anni filati di scuola.
L'iniziativa rientra nell'ambito del progetto ministeriale 'Io merito' grazie al quale dal 2007 i migliori studenti del paese, per esempio quelli che prendono 100 e lode alla maturita' e quelli che si distinguono in particolari competizioni, vengono premiati con bonus, benefit per l'accesso ai luoghi di cultura, partecipazione a iniziative formative, ma anche con assegni che lo studente puo' poi utilizzare a suo piacimento. Per esempio per i cento e lode ci sono in palio 650 euro. Quello di stamattina e' stamattina e' stato un ulteriore riconoscimento che il ministero dell'Istruzione, insieme all'Accademia dei Lincei, nell'ambito di un protocollo di collaborazione siglato oggi, hanno voluto attribuire ai ragazzi che si distinguono per l'impegno nello studio. I 34 'secchioni' d'Italia potranno passare un periodo di studi all'interno di una delle realta' universitarie di eccellenza nel paese o all'estero.
"Oggi e' davvero una bella giornata per la scuola italiana- ha sottolineato il ministro parlando ai ragazzi- I risultati che avete saputo raggiungere mettono in evidenza tutte le potenzialita' del nostro sistema di istruzione, che pero' deve imparare a saper accogliere con meno diffidenza il cambiamento.
Speriamo che le celebrazioni dei 150 anni dall'Unita' d'Italia siano non solo un momento di festa ma anche l'occasione per una riscoperta della scuola italiana che ancora oggi e' l'istituzione piu' importante del paese. Tuttavia dobbiamo essere aperti ai cambiamenti e non limitarci a difendere lo status quo".
Notiziario Minori Roma, 5 novembre 2010
ARRIVA LA "GUIDA AI FILM PER RAGAZZI"
OLTRE 700 SCHEDE E 200 FOTO PER CREARE PERCORSI CINEMATOGRAFICI

Notiziario Minori Roma, 5 nov. - Una guida al cinema che parla il linguaggio dei ragazzi, con competenza, divertimento, precisione e passione e che puo' essere una preziosa alleata nella formazione dello sguardo di futuri spettatori. E' l'idea della 'Guida ai film per ragazzi' (Editrice Il Castoro),compilata da Michele Ravasio, Mattia Mariotti, Francesco Zurlo con Barbata Sorrentini e Orietta Mizzoni, frutto di un intenso lavoro redazionale durato tre anni.
Si tratta di una guida ragionata, ricca di informazioni e curiosita', coloratissima e scritta con un linguaggio adatto ai piu' piccoli. Uno strumento prezioso per orientarsi nell'universo del cinema per ragazzi. La Guida passa in rassegna oltre 700 schede di film disponibili sul mercato, reperibili in DVD, tutti regolarmente passati dalle sale cinematografiche. Uno strumento destinato a bambini e ragazzi (da 0 a 14 anni) - per la semplicita' di lettura e la grafica -, e a quei genitori che hanno bisogno di orientarsi nelle scelte, agli insegnanti che vogliono creare dei percorsi didattici e a tutti gli operatori che cercano una guida nel mare dei film per ragazzi.
La guida e' corredata da oltre 200 fotografie su 520 pagine ed e' uno strumento utile per costruire dei veri e propri percorsi tematici all'interno della cinematografia per ragazzi.
In ogni scheda di un film, infatti, oltre ai dati tecnici, sono indicate le principali categorie tematiche di riferimento, il genere e il suggerimento sull'eta' ideale dello spettatore.
Ogni scheda, inoltre, riporta anche la dicitura: "Se ti piace vedi anche", con cui si consigliano alcuni titoli che potrebbero essere apprezzati da chi ha amato un determinato film. Si tratta, pero', di consigli talvolta anche poco prevedibili, in grado magari di allargare un po' gli orizzonti pur rimanendo in territori contenutistici e/o formali simili.
Notiziario Minori Roma, 5 novembre 2010
ECCO NUOVO BANDO,
TORNA "MANGIA BENE CRESCI MEGLIO"
GALAN:
FONDAMENTALE ALIMENTAZIONE CORRETTA PER I RAGAZZI

La campagna 'Mangia Bene Cresci Meglio' e' al via anche quest'anno con la pubblicazione del nuovo bando.
"Seguire una sana e corretta alimentazione e' fondamentale, soprattutto per i nostri ragazzi che con questa edizione avranno modo di misurarsi anche con i nuovi temi inseriti nella campagna". Cosi' il ministro delle Politiche agricole, Giancarlo Galan, annuncia la pubblicazione sul sito www.mangiabenecrescimeglio.it del nuovo bando per l'edizione 2011 della campagna.
Due, spiega Galan, i nuovi argomenti che saranno affrontati:
"L'importanza di una informazione trasparente circa l'origine dei prodotti alimentari, esigenza sempre piu' sentita dai consumatori e dai produttori che deve entrare a far parte dell'educazione dei nostri ragazzi; e l'attenzione verso il consumo eccessivo e in particolar modo allo spreco di cibo. E' utile ricordare- prosegue il ministro- che secondo recenti studi (il Libro Nero sullo spreco alimentare dell'Universita' di Bologna) nei 27 Paesi dell'Unione si sprecano 179 kg di cibo pro capite all'anno e solo in Italia il 40% della frutta, della verdura e della carne.
E' importante quindi che i nostri giovani siano consapevoli di questi dati e di quanto sia prezioso questo cibo in un mondo in cui ci sono ancora milioni di persone che soffrono la fame".
'Mangia Bene Cresci Meglio' e' una campagna di sensibilizzazione promossa dal ministero, "rivolta ad alunni e insegnanti delle scuole secondarie di primo grado italiane- dice ancora la nota- nata per proporre ai giovani una maggiore attenzione sulle proprie scelte alimentari. La campagna prevede la produzione di annunci pubblicitari, da realizzarsi in classe attraverso un lavoro di gruppo, sui temi della sana alimentazione e della varieta' e qualita' del nostro patrimonio agroalimentare.
Scopo della campagna e' di attirare l'attenzione dei giovani sull'importanza di essere consapevoli delle proprie scelte alimentari e fornire loro strumenti critici per difendersi da messaggi pubblicitari negativi sull'alimentazione.
Altresi', la campagna si propone di sensibilizzare i giovani sull'importanza della varieta' e qualita' del patrimonio agroalimentare italiano".
Notiziario Minori Roma, 5 novembre 2010
MILANO: 2500 I VOLONTARI CARITAS, CON TANTI GIOVANI
PAREGGIATE LE RICHIESTE DEGLI ADULTI

Fare volontariato in Caritas piace anche ai giovani. Nel 2009 infatti, lo Sportello del volontariato dell'organismo diocesano ha ricevuto 350 richieste da parte di persone "adulte" (dai 30 e i 67 anni) e quasi altrettante, 345, da giovani di eta' compresa tra i 18 e i 30 anni. A questi poi, bisogna aggiungere i 98 volontari (tra i 18 e i 30 anni) che hanno scelto di trascorrere le loro vacanze in uno degli 11 cantieri della solidarieta' aperti da Caritas in America Latina, Medio Oriente, Europa dell'Est e Asia.
Complessivamente, sono circa 2.500 i volontari di Caritas impegnati nei 300 centri di ascolto diffusi su tutto il territorio della diocesi di Milano. E ai volontari sara' dedicato il convegno diocesano che ogni anno raduna a Milano il "popolo della Caritas". Il prossimo anno, infatti, e' stato proclamato dalla Ue anno europeo del volontariato. È bene pero' sgomberare subito il campo da un equivoco: "A volte abbiamo avuto l'impressione che le istituzioni scaricassero sul terzo settore responsabilita' e compiti che sono loro propri. È bene ricordare che il nostro spirito di collaborazione non puo' diventare pretesto per un disimpegno da parte della politica su alcune questioni sociali". I volontari di Caritas ambrosiana sono, in genere, "persone con grandi energie e risorse, ma che hanno per lo piu' i capelli bianchi", sottolinea don Roberto Davanzo. Si impone quindi (come in generale per tutte le realta' del terzo settore) il problema del ricambio generazionale "e su questo terreno intendiamo proprio concentrare i nostri sforzi", conclude don Davanzo.
Sforzi che stanno iniziando a dare i primi frutti, come testimoniano i 345 nuovi volontari "under 30". Spesso si tratta di studenti che, anche se non frequentano assiduamente l'oratorio, si trovano in sintonia con i valori cristiani . Ha inoltre un interesse specifico per il singolo progetto formativo, per il quale e' disposto a informasi e approfondire.
Unico limite - fanno osservare gli operatori -: e' poco disponibile a impegnarsi nel lungo periodo.
Il convegno diocesano si terra' domani, sabato 6 novembre, a partire dalle ore 9 presso la Casa Cardinal Schuster (via Sant'Antonio, 5). Parteciperanno monsignor Giancarlo Perego, direttore della fondazione Migrantes, Alessandro Martini, direttore della Caritas di Firenze, monsignor Giovanni D'Ercole, vescovo ausiliare della diocesi dell'Aquila.
Notiziario Minori Roma, 5 novembre 2010
DIPENDENZA DA TABACCO: ADOLESCENTI A CONFRONTO
LO STUDIO CANADESE DELLA BRITISH COLUMBIA.

I ricercatori canadesi della British Columbia hanno effettuato uno studio su un campione di oltre 7000 studenti di eta' compresa tra i 12 e i 19 anni, per capire le differenze nel modo in cui, ragazze e ragazzi, percepiscono il proprio comportamento nei confronti del fumo.
L'idea da cui sono partiti e' che esistano modalita' diverse tra donne e uomini di vivere e sentire la propria identita' di fumatore. Agli studenti canadesi selezionati e' stato distribuito un questionario nel quale veniva richiesto il numero medio di sigarette fumate negli ultimi sette giorni, nell'ultimo mese e il livello di dipendenza dal tabacco.
Inoltre, venivano forniti una serie di profili ai quali i ragazzi potevano associarsi: "fumatore", "fumatore occasionale", "non fumatore", "ex fumatore", ecc. I responsi dei ragazzi sono stati divisi in 3 gruppi: coloro che avevano scelto un solo profilo (oltre 6500), coloro che ne avevano indicati 2 (268) oppure tre (23). I ragazzi intervistati avevano in media 15 anni ed erano, per la maggior parte, non fumatori. Dai risultati e' emerso che, nell'ultimo mese, le ragazze avevano fumato piu' dei ragazzi e sembravano mostrare una maggiore propensione nel ricorrere a diversi profili per descrivere il proprio atteggiamento nei confronti del fumo, ad esempio come "ex-fumatrici" oppure "fumatrici occasionali". I ragazzi, dal canto loro, riportavano un maggior numero di sigarette fumate quotidianamente e registravano un punteggio piu' alto nella percezione della propria dipendenza. Non si riscontravano invece particolari differenze nell'eta' media in cui si iniziava a fumare e nei livelli di percezione della dipendenza tra coloro che risultavano essere fumatori. A questo scopo risulterebbe utile, concludono i ricercatori, attivare programmi di prevenzione distinti: uno per prevenire l'inizio del vizio e la sua progressiva stabilizzazione in forma di dipendenza; l'altro, piu' intensivo e differenziato per genere maschile e femminile, dedicato ai fumatori gia' dipendenti.
Notiziario Minori Roma, 5 novembre 2010
ROMA, CONTROLLI MINICAR: 32 SEQUESTRI E 45 MULTE
TROVATI VEICOLI MODIFICATI E PASSEGGERI CON CONDUCENTI MINORENNI

I Carabinieri del Comando provinciale di Roma nelle ultime 48 ore hanno avviato controlli mirati alle minicar. Agili e scattanti come motorini, ma auto a tutti gli effetti, anche per quanto riguarda il loro coinvolgimento, sempre piu' frequente, negli incidenti stradali.
Queste 'vetturine' sono sempre piu' in voga tra i minori che di frequente le utilizzano per il tragitto casa scuola, e viceversa, nelle ore di punta del traffico capitolino. I controlli sono stati svolti durante i servizi di prevenzione eseguiti lungo le strade della Capitale e provincia. I militari sono stati impegnati in specifiche attivita' di verifica alle minicar riscontrando numerose infrazioni al Codice della strada.
Su 383 quadricicli controllati, 32 sono stati sequestrati per trasporto di passeggeri da parte di conducenti minori.
Quarantacinque sono stati sanzionati per infrazioni al Codice della strada. Le principali infrazioni contestate vanno dal trasporto del secondo passeggero da parte di conducente minorenne, alle modifiche tecnico-costruttive come gli allestimenti da 'Fast&furious': aggiunta di serbatoi, modifiche all'avvisatore acustico, modifiche allo sterzo, modifiche alle targhe e ai loro supporti, sostituzione delle ruote con pneumatici maggiorati, sostituzione degli scarichi con altri non omologati per guadagnare potenza e quindi velocita', le luci, non conformi, e vetri oscurati. Tali modifiche aggravano ulteriormente i gia' poco elevati standard di sicurezza.
Notiziario Minori Roma, 5 novembre 2010
I BAMBINI NON VEDONO COME GLI ADULTI
LA SPIEGAZIONE DA UNO STUDIO PUBBLICATO SU 'PERCEPTION'

I bambini non vedono gli oggetti nello stesso modo in cui li vedono gli adulti almeno fino all'eta' di 13 anni.A rivelarlo e' uno studio pubblicato dalla rivista specializzata Perception, secondo il quale i piu' piccoli non sarebbero in grado di interpretare correttamente le ombreggiature che ci dicono se un oggetto tridimensionale e' concavo o convesso.
Per scoprirlo Jim Stone dell'University of Sheffield ha preso in esame 171 bambini tra i 4 e gli 11 anni sottoponendo loro 10 immagini che potevano essere percepite come concave o come convesse: 5 immagini riproducevano oggetti 'naturali' (per esempio l'impronta di un piede nella sabbia), 5 invece delle figure geometriche. E' emerso che soprattutto gli stimoli visivi 'naturali' vengono percepiti dai bambini come se la illuminazione venga dall'alto, e che questa propensione (per ogni tipo di immagine) aumenta nettamente con l'eta'. Questo suggerisce che l'abilita' di interpretare l'ombreggiatura intorno ai profili degli oggetti tridimensionali si affini appunto man mano che passano gli anni. "La percezione dell'ombreggiatura intorno ai profili degli oggetti tridimensionali e' essenziale per la vista umana - spiegano gli esperti - finche' la direzione dell'illuminazione non e' nota infatti non si riesce a definire la forma esatta di un oggetto e la sua posizione nello spazio. In assenza di informazioni sull'illuminazione, il cervello degli adulti da' per scontato che la luce venga dall'alto e in base a questo interpreta un oggetto." Assumendo che il tasso di crescita di questa abilita' proceda allo stesso ritmo sin dalla nascita, e' ragionevole supporre, secondo i ricercatori, che la capacita' di dare per scontato che la luce venga dall'alto e in base a questo interpretare un oggetto insorga a circa 21 mesi di eta', ma che la visione non raggiunga una piena maturazione fino ai 13 anni di eta'.
"I bambini vedono il mondo diversamente dagli adulti - conclude Stone - Non stupisce che non riescano a guardare una nuvola senza vedere un cane o un orsacchiotto".
Notiziario Minori Roma, 5 novembre 201

martedì 2 novembre 2010

SCUOLA, LO STATO GUADAGNA SULLE PARITARIE
TUTTOSCUOLA.COM SVELA IL BUSINESS DELLO STATO
DIETRO LE SCUOLE NON STATALI

Tra le scuole paritarie quelle dell'infanzia sono qualcosa di piu' di una scelta alternativa alla scuola statale. Accolgono il 40% dei bambini iscritti in strutture pubbliche e private e sono presenti in quasi tutto il territorio nazionale, soprattutto nei piccoli centri e nei paesi. Assicurano in via esclusiva il servizio educativo a circa 650mila bambini della fascia 3-5 anni (e anche piu' piccoli) laddove lo Stato non e' arrivato a istituire proprie scuole dell'infanzia. Ma se non vi fossero quelle strutture non statali, lo Stato dovrebbe istituire proprie scuole per un numero complessivo di circa 26mila nuove sezioni, a cui dovrebbe assegnare 52 mila insegnanti, senza considerare le migliaia di collaboratori scolastici necessari per l'assistenza nei servizi. L'aumento di organici avrebbe ripercussioni anche sul dimensionamento degli istituti comprensivi e dei circoli didattici con sicuro effetto di incremento degli organici del personale amministrativo. A sostenerlo e' il portale Tuttoscuola.com, secondo il quale per ogni bambino iscritto a una scuola dell'infanzia statale lo Stato spende annualmente 6.116 euro, mentre per un bambino iscritto alla scuola dell'infanzia paritaria lo Stato versa un contributo pari a 584 euro, risparmiando cosi' 5.532 euro. In tutto annualmente il risparmio dello Stato per la scuola dell'infanzia e' di 3 miliardi e 436 milioni. Insomma, dall'esistenza delle scuole dell'infanzia non statali lo Stato ci guadagna. Con lo stesso criterio, sempre secondo i dati pubblicati da Tuttoscuola, si puo' stimare in un altro miliardo e 202 milioni il risparmio dello Stato per gli alunni iscritti in scuole primarie paritarie (uno studente in scuola statale costa 7.366 euro, contro gli 866 di contributo pro capite in scuola paritaria). Per la scuola secondaria di I grado il risparmio sfiora i 500 milioni, mentre per le superiori e' di un miliardo e 110 milioni.Se le scuole paritarie non esistessero, insomma, lo Stato dovrebbe spendere 6 miliardi e 245 milioni all'anno per accogliere il milione e 60 mila studenti attualmente iscritti a scuole non statali.
Notiziario Minori Roma, 2 novembre 2010
L'ASMA? ANCHE LA MAMMA TOGLIE IL FIATO AI BAMBINI
I RISULTATI DI UNO STIDIO GIAPPONESE.

L'asma? Puo' essere anche colpa di mamma. Una ricerca pubblicata su BioPsychoSocial Medicine carica di nuove responsabilita' il ruolo della donna di casa nell'evoluzione della malattia; non solo come principale responsabile dell'aderenza alle cure, ai controlli, ai consigli del medico, ma anche nei comportamenti e nella relazione di ogni giorno.
Uno studio giapponese ha seguito per un anno circa 220 madri di bambini dai 2 ai 12 anni di eta' che soffrivano di asma.
All'inizio del lavoro tutte le mamme sono state invitate a compilare un questionario che comprendeva domande sul loro grado di stress e su come cercavano di gestirlo, sul loro rapporto con i figli e le loro modalita' educative, sulla gravita' della condizione clinica del piccolo, su quanto ci si attenesse alle prescrizioni dei farmaci e alle raccomandazioni del medico. Dopo un anno, le donne sono state ricontattate, anche per sapere come andava la malattia del figlio, in relazione alla frequenza e all'intensita' degli attacchi. Dai risultati e' emerso che i comportamenti e gli stati d'animo piu' deleteri cambiano nettamente a seconda dell'eta': i piccoli sotto i sette anni risentono negativamente soprattutto degli stati d'animo di rabbia o irritazione della madre che perdurano nel tempo, indipendentemente dal fatto che essa li esprima apertamente o cerchi di reprimerli o nasconderli; l'asma dei piu' grandicelli invece tende a peggiorare per lo piu' in risposta ad atteggiamenti iperprotettivi. Al contrario, se la mamma pensa di piu' a se stessa, fino al punto da essere classificata come "egoista" nei test psicologici, i ragazzini tirano il fiato, e non solo metaforicamente.
Notiziario Minori Roma, 2 novembre 2010
TROPPO FLUORO? BAMBINI A RISCHIO FLUOROSI
ESPERTI: "EFFETTO FLUOROSI LIEVE POTREBBE ESSERE ANCHE POSITIVO"

Anche se i bambini assumono elevate qualita' di fluoro, che potrebbero provocare una fluorosi mite, questa non e' negativa e potrebbe avere anche effetti positivi. E' la conclusione a cui e' giunta una ricerca diretta da David G. Pendrys e pubblicata su "The Journal of the American Dental Association". Gli studiosi hanno iniziato il lavoro in conseguenza dei numerosi casi di fuorosi segnalti soprattutto dai media e che hanno suscitato sgomento e preoccupazione nell'opinione pubblica.
La fluorosi mite e' un problema caratterizzato da striature bianche o linee appena percettibili sullo smalto dei denti dei bambini. Alla sua origine, vi e' l'assunzione di elevate quantita' di fluoro, tramite cibi, bevande e supplementi, da parte di soggetti sensibili, cioe' bambini di eta' compresa tra i 3 ed i 36 mesi.Ma secondo Pendrys, autore della ricerca, "l'allarmismo e' fuori luogo". Quasi tutti i casi di fluorosi nei partecipanti allo studio, infatti, erano miti. "Una recente analisi degli effetti della fluorosi dentale lieve sulla salute orale - aggiunge lo studioso - e la correlata qualita' della vita, e' arrivata alla conclusione che l'effetto della fluorosi lieve non e' stato negativo e potrebbe anche essere favorevole".
Sulla base delle evidenze, i ricercatori concludono che, pesando vantaggi e svantaggi, "i bambini dovrebbero usare prodotti a base di fluoro, poiche' possono prevenire la carie e non influiscono negativamente sulla qualita' della vita".
Notiziario Minori Roma, 2 novembre 2010
AUMENTANO I CASI DI MUTISMO SELETTIVO
E FOBIA SCOLARE
CASTELBIANCO (IDO):
"ANSIA E STRESS ANCHE ALLE MEDIE E SUPERIORI"

Fra i minori, e in particolare nel mondo della scuola, aumentano i casi di mutismo selettivo e fobia scolare. A lanciare l'allarme e' Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell'eta' evolutiva e direttore dell'Istituto di Ortofonologia (Ido) di Roma, commentando l'esito di una ricerca svolta proprio dall'istituto capitolino. "Il primo disturbo- spiega l'esperto- indica un bambino, intelligente, che si relaziona e parla solo con i familiari e che a scuola non dice una parola. Questa patologia, sebbene in aumento, presenta una possibilita' di recupero". Per quello che riguarda la fobia scolare, invece, Castelbianco evidenzia la differenza che si e' venuta a realizzare negli anni.
Mentre in passato, infatti, rappresentava una situazione rara e sporadica, ora e' diventata una tematica frequente. "In passato solo i bambini di prima, seconda e terza elementare- sottolinea lo psicoterapeuta- accusavano stress, vomito, ansia e comportamenti esagerati che impedivano l'accesso del bambino a scuola, con conseguenti lacune nell'apprendimento. Ora, in aggiunta ai bambini di questa eta', le fobie scolari si manifestano nella scuola media e superiore con conseguenze disastrose sul rendimento scolastico e quindi sul futuro lavorativo e di inserimento".
Dietro queste situazioni di ansia, stress, angoscia, forme di disturbi da attaccamento e depressione, secondo l'esperto c'e' un'insicurezza sociale. "E' questo l'aspetto piu' grave- avverte- perche' invece di passare da un'eta' immatura ad una piu' matura, conquistando equilibrio, nei giovani che crescono aumenta il disequilibrio nei rapporti personali e nella vita di societa'".
Notiziario Minori Roma, 2 novembre 2010
IL WEB È UNDER 10: IL 40% DEI BIMBI NAVIGA GIÀ
I RISULTATI DELLA RICERCA "BAMBINI E NUOVI MEDIA"

Anche i piu' piccoli navigano. Il 40% dei bambini ha cominciato a navigare a meno di dieci anni, il 30% sa gia' utilizzare il cellulare e il 16% e' iscritto a un social network anche se al di sotto dell'eta' minima richiesta. Sono alcuni dei dati rilevati da "Bambini e nuovi media", una ricerca svolta da People, societa' di ricerche di mercato di Milano, per Terre des Hommes con il contributo di Google, Vodafone Italia e Fondazione Ugo Bordoni.
La percentuale di bambini che utilizza i nuovi media cresce poi con l'andare dell'eta', anche se cambiano gli interessi.
Televisione e videogiochi sono inizialmente tra i preferiti dei giovanissimi, ma vengono poi successivamente sostituiti dal web e dagli aspetti sociali di Internet. L'accesso al mondo online normalmente viene piuttosto controllato dai genitori, molto piu' rispetto a quanto non avvenga ad esempio con televisione e videogiochi, ma non sempre mamma e papa' si ritengono in grado di poter proteggere i propri figli in una realta' a tutti gli effetti nuova anche per loro. Non mancano infine i piu' ottimisti che manifestano una certa ammirazione per le capacita' dei loro piccoli di destreggiarsi con le nuove tecnologie con una facilita' superiore a quella dei genitori.
Notiziario Minori Roma, 2 novembre 2010

sabato 30 ottobre 2010

BIMBI NORMOPESO?
PIU' FRUTTA E VERDURA IN GRAVIDANZA
I RISULTATI DI UNO STUDIO NEOZELANDESE

Gli alimenti a base vegetale fanno bene in tutte le fasi della vita, e possono migliorarla ancor prima che questa sia nata. Un recente studio, condotto in Nuova Zelanda da un gruppo di ricercatori dell'Universita' di Auckland, ha infatti messo in luce un'altra virtu' di frutta e verdura (quest'ultima, se a foglia verde) ovvero la capacita', se consumate dalla futura mamma nel periodo che precede il concepimento, di prevenire il rischio di basso peso alla nascita.
Per i "nati piccoli per eta' gestazionale", cioe' i neonati il cui peso non raggiunge il decimo centile, la condizione e' solitamente causata da un ritardo di crescita intrauterino (IUGR), che puo' condurre a difficolta' d'alimentazione e di crescita di recupero, tanto piu' gravi quanto piu' precoce lo IUGR nel corso della gestazione.
L'equipe neozelandese, coordinata da Lesley McCowan, ha valutato i fattori di rischio e di protezione verso tale "piccolezza", comparando gli stili di vita pre-concezionali di un gruppo di mamme, fra cui 376 avevano dato alla luce bebe' troppo piccoli.
Dal confronto fra queste mamme e quelle che avevano partorito bimbi normopeso, e' emerso che l'abitudine ad uno scarso consumo di frutta (meno di una volta a settimana) nel periodo preconcezionale accresceva del doppio il rischio di nascite con basso peso per eta' gestazionale. Al contrario, per le consumatrici quotidiane di almeno tre porzioni di frutta o vegetali a foglia verde il rischio era ridotto del 50%.
Notiziario Minori Roma 30 ottobre 2010
ALUNNI STRANIERI:
RAGAZZE HANNO PIÙ SUCCESSO DEI MASCHI
RICERCA DELL'ISMU ALLE SCUOLE SECONDARIE.

Che le donne siano piu' brave nel lavoro e tra i banchi gia' si sa. E ora arriva un'ulteriore conferma dalle scuole lombarde, dove tra gli alunni stranieri le ragazze hanno piu' successo dei loro colleghi maschi. Alle scuole secondarie di II grado, infatti, il 71,2% delle studentesse viene promossa, i maschi si fermano al 60,6%.
Una ragazza su cinque, pero', avrebbe voluto iscriversi ad un'altra scuola, ma non l'ha fatto perche' non si sentiva all'altezza e per timore di incontrare problemi di lingua. È quanto emerge dalla ricerca "Alunni stranieri nella realta' lombarda" condotta da Ismu, Comitato Equilatero e Fondazione Cariplo, che viene presentata lunedi' 25 ottobre alle ore 15 in piazza Belgioioso 1 a Milano. "Alle superiori gli anni piu' difficili sono i primi - sottolinea Giorgia Papavero, ricercatrice dell'Ismu-, solo poco meno della meta' degli scrutinati maschi e 64 alunne su 100 vengono ammessi all'anno successivo". I dati sono riferiti all'anno scolastico 2007/2008. "Sono quelli piu' recenti forniti dal Ministero dell'Istruzione e da noi rielaborati", spiega Giorgia Papavero.
Gli stranieri che sedevano tra i banchi (dalla scuola di infanzia fino alle superiori) allora erano 137.485, di cui il 47% femmine.
Le piu' brave sono nei licei con un tasso di promozione del 79,7%, che scende al 71,6% negli istituti tecnici e al 67,1% nelle scuole professionali. Stesso trend per i ragazzi, ma con percentuali piu' basse: ai licei scientifici 77,1%, agli istituti tecnici 65,1% e alle scuole professionali 62,6%.
Molti studenti stranieri hanno navigato a vista nella scelta della scuola superiore. Il 40% di loro infatti ha ricevuto pochi o nessun aiuto da parte dei genitori o degli insegnanti. Quando cio' e' avvenuto, gli insegnanti hanno suggerito per oltre due terzi dei casi un istituto professionale o tecnico. Alle ragazze viene consigliato il liceo (29%) piu' spesso che ai maschi (16%).
Alle scuole medie la situazione e' migliore, ci sono piu' promossi (circa il 90%), ma comunque le ragazzine battono i maschietti. Nei tre anni di scuola secondaria di primo grado, le alunne promosse non scendono mai sotto il 93%, i maschi si aggirano invece intorno all'88%.
Notiziario Minori Roma 30 ottobre 2010
VIDEOGAMES, I RAGAZZI S'IDENTIFICANO NEI PERSONAGGI
RICERCA: LI VOGLIONO SEMPRE PIÙ "DA ADULTI".

 Passano circa un`ora al giorno in compagnia del videogioco che "troppo spesso" ha contenuti violenti. E sognano di diventare come il loro personaggio virtuale. E` quanto emerge da una ricerca realizzata da Adiconsum in collaborazione con l'Universita' `La Sapienza` e Save the Children, cofinanziato dalla Commissione Europea. Il questionario e' stato proposto a un migliaio di ragazzi, equamente divisi tra maschi e femmine, con un`eta' media tra i dieci e i dodici anni dal Nord al Sud del Paese. Dai risultati ottenuti emerge un profilo diverso dallo stereotipo del ragazzino solo davanti a uno schermo completamente estraniata dal mondo circostante. Si gioca in compagnia degli amici e se ne parla poi a scuola o con i membri del proprio gruppetto. Nella maggior parte dei casi, infatti, i ragazzi si fermano davanti al Pc o alla console per un'ora al giorno, solo un terzo dalle due alle quattro ore, ma tutti preferiscono i giochi di avventura o d`azione. A preoccupare sono pero' i contenuti troppo spesso violenti. La maggior parte dei ragazzi, circa il 42%, dichiara di ammirare i personaggi dei loro videogames, per il coraggio, la forza, per le abilita'. Inoltre il 46,70% confessa di voler essere come loro. Mentre solo il 26,40% ammette di usare frasi o gesti dei propri personaggi preferiti. Analizzando i contenuti presenti nei videogiochi piu' utilizzati dai preadolescenti e' emerso un quadro particolare: la maggior parte di loro utilizza videogiochi con contenuti "troppo spesso violenti" e quindi non adatti alla loro eta'. Questo aspetto puo' non essere preoccupante se si gioca insieme a un adulto. Diverso e', si legge nella ricerca, se i ragazzi fruiscono autonomamente di contenuti non adeguati alla loro eta'.
Entra in gioco quindi l'importanza del monitoraggio dei genitori.
Papa' e mamma nella maggior parte dei casi, circa il 62%, da' dei limiti di tempo per giocare e alcuni genitori (27,1%) guidano il figlio nell`acquisto del videogioco. Per quanto riguarda l`utilizzo delle diverse piattaforme, dai dati emerge che il 46% gioca con i videogiochi del PC, mentre il 27,4% usa la play-station e X-box. Solo l'11,2% gioca con il game-boy e la PSP. Alla console e alla televisione i ragazzini di oggi preferiscono pero' l`attivita' fisica. Oltre il 54% trascorrono il proprio tempo libero, dedicandosi allo sport, poco piu' del 13% ai videogame e nell`11% dei casi davanti al piccolo schermo.
Notiziario Minori Roma 30 ottobre 2010
FIGLI E MEDIA:
PER 72% GENITORI UN RAPPORTO DIFFICILE
CELLULARI E INTERNET CONSIDERATI UN SUPPORTO,
MA NON NE CAPISCONO

Il 72% dei genitori italiani fatica a gestire la relazione dei figli con i media anche se ormai cellulari e internet vengono considerati dalla maggioranza un valido supporto per tenersi in contatto e facilitare l'apprendimento dei bambini.
È quanto emerge dalla ricerca commissionata da Terres des hommes e presentata a Milano in occasione del "Child guardian award". La ricerca sottolinea che solo una minoranza di genitori (il 18%, gli "esperti") conosce le nuove tecnologie ed e' disposto a svolgere fino infondo il proprio ruolo educativo, attraverso regole chiare e semplici, con il dialogo e con la capacita' di affiancarsi ai propri figli. All'interno del restante 72% di genitori "non esperti" e' possibile riconoscere diverse tipologie di mamme e papa' alle prese con la tecnologia. Ci sono gli "ansiosi" (35%), coscienti di essere impreparati di fronte alla continua evoluzione tecnologica e che si rifugiano in divieti che pero', spesso, non riescono a motivare ne' a imporre. Poi ci sono i "compiaciuti" (26%) che si dimostrano orgogliosi del fatto che i figli sappiano utilizzare bene i nuovi media e considerano l'esposizione massiccia agli stimoli dei diversi apparecchi elettronici semplicemente come segno di intelligenza e autonomia. E non appare intenzionato a mettere freni alla dieta mediatica dei figli. Chiudono la classifica i "permissivi" (21%) che lasciano ai media il compito di balia.
Per quanto riguarda l'utilizzo dei nuovi media, i bambini sono sempre piu' precoci. Il 40% inizia a navigare su internet prima dei 10 anni e l'utilizzo dei social network (Facebook in testa) e' sempre piu' precoce: il 16% si e' iscritto addirittura prima dei 10 anni (l'eta' minima per farlo e' 13 anni). Sempre importante l'utilizzo del cellulare: il 78% ne ha uno di proprieta' e, fino ai 10 anni, spende fino a 5 euro al mese.
La relazione con i media pero' dipende dall'eta'. I bambini della fascia 8-10 anni prediligono mezzi "individuali" come videogiochi e la tv (il 72% dei figli tende a decidere in autonomia cosa guardare) mentre nella fascia 11-13 anni amano i mezzi che favoriscono la socializzazione. Come cellulari e social network.
La terza edizione del "Child guardian award" ha premiato le campagne tv di Banca Intesa - San Paolo e Moby, le campagne stampa e di affissione Nikon e Lufthansa e quelle di Dove, Mellin- Milupa e Nestle' nella categoria "web/altri mezzi". Sono state premiate per aver saputo offrire l'immagine piu' corretta dei bambini, coniugando il rispetto dei diritti dell'infanzia con un linguaggio comunicativo efficace.
Notiziario Minori Roma 30 ottobre 2010

venerdì 22 ottobre 2010

ALLARME IN AUTO: 6 SU 10 VIAGGIANO SENZA SICUREZZA
CAMPAGNA 'BIMBISICURAMENTE': SEGGIOLINO DIMENTICATO. MALE NAPOLI

In Italia, oltre 6 bambini su 10 viaggiano in auto senza alcun sistema di sicurezza. E' quanto emerge grazie a BimbiSicuramente, la campagna di sensibilizzazione sulla sicurezza dei bambini in auto promossa da Fiat e Acif (Associazione concessionari Fiat), con il patrocinio del ministero della Gioventu', giunta al suo terzo anno, che ha condotto un'indagine esplorativa sul territorio nazionale sull'uso del seggiolino in automobile. I dati sono allarmanti.
Attraverso centinaia di rilevazioni, viene fuori una situazione davvero inammissibile. Il 62,6% dei bambini viaggia in auto senza alcun sistema di sicurezza. Questo significa che solo il 37,4% dei genitori protegge i propri bambini mediante l'uso degli appositi seggiolini, i restanti non hanno a bordo il seggiolino o usa erroneamente la cintura di sicurezza dell'auto anche per i bambini sotto i 150 cm di altezza.Inoltre, e' stato osservato che il 32% circa dei conducenti non indossa la cintura di sicurezza. E circa il 50% dei conducenti che indossa la cintura non pensa alla sicurezza dei bimbi. Un dato che la dice lunga sulla consapevolezza che le famiglie hanno dei rischi a cui espongo i loro bambini durante il trasporto in auto. I dati sono stati rilevati in citta' 7 citta' campione (Bologna, Mestre, Milano, Napoli, Palermo, Roma e Torino, per un totale di oltre 600 osservazioni) dagli osservatori di BimbiSicuramente che si sono posizionati davanti a scuole primarie e dell'infanzia per monitorare il comportamento dei genitori nei confronti dei figli trasportati in auto. Napoli in testa a questa classifica negativa, facendo registrare un 82,8% di bambini a rischio. I dati raccolti sono comunque incoraggianti, visto che il risultato e' migliore rispetto alla stessa rilevazione fatta nel 2009 (le citta' coinvolte erano 4), e questo, spiegano i responsabili della campagna, "grazie anche a BimbiSicuramente, che attraverso la campagna stampa ed il coinvolgimento fondamentale dei media, cerca di far parlare di questa tematica, in modo consapevole e responsabile". Allarmanti, o meglio disarmanti, le risposte raccolte dai "trasgressori" sul perche' non allacciano in propri figli agli appositi seggiolini: "Sono solo pochi minuti di viaggio"; "Non ho ancora acquistato il seggiolino"; "Ci vuole molto tempo per mettere il bambino nel seggiolino e non lo sopporta"; "Uso la cintura dell'auto perche' e' piu' comoda"; "In auto preferisco portare mio figlio in braccio". Tutte queste risposta fanno comprendere quanto ancora ci sia da lavorare in termini di sensibilizzazione e coinvolgimento delle famiglie stesse sul corretto utilizzo dell'automobile. Dati allarmanti che confermano le statistiche nazionali, secondo le quali gli incidenti stradali sono la prima causa di morte per i bambini dai 5 ai 14 anni. Gli ultimi dati (Aci-Istat 2009) dimostrano che la situazione e' drammatica: oltre 10.000 bambini all'anno sono coinvolti in incidenti stradali, praticamente 30 al giorno, e ogni tre giorni muore un bambino in auto.
Notiziario Minori 22 ottobre 2010
VIVERE IN COMUNITA': LA PAROLA AI RAGAZZI
A PADOVA I RISULTATI DEL PROGETTO CHE HA COINVOLTO 150 GIOVANI

Smettere di parlare dei ragazzi, facendo parlare loro per se' stessi: questo l'obiettivo del progetto "Vivere in comunita'" che ha favorito, nell'ultimo anno, il confronto tra 150 giovani temporaneamente ospitati in 41 comunita' venete, consentendo loro di prendere la parola e diventare protagonisti. Il risultato e' una pubblicazione, presentata questa mattina a Padova, nella quale sono raccolti i primi esiti di un lavoro pilota di riflessione che ha visto un team di facilitatori lavorare al fianco dei ragazzi, tutti di eta' compresa tra gli 11 e i 18 anni.
L'iniziativa, durata un anno, si proponeva di incentivare la narrazione di alcune esperienze, il racconto di aneddoti, emozioni, paure dei ragazzi e delle ragazze, dando loro, in generale, la possibilita' di esprimere il loro punto di vista sulle accoglienze e sulla loro esperienza di adolescenti. La prima fase del progetto si e' svolta nelle singole comunita' coinvolte: al racconto si e' affiancato un "gioco post-it", attraverso il quale i partecipanti hanno scritto o disegnato su un biglietto alcune parole chiave connesse alla propria esperienza. La fase 2 ha coinvolto due "portavoce" di ogni comunita' che hanno rappresentato i coetanei in eventi interprovinciali. Infine, il progetto e' culminato con la giornata del 23 gennaio scorso, nella prestigiosa sede del Palazzo del Bo all'Universita' di Padova.
"Con questo progetto - spiega il pubblico tutore dei minori del Veneto, Lucio Strumendo - abbiamo voluto interpellare direttamente i giovani per avviare una riflessione su come costruire processi reali, e non solo retorici, di partecipazione.
Ci interessava, in particolare, capire le opinioni dei ragazzi anche sul contesto in cui vivono". Soddisfatto anche Valerio Belotti, coordinatore del progetto e docente di Sociologia all'Universita' di Padova: "Si e' raccolto via via nei diversi incontri un interesse e un entusiasmo inaspettati da parte dei giovani. Questo soprattutto perche' si sono sentiti partecipanti costruttivi di un progetto universitario e della regione".
Ora che il progetto pilota e' arrivato alla fine, i promotori insistono sulla necessita' che gli venga data continuita', ma su questo aspetto non sono poche le preoccupazioni. Come spiega Belotti, "nonostante le rassicurazioni pubbliche delle autorita' regionali, il cambiamento di legislatura non ha permesso di dare continuita' a questa azione e attualmente si stanno cercando risorse anche in altre direzioni per proseguire il cammino intrapreso e onorare gli impegni presi con i partecipanti". E Strumendo conclude: "Ovviamente le difficolta' economiche di questo periodo rendono difficile continuare a promuovere iniziative di questo tipo". Il progetto e' stato realizzato dall'Ufficio del Pubblico Tutore dei minori, dalla direzione regionale Servizi Sociali, dall'Osservatorio regionale per le Nuove generazioni e la famiglia e dai coordinamenti degli enti gestori di comunita' della regione (Cnca, Cncm, Papa Giovanni XXIII).
Notiziario Minori 22 ottobre 2010
L'ALLERGIA NASCE IN CAMERA DA LETTO?
STUDIO SVEDESE PUBBLICATO SU 'PLOS ONE'

Alcuni composti chimici presenti nelle pareti o nei mobili delle camere da letto potrebbero favorire asma e riniti allergiche nei bambini. A rivelarlo e' una ricerca pubblicata sulla rivista medica 'PLoS One', secondo cui queste sostanze accrescerebbero il rischio di disturbi allergici nei piccoli fino al 180%.
Le sostanze chimiche sotto accusa sono i cosiddetti PEG (acronimo di polietilenglicoli), che includono il glicole polietilenico e il glicole etilenico. Si tratta di composti chimici usati come solventi nelle vernici e presenti anche in alcuni detergenti per la casa. "Lo studio ha dimostrato per la prima volta che la concentrazione di PEG nell'aria della camera da letto era legata a un incremento del rischio di asma, rinite ed eczema nei bambini", spiega l'autore dello studio Carl-Gustaf Bornehag della Karlstad University, in Svezia.
Nella ricerca, 198 bambini in eta' prescolare affetti da asma allergico o altre forme di allergia sono stati messi a confronto con 202 bambini perfettamente sani. I ricercatori hanno prelevato dei campioni di aria dalle camere da letto dei piccoli, analizzando l'eventuale presenza e la concentrazione di 8 diversi composti volatili, tra cui i PEG.
" L'incremento del rischio (di allergie) variava tra il 50 e il 180% - sostiene Bornehag. - E' risultato inoltre che una concentrazione piu' elevata di PEG nell'ambiente interno era associata alla presenza di anticorpi IgE contro gli allergeni del gatto, del cane e della polvere nei bambini". Questi composti nell'aria, quindi, potrebbero favorire diverse forme di reazione allergica nei bambini, non esclusivamente nei confronti di queste sostanze.
Il consiglio dei ricercatori e' quello di prestare attenzione ai detergenti che si usano nelle camere da letto, nonche' al tipo di vernice usato nell'imbiancatura: "Le nostre analisi -spiegano - hanno rivelato che l'uso di vernici idrosolubili nelle abitazioni, cosi' come i detergenti, e' associato a una concentrazione piu' elevata di PEG nell'aria."
Notiziario Minori 22 ottobre 2010
CITTÀ SENZA SPAZI, E I BAMBINI STANNO DAVANTI ALLA TV
SIP: "L'80% NON GIOCA PIÙ FUORI DI CASA"

Le citta' sono sempre meno a misura di bambino. Ne e' convinta la Sip, la Societa' italiana pediatri, in questi giorni in congresso nazionale a Roma (fino a sabato).
Secondo la Sip, infatti, "l'80% non gioca piu' fuori, scompare il tempo libero".
"Le citta' italiane- emerge ancora dal congresso- e specialmente le buone citta', fanno molto per i bambini: dedicano all'infanzia notevoli risorse economiche e umane, ma non rispondono alle esigenze delle bambine e dei bambini. La citta' prepara per i bambini spazi separati e specializzati come giardinetti, ludoteche, parchi tematici e tutte le proposte educative. Sempre spazi protetti e vigilati da adulti. La scuola occupa buona parte del tempo quotidiano con le ore di classe e con i compiti per casa. La famiglia impegna il tempo rimanente 'regalando' ai figli le scuole pomeridiane di sport, di lingua o di attivita' creative (ma sempre scuole). Il tempo che rimane viene trascorso davanti ad uno schermo". In altre parole nelle nostre citta' sta scomparendo il tempo libero e il gioco spontaneo, i bambini non si vedono piu' per strada. L'80% di essi non gioca piu' all'aria aperta. Ecco perche' occorre ripensare la politica delle citta', restituire ai bambini l.uso della citta' come spazio pubblico".
Notiziario Minori 22 ottobre 2010
INTERNET: IL 12% DEI RAGAZZI NE RESTA TURBATO
RICERCA "EU KIDS ONLINE". IL WEB PUÒ NASCONDERE INSIDIE

Il 12% dei ragazzi italiani dai 9 ai 16 anni dichiara di essere rimasto turbato o infastidito da qualcosa visto in internet, ma in due casi su tre i genitori non lo sanno. È quanto emerge dalla ricerca "Eu kids online", promossa dalla London school of economics di Londra, che ha coinvolto 23.000 ragazzi in 25 Paesi europei e consultabile da oggi su www.eukidsonline.net. Per l'Italia, lo studio e' stato condotto dall'Osservatorio sulla comunicazione dell'Universita' Cattolica di Milano.
Il web puo' nascondere insidie. Il 29% dei ragazzi europei intervistati, dichiara di essere entrato in contatto con persone sconosciute, ma in Italia sono un po' meno: e' capitato all'11% di chi usa social network, al 17% di chi gioca on line, al 6% di chi usa mail. C'e' chi poi si spinge anche ad incontrare lo sconosciuto: e' capitato all'8% dei ragazzi europei e al 3% degli italiani. Anche di questo spesso i genitori sono all'oscuro: ben il 61% non sa nulla.
Sonia Livingstone, fra le autrici del rapporto, e docente di Media e comunicazione alla London school of economics, commenta: "I ragazzi comincino a usare internet sempre prima e lo usino sempre piu' spesso. Internet e' ormai parte integrante della vita dei giovani in tutti i paesi europei, e i ragazzi svolgono molte attivita' online, spesso vantaggiose come l'uso di internet per i compiti, per guardare video e comunicare con gli amici nei servizi di messaggistica istantanea. È importante bilanciare i rischi con le numerose opportunita' della rete".
Un capitolo della ricerca e' dedicato ai contenuti pericolosi delle pagine web: un ragazzo italiano su 10 ha visto pagine che incitano alla violenza (12% in Europa), mentre il 7,5% e' finito su siti che inneggiano all'anoressia, il 6% al consumo di stupefacenti e il 2,5% al suicidio. Nella rete i ragazzi si imbattono anche in immagini pornografiche: e' successo al 7% degli italiani (14% tra gli europei) e un terzo ha riferito di esserne rimasto infastidito. Circa la meta' di loro ne ha parlato con un amico e il 18% con i genitori. Il bullismo on line non e' ancora diffuso. Solo il 2% degli italiani (il 5% in Europa) dice di aver ricevuto messaggi offensivi e il 3% ammette invece di averne inviati.
Notiziario Minori 22 ottobre 2010
NEI GIOVANI AUMENTANO MALATTIE RESPIRATORIE E ASMA
PNEUMOLOGI: "TRA LE CAUSE, INQUINAMENTO E FUMO"

Malattie respiratorie e soprattutto asma in aumento nei giovani. Secondo gli esperti riuniti a Milano per il XI Congresso nazionale della Societa' italiana di pneumologia, la causa sarebbe da ricercare nei cambiamenti ambientali, nell'inquinamento cittadino, nella cattiva alimentazione e nel fumo di sigaretta, attivo e passivo L'asma e' una patologia infiammatoria cronica delle vie aeree caratterizzata da sintomi respiratori ricorrenti quali respiro sibilante, costrizione del torace e tosse. I sintomi variano nel tempo e differiscono da un individuo all'altro in frequenza di comparsa e gravita'. Nei casi estremi le vie aeree raggiungono un tale livello di infiammazione e ostruzione da rendere molto difficile il respiro, con ovvie limitazioni fisiche e pericolo per la salute.
L'asma colpisce in Italia circa tre milioni di persone ed e' responsabile di piu' di mille decessi all'anno. Molto preoccupante risulta l'aumento di prevalenza di questa malattia tra i bambini, che si attesta intorno al 10% contro il 5,3% nella popolazione adulta.
Notiziario Minori 22 ottobre 2010
DUE FIGLI SU DIECI "VIDEOGIOCANO" CON I GENITORI
IL 56,5% DEI RAGAZZI USA GIOCHI DEDICATI AI PIÙ GRANDI

In Italia si videogioca in 7 famiglie su 10 e quasi 2 ragazzi su 10 usano i videogames insieme ai genitori, soprattutto le femmine. E' quanto emerge dall'indagine Aesvi (Associazione editori software videoludico italiana) realizzata in collaborazione con l'Ispo e presentata a Roma insieme ad una ricerca condotta dall'Adiconsum e dalla Sapienza.
Secondo i dati citati, il 20% dei genitori (40% se questi hanno 25-34 anni) gioca con i figli.
I ragazzini preferiscono i videogiochi di sport, mentre l'avventura e' femmina. Le ragazze si stufano prima, i maschietti si fanno prendere di piu' la mano. La media di gioco e' un'ora al giorno. Anche se il 7% dei ragazzi supera le due ore. I genitori piu' apprensivi temono soprattutto l'impatto fisico e emotivo dei videogiochi. Ma l'81% pensa che aiutino i figli a migliorare le loro competenze tecnologiche. Dalle ricerche risulta che il 56,5% dei ragazzini ha giocato con prodotti dedicati ai piu' grandi.
Forse anche perche' meno del 30% dei genitori conosce la classificazione Pegi che specifica i prodotti per eta'.
"Dobbiamo lavorare, infatti- spiega Gaetano Ruvolo, presidenti Aesvi- per diffondere la conoscenza del Pegi. Grazie anche all'Adiconsum daremo vita ad una campagna nelle scuole che punta anche a formare i docenti. Abbiamo anche fatto un protocollo con il ministero dell'istruzione per l'utilizzo dei videogiochi a scuola per la didattica". Nella campagna informativa saranno coinvolti mille ragazzi tra novembre e aprile. Ci sara' anche un concorso per produrre un videomessaggio sul Pegi.
Notiziario Minori 22 ottobre 2010
I BAMBINI CREDONO AGLI ADULTI: È NATURALE...
RICERCA USA SCOPRE CHE I PIU' PICCOLI ACCETTANO QUALSIASI BUGIA

L'ingenuita' dei bambini? Una condizione connaturata all'eta'. Molti genitori probabilmente sono consapevoli che i loro figli credono a tutto e ne approfittano. Secondo quanto emerso da uno studio, i bambini in eta' prescolare hanno infatti una fiducia totale nei confronti degli adulti e tendono a credere alle loro parole anche quando queste ultime entrano in conflitto con cio' che osservano con i propri occhi. A dimostrare la veridicita' dell'ipotesi e' una ricerca dell'Universita' della Virginia, negli Stati Uniti, pubblicata sulla rivista 'Psychological Science'. I ricercatori hanno sottoposto un gruppo di bambini a un curioso esperimento, mostrando loro due tazze, una gialla e una rossa. Gli psicologi hanno poi nascosto un adesivo sotto una delle tazze, chiedendo ai bambini di indicare la tazza giusta e offrendo come premio proprio l'adesivo.
Un gruppo di bambini vedeva un adulto nascondere una freccia sotto la tazza gialla senza dire nulla, mentre ad altri bambini veniva detto che la tazza giusta era quella gialla. In entrambi i casi, la tazza da scegliere era quella rossa, ma mentre nel primo caso tutti i bambini indicavano correttamente quella rossa, nel secondo caso le parole dell'adulto influenzavano la maggior parte dei bambini, costringendoli all'errore. Su 16 bambini, 9 non hanno mai risposto correttamente quando l'adulto interveniva parlandogli.
Cio' dimostra in maniera evidente che i piu' piccoli tendono a credere piu' alle parole dell'adulto che a cio' che vedono.
L'autore dello studio, Vikram Jaswal, spiega: "I bambini hanno sviluppato una specifica inclinazione a credere a cio' che gli viene detto. E' una sorta di scorciatoia per trattenerli dal valutare cio' che la gente dice. Cio' puo' essere utile perche' nella maggior parte dei casi i genitori o chi si prende cura di loro dicono al bambino cose a cui deve effettivamente credere".
Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell'eta' evolutiva e direttore dell'Istituto di Ortofonologia di Roma, plaude all'esperimento definendolo "importante", perche' "fa capire quanto i messaggi degli adulti possano influenzare i bambini". "I bambini- spiega- seguono l'adulto e piu' che credere a cio' che dicono, danno fiducia a quello che dicono per il timore di contraddirli".
Notiziario Minori 22 ottobre 2010

venerdì 15 ottobre 2010

ARRIVA L'INFLUENZA, 20MILA BAMBINI A RISCHIO
LA CAMPAGNA DI VACCINAZIONE È GIÀ PARTITA.

Saranno 20mila i bambini a rischio per la nuova epidemia di influenza. Per loro e' necessario il vaccino. Sono tutti quei casi di bimbi che hanno malattie croniche come cardiopatie, malattie renali, asma, fibrosi cistica, tumori e malattie ematologiche. Per tutti gli altri, deve decidere caso per caso il medico. Dai primi di ottobre il ministero della salute ha fatto partire la campagna di vaccinazione. Il vaccino protegge da tre ceppi di influenza, tra cui anche quello pandemico che lo scorso anno ha causato l'epidemia di influenza A. Normalmente meno del dieci per cento dei bambini viene sottoposto a vaccino. . Tra i sei mesi e i cinque anni i pediatri consigliano comunque di vaccinare i piccoli che vanno al nido e alla materna.
Notiziario Minori, Roma, 15 ottobre 2010
"LAVARSI LE MANI POTREBBE SALVARE MILIONI DI BAMBINI"
UNICEF: 'EFFICACE CONTRO DIFFUSIONE MALATTIE'.
GIORNATA MONDIALE

"Ogni anno le malattie diarroiche e le infezioni respiratorie acute sono responsabili della morte di oltre 3,5 milioni di bambini sotto i cinque anni".
Lo ricorda il presidente dell'Unicef Italia, Vincenzo Spadafora.
Oggi, con l'obiettivo di promuovere la pratica dell'igiene delle mani nelle scuole e nelle comunita' e di renderla un'abitudine, si celebra la terza edizione della "Giornata mondiale per la pulizia delle mani" (Global handwashing day), da sempre sostenuta dell'Unicef. "Lavarsi le mani con acqua e sapone- continua Spadafora- specialmente in alcuni momenti critici, dopo aver usato i servizi igienici e prima di toccare gli alimenti, contribuisce a ridurre l'incidenza delle malattie diarroiche di oltre il 40% e le infezioni respiratorie acute del 23%; eppure questo semplice comportamento non viene praticato regolarmente". Per l'edizione di quest'anno - il cui tema e' "More than just a day" - almeno 200 milioni di bambini, genitori, insegnanti, celebrita', funzionari pubblici e cittadini saranno coinvolti in molte iniziative in oltre 80 paesi di tutto il mondo.

"Il lavaggio delle mani con il sapone e' uno degli interventi sanitari piu' efficaci e meno costosi per prevenire malattie infettive nei Paesi in via di sviluppo, ma e' una buona pratica da consolidare anche nei Paesi ricchi- dice ancora Spadafora- Possiamo fare molto contro le due principali malattie killer dell'infanzia: la polmonite, che uccide ogni anno 1,8 milioni di bambini sotto i 5 anni e la diarrea, che uccide 1,5 milioni di bambini".
Eppure, nonostante il suo potenziale 'salva-vita', la pratica di lavarsi le mani con il sapone non e' molto diffusa. Nonostante il sapone sia disponibile nella maggior parte delle famiglie di tutto il mondo, i dati osservati - relativi all'utilizzo del sapone in momenti critici - oscilla tra lo 0 e il 34%.
Nell'edizione dello scorso anno in India, al Nehru Stadium di Chennai, 15.115 persone si sono lavate le mani, raggiungendo il Guinness world record.
Notiziario Minori, Roma, 15 ottobre 2010
SCUOLA, 8,4% SCEGLIE LA STATALE MA SOGNA LA PRIVATA
LO STUDIO PRESENTATO AL SENATO. 

L'8,4% delle famiglie sceglie la scuola statale solo perche' non puo' permettersi la privata. E' quanto emerge da una ricerca presentata al Senato dal titolo 'La scelta delle famiglie per la scuola paritaria. Un punto di vista economico' conditta dalla professoressa Luisa Ribolzi e da Tommaso Agasisti. Lo studio ha coinvolto 728 genitori, per lo piu' mamme, e aveva lo scopo soprattutto di verificare il peso dei vincoli economici sulla scelta della scuola dei figli. La vicinanza dall'abitazione risulta essere uno dei criteri principali di scelta delle famiglie. I piu' vanno alla scuola pubblica, ma, secondo i ricercatori, esiste "una quota non piccola di genitori che ha incontrato dei vincoli economici cosi' gravi da essere vincolanti nella scelta, o meno gravi ma tali da comportare sacrifici". In totale circa una famiglia su cinque "non ha potuto scegliere davvero liberamente". Il condizionamento e' piu' pesante nelle fasce di reddito piu' basse: il 17,4% delle famiglie non puo' permettersi la scuola privata. La percentuale scende al 13,3% nel ceto medio e al 4,1% in quello alto. Ed esiste una quota di famiglie, l'8,4%, per cui la scuola pubblica non solo e' una scelta obbligata per motivi economici, ma "contrasta con le loro convinzioni". I dati sulle aspettative delle famiglie, spiega la ricerca, dimostrano che queste non sono "eccessive e che con un impiego di risorse relativamente ridotto si potrebbe garantire a una buona quota di cittadini di godere del diritto primario di scegliere l'educazione dei propri figli".

Notiziario Minori, Roma, 15 ottobre 2010
UN BAMBINO ITALIANO SU DUE HA LA TV IN CAMERA
ANCHE QUESTA TRA LE CAUSE DEL SOVRAPPESO.

I bambini di oggi appaiono, purtroppo, troppo sedentari e in sovrappeso. La loro alimentazione e' carente di frutta e verdure, e consumano molte bevande zuccherate o gassate.
Fattore che incide negativamente, poi,sulla salute dei bambini e' la tv, davanti alla quale passano molte ore della giornata.
Questo ritratto dei bambini italiani proviene dalla seconda indagine "Okkio alla Salute", promossa dal ministero e dall'Istituto superiore di sanita'.
Il 23 % dei bambini esaminati e' in sovrappeso, mentre l'11% e' obeso. Il 9% rinuncia alla colazione mentre il 30% non la fa come si dovrebbe. Il 25% non mangia quotidianamente frutta e verdura, e circa il 50% fa uso di bevande zuccherate o gassate in una giornata. Solo uno su 5 pratica sport per non piu' di un'ora a settimana.
Cio' che desta maggiore stupore e', tuttavia, che 21mila dei 42mila interpellati hanno la televisione in camera. Gli esperti affermano,percio', che i bambini andrebbero seguiti durante la visione e che si dovrebbe ridurre l'uso del computer e della tv.
Notiziario Minori, Roma, 15 ottobre 2010

martedì 12 ottobre 2010

INTERNET, MIO FIGLIO? LO METTO SU FACEBOOK
L'81% DEI BAMBINI SOTTO I DUE ANNI HA GIA' UN PROFILO DIGITALE

Caricare le foto dell'ecografia, twittare il proprio diario della gravidanza, mettere online le foto dei bambini appena nati e creare indirizzi email per i propri piccoli. Sono sempre piu' numerosi i genitori che danno un'impronta digitale ai loro figli nel momento stesso, o anche prima, della loro nascita. Lo rivela l'agenzia di sicurezza in internet AVG, un colosso che protegge circa 110 milioni di consumatori in 170 Paesi, che ha condotto uno studio nel Nord America (Usa e Canada), nell'Europa a cinque, in Giappone e Australia. L'indagine ha rivelato che l'81 % dei bambini al di sotto dei due anni ha una qualche forma di profilo o impronta digitale, con immagini scambiate online. Piu' alta la presenza in Nord America (93%) e piu' bassa in Europa (73%).
L'eta' media di comparsa su internet e' di 6 mesi, anche se un 33% del totale compare online gia' a poche settimane dalla nascita. Anzi, almeno un quarto dei bambini (il 23%) fa il suo debutto su internet attraverso la pubblicazione online dell'ecografia da parte dei genitori. Le mamme piu' abituate a questa pratica sono le americane e le canadesi (rispettivamente 34 e 37%), le piu' restie le francesi (13%) e le italiane (14%).
Ma c'e' di piu': almeno il 7% dei piccoli ha gia' un indirizzo email creato dai genitori e il 5% un profilo in un social network. Interrogate sulle ragioni di questa visibilita' online dei loro figli, piu' del 70% delle mamme ha risposto di voler condividere immagini ed esperienze con parenti e amici. La preoccupazione sul materiale reso disponibile online divide a meta' il campione: mentre le americane si dicono "poco interessate", le spagnole "molto interessate", e le canadesi "preoccupate". La ricerca AVG dimostra, inoltre, che la "data di nascita" dei bambini, in Rete viene anticipata persino rispetto al momento del parto, dal momento che la prima comparsa su internet, per molti di loro, avviene con la pubblicazione dell'ecografia. L'AVG pone, dunque, alle famiglie due riflessioni: "State creando la storia digitale di un essere umano che lo seguira' per il resto della sua vita. Con che tipo di immagine intendete iniziare con vostro figlio, e cosa ritenete che lui ne pensera' in futuro?" E ancora: "Questo trend rafforza la necessita' di aumentare i livelli di privacy nei social network. Altrimenti, la condivisione di immagini e informazioni sul bambino non saranno condivise solo con parenti e amici ma con tutto il mondo." L'Italia non si discosta molto dal trend di altri Paesi. Anche per i nostri bimbi il debutto online e' molto precoce. Il 68% delle mamme, infatti, ha pubblicato online foto dei figli minori di 2 anni (la media internazionale e' dell'81%).
Il 26% di loro, poi, ha pubblicato online foto dei figli neonati (la media internazionale e' del 33%).
L'ecografia e' stata pubblicata online dal 14% (la media internazionale e' del 23%), mentre il 7% delle mamme ha creato al proprio bebe' un indirizzo email (la media internazionale e' del 7%). Infine, il 5% delle mamme ha creato al proprio bebe' un profilo in un social network (la media internazionale e' del 5%).
Notiziario Minori, Roma 12 ottobre 2010
SOVRAPPESO E OBESITÀ: TANTE CATTIVE ABITUDINI
I DATI DEL PROGETTO PROMOSSO DAL MINISTERO DELLA SALUTE

Il 22,9% dei bambini tra gli 8 e i 9 anni di eta' in Italia e' in sovrappeso, l'11% in condizioni di obesita'; il 39,6% dei ragazzi (e il 23,5% delle ragazze) di 15 anni consumano alcol almeno una volta a settimana, quasi il 20% dei quindicenni fuma almeno una volta a settimana e il 26,17% dei ragazzi 15enni (18% delle ragazze) ha avuto almeno un rapporto sessuale completo. Sono questi, in sintesi, i dati fondamentali che emergono dalle tre ricerche svolte nell'ambito del progetto "Sistema di indagini sui rischi comportamentali in eta' 6-17 anni, promosso nel 2007 dal ministero della Salute e coordinato dall'Istituto superiore di Sanita', in collaborazione con regioni, Miur (ministero dell'Istruzione, dell'universita' e della ricerca), dell'Inran e delle universita' di Torino, Siena e Padova. Il progetto e' collegato la programma europeo "Guadagnare salute" e ai Piani di prevenzione nazionali e regionali.
Il progetto, illustrato questa mattina durante un convegno presso il ministero della Salute, e' stato suddiviso in tre filoni di attivita': "Okkio alla salute" (6-9 anni) su aspetti che riguardano alimentazione e attivita' fisica; "Zoom8", un approfondimento, coordinato da Inran, su abitudini alimentari e stile di vita dei bambini delle scuole primarie; "Hbsc", uno studio che riguarda informazioni sui fattori di rischio comportamentali tra i ragazzi di 11, 13 e 15 anni Per quanto riguarda "Okkio alla salute", i dati relativi al 2010 confermano la tendenza evidenziata nella prima raccolta del 2008, quando i bambini sovrappeso erano 23,2% del campione e quelli obesi il 12%. L'indagine del 2010, che si e' svolta tra aprile e giugno scorso, ha coinvolto 2.416 classi terza della scuola primaria, distribuite in tutte le regioni italiane, per un totale di 42.155 bambini. Questi hanno risposto a un breve questionario sulle abitudini alimentari e l'attivita' fisica e sono stati poi misurati e pesati da operatori sanitari delle Asl. Un questionario e' stato sottoposto anche ai 43.999 genitori partecipanti, in relazione a stili di vita dei propri figli alla alla propria percezione del problema.
Dai dati emerge una spiccata variabilita' interregionale, con percentuali piu' basse al Nord e piu' alte a Sud: si passa dal 15% di bambini sovrappeso e obesita' in provincia di Bolzano al 48% della Campania. Complessivamente, il numero di bambini in eccesso ponderale e' pari a 1.100.000, di cui quasi 400.000 obesi.
L'indagine ha inoltre messo in luce la grande diffusione di abitudini alimentari che non favoriscono una crescita armonica: il 9% dei bambini salta la prima colazione e il 30% fa una colazione inadeguata, il 68% fa una merenda di meta' mattina troppo abbondante, mentre il 23% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e verdura e il 48% consuma ogni giorno bevande zuccherate o gassate. Per quanto riguarda l'attivita' fisica, il 22% dei bambini pratica sport non piu' di un'ora a settimana, mentre il 38% guarda la tv o gioca con i videogiochi per 3 o piu' ore al giorno. Solo 1 bambino su 4 si reca a scuola a piedi o in bicicletta. Il problema del sovrappeso e' spesso sottovalutato dai genitori: tra le madri di bambini in eccesso ponderale o obesi, il 36% non e' consapevole del problema, mentre solo il 29% pensa che la quantita' di cibo assunta dal figlio sia eccessiva.
Anche per questo, la scuola gioca un ruolo chiave, ma le strutture sono spesso inadeguate: solo il 68% delle scuole ha una mensa, il 38% prevede la distribuzione della merenda a meta' mattinata, il 34% delle classi svolge meno di due ore di attivita' motoria a settimana e solo 1 scuola su 3 ha avviato iniziative di formazione dirette a una sana alimentazione.
Notiziario Minori, Roma 12 ottobre 2010

martedì 5 ottobre 2010

BAMBINI PIÙ INTELLIGENTI SE AMATI
LE PROVE SCIENTIFICHE DA ESPERIMENTI
SUGLI SCIMPANZÉ. 

- Tanto più amore riceve l'essere umano nei suoi primi, fondamentali anni di vita, tanto più aumenta la sua probabilità di apprendere e di diventare intelligente e mentalmente aperto. La prova scientifica arriva da un esperimento portato avanti tra gli scimpanzé, ma siccome, con questi simpatici primati, condividiamo il 99% del DNA, e' verosimile che la cosa valga, in misura ancora maggiore, per noi umani.
Il prof. Stephen Suomi, primario del laboratorio di Etologia Comparativa del National Institute of Bethesda (Maryland), studiando il comportamento delle scimmie, ha potuto rilevare come le relazioni sicure di tipo familiare, in cui l'attaccamento tra i membri del nucleo sia assoluto e non precario, influisce sull'attività cognitiva del cervello superiore.
Inoltre, le relazioni stabili a livello affettivo, sono fondamentali perché dotano gli individui della cosiddetta "resilienza", ovvero, quella capacità di resistere agli stress ambientali senza subire un tracollo psico-emotivo. Evidentemente, quanto più il piccolo si sente al sicuro nel nido familiare, protetto e amato, tanto più sarà disponibile nei confronti del mondo circostante, curioso di ciò che non conosce, disposto a concentrare tutte le sue energie per imparare e approfondire.
Viceversa, un bimbo non amato, o che tale si senta, svilupperebbe una disfunzione nel gene della serotonina, manifestando, quindi, tendenza alla depressione e alla chiusura.
Questione di biochimica cerebrale, di cui, tra l'altro, si parlerà in questi giorni, ad un convegno presso l'Università La Sapienza di Roma, intitolato " Evoluzione, emozione, linguaggio, coscienza".
Notiziario Minori Roma, 5 ottobre 2010
AI BIMBI MODERNI SCOPPIA LA TESTA:
COLPA DELLO STRESS
AUMENTAI I CASI DI CEFALEA PEDIATRICA 

- Bimbi stressati e come i grandi: tutti con un gran mal di testa. Dagli anni '80 i casi pediatrici di cefalea sono aumentati di oltre il 60 per cento. E' il disturbo piu' frequente tra i giovanissimi: affligge il 30 per cento circa dei bambini e adolescenti italiani e nell'80 per cento dei casi le cause scatenanti sono emotive. Fra le ragioni, l'introduzione del tempo pieno nella scuola, l'aumento delle madri lavoratrici che trascorrono quindi meno tempo con i propri figli e l'incremento delle separazioni. Oltre alla cosiddetta cefalea muscolo-tensiva (mal di testa a casco), i bimbi possono soffrire anche di emicrania, con attacchi fin dall'eta' di 1-2 anni.
Prima della puberta' i piu' vulnerabili sono i maschi, dopo le piu' colpite sono le femmine per ragioni ormonali.

Notiziario Minori Roma, 5 ottobre 2010