martedì 1 marzo 2011

ADHD, IN ITALIA 2 MILA BIMBI TRATTATI CON 
PSICOFARMACI DURATA MEDIA DEI TRATTAMENTI
CON RITALIN O STRATTERA È DI 15 MESI
Sono poco piu' di 2 milai bambini e gli adolescenti tra i 6 e i 18 anni trattati in Italia con Ritalin e Strattera, i due psicofarmaci commercializzati nel nostro paese per il trattamento dell'Adhd, la sindrome da deficit di attenzione e iperattivita'. I dati sono stati raccolti in tre anni di attivita' del Registro italiano dell'Adhd dell'Istituto superiore di sanita', lo strumento di farmacovigilanza che ha monitorato le prescrizioni due farmaci. Secondo i dati raccolti dal registro - che domani saranno presentati a Roma nell'ambito del convegno "Le molte facce dell'Adhd", organizzato da Aifa onlus in collaborazione con Adhd Europe, in media i trattamenti farmacologici hanno avuto la durata di 15 mesi, e dalle rilevazioni risulta che la terapia farmacologica e' stata prescritta in seconda battuta, quando cioe' e' risultato evidente che la psicoterapia da sola non era sufficiente. Dopo un primo periodo in cui e' stato prescritto di piu' lo Strattera, in seguito i due farmaci sono stati prescritti indicativamente nella stessa quantita'.
Un punto di criticita' e' stato individuato nella mancanza di formulazioni a rilascio prolungato dei farmaci in questione, utili per diminuire il numero delle somministrazioni durante il giorno. Altro aspetto critico e' l'uso 'off-label' dei due psicofarmaci quando i soggetti trattati superano i 18 anni d'eta': "I due farmaci, al contrario di quanto avviene in altri paesi, sono prescrivibili sono fino ai 18 anni - spiega Pietro Panei, dell'Istituto superiore di sanita' - ma in alcuni casi in cui sarebbe stato utile prolungare l'assunzione, si e' visto il ricorso ad escamotage". Un altro problema evidenziato e' che i trattamenti non farmacologici non sono ovunque accessibili: a livello geografico ci sono grandi differenze nell'offerta di servizi di assistenza psicologica. Inoltre il registro ha rilevato alcune segnalazioni di effetti collaterali causati dai due psicofarmaci, "ma non in quantita' tali da costituire motivo di allarme", precisa Panei. Inoltre dall'analisi risulta che "le diagnosi sono state effettuate accuratamente e percio' le terapie farmacologiche somministrate sono state ritenute appropriate". Confrontando invece il numero di bambini e adolescenti trattati con altri paesi, risulta che il dato italiano non e' particolarmente elevato "non solo se ci paragoniamo a paesi come gli Stati Uniti, dove in pratica si puo' parlare di prescrizione selvaggia, ma nemmeno se pensiamo ad altri stati europei che applicano controlli stretti, come la Francia, in cui invece le prescrizioni risultano circa 11-12mila". Panei inoltre sottolinea che i circa 2000 casi trattati farmacologicamente, risultano i casi piu' gravi, "quelli per cui non si poteva fare a meno di ricorrere al farmaco".
Notiziario Minori, 1 marzo 2011
A MODENA RAGAZZI DISABILI GESTISCONO OSTERIA
E FATTORIA "NON VOGLIAMO FARE LAVORI PER FINTA"
"Non vogliamo fare lavori per finta". "Vogliamo fare i lavori che ci piacciono e che sappiamo fare". "Vogliamo stare insieme per aiutarci". "Non vogliamo essere trattati come bambocci". In queste parole di Nicola, Gregorio, Simona, Christian e altri ragazzi che hanno condiviso l'esperienza educativa e terapeutica del Centro di terapia integrata per l'infanzia "La Lucciola" c'e' tutta l'insoddisfazione dei giovani che si trovano alle prese con le problematiche del mondo del lavoro. E che, a causa di disabilita' di vario tipo (che vanno dalla Sindrome di Down alla psicosi alla paralisi cerebrale), si sono ritrovati a fare lavori al di sopra delle loro possibilita' o troppo al di sotto (lavori per finta).
È dalla loro voglia di poter fare un lavoro vero in un clima umano che nasce la cooperativa La lanterna di Diogene. "Ho avuto la fortuna di crescere con questi ragazzi- racconta Giovanni Cuocci, oste- e ho visto la loro insoddisfazione quando hanno dovuto affrontare l'ingresso nel mondo del lavoro".
Nasce cosi' la cooperativa sociale La Lanterna di Diogene, che gestisce una fattoria a Solara di Bomporto e un'osteria. "Abbiamo dato vita alle cose che ci piaceva fare- racconta Cuocci- in un ambiente sano". I ragazzi coltivano la terra, allevano gli animali e lavorano nell'osteria, aiutando i cuochi o servendo ai tavoli. Un modo per guadagnare denaro e soddisfazioni in un ambiente in un cui ognuno puo' crescere lavorando e, continua Cuocci, "per fare cio' che sappiamo fare". Alla Lanterna di Diogene ognuno partecipa al progetto svolgendo il lavoro che e' capace di fare, con l'ausilio di tecnici esperti: cosi' c'e' chi segue le galline, chi aiuta in cucina, chi coltiva l'orto e chi cura il frutteto.
Notiziario Minori, 1 marzo 2011
LAZIO, DESTRA: "MOZIONE PER POLO TERAPIA
AUDIOLOGICA" 1.100 BAMBINI NASCONO NEL
NOSTRO PAESE CONUNA SORDITA' PROFONDA
Istituire un Polo scientifico di ricerca biomedica per la diagnosi e la terapia audiologica nel campo della sordita', la formazione di una banca dati per la sordita', in grado di fornire informazioni aggiornate sulla malattia, sulle tecniche di diagnosi genetica prenatale, sui centri che effettuano lo screening uditivo neonatale in Italia. Lo chiedono Francesco Storace e Roberto Buonasorte (La Destra) in una mozione presentata alla presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. Ogni anno, circa 1.100 bambini nascono nel nostro Paese con una sordita' profonda permanente. Se non diagnosticata entro i primi sei mesi di vita, la sordita' infantile produce grave ritardo nell'apprendimento del linguaggio e nello sviluppo linguistico e cognitivo del bambino. Il progetto presentato nella mozione Storace-Buonasorte, inoltre, prevede l'organizzazione di programmi di formazione a distanza per pediatri e personale sanitario. Il 'Polo scientifico', inoltre, con la collaborazione degli organi sanitari regionali, raccogliera' dati epidemiologici sulla sordita', promuovendo protocolli di diagnosi e terapia, in un rapporto di compartecipazione con l'Asl RmA all'interno del 'Polo Integrato della Salute e delle Relazioni Interpersonali' attivato dall'Istituto Statale per Sordi di Roma con l'Asl RmA, l'assessorato alla Politiche sociali e alla Famiglia della Provincia di Roma e il Municipio Roma III.
Notiziario Minori, 1 marzo 2011

sabato 26 febbraio 2011

ALCOOL E TABACCO, SI INIZIA A 13 ANNI
A RISCHIO CHI HA LA PAGHETTA RICCA
Alcool e tabacco, si inizia a 13 anni. E chi ha una paghetta "ricca" e' piu' portato all'uso di sostanze. Lo rivela uno studio dell'Osservatorio sulle dipendenze di Bologna condotto fra 1.300 ragazzi dai 13 ai 16 anni di eta' e presentato nell'ambito del convegno "Adolescenti e sostanze psicoattive".
Secondo l'indagine chi dispone di di piu' di 50 euro al mese ha il 67% di probabilita' di usare sostanze, mentre per chi puo' contare su una paghetta mensile inferiore agli 11 euro la percentuale scende al 32%. "Il denaro sembra giocare un ruolo nel consumo di sostanze - spiega il direttore dell'Osservatorio Raimondo Maria Pavarin -. Del resto oggi assistiamo a una mercificazione delle sostanze, che vengono considerate alla stregua di qualsiasi altra merce".
L'indagine dell'Osservatorio, infatti, si concentra soprattutto sulle sostanze legali come alcol e tabacco, ovvero le piu' consumate dagli adolescenti. Fra i 1.300 intervistati il 31% (403 ragazzi) ha fumato sigarette almeno una volta nel corso dell'ultimo anno, il 26% (332) ha bevuto alcolici, mentre solo il 7% ha usato sostanze illecite: si tratta di 90 ragazzi, 85 dei quali hanno usato cannabis. L'indagine spiega anche quando si comincia a bere o a fumare: e' a 13 anni che si beve il primo bicchiere e si accende la prima sigaretta, mentre la cannabis si prova per la prima volta a 14 anni. "Tabacco e sostanze illegali pero' sono strettamente collegati - spiega Pavarin -. Chi ha usato sostanze illecite ha iniziato prima a fumare tabacco".
Notiziario Minori, 26 febbraio 2011
CONTRO LA DROGA: 'NON TI FARE. 
FATTI LA TUA VITA' NUOVA CAMPAGNA
VOLUTA DAL GOVERNO. NEK TESTIMONIAL
"Rovesciare l'immagine della droga come scorciatoia per il piacere e la felicita' e affermare che, oltre ad essere distruttiva, porta anche ad un peggioramento della qualita' della vita della stima di se' e della considerazione da parte degli altri". Questo l'obiettivo della nuova campagna contro la droga lanciata dal Dipartimento per le politiche antidroga durante una conferenza stampa tenutasi a Palazzo Chigi alla presenza di Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche per la famiglia, il direttore del dipartimento, Giovanni Serpelloni, il sottosegretario, Paolo Bonaiuti, e il cantautore Nek, testimonial della campagna.
"Non ti fare. Fatti la tua vita". Questo lo slogan scelto per la campagna che sara' presente su tutti i media italiani, dai piu' tradizionali mezzi d'informazione, ai social network. Per la campagna e' stato realizzato anche uno spot televisivo di 40 secondi con la colonna sonora cantata da Nek. "Sara' una campagna mediatica molto diffusa- ha assicurato Serpelloni-. Abbiamo puntato molto sulle tv nazionali e le emittenti locali dove andra' lo spot di 40 secondi. Anche la parte web e' stata particolarmente curata cosi' come sui social network. Tantissime anche le radio, da quelle piu' ascoltate dai giovani e quelle locali. Lo spot, inoltre, verra' anche proiettato nelle sale cinematografiche. Particolare attenzione a internet. I social network presidiati sono Youtube, Facebook e Myspace".
Lo spot andra' in onda dal 1^ marzo. "È una campagna che daremo sugli appositi spazi della Rai- ha affermato Bonaiuti- e secondo me molto bello perche' per la prima volta vede il debutto in veste di ideatore il sottosegretario Giovanardi. È uno spot brillante con un bel ritmo e una musica stupenda. L'ideale per combattere questo fenomeno con le armi stesse dei giovani che purtroppo cadono in questa trappola". Presente alla conferenza stampa anche il cantautore italiano Nek che ha concesso gratuitamente l'utilizzo della sua canzone "E da qui" per la colonna sonora dello spot. "Sono padre di famiglia - ha detto Nek-. Ho una figlia di 15 anni e rientra in quel momento critico in cui puo' esserci un rapporto con certe sostanze e che per questo richiede una maggiore vigilanza dei genitori. Anche per questo ho risposto a quest'invito. Bisogna continuare a denunciare, a parlarne e a combattere. Mai abbassare la guardia".
Sul tema dell'uso di sostanze stupefacenti, infine, Giovanardi ha dato appuntamento ai giornalisti alla conferenza stampa dell'Osservatorio sulle dipendenze della Regione Lombardia che si terra' domani a Milano. "È un appuntamento molto importante - ha affermato Giovanardi -. Col Rapporto presentato al Parlamento lo scorso anno abbiamo certificato che per la prima volta dopo vent'anni in Italia c'e' stato un calo sull'uso delle sostanze.
Questo ha suscitato discussioni e qualche polemica. Per questo siamo un po' in apprensione perche' domani in questa conferenza stampa l'osservatorio della Lombardia presentera' i dati su Milano e sulla regione lombarda. Vedremo se quelle cose che abbiamo detto avranno o no una verifica".
Notiziario Minori, 26 febbraio 2011
UNICEF: IN 70 MILIONI NON FREQUENTANO LA
SCUOLA MEDIA A LIVELLO GLOBALE 
FEMMINE PIÙ INDIETRO RISPETTO AI MASCHI
Gli adolescenti segnano il passo in ambito scolastico: ad oggi, nel mondo, oltre 70 milioni di ragazzi "in eta' di scuola media non la frequentano e, a livello globale, le femmine sono ancora indietro rispetto ai maschi in termini di partecipazione alla scuola secondaria". Senza istruzione, "non possono sviluppare le conoscenze e le capacita' di cui hanno bisogno per affrontare i rischi di sfruttamento, di abuso e di violenza, che risultano piu' alti proprio nel secondo decennio di vita". Quindi soltanto investendo sul futuro degli 1,2 miliardi di adolescenti tra i 10 e i 19 anni che vivono nel pianeta - l'88% dei quali in Paesi in via di sviluppo - "si possono interrompere cicli radicati di poverta' e disuguaglianza". Lo evidenzia l'Unicef nel suo Rapporto 2011 sulla condizione dell'infanzia nel mondo, intitolato "Adolescenza: il tempo delle opportunita'". Nel nostro Paese la ricerca viene consegnata ufficialmente stamane alle 11,30 da Vincenzo Spadafora, presidente di Unicef Italia, al cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, presso l'Aula Magna della Cei, che proprio quest'anno ha inaugurato un decennio focalizzato sull'emergenza educativa. Urgenza posta dalla Chiesa all'attenzione dei vescovi e dei sacerdoti, dei religiosi e delle famiglie, dei laici e degli educatori, degli insegnanti e di coloro che sono impegnati nel servizio pastorale alle nuove generazioni. E per raggiungere ulteriormente gli adolescenti di tutto il mondo, oggi l'Unicef rilancia "Voices of Youth" (Voy), sito web fatto dai giovani per i giovani che si occupa di temi di portata globale (http://www.voicesofyouth.org/).
"Negli ultimi due decenni, forti investimenti hanno prodotto dei miglioramenti enormi per i bambini fino a 10 anni. Il calo del 33% nel tasso globale di mortalita' sotto i 5 anni dimostra che si sono salvate molte piu' giovani vite, che nella maggior parte delle regioni le bambine hanno quasi le stesse probabilita' di frequentare la scuola primaria rispetto ai loro coetanei di sesso maschile, e che adesso milioni di bambini beneficiano di un migliore accesso all'acqua potabile e a cure essenziali come le vaccinazioni di routine", ha rilevato Vincenzo Spadafora, presidente dell'Unicef Italia, che ha aggiunto: "In Brasile, per esempio, tra il 1998 e il 2008 si e' salvata la vita a 26 mila bambini di meno di un anno, determinando una netta diminuzione della mortalita' infantile. Nello stesso decennio, pero', 81 mila adolescenti brasiliani tra i 15 e i 19 anni sono stati uccisi".
"L'adolescenza rappresenta un punto di svolta, un'opportunita' per consolidare i progressi compiuti nell'ambito della prima infanzia, che altrimenti si rischierebbe di vedere cancellati", ha dichiarato Anthony Lake, direttore generale dell'Unicef, auspicando una maggiore attenzione "su come raggiungere gli adolescenti, e soprattutto le adolescenti, investendo nell'istruzione, nella salute e in altre misure volte a coinvolgerli nel processo di miglioramento delle loro condizioni di vita". I rischi, numerosi, sono dietro l'angolo: interruzione del ciclo scolastico, disoccupazione (nel 2009 ne soffrivano 81 milioni di giovani), infortuni, cattiva alimentazione, uso di droghe, disagio mentale o comportamentale (si stima che ne soffra un adolescente su 5), sfruttamento, abusi sessuali, piu' alta incidenza di Hiv, violenze come il lavoro domestico e il matrimonio precoce, soprattutto per le ragazze: infatti nei Paesi in via di sviluppo (Cina esclusa), "le adolescenti povere hanno circa il triplo di probabilita' di sposarsi prima dei 18 anni rispetto alle loro coetanee appartenenti al quintile delle famiglie piu' ricche. Le ragazze che si sposano troppo presto rischiano maggiormente di cadere in un ciclo negativo di gravidanza precoce, di tassi elevati di mortalita' materna e di malnutrizione infantile", evidenzia il Rapporto.
Notiziario Minori, 26 febbraio 2011
'GRUPPI DI PAROLA' PER FIGLI DI 
SEPARATI LIBRO RACCONTA PROGETTO 
DI MEDIAZIONE FAMILIARE PER 200 BAMBINI
Per far stare meglio i bambini dei genitori separati senza un grosso dispendio di energie, tempo e denaro, basta parlare. Lo dimostra l'esperienza dei Gruppi di parola, un progetto partito in alcune citta' italiane nel 2006 a cura di un'equipe di mediatrici familiari formate all'universita' Cattolica di Milano, che hanno importato questa esperienza dalla Francia. "La separazione viene affrontata da genitori e insegnanti ancora come un tabu': e' difficile che se ne parli con i bambini, che invece esprimono un grande bisogno di essere informati su quello che accade intorno a loro" spiega Paola Farinacci, mediatrice familiare e co-curatrice del libro "Figli di genitori separati: come dar loro parola". Un volume in cui Costanza Marzotto, psicologa e mediatrice familiare, insieme alle colleghe che hanno partecipato al progetto, analizza i risultati prodotti da una ventina di gruppi, organizzati tra il 2006 e il 2009 a Milano, Assago, Trento e Treviso.
I Gruppi di parola hanno coinvolto fino a oggi circa 200 bambini: "Non e' una pratica molto conosciuta, ma chi la prova la diffonde con il passaparola, e allora riceviamo molte richieste" continua la mediatrice. Richieste che avvengono soprattutto entro i 5 anni dalla separazione, nella fase piu' acuta del cambiamento.
Attraverso quattro incontri settimanali di due ore, i bambini (in genere 4-5 per gruppo, fra i 6 e i 12 anni), vengono invitati a considerare insieme il loro vissuto, attraverso la discussione, la scrittura, ma anche il disegno, la drammatizzazione, il gioco.
Inoltre le mediatrici che conducono l'incontro rispondo alle loro domande: "I bambini dei genitori separati si sentono in colpa e si vergognano. Qui creiamo un luogo sicuro, in cui si sentono fra pari, e si sentono autorizzati a parlare" spiega Farinacci.
Il percorso ha anche la funzione di riattivare la comunicazione con i genitori, che all'ultimo incontro sono invitati ad essere presenti insieme ai figli e alle mediatrici, in un simbolico passaggio di consegne. A seconda di chi lo eroga, il servizio puo' essere gratuito o richiedere un contributo. La prossima edizione del laboratorio si svolgera' a Milano a partire dal 9 marzo presso il Servizio di psicologia clinica per la coppia e la famiglia dell'universita' Cattolica, in via Nirone 15 (costo 80 euro per un bambino, 120 euro per chi ha due figli).
Notiziario Minori, 26 febbraio 2011
UNIVERSITÀ A NUMERO CHIUSO, 
SI CAMBIA TEST VALIDO PER PIÙ SEDI, 
GRADUATORIE REGIONALI PER CANDIDATI
Numero chiuso, si cambia. Il ministro Mariastella Gelmini ha dato mandato al tavolo tecnico ministeriale che si sta occupando di rivedere i test di accesso alle facolta' con i posti blindati di pensare ad un sistema di 'graduatorie' per i candidati che partecipano ai quiz.
Questo perche' spesso chi concorre viene escluso su una sede, ma con lo stesso punteggio sarebbe potuto entrare in un altro ateneo.
"Ciascun candidato concorre per una sola sede- ha spiegato il ministro Gelmini durante il Question time alla Camera- e puo' essere escluso dal sistema anche se, magari, con quel punteggio sarebbe entrato in un altro ateneo. Ho chiesto al tavolo tecnico di valutare con urgenza la fattibilita', a partire da quest'anno, di graduatorie che comprendano su base regionale almeno due o tre sedi per dare piu' opportunita' ai giovani e quindi per accorciare il percorso universitario e il loro ingresso nel mondo del lavoro".
Quanto ai contenuti dei test, "c'e' la necessita' di modificare criteri e modalita' della loro stesura: occorre fare in modo che i test misurino in modo oggettivo la preparazione degli studenti, ma anche l'idoneita' dei giovani per un determinato corso di laurea".
Notiziario Minori, 26 febbraio 2011
PALERMO, STUDENTI SI SFIDANO SU
RACCOLTA DIFFERENZIATA PROGETTO 
DELL'AMIA CHE COINVOLGE 28 SCUOLE
Il rispetto dell'ambiente attraverso la cultura e la formazione dei giovani.
Su questi aspetti puntano le tre gare a cui parteciperanno 28 scuole (elementari e medie) nell'ambito della nuova campagna di educazione ambientale di Palermo "Meglio soli che male accompagnati" organizzata da Amia con il contributo di Corepla, il Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero degli imballaggi in plastica, e alla collaborazione degli assessorati comunali all'Ambiente e alla pubblica istruzione. I ragazzi delle scuole gareggeranno, infatti, su chi raccogliera' piu' plastica, inventera' l'oggetto domestico piu' utile attraverso materiali plastici recuperati e infine realizzera' il migliore video.
I mille studenti coinvolto potranno avvalersi del tutoraggio degli studenti dell'Istituto tecnico industriale statale "Volta".
Tre i premi in palio messi a disposizione da Corepla: uno alla scuola che avra' raccolto la maggiore quantita' di imballaggi plastici; uno alla scuola elementare che avra' ideato il migliore e piu' utile prototipo di oggetto per la casa realizzato con materiali plastici recuperati, manufatto che, attraverso Corepla, sara' esposto a livello nazionale e che potra' anche essere proposto per la produzione industriale; uno alla scuola media che, avvalendosi dei laboratori dell'Itis "Volta", realizzera' un spot video da utilizzare per una campagna di sensibilizzazione in citta'. Inoltre tra le altre iniziative ci saranno le prove pratiche nel "Castello del riciclo" all'interno di due centri commerciali e visite presso gli impianti di recupero. Intanto il prossimo 8 marzo il servizio di raccolta differenziata "porta a porta" sara' esteso al quinto step del progetto "Palermo differenzia" finanziato dal ministero dell'Ambiente, che riguardera' altri 24.208 residenti e 1.080 utenze commerciali.
Arriva cosi' a 100 mila abitanti e 4.200 utenze commerciali il servizio di raccolta differenziata, che finora si era attestato ad una percentuale di oltre il 60% nell'area del "porta a porta" e del 9% in tutta la citta'. La previsione e' di completare il progetto con l'avvio del sesto step entro i primi di aprile, toccando quota 130 mila abitanti.
L'iniziativa e' stata illustrata questa mattina l'assessorato comunale all'Ambiente dal commissario straordinario di Amia, Sebastiano Sorbello e dagli assessori comunali all'Ambiente e alla pubblica istruzione, Marianna Caronia e Francesca Grisafi.
"La raccolta differenziata, fra sistema 'porta a porta' e 'ecopunti integrati di prossimita'' - sottolinea il commissario straordinario di Amia, Sebastiano Sorbello -, sara' estesa a tutta la citta' puntando, entro tre anni, ad una percentuale del 35%. Solo con la differenziata e la raccolta di prossimita' potremo raggiungere i livelli piu' alti di produttivita' ed efficienza del servizio tutelando l'ambiente".
Il vicesindaco e assessore all'Ambiente, Marianna Caronia, ha comunicato che, d'intesa con l'assessore regionale all'Energia e ai Rifiuti, Giosue' Marino, sara' a breve convocato un incontro finalizzato a verificare la possibilita' di un contributo finanziario della Regione a sostegno dell'estensione del "porta a porta" nella citta' di Palermo. E l'assessore comunale alla Pubblica istruzione, Francesca Grisafi, ha riferito ad Amia l'intenzione di fare partecipare anche le scuole materne alla campagna di educazione ambientale "Meglio soli che male accompagnati". "La qualita' del materiale conferito da Amia e' migliorata - riferisce Gianluca Bertazzoli, responsabile Comunicazione di Corepla -. La sperimentazione del servizio 'porta a porta' ha dato esiti confortanti, tanto che c'e' la volonta' da parte di tutti di estenderlo gradualmente a tutta la citta'. Questo programma di iniziative che vede il Comune di Palermo, Amia e Corepla affiancati in un forte impegno di educazione ambientale e di promozione della raccolta differenziata degli imballaggi in plastica testimonia la volonta' condivisa di allineare velocemente la citta' di Palermo al trend nazionale".
Notiziario Minori, 26 febbraio 2011

martedì 22 febbraio 2011

DIETA VEGETARIANA FIN DA PICCOLI? 
PROMOSSA CON RISERVA MA BISOGNA ESSERE
SEGUITI E CONTROLLATI DAL PEDIATRA
Niente carne, fin da subito. Si puo' ma bisogna stare attenti. La dieta vegetariana fin da piccolissimi puo' andar bene: secondo una ricerca italiana questo regime alimentare, adottato nella prima infanzia, non altera l'andamento della crescita. Pero' il menu' deve essere attentamente seguito e pianificato dal pediatra, per assicurare un buono sviluppo dei piccoli. E' il risultato di uno studio italiano, condotto su 95 bambini di 1-2 anni da Leonardo Pinelli, presidente della Societa' scientifica nutrizionale italiana.
Notiziario Minori, 22 febbraio 2011
IL SAPORE DELLATTE MATERNO INFLUENZA IL GUSTO
DEL BIMBO I RISULTATI DI UNO STUDIO AMERICANO
I sapori che i bambini sentono nei primi 2-5 mesi di vita influenzano le loro preferenze in fatto di gusto per la vita futura. E' quanto sostiene un gruppo di ricercatori guidato da Gary Beauchamp, del Monell Chemical Senses Center, a Philadelphia, secondo cui i primi sapori che vengono assorbiti dai neonati attraverso il latte sono decisivi per orientare le scelte alimentari negli anni successivi. Ad esempio, i ricercatori hanno notato, come si legge su telegraph.co.uk, che i bambini alimentati con del latte dal gusto un po' amaro e acido nei primi mesi di vita, crescendo hanno continuato a gradire questo sapore, mentre quelli che hanno assaggiato questo latte dopo i sei mesi non lo hanno gradito.
Questo significa, ad esempio, che se le mamme che allattano assumessero piu' frutta e verdura potrebbero orientare verso questo tipo di alimenti e quindi verso un'alimentazione piu' sana i gusti dei loro figli. La ricerca, pubblicata sull'American Journal of Clinical Nutrition, e' stata presentata all'American Association for the Advancement of Science a Washington. I ricercatori hanno anche considerato che i bambini allattati con il latte artificiale potrebbero essere esposti ad una minore varieta' di sapori poiche' questo tipo di latte, rispetto a quello materno, ha una formulazione sicuramente piu' povera dal punto di vista del sapore.
Notiziario Minori, 22 febbraio 2011
ALIMENTAZIONE, LA VERDURA NON PIACE AI PIU' GIOVANI
SOLO IL 47% DEI 15ENNI LA CONSUMA ABITUALMENTE
Si e' svolta il 18 e il 19 febbraio a Parma la quinta edizione delle 'Giornate pediatriche A. Laurinsich', organizzata dalla Societa' italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps) e dalla clinica pediatrica dell'Universita' degli studi di Parma. Tra i temi centrali dell'incontro: l'importanza dei vegetali nell'alimentazione, i gusti e le abitudini alimentari dei bambini ed i vantaggi-rischi dell'alimentazione vegetariana nell'infanzia.
"Una corretta alimentazione, iniziata fin dai primi anni di vita- sostiene Sergio Bernasconi, direttore della clinica pediatrica dell'Universita' degli studi di Parma- costituisce la migliore modalita' per prevenire le piu' importanti cause di morbilita' e mortalita' delle malattie cardiovascolari e di alcuni tumori della popolazione adulta".
Un recente studio, eseguito in tutta Italia su ragazzi di 15 anni, ha dimostrato pero' che solo il 43% dei maschi e il 47% delle femmine assume quotidianamente frutta e verdura, alimenti fondamentali per la cura e il mantenimento della salute.
Eppure, secondo un'indagine condotta da Italo Farnetani, pediatra dell'Universita' Milano-Bicocca, e presentata nell'ambito delle giornate di Parma, c'e' sempre almeno un tipo di verdura o di frutta che piace ai bambini ed e' compito dei genitori scoprire il gusto e le preferenze dei propri figli.
Stando alla ricerca eseguita, tra la frutta piu' amata vincono le banane e le spremute d'arance nei bimbi da 0 a 6 anni, le fragole e le ciliegie nei bambini dai 7 ai 12 anni e le sole spremute d'arancia negli adolescenti (13-18 anni). La pizza e le patatine fritte diventano cibi appetitosi dopo i 2 anni, con una preferenza per la pizza margherita (57,8%) e per quella ai wurstel (31,5%) fino ai 6 anni, poi i gusti cambiano e dai 7 ai 12 anni la classifica si trasforma in pizza ai wurstel (58,82%), margherita (20%) e al prosciutto (15%), mentre dai 13 ai 18 anni al top del gradimento figurano la pizza ai wurstel (40%) e la capricciosa (40%).
"Il gradimento e l'accettazione di frutta e verdura nei bambini e' legato principalmente a 3 fattori- spiegano gli esperti- forma, sicurezza ed ambiente. Frutta e verdura cucinata devono mantenere il piu' possibile la forma iniziale. I bambini, infatti, vogliono sempre riconoscere cio' che mangiano, non essendo ancora in grado di eseguire operazioni mentali complesse per poter immaginare ed individuare verdura o frutta tagliuzzata e mischiata; sono guardinghi e attenti alla comodita' nel mangiare un cibo e per questo preferiscono tutto cio' che sia facilmente masticabile. Infine- suggeriscono i pediatri- e' di estrema importanza l'ambiente in cui i bambini consumano il pasto: quando sono insieme ai genitori, e' importante che mangino gli stessi tipi di frutta e verdura, poiche' avere lo stesso cibo dei grandi e' uno stimolo irresistibile".
Durante il convegno, inoltre, Leonardo Pinelli, presidente della Societa' scientifica nutrizionale italiana (Ssnv), ha illustrato uno studio condotto su bambini, tra il 1° e il 2° anno di vita, nutriti con un regime alimentare esclusivamente vegetariano. Tutti i bambini osservati non erano controllati o seguiti nell'alimentazione dal pediatra, il cui parere era perlopiu' contrario alla scelta vegetariana; i genitori, da parte loro, si affidavano principalmente alla loro esperienza o ricorrevano a libri o siti internet, presentando cosi' errori fondamentali di impostazione. Nonostante gli errori "dietetici" di base, tutti i bambini "vegetariani" osservati, presentano una crescita normale e nei 21 bambini sottoposti ad analisi di laboratorio, i valori dei micronutrienti sono risultati regolari.
Solo in pochi casi si sono riscontrate alterazioni del ferro e della vitamina B12, in linea, comunque, col tipo di alimentazione comune in Italia. I bambini, che hanno preso parte allo studio, provenivano dal Centro e dal Nord Italia e la scelta di un'alimentazione prettamente vegetariana era legata nel 60% dei casi ad un orientamento etico dei genitori, nel 32% a motivi di salute, nel 4% a motivi religiosi ed infine, per un altro 4%, a motivazioni legate all'ambiente.
"Questo studio- concludono i ricercatori- ha dimostrato come, anche in eta' pediatrica, una dieta alimentare di tipo vegetariano non risulta dannosa per i bambini, anche se dovrebbe essere ben pianificata da pediatri esperti, affinche' possa essere sicura e valida per una buona crescita e un buon sviluppo dei piccoli".
Notiziario Minori, 22 febbraio 2011
60MILA ALCOL-TEST DOPO LA DISCOTECA, IL 
44% BEVE TROPPO OPERAZIONE "NASO ROSSO": 
 IL 35%  OLTRE LA SOGLIA GIA' ALL'INGRESSO
Il "piu' grande campione sulla strada mai avuto" che sta dando "grandi risultati". Il ministro della Gioventu' presenta 'Naso Rosso', iniziativa promossa in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanita' e la Fondazione Ania contro l'abuso di alcool tra i giovani.
L'operazione, su cui Meloni stila un bilancio a palazzo Chigi dopo i primi sei mesi dell'attivita' di sensibilizzazione e informazione, ha coinvolto un campione di 11 regioni e 1.200 serate, 200 operatori impegnati in ogni serata, 60 mila gli alcol test realizzati all'ingresso e all'uscita dei locali, 44 mila ragazzi intervistati (contro un'ipotesi iniziale di progetto pari a 35 mila nell'arco dell'interno anno).
Il ministro e' quindi soddisfatto per la quantita' di giovani coinvolti con 'Naso rosso' che termina a luglio di quest'anno, anche se non si nasconde che i dati emersi sono "preoccupanti".
Basti dire che il 44% dei ragazzi che lasciano i locali hanno un tasso alcolemico superiore allo 0,5 g/l, la soglia prevista dalla precedente norma, che ora e' ancora piu' stringente per i neo patentati. La 'colpa' non puo' essere pero' data tutta alla discoteca, se uno su tre (il 34,6%) e' gia' sopra la soglia all'ingresso. I ragazzi brilli in uscita costituiscono comunque il 44,06%, il 55,94 e' sotto la soglia, i giovani del tutto sobri scendono dal 33% al 16% dopo il ballo.
Lo "spiraglio positivo" riguarda la responsabilita' dei ragazzi intervistati: "il guidatore designato effettivamente tende a non bere quasi nella totalita' dei casi". In sei mesi i guidatori, a parte uno sforamento registrato a giugno, sono sempre risultati sotto il valore dello 0,5.
Sono infine 58 i casi di riaccompagno a casa nei sei mesi da parte dei volontari di 'Naso rosso', una modalita' di intervento che, sottolinea Meloni, vuole essere "l'estrema ratio, perche' non passi l'idea che posso bere, tanto poi qualcuno mi riaccompagna a casa". I dati riferiscono infine che le donne sono sempre piu' responsabili degli uomini e che i comportamenti responsabili crescono con l'eta'.
Notiziario Minori, 22 febbraio 2011
COSÌ LE ALLERGIE ALIMENTARI ISOLANO
I BAMBINI STUDIO DELL'AZIENDA
OSPEDALIERA DELL'UNIVERSITÀ DI PADOVA
Bambini allergici sempre piu' soli. Lo denuncia uno studio condotto dall'Azienda ospedaliera dell'Universita' di Padova su 107 bambini e le loro mamme: il timore che, partecipando a una festa, il piccolo possa andare incontro a una crisi allergica a causa dell'ingestione di un alimento 'proibito', ad esempio, e' uno dei problemi piu' diffusi e interessa un bambino su cinque.
In genere si risolve evitando di mandare i bimbi alle feste contribuendo a isolare i piccoli ancora di piu'. "Le allergie alimentari sono spesso banalizzate, ma per gli allergici veri la vita quotidiana puo' essere un inferno: le ricerche hanno dimostrato che nella percezione dei pazienti un'allergia agli alimenti e' capace di peggiorare la qualita' della vita addirittura piu' di una malattia reumatica", ha dichiarato Maria Antonella Muraro, coordinatrice dell'indagine, in occasione della presentazione dei risultati di questo studio ai colleghi riuniti per il meeting europeo sulle allergie.
Le ripercussioni che la costante paura degli attacchi allergici ha sulla vita quotidiana risultano evidenti dai racconti dei bambini: il 71% ritiene che la propria vita sia monotona e noiosa, il 23% non assaggia i nuovi cibi per paura di essere allergico.
Le istituzioni dovrebbero iniziare a preoccuparsi seriamente di come le allergie alimentari possano danneggiare la qualita' della vita e il benessere psicofisico dei piu' piccoli. A cominciare dalla scuola, dove i bambini dovrebbero sentirsi al sicuro, anche di mangiare alla mensa insieme ai compagni, e invece i dati rivelano che un episodio di crisi allergica grave su tre avviene proprio a scuola.
Il problema non e' solo cio' che i bambini mangiano alla mensa, ma anche la scarsa o nulla formazione del personale scolastico in materia. Unica eccezione in Italia, il Veneto, dove ogni anno vengono formati presso un centro specifico duemila insegnanti.
Notiziario Minori, 22 febbraio 2011
ALLERGIE ALIMENTARI, LA FASCIA PIU' COLPITA
E'  0-5  ANNI     FIPM:"RISCHI PER  LA  SALUTE 
MA  ANCHE  PER  LA  SOCIALITA' DEI BIMBI"
"Le allergie alimentari costituiscono un serio problema per la salute dei bambini e possono costituire, talora, un fattore di isolamento a tutto danno della socialita' dei nostri piccoli". Cosi' il presidente della Federazione italiana medici pediatri (Fimp), Giuseppe Mele, commentando i dati emersi durante il congresso dell'Accademia europea di allergia e di clinica immunologica, in corso a Venezia. "Negli ultimi dieci anni le allergie alimentari, oggi molto numerose, sono aumentate anche nel nostro paese e colpiscono persone di ogni eta'. Gli alimenti che provocano la maggior parte di questi problemi di salute nei bambini- prosegue il presidente della Fimp- sono: il latte, le uova, i pomodori, le arachidi e le nocciole. Secondo recenti studi sembrerebbe che la maggior parte delle vittime di tali allergie siano le donne e i bambini". Solo in Europa sono 17 milioni gli allergici ai cibi, di cui 3,5 con meno di 25 anni. A destare maggior preoccupazione e' il dato, reso noto dagli esperti riuniti a Venezia, che nel vecchio continente la fascia d'eta' piu' colpita da allergie alimentari e' quella tra 0 e 5 anni con ben 1 milione e duecentomila bimbi allergici. Un milione sono invece gli allergici tra 5 e 10 anni e altri 800mila quelli tra 10 e 18 anni. "Anche la 'gestione' del bambino allergico puo' rivelarsi particolarmente complicata. Il non poter condividere gli stessi cibi con i coetanei- conclude Mele- puo' condizionare la vita relazionale dei bimbi, favorirne l'isolamento e, quindi, incidere negativamente sul loro sviluppo psico-fisico. E', quindi, fondamentale che i genitori insieme agli educatori aiutino i nostri piccoli colpiti da questi tipi di allergie a vivere nel modo piu' sereno la loro condizione".
Notiziario Minori, 22 febbraio 2011
BULLISMO E DROGA: RISCHI MAGGIORI PER
LE ADOLESCENTI I RISULTATI DI UNO STUDIO
USA ESEGUITO SU 1.495 ADOLESCENTI
La depressione causata dall'essere vittime del bullismo sembra essere strettamente correlata con l'uso di sostanze stupefacenti da parte delle adolescenti. E' quanto emerge da uno studio realizzato da Jeremy Luk, ricercatore dell'Universita' di Washington, che ha analizzato la relazione tra la condizione di vittima di bullismo, depressione e uso di sostanze in un campione di 1.495 adolescenti. Uno studio unico nel suo genere perche' ricerche precedenti si sono limitate ad approfondire la relazione tra solitudine, depressione e suicidio negli adolescenti vittime di bullismo.
Per la ricerca e' stato utilizzato il sondaggio Hbsc (Health behavior in school aged children), con il quale e' stato misurato quanto spesso, negli ultimi trenta giorni, i ragazzi si sono sentiti davvero tristi, hanno brontolato, sono stati di cattivo umore o irritabili, si sono sentiti senza speranze per il futuro, non hanno mangiato o hanno mangiato meno del solito, hanno dormito piu' o meno del solito e hanno avuto difficolta' a concentrarsi sul lavoro scolastico. Le domande prevedevano anche l'analisi dell'uso di sostanze che e' stato approfondito chiedendo agli intervistati quante volte, sempre negli ultimi trenta giorni, hanno fumato sigarette, bevuto alcol, usato marijuana e si sono ubriacati. Per ogni risposta erano state create quattro possibili risposte: mai, una o due volte, da tre a cinque volte, piu' di cinque volte.
L'autore dello studio raccomanda ai genitori degli adolescenti di prendere sul serio i segnali che possono indicare che i loro figli sono vittime di bullismo, facendo tutto il possibile per prevenire il ripetersi di questi episodi e prestando attenzione alla possibile depressione e all'uso di sostanze.
Notiziario Minori, 22 febbraio 2011
MILANO, DOPOSCUOLA IN PARROCCHIA PER 7 MILA
RAGAZZI 267 DOPOSCUOLA NELLA DIOCESI MILANESE
Una palestra d'integrazione e volontariato.
Si definiscono cosi' i 267 doposcuola delle parrocchie milanesi, dove circa 7 mila ragazzi, piu' del 40% stranieri, fanno i compiti insieme con la supervisione di un esercito di circa 4500 volontari. Lo rivela la prima mappatura della rete dei doposcuola parrocchiali della diocesi di Milano, realizzata tra maggio 2009 e giugno 2010 e presentata questa mattina dalla Caritas ambrosiana.
Dalla ricerca risulta che i doposcuola sono diffusi su tutto il territorio diocesano (in media in una parrocchia su quattro), con una concentrazione maggiore nelle zone pastorali di Milano (82), Rho (43) e Varese (40). Nati per iniziativa diretta del parroco (il 46,6%) o di un gruppo di volontari (49,2%), piu' della meta' dei doposcuola sono attivi da piu' di 5 anni e si svolgono in spazi messi a disposizione dalla parrocchia, soprattutto negli oratori. Nella maggior parte dei casi il doposcuola e' aperto due giorni a settimana e l'attivita' centrale consiste nello svolgimento dei compiti.

I ragazzi seguiti sono studenti delle scuole primaria e secondaria di primo e di secondo grado: la fascia di eta' piu' frequente e' tra gli 11 e i 14 anni. Piu' di 4 giovani su dieci sono di origine immigrata, percentuale che supera il 50% a Milano e nella zona pastorale di Lecco. Gli operatori coinvolti sono quasi tutti volontari, per lo piu' donne (71%), il 37% con meno di trent'anni (in genere adolescenti che frequentano l'oratorio, in qualche caso studenti delle superiori e universitari). I ragazzi arrivano ai doposcuola inviati dalle famiglie, ma anche da insegnanti e assistenti sociali: in 44 casi sono stati sottoscritti protocolli d'intesa tra scuola e doposcuola.
"I doposcuola parrocchiali sono una palestra di inclusione sociale perche' consentono ai ragazzi che partono da condizioni di svantaggio di recuperare terreno e di non essere tagliati fuori nella gara per la crescita e l'affermazione di se'-commenta don Roberto Davanzo, direttore di Caritas Ambrosiana-.
Sono anche una palestra d'integrazione, dal momento che nonostante non siano e non vogliano essere un servizio scolastico integrativo per gli stranieri, sono di fatto frequentati da una quota consistente, che in alcuni contesti come Milano diventa maggioritaria, di stranieri: figli di immigrati che saranno gli italiani di domani solo se sapremo farli sentire a casa loro, a cominciare naturalmente proprio dai banchi di scuola". Il direttore di Caritas Ambrosiana apprezza anche l'opportunita' di fare volontariato aperta dai doposcuola: "Per l'alta percentuale di giovani che dedicano il loro tempo libero a questo servizio, diventa una sorta di apprendistato alla solidarieta' e, per chi tra loro e' interessato a fare l'insegnante da grande, anche un banco di prova dove sperimentare le proprie abilita'".
"Molti dirigenti e insegnanti si sono accorti della grande risorsa dei doposcuola e hanno cominciato ad approfittarne in modo intelligente -spiega Matteo Zappa, responsabile dell'area minori di Caritas Ambrosiana-. Sono nati cosi' veri e propri protocolli d'intesa, in cui gli insegnanti inviano l'alunno al doposcuola e tengono conto del lavoro che li' si svolge nella valutazione del suo percorso formativo. Ci sono anche scuole che individuano tra i propri docenti il referente per le attivita' del doposcuola parrocchiale".
Notiziario Minori, 22 febbraio 2011

venerdì 18 febbraio 2011

PERICOLO SETTE, NELLA RETE SEMPRE  PIÙ 
ADOLESCENTI +30% I RAGAZZI 'CONQUISTATI'.
240 MILA  LE  VITTIME  TOTALI   IN   ITALIA
Solo nell'ultimo anno sono state 240 mila le vittime delle sette, per la maggior parte uomini, adulti e appartenenti al ceto medio. Sono alcuni dei dati raccolti dal servizio antisette della Comunita' Papa Giovanni XXIII attraverso il numero verde messo a disposizione di vittime e familiari, che in un anno ha risposto a 3 mila chiamate.
L'associazione, che diffonde i dati in occasione del convegno organizzato a Roma, sottolinea in una nota "un sensibile aumento delle richieste di aiuto che coinvolgono la fascia delle giovani generazioni": dal 2009 al 2010 le vittime adolescenti sono aumentate del 30%. I gruppi settari contati sul territorio nazionale sono circa 8 mila. Riguardo la fascia d'eta' delle vittime, per il 36% sono giovani, per il 44% adulti, mentre gli anziani sono il 20%. Si tratta per il 54% di uomini e 46% di donne, mentre sono quest'ultime che si maggiormente chiedono aiuto: le persone che si rivolgono al servizio antisette sono per il 62% donne e per il 54% uomini.
Inoltre il 38% delle vittime proviene da un ceto sociale alto, il 42% dal ceto medio e il 20% ha invece un'estrazione sociale bassa. Le sette sono piu' diffuse nel nord Italia (43%), segue il centro con un 31% e il sud con il 26%. Le regioni piu' colpite dal fenomeno sono la Lombardia (16%), segue l'Emilia Romagna (15%), poi il Lazio (13%), la Puglia (11%) e il Veneto (5%), mentre il 40% delle sette e' stato localizzato nelle regioni rimanenti. Le citta' piu' colpite dal fenomeno sono, nell'ordine, Milano, Roma, Brescia, Padova, Bari, Perugia, Catania, Bergamo, Catanzaro, Foggia, Bologna, Ferrara, Modena, Pescara e Viterbo.
Analizzando invece la tipologia delle sette viene fuori che sono per il 38% psicosette, per il 26% sette pseudo-religiose e per il 21% magico-esoteriche. L'associazione segnala anche il tipo di risposta e di aiuto forniti: per la maggior parte (56%) risposte telefoniche, lettere o email e incontri privati; nel 23% dei casi sono stati forniti contatti con parroci, esorcisti o altre realta' ecclesiali, mentre nel 21% dei casi e' stato fornito un collegamenti con le forze dell'ordine.
Notiziario Minori, 18 febbraio 2011
IPERATTIVITÀ, "4% DI INCIDENZA È TERRORE 
PSICOLOGICO"  POMA:   'BUFALA,      LA   SOPSI 
DÀ I NUMERI. ISS CONFERMA: MASSIMO L'1%'
Dal convegno all'Unione industriali di Torino "Il bambino non e' un elettrodomestico" (dal titolo dell'omonimo libro di Giuliana Mieli), levata di scudi contro le dichiarazioni della Sopsi (Societa' italiana di psicopatologia), riunita in congresso a Roma, che denunciava la carenza di diagnosi per l'iperattivita' infantile in Italia, con centinaia di migliaia di bambini non presi in carico e una conseguente potenziale 'emergenza' in relazione ai disturbi antisociali gravi che questi minori maturerebbero con l'eta' se non adeguatamente trattati. "Una vera bufala- denuncia Luca Poma, giornalista e portavoce di 'Giu' le Mani dai Bambini',il comitato italiano di farmacovigilanza pediatrica in Italia (www.giulemanidaibambini.org)- un modo eticamente discutibile di far pressione sui genitori, convincendoli che qualora i loro figli non vengano trattati, spesso con psicofarmaci, finiranno a delinquere, crescendo come disadattati. La Sopsi 'da i numeri'- sottoliena Poma- e' proprio il caso di dirlo, parlando di 300.000 casi in Italia meritevoli di presa in carico, pari, secondo loro, al 4% della popolazione infantile: l'Istituto Superiore di Sanita' conferma per iscritto che la prevalenza italiana e' massimo dell'1%, in certe zone d'Italia anche meno. Inoltre, ci sono studi scientifici, come quello di Lambert, che provano esattamente il contrario rispetto a quanto affermato dalla Sopsi, ovvero che c'e' una piu' elevata predisposizione alla dipendenza da alcool cocaina e tabacco nei bambini e adolescenti iperattivi trattati con psicofarmaci, il che e' quasi ovvio se si pensa che il minore si abitua a trovare nel farmaco una soluzione pronta all'uso, esterna da se la soluzione a tutti i problemi. Ma non stupisce la posizione della Sopsi: basta indagare- conclude Poma- su chi finanzia abitualmente i loro convegni negli ultimi anni, sono le piu' importanti case farmaceutiche produttrici di psicofarmaci per bambini". Emilia Costa, medico e professore emerito all'Universita' Sapienza di Roma aggiunge: "Non sono d'accordo con i colleghi, queste diagnosi di iperattivita', invocate a gran voce, sono spesso inconsistenti e vaghe, piu' che altro una moda importata dagli Usa. Bisogna indagare il motivo profondo del disagio dei bambini, di cui l'iperattivita' e solo un sintomo". Infine, Poma ricorda: "Lode all'Istituto Superiore di Sanita', che con il registro nazionale dei bambini in terapia lavora per contenere le diagnosi. Anche negli Usa stanno facendo marcia indietro su questa epidemia di diagnosi, mentre noi in Italia invece cerchiamo di copiare in ritardo il modello americano: non ha nessun senso, dobbiamo piuttosto esportare il modello italiano all'estero".
Notiziario Minori, 18 febbraio 2011
SACCONI AI GIOVANI: FATE INGEGNERIA, NON
COMUNICAZIONE "ANCHE SE E' PIU' DIFFICILE"
Ingegneria meglio di Scienze in comunicazione, anche se e' "piu' difficile". Parola di Maurizio Sacconi che, intervenendo al teatro Capranica per la presentazione del 'Rapporto sugli ingegneri in Italia' del Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri, torna su un tema a lui caro, quello cioe' di stimolare i giovani a scegliere corsi di laurea con prospettive occupazionali. "Dobbiamo incoraggiare la scelta di questo percorso- afferma il ministro del Lavoro- che fortunatamente e' in crescita e offre prospettive occupazionali".
Uno stimolo ai giovani che puo' arrivare grazie a "contratti di apprendistato, percorsi di alta formazione, dottorati di ricerca che consentano, attraverso la collaborazione tra universita' e aziende, di integrare apprendimento e lavoro con prospettive di valida occupabilita'". Sacconi osserva che la scelta di studi in ingegneria non e' certo delle piu' semplici: "E' piu' facile fare Scienze della comunicazione- chiosa- ma le facolta' piu' impegnative sono quelle che danno maggiori possibilita' di occupazione".
Notiziario Minori, 18 febbraio 2011