mercoledì 4 marzo 2015

CON VIDEOGIOCHI VIOLENTI 1 SU 3 HA CONVULSIONI
STUDIO PILOTA NAZIONALE CONDOTTO
DA ASSOCIAZIONE PETER PAN
Un bambino su 3 ha convulsioni e reazioni da panico. A causarle sarebbero i videogiochi violenti. Sono questi i risultati di uno studio pilota nazionale condotto da Peter Pan associazione per la tutela dell'infanzia su bambini italiani nella fascia puberale che va dagli 11 ai 13 anni. Lo studio è stato eseguito grazie al contributo del gruppo Trevisan del Veneto e alla Fondazione Scintille di Sergio Mazzuca e Sante Naccarato. Rilevatori sono stati il giornalista Mario Campanella e la psichiatra Donatella Marazziti, docente all'Università degli studi di Pisa.
I ragazzi 'sotto osservazione' per qualche mese erano accomunati dalla visione costante di games 'violenti'. Il videogioco testato è stato GTA 5 Grand Theft auto, che vede tre criminali uno dei quali psicopatico che uccidono in una città definita Los Santos, luogo che rappresenta le grandi metropoli americane. Per lo studio sono stati testati cinquecento bambini residenti a Roma, Genova, Verona e Salerno. Il 34% di questi bambini ha palesato reazioni tipiche di ansia, insonnia, enuresi notturna, sintomi di derealizzazione. Il 26% ha mostrato reazioni di fotosensibilizzazione. Un residuo 32% non ha mostrato, invece, segni particolari.
Il metodo eseguito è stato quello cape, con un'intervista raccolta dai genitori. Il lavoro è iniziato il 1 novembre e si è concluso il 1 febbraio. "Si tratta di dati che devono far riflettere hanno dichiarato Donatella Marazziti e Mario Campanella - soprattutto per la facilità con cui questi giochi vengono copiati e venduti sul mercato nero senza nessun filtro. Si tratta di esperienze personali che possono realmente produrre instabilità nei bambini". "I bambini che manifestavano ansia e sintomi neurovegetativi si legge ancora nella nota - non riuscivano a staccarsi dal video, mostrando propensione per la dipendenza. Sono dati che dovrebbero far riflettere la politica italiana e innescare comportamenti adeguati da parte delle istituzioni che continuano ad ignorare sistematicamente i rischi connessi alla libera circolazione di questi videogiochi".
 Notiziario Minori, 4 marzo 2015.

sabato 21 febbraio 2015


BIMBI RABBIOSI, TRE INCONTRI
 A BOLOGNA PER CAPIRE
STRATEGIE PER AFFRONTARE UN DISAGIO CHE È SEMPRE PIÙ DIFFUSO
 Giochi scagliati a terra con violenza, o a volte distrutti. Ma anche urla, gesti aggressivi e corse forsennate senza una meta. È quello che fanno i bambini quando sono arrabbiati, ma non sempre è rabbia e basta. E non sempre la cosa si può liquidare con una punizione, perchè molto spesso dietro queste manifestazioni di violenza e aggressività si nasconde un problema più grande, per esempio di origine traumatica, su cui c'è bisogno di lavorare. Lo sa bene Francesca Broccoli, psicologa e psicoterapeuta bolognese, che ha deciso di organizzare tre incontri a Bologna per aiutare i genitori a capire i segnali di un disagio che è sempre più presente tra i bambini, piccoli e piccolissimi.
"Negli ultimi due anni ho avuto in terapia molti casi di questo tipo, con bambini dai tre-quattro anni fino agli 11-12 che presentavano forti scoppi di rabbia, spaccavano le cose o si dimostravano aggressivi verso cose e persone, e questa cosa si ripeteva", spiega Broccoli. "I genitori venivano a chiedermi aiuto, spesso inviati dai pediatri, e lavorando con loro è venuto fuori che spesso dietro la rabbia dei bambini c'era un lutto, una separazione, o anche la paura dell'abbandono- prosegue la psicologa- perchè la rabbia è solo un contenitore, attraverso il quale i bambini comunicano paura, ansia o un momento di angoscia. La cosa importante è capire cosa ci vuole comunicare il bambino, non punirlo e basta".
É stato proprio il numero di casi registrati a spingere Broccoli a organizzare tre incontri pubblici, il primo questo sabato pomeriggio, per parlare di questo problema e aiutare i genitori ad affrontarlo. "La rabbia dei bambini cosa ci dice? Cosa possiamo farci?", è il titolo del ciclo. "Spesso i genitori sono i primi a trovarsi in grande difficoltà di fronte a queste manifestazioni, ho pensato fosse utile dare qualche spunto per gestire queste situazioni", dice la psicologa. Tra i casi trattati negli ultimi due anni, c'è quello di un bambino di nove anni che aveva forti crisi di rabbia, sbatteva per terra i giochi, correva a perdifiato per tutta la casa e poi si buttava con violenza contro i cuscini o contro la mamma. Dietro tutto questo c'era la difficoltà a elaborare il lutto per la morte del papà, avvenuta anni prima, che il bimbo aveva cercato di superare mostrando di essere un 'duro'.
Un altro caso affrontato da Broccoli riguardava una bambina di tre anni che manifestava profondi scoppi d'ira: la terapia ha fatto emergere che la sua era una reazione ai tanti litigi a cui aveva assistito in famiglia. Per il primo incontro, della durata di un'ora e mezza circa, l'appuntamento è il 21 febbraio alle 16 in via San Giuliano 15/b, nella sede dell'associazione Klaria.
Gli altri sono fissati il 9 marzo (alle 20.30) e il 21 marzo alle 16. Per informazioni telefonare al 3488521010 o scrivere a f.broccoli@alice.it.
Notiziario Minori, 21 febbraio 2015.

LE FERITE DELL'INFANZIA:
DAI TRAUMI A DEPRESSIONE
CIOFFI: "AFFRONTARLI CON PSICOTERAPIA SPECIFICA PER L'ETÀ"
'Le ferite dell'infanzia. Esprimerle, comprenderle, superarle', è il libro scritto dalla psicoanalista francese Nicole Fabre "che parla di traumi e microtraumi vissuti in età evolutiva e da affrontare con un trattamento psicoterapeutico adeguato all'età del minore". Lo spiega all'Agenzia di stampa Dire Carla Cioffi, neuropsichiatra infantile di Roma, che ha curato la prefazione del testo pubblicato dalla casa editrice Magi Edizioni.
COSA SI INTENDE PER FERITE DELL'INFANZIA? "Si tratta di eventi traumatici avvenuti in età evolutiva che possono essere piccoli traumi che si ripetono nel tempo o grandi traumi- precisa la neuropsichiatra- i grandi traumi, ad esempio, possono essere quelli che i bambini vivono in situazioni estreme come quelle di guerra. Minori non sufficientemente protetti e contenuti dalle loro figure genitoriali, che si trovano ad affrontare circostanze psicologicamente e materialmente traumatiche ad un'età in cui 'l'Io' non è ancora ben strutturato e definito. Per reagire- afferma il medico- spesso vengono attivati nella psiche del bambino dei meccanismi di difesa importanti, meccanismi che al momento sono in grado di sostenerli e di salvarli da gravi reazioni psicologiche, ma nel tempo queste difese spesso si strutturano in rigidità del carattere fino a diventare delle vere e proprie patologie". Sono tante le situazioni traumatiche: "Un ulteriore esempio può essere il conflitto tra genitori e/o la loro separazione, quando il bambino oltre ad assistere al crollo del suo nucleo familiare si trova a dover decidere con chi schierarsi e da quale parte stare. Altre grandi cause di ferite dell'infanzia riguardano gli abusi sul bambino che possono essere di molti tipi, sia fisici che psicologici, sia diretti che assistiti.
Naturalmente stiamo parlando dei grandi traumi- precisa il medico- ma anche quelli piccoli, soprattutto se ripetuti nel tempo, possono ostacolare la crescita e compromettere la formazione di una personalità sufficientemente robusta e strutturata da un punto di vista psicologico".
CHE CONSEGUENZE POSSONO AVERE QUESTI TRAUMI NEI MINORI? "Possono causare una profonda depressione, disturbi alimentari, disturbi del comportamento o ancora disturbi nei fisiologici meccanismi di separazione. In quest'ultimo caso- approfondisce Cioffi- il bambino, che crescendo deve iniziare a separarsi dalle figure di riferimento, tollera malissimo il distacco dal caregiver (in genere la madre, ma non solo) e viene invaso da un'autentica angoscia. Eppure- ricorda l'esperta- la separazione è importante e deve esserci altrimenti il minore non si costruisce come individuo. Una sintomatologia sostenuta dall'angoscia di separazione è la fobia scolare, questa patologia solitamente esordisce soprattutto in prima o seconda media, anche se alcune avvisaglie sono visibili già alle elementari".
QUALI SONO LE GRANDI PATOLOGIE? "Sono le depressioni maggiori e i disturbi psicotici", precisa il medico. SI PARLA TANTO DELLA SINDROME DA DEFICIT DI ATTENZIONE ED IPERATTIVITA' (ADHD), PERCHÉ? "In questo modo spesso viene omologato un bambino ipercinetico, iperattivo, anche se poi spesso non lo è. Secondo me- ripete Cioffi- spesso si tratta di un disturbo iperansioso". Una differenza di vedute che indica "uno scollamento tra come viene catalogato un minore 'iperattivo' nella cultura nordamericana molto condizionata dall'intervento psicofarmacologico anche in età pediatrica e in quella europea, soprattutto italiana. Noi siamo portati a considerarli bambini condizionati da problematiche psicologiche spesso di tipo familiare". COM'È LA DEPRESSIONE NEL BAMBINO? "La depressione nel bambino è diversa da quello dell'adulto. 'I grandi' hanno un tono dell'umore basso e sono ripiegati su se stessi, 'i piccoli' spesso non riescono a stare fermi, a concentrarsi e vanno male a scuola".
COME AFFRONTARE LA DEPRESSIONE NEL BAMBINO? "Con la psicoterapia, l'approccio da utilizzare dipende dall'età. Nella fase prescolare si utilizza principalmente la psicomotricità, la terapia di gioco, il disegno, la pittura e tutti quei trattamenti specifici per l'età evolutiva. In età scolare s'incomincia ad usare anche il linguaggio" in genere però "usare la parola per esprimere le proprie difficoltà è di per sé molto angoscioso e un bambino traumatizzato- chiarisce la neuropsichiatra infantile- si esprime in modo più sereno attraverso il gioco". Una terapia utilizzata è la Sandplay therapy, "una pratica nata negli anni '50 come approccio terapeutico junghiano. Creato appositamente per i bambini e utilizzato dalla prima età scolare in poi, riscuote ottimi risultati anche con gli adulti. Le terapie in età evolutiva comunque possono essere varie, ma quella esclusivamente verbale arriva in genere nel periodo adolescenziale quando il ragazzo ha una capacità simbolica più evoluta. Con i piccoli- conclude Cioffi- si utilizza per lo più il gioco, perché il giocattolo diventa un tramite alla capacità simbolica".
                                                                                            
Notiziario Minori, 21 febbraio 2015

domenica 15 febbraio 2015



MOIGE: 9 SU 10 'NAVIGANO'
MA POCHI CONTROLLI
Sono 9 su 10 i ragazzi che navigano abitualmente su Internet. Di questi, 1 su 5 ha dichiarato di restare connesso oltre 3 ore al giorno. Questi sono solo alcuni dei dati illustrati in occasione della presentazione dell'indagine 'Per un web sicuro' a cura del Moige e della Polizia postale e delle Comunicazioni in collaborazione con Trend micro, Google, Hp, Vodafone e Cisco. La campagna, giunta alla quarta edizione e presentata al dipartimento della Pubblica sicurezza a Roma, ha messo in evidenza un uso costante ma non sempre consapevole del web da parte dei minori. Il più delle volte alla mancata consapevolezza corrisponde infatti un insufficiente controllo da parte dei genitori. Il 32% dei ragazzi con un computer a casa, infatti, ha la possibilità di connettersi dalla propria stanza. Un'abitudine diffusa soprattutto tra gli 11 e i 13 anni (39%). Sei intervistati su 10 dichiarano inoltre, di navigare in Internet da soli. Pochi i giovani che si connettono per studiare: appena 1 su 7. Il 24% usa la rete invece per chattare; il 22% scarica e ascolta musica; il 18% gioca o guarda immagini. La socializzazione resta il principale motore che spinge all'uso del web. Il 30% degli intervistati, infatti, ha dichiarato di intraprendere sempre o spesso nuove amicizie in Rete. A tutto ciò corrisponde, appunto, un controllo carente da parte dei genitori: quattro su 10 non danno alcun limite di tempo alla connessione dei figli e 1 su 4 sa poco o 'per niente' riguardo a cosa facciamo i figli in Rete. Altro fattore di rischio tra i giovani riguarda l'uso di identità fittizie. Un ragazzo su 3 afferma di non usare mai la propria identità in Rete o di farlo raramente. Un dato quest'ultimo perfettamente in linea con il 37% di coloro che confermano di aver fatto amicizia on line con sconosciuti. Sempre su questo tema, è altrettanto indicativo quel 19% che ha confessato di aver incontrato nella vita le persone conosciute sul web e quel 13% di ragazzi tra i 14 e i 20 anni che si sono esposti al fenomeno del 'sexting' (scambio di immagini o video 'intime') dando il proprio numero a estranei conosciuti in chat. Uno studente su 4 dichiara di aver ricevuto contenuti a sfondo sessuale (tendenza raddoppiata rispetto al 2011) e 6 su 10 si sono detti 'divertiti' nell'aver ricevuto o inviato foto 'hot', sottostimando la reale gravità del fenomeno. Infine, sempre secondo l'indagine, 6 adolescenti su 10 appartenenti a una fascia d'età tra i 14 ed i 20 anni, almeno una volta, hanno utilizzato foto o video per prendere in giro qualcuno (1 su 5 dichiara di farlo spesso).
"Prevenzione e formazione- ha detto Roberto Sgalla direttore centrale delle specialità della Polizia di Stato- sono gli strumenti più efficaci per far sì che i giovani imparino a navigare con prudenza in Internet e allo stesso tempo i genitori conoscano i mezzi a loro disposizione per proteggere i figli dai pericoli del web". Secondo la presidente nazionale del Moige, Maria Rita Munizzi, "La tutela dei minori on-line è un atto di responsabilità collettiva che deve essere condivisa da genitori, istituzioni e operatori. La lotta al cyberbullismo e all'adescamento virtuale non può prescindere dalla sinergia di queste forze e dall'educazione ad un uso consapevole della rete".
   Notiziario Minori, 15 febbraio 2015

domenica 1 febbraio 2015


 Sport sulla neve, ecco i consigli del Bambin Gesù
Sci ai piedi non prima dei 4 anni,
lezioni di gruppo e casco

Prevenire incidenti e traumi sulla neve è possibile, basta rispettare alcune regole basilari: visite specialistiche solo se agonisti, sci ai piedi non prima dei quattro anni, utilizzare il casco e frequentare lezioni di gruppo. Sono i consigli degli esperti dell'ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, per aiutare bambini e ragazzi a mantenere una sana condotta in pista. Poche indicazioni che, se osservate, "permetteranno a chi scia di non costituire un pericolo per sé e per gli altri".
Ecco nel dettaglio i consigli dei medici dell'ospedale della Santa Sede:
VISITE MEDICHE - "A differenza della pratica agonistica, che richiede gli accertamenti previsti dalla legge da parte di uno specialista in medicina dello Sport, andare in settimana bianca non comporta alcuna visita medica preventiva. E' comunque opportuno che prima di iniziare l'attività, il pediatra curante si accerti della buona salute del bambino e certifichi che possa svolgerla senza alcun rischio".
QUANDO INIZIARE - "A quattro anni si possono inforcare i primi sci, a otto si può salire sullo snowboard e dai dieci in poi è possibile praticare fondo. Una specialità, quest'ultima, che però suscita spesso scarso interesse nei bambini molto piccoli- precisano i medici- in quanto ritenuta più faticosa e meno 'socializzante'. In linea generale, è meglio scegliere lo sport in funzione della crescita e dello sviluppo motorio: se a quattro anni si può imparare a sciare su pendii non eccessivi, per lo snowboard è necessaria più coordinazione ed è quindi meglio attendere un'età maggiore. Soprattutto all'inizio, è molto importante apprendere la tecnica di base e scongiurare così cadute traumatiche che comportino conseguenze fisiche e psicologiche. È sempre meglio far frequentare al bambino una scuola di sci, possibilmente in gruppo, per favorire l'aspetto relazionale legato all'attività. Sconsigliato il genitore che si improvvisa maestro: quest'ultimo, infatti, a differenza del papà o della mamma è preparato e sa adeguarsi alla fascia d'età del bambino. È inoltre importante che i genitori condividano con i piccoli il momento dell'apprendimento, così da aiutarli a interiorizzare tutte quelle norme in materia di sicurezza nella pratica di questo sport".
PREPARARSI ALL'ATTIVITA' - La pratica dello sci "richiede una preparazione adeguata, oltre a una concentrazione intensa. Non sempre si scende su piste ampie, appena battute e con un'inclinazione minima. Molto spesso le condizioni di visibilità non sono ideali e si scia su neve farinosa con tratti ghiacciati. Meglio allora far precedere la vacanza da almeno quindici giorni di ginnastica presciistica- sottolineano i medici- allenandosi a sviluppare l'agilità e una migliore coordinazione nei movimenti. È molto importante abituarsi a mantenere l'equilibrio, perfezionare l'elasticità articolare e aumentare la capacità di resistenza praticando step, corsa o cyclette. L'allenamento di forza non è invece indicato ai ragazzi durante il periodo dell'accrescimento. Prima di scendere in pista- proseguono- è importante fare una colazione ricca di zuccheri e preparare i muscoli attraverso un'attività di riscaldamento e stretching di 4 o 5 minuti. Questi esercizi andranno poi ripetuti in caso di lunghe pause durante l'attività: in particolare dopo pranzo".
I TRAUMI PIU' FREQUENTI E COME EVITARLI - Negli sciatori si registra un numero "più elevato di traumi degli arti inferiori, mentre negli snowboarders prevalgono i traumi degli arti superiori. Per prevenirli, è importante adottare un abbigliamento idoneo, dotarsi degli accessori tecnici per la sicurezza come il casco protettivo e non lanciarsi su piste di difficoltà maggiori rispetto al grado di preparazione e all'esperienza maturata".
QUANTE ORE? - "Dipende dalla fascia di età- affermano i medici dell'ospedale della Santa Sede- alla lezione di sci, quando il bambino avrà acquisito la sicurezza e la competenza necessarie, si potranno aggiungere le discese con mamma e papà. Anche se i più piccoli mostrano notevole capacità di resistenza, non devono andare in pista se particolarmente stanchi. In queste condizioni, infatti, possono avere meno padronanza degli sci".
 IN CASO DI ASMA - Per il bambino affetto da asma è "preferibile lo sci di fondo, grazie alle sue caratteristiche di impegno di grandi masse muscolari e cura della coordinazione tra respiro e sforzo. Lo sci alpino prevede sforzi di durata non prolungata e presenta un basso rischio di provocare asma da sforzo. Attenzione comunque all'aria fredda- precisano gli esperti- l'asma può incrementarsi a quote superiori ai 1.500 metri di altezza. Bene lo spray al saIbutamolo (un broncodilatatore). Una volta apprese le tecniche di inalazione, se utilizzato mezz'ora prima dell'attività, provvederà a contenere i sintomi".
ATTENZIONE AGLI OCCHI - Sulle piste è "necessario proteggere gli occhi dei bambini dai raggi ultravioletti A e B. È raccomandabile quindi l'uso degli occhiali da sole con filtri protettivi per raggi UVA e UVB. Le lenti devono essere progettate nel pieno rispetto dei requisiti di sicurezza stabiliti dalla direttiva comunitaria 89/686/CEE. Gli occhi vanno salvaguardati dall'azione lesiva dei raggi solari ed è quindi preferibile acquistare occhiali e mascherine da un ottico o da un rivenditore autorizzato. Obbligatorio- puntualizzano i medici- l'uso degli occhiali soprattutto per i bambini con congiuntivite allergica, in quanto più sensibili ai raggi".
NON TRASCURARE LA PELLE - L'esposizione al sole è "più rischiosa nei mesi invernali che in quelli estivi, perché l'alta quota riesce a filtrare meno i raggi ultravioletti del sole.
Consigliata l'applicazione, più volte al giorno, di una crema solare con adeguato fattore di protezione (SPF) a seconda del fototipo della pelle e anche dell'età del bambino. E' sempre preferibile un alto fattore di protezione, o protezione totale, sui punti più delicati del viso - intorno agli occhi, sul naso, sulle labbra - anche attraverso l'applicazione di creme in stick. Indossare accessori protettivi quali berretti o visiere. La presenza di nuvole non basta a fare da filtro- concludono i medici- in caso di cielo coperto è comunque opportuno mantenere tutte le misure per la protezione previste per le giornate serene".
Notiziario Minori, 01 febbraio 2015

sabato 24 gennaio 2015


MINORI. Cala numero bimbi in sovrappeso (21%), e 10% è obeso
Dati 'Okkio alla salute': restano cattive abitudini

 Cala in Italia il numero dei bambini obesi, ma restano le cattive abitudini. Nel 2014 i bambini in sovrappeso sono il 20,9%, mentre il 9,8% sono obesi. Le prevalenze più alte si registrano nelle regioni del sud e del centro. Sono alcuni dei risultati della IV raccolta dati di 'Okkio alla Salute', il sistema di sorveglianza promosso dal ministero della Salute/Ccm (Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie) e presentati oggi a Roma presso l'auditorium 'Biagio D'Alba' del ministero.
Dal 2008 a oggi "sono diminuiti i bambini di 8-9 anni in sovrappeso o obesi- fa sapere la ricerca- anche se rimangono elevati i livelli di eccesso ponderale, che pongono l'Italia ai primi posti in Europa per sovrappeso e obesità infantile". Per quanto riguarda invece le abitudini alimentari, che possono favorire un aumento di peso, dai dati emerge che gli stili di vita continuano a non essere corretti. Secondo 'Okkio alla salute', infatti, "l'8% dei bambini salta la prima colazione; il 31% fa una colazione non adeguata (ossia sbilanciata in termini di carboidrati e proteine); il 52% fa una merenda di metà mattina abbondante; il 25% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e/o verdura, mentre il 41% dichiara che i propri figli assumono abitualmente bevande zuccherate e/o gassate".
Ma ancora, appaiono invariati gli aspetti relativi al movimento e alla sedentarietà. Nel 2014 "il 16% dei bambini- prosegue la ricerca- non ha svolto attività fisica il giorno precedente l'indagine; il 18% pratica sport per non più di un'ora a settimana; il 42% ha nella propria camera la tv e il 35% guarda la guarda e/o gioca con i videogiochi più di 2 ore al giorno; 1 bambino su 4 si reca a scuola a piedi o in bicicletta". Infine, c'è scarsa consapevolezza da parte dei genitori circa lo stato ponderale del proprio figlio: dai dati emerge che "il 38% delle madri non ritiene che il proprio figlio sia in eccesso ponderale e solo il 29% pensa che la quantità di cibo da lui assunta sia eccessiva".

 Notiziario Minori, 24 gennaio 2015

venerdì 16 gennaio 2015


MINORI. 30% bambini a scuola a 5 anni rischiano diagnosi Adhd

È una ricerca canadese. L'esperto: stesso pericolo per plusdotati

-"In Canada gli esiti di una ricerca su grande scala indicano che la possibilità di ricevere una diagnosi di Adhd è molto più frequente, nella misura del 30%, se il bambino va a scuola a 5 anni e non a 6. In pratica sono bambini solamente immaturi per la richiesta di prestazioni". Lo scrive Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell'età evolutiva, nel primo numero della newsletter Dire Psicologia, dedicata alla sindrome da deficit di attenzione e iperattività.

"A conferma dell'importanza dei tempi giusti, anche in Italia se i bambini vanno a scuola troppo presto rispetto alla loro maturità- chiarisce lo psicoterapeuta- rischiano l'attribuzione di diagnosi inadeguate, come per esempio la dislessia (che generalmente si attesta al 3% ma che sale al 14% se il campione è composto di bambini di 5 anni in prima elementare)".

L'esperto conclude: "La beffa forse più pesante è che venga comminata la diagnosi di Adhd anche ai bambini plusdotati, cui non viene riconosciuta la plusdotazione ma solo l'iperattività e il disturbo dell'attenzione che ne definiscono un quadro di inadeguatezza".
Notiziario Minori, 16 gennaio 2015

domenica 16 novembre 2014


TELEFONO AZZURRO STUDIA

EMOZIONI DI 1.500 ADOLESCENTI
Il 18 novembre presentazione ricerca di Doxa Kids a Roma
 Il 18 novembre Telefono Azzurro presenterà i risultati di 'Osservatorio adolescenti: pensieri, emozioni e comportamenti dei ragazzi di oggi', una ricerca condotta con Doxa Kids sul mondo degli adolescenti. La ricerca è il frutto dell'analisi di oltre 1.500 questionari online, somministrati a ragazzi delle scuole secondarie di primo e secondo grado, selezionate su tutto il territorio nazionale per garantire la rappresentatività del campione.
L'evento si svolgerà nella Sala Pio IX di Palazzo Ferrajoli in Piazza Colonna 355 alle ore 9.
"Il questionario ha indagato le aree fondamentali della vita personale, relazionale e sociale dei ragazzi: famiglia e scuola, comportamenti violenti e a rischio, alimentazione e sport, media e nuove tecnologie. Un'istantanea scattata direttamente sui più giovani- spiega Ernesto Caffo, presidente di SOS - Il Telefono Azzurro- testimonianza fedele della loro età e del loro modo di vedere la vita, uno studio senza filtri realizzato a partire dalla stessa voce degli adolescenti, che restituisce intatta la loro realtà sempre in trasformazione. Minuziosa è stata la scelta dei temi che li vedono attori, dal rapporto con i coetanei e non, ai loro problemi e ai loro sogni, da sempre al centro dell'attività di Telefono Azzurro". La mattinata sarà l'occasione per "condividere i dati raccolti- conclude- per analizzarli e riflettere insieme su strategie e possibili risposte alle domande e alle sfide poste dall'età adolescenziale"
 Notiziario Minori, 16  novembre 2014
 Il Papa incontrera'
il mondo dell'autismo in Vaticano 
Dal 20 al 22 novembre si parlera' di come 'animare la speranza'
'La persona con disturbi dello spettro autistico: animare la speranza'. E` la 29esima Conferenza Internazionale promossa dal Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari dal 20 al 22 novembre nell'aula del sinodo in Vaticano. L'iniziativa sarà presentata martedì nella Sala Stampa della Santa Sede da monsignor Zygmunt Zimowski, presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, e da Maria Luisa Scattoni, coordinatrice del progetto per il riconoscimento precoce dell'autismo e membro dell'Istituto superiore di Sanita'.

"Tenendo conto della notevole incidenza che i disturbi dello spettro autistico comportano, nonché i problemi posti nell'ambito della ricerca, sia nell'individuazione dei sintomi che solitamente affiorano fin dai primi anni di vita con il diretto coinvolgimento della famiglia ma anche del mondo della scuola, e, non ultimo, della stessa comunità ecclesiale, il Dicastero ha ritenuto che quello dell'autismo potesse costituire un tema da affrontare e da approfondire in occasione dell'annuale Conferenza Internazionale. Come si evidenzia dal programma, numerosi esperti - scienziati, ricercatori e specialisti nella tematica in oggetto sono stati invitati per un confronto interdisciplinare e per studiare i disturbi dello spettro autistico dal punto di vista medico, psicologico, familiare, sociale, pastorale e religioso". Lo scrive Zimowski nella presentazione dell'evento.
 Durante i due giorni di studio "la Conferenza Internazionale si articolerà secondo alcune principali direttrici, quali l'epidemiologia e la politica sanitaria, nazionale e internazionale; la ricerca, la prevenzione e gli apporti terapeutici; la diagnosi precoce e l'identificazione dei disturbi dello spettro autistico; i trattamenti farmacologici e comportamentali; gli aspetti socio-culturali, educativi, e gli approcci teologici e pastorali. Promuovendo questa iniziativa il Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari intende così manifestare la sollecitudine della Chiesa sia alla comunità scientifica, internazionale e nazionale, sia alle famiglie, al mondo della scuola ed alle associazioni che si prendono cura delle persone affette dalla diffusa sindrome dello spettro autistico. Al riguardo- prosegue il presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari- anche nel Messaggio del nostro Pontificio Consiglio, pubblicato in occasione della Giornata mondiale sull'Autismo lo scorso 2 aprile 2014, annunciando la celebrazione di questo convegno, ho scritto che: 'La complessità che la sindrome dello spettro autistico presenta alla comunità scientifica, alle famiglie, alle istituzioni formative e di inserimento sociale potrà in quella sede, con l'intervento di ricercatori, esperti ed operatori sanitari di tutto il mondo, trovare un momento di confronto e di impegno.
 Come afferma Papa Francesco nella sua recente Esortazione apostolica Evangelii gaudium, 'è indispensabile prestare attenzione per essere vicini a nuove forme di povertà e di fragilità in cui siamo chiamati a riconoscere Cristo sofferente, anche se questo apparentemente non ci porta vantaggi tangibili e immediati' (n. 210)'".
Giovedì 20 novembre la "nostra Conferenza Internazionale inizierà con la celebrazione della Santa Messa nella Basilica di San Pietro. A questa faranno seguito le relazioni e gli interventi nell'Aula del Sinodo, che si susseguiranno fino all'intera giornata del venerdì successivo. Nella mattinata di sabato 22 i partecipanti alla Conferenza si ritroveranno, infine, con le persone affette da disturbi dello spettro autistico ed i loro familiari, gli accompagnatori, gli operatori sanitari, i sacerdoti, i religiosi e le religiose nonché i volontari nell'Aula Paolo VI per un Incontro di testimonianza e preghiera con il Santo Padre Francesco, insieme ad un momento musicale.
 Proprio per il notevole apporto offerto dalla musica per questa specifica patologia, si è ritenuto opportuno che detto Incontro con il Papa assuma anche i contorni di una 'festa', rendendo così più agevole il coinvolgimento e la partecipazione delle persone che saranno presenti all'Incontro, quale segno anche dell'attenzione, della vicinanza e della solidarietà della comunità ecclesiale. Una testimonianza preziosa sarà inoltre offerta dall'esposizione delle opere di un pittore autistico di Taiwan, che è riuscito ad affermarsi come artista in ambito internazionale e che sarà presente al nostro evento". Zimowski conclude: "Vogliamo affidare i lavori di questo nuovo sforzo organizzativo alla protezione della Madonna Addolorata, che stette presso la croce di Cristo. Affidando al suo materno soccorso le difficoltà che gravano sulle persone autistiche e sui loro familiari in particolare, come pure le ansie che accompagnano il mondo scientifico in questa sfida, preghiamo di camminare con Lei sulla via della fede per unire le nostre sofferenze alla passione di Cristo, affinché diventino occasione di grazia e strumento di evangelizzazione e di salvezza per tutti".
 Saranno presenti all'evento il monsignor Jean-Marie Mate Musivi Mupendawatu e padre Augusto Chendi, segretario e sottosegretario del dicastero, e alcune personalità del mondo della musica come i Tazenda, Arisa, il maestro Giuseppe Barbera e il maestro Giulio Rapetti-Mogol.
                                                                      Notiziario Minori 16 novembre 2014

sabato 11 maggio 2013

ALCOHOL PREVENTION DAY, 'NO CONSUMI
FINO A 18 ANNI' SCAFATO: PERCHÉ INTERFERISCE
CON LO SVILUPPO DEL CERVELLO
Zero alcol fino ai 18 anni e' una norma di salute, non e' proibizionismo. A dirlo alla Dire e' Emanuele Scafato, direttore dell'Osservatorio nazionale alcol, Cnesps, in occasione dell'Alcohol prevention day. "Incrementare il livello di consapevolezza sui rischi dell'alcol e' necessario- ha aggiunto l'esperto dell'Istituto superiore di Sanita' (Iss)- perche' piu' si ritarda l'avvio al consumo alcolico e migliore sara' il profilo di salute quando si diventa adulti". L'alcol interferisce con "lo sviluppo del cervello e le evidenze scientifiche dimostrano che fino a 18 anni non bisognerebbe proprio consumarlo. Per cui- ha precisato Scafato- fino a quando non si e' adulti, e non si e' soprattutto adultizzato anche il sistema metabolico dell'alcol carente nei giovani, bisogna fare molta attenzione". I comi etilici di cui si sente parlare negli adolescenti "sono legati anche a piccole quantita' di alcol- ha sottolineato- a causa di questa incapacita' di smontare la molecola dell'alcol che fa danno e intossica. Rispetto alla popolazione generale e' chiaro che pensare a piu' di un bicchiere di bevanda alcolica per una donna, molto piu' vulnerabile dell'uomo, o piu' di due bicchieri per un uomo non e' concepibile. Cosi' come- ha affermato Scafato- non e' concepibile che un anziano consumi piu' di una bevanda alcolica al giorno, dal momento che il sistema metabolico dopo i 65 anni ridiventa come quello di un adolescente". Il direttore dell'Osservatorio nazionale alcol ha rimarcato il bisogno di fare rete con medici di base e pediatri: "Tutto il settore di assistenza primaria, che dovrebbe essere supportato in termini di integrazione, nella pratica quotidiana deve imparare ad utilizzare la strumentazione necessaria all'individuazione del rischio alcolico. È facile, si tratta di tre domande- ha spiegato l'esperto dell'Iss- basta chiedere quanto si consuma, con che frequenza e se e' capitato di ubriacarsi. C'e' uno strumento che si chiama 'Audit' e consente di rilevare dei punteggi: se il punteggio e' elevato, piu' di 4 per le femmine e piu' di 5 per gli uomini, allora il medico sa chi ha davanti e sa come comportarsi". Bisogna integrare il lavoro dei pediatri e di tutti i medici di base che visitano gli adolescenti, perche' "prima intercettiamo e prima abbiamo la possibilita' di poter dialogare con la persona ed incrementare cosi' il suo livello di consapevolezza". In questo modo "abbiamo la possibilita' di ridurre del 25%, nella nostra popolazione, il consumo di bevande alcoliche in eccesso. Uno strumento non invasivo- ha concluso il direttore- che viene usato in tutto il mondo, integriamolo anche in Italia".
Notiziario Minori, 11 maggio 2013
FUMO, MOIGE: CATTIVE ABITUDINI GENITORI
 INFLUENZANO FIGLI AL VIA CAMPAGNA PER
 MOSTRARE DANNI CAUSATI NEGLI UNDER 18
Per l'indagine 'Giovani&Fumo', commissionata dal Movimento italiano genitori (Moige) all'istituto Swg, il campione di intervistati (2 mila genitori con figli di eta' compresa tra i 6 e i 18 anni) e' stato sostanzialmente diviso a meta' tra nuclei familiari in cui nessuno fuma (49%) e quelli in cui lo fa almeno un genitore (padre fumatore 23%; madre fumatrice 12%). 6 genitori su 10 (57%) affermano di fumare in ambito domestico e una quota di poco inferiore alla meta' (48%) fuma di fronte ai figli. E' interessante notare che 3 genitori su 4 (72%) sono consapevoli di quanto le loro cattive abitudini possano influenzare i comportamenti dei figli. Per quanto riguarda l'aspetto del dialogo con i propri figli riguardo le tematiche legate all'abitudine del fumare e le sue conseguenze, quasi 9 intervistati su 10 (85%) dichiarano di essere intervenuti con i loro figli per spiegare la dipendenza dalla nicotina, anche se solo il 39% lo ha fatto con una certa costanza e continuita'. 8 genitori su 10 (79%) ritengono che i ragazzi conoscono i pericoli provocati dal fumo e i figli dei fumatori si dimostrano particolarmente sensibili al tema e consapevoli dei pericoli, tanto che l'82% degli intervistati dichiara di aver ricevuto una richiesta esplicita di smettere di fumare e abbandonare il vizio. Sul tema della nuova normativa per tutelare la salute dei piu' giovani, dal mese di gennaio di quest'anno e' entrato in vigore il divieto di vendere tabacchi ai minori di 18 anni. Nonostante siano passati pochi mesi dall'attuazione della nuova normativa, 7 genitori su 10 (71%) conoscono le nuove regole e secondo la meta' degli intervistati (52%) anche i loro figli ne sono informati. Per sensibilizzare minori e genitori sul tema delle conseguenze derivanti dal fumo e cercare cosi' di contrastare in maniera concreta il fumo minorile, sabato e domenica arriva presso il centro commerciale 'Sedici Pini' di Pomezia la campagna itinerante 'Alessio e Sara in tour per la prevenzione al fumo minorile!', realizzata dal Moige con il patrocinio scientifico della Sipps (Societa' italiana di pediatria preventiva e sociale), che gia' negli scorsi anni ha portato in 25 centri commerciali italiani il suo programma di sensibilizzazione e informazione per la lotta al fumo minorile. Il tour 2013 raggiungera' 15 centri commerciali in tutta Italia, toccando le regioni Campania, Toscana, Lazio, Puglia, Emilia Romagna, Lombardia, Molise e Basilicata e coinvolgendo circa 54mila persone tra bambini e adulti che, dalla mattina fino al tardo pomeriggio, potranno assistere agli spettacoli teatrali con i burattini animati da artisti professionisti. Ai piccoli spettatori e ai loro genitori saranno donati booklets informativi, per favorire il dialogo tra genitori e figli sul tema e promuovere una corretta conoscenza dei rischi derivanti dal fumo attivo e passivo. Inoltre saranno disponibili per i bambini tanti gadgets in ricordo della giornata. Queste le altre tappe del tour: - sabato 11 e domenica 12 maggio presso il centro commerciale 'La Mongolfiera' di Taranto; - sabato 18 e domenica 19 maggio presso il centro commerciale 'La Mongolfiera' di Foggia; - sabato 25 e domenica 26 maggio presso il centro commerciale 'La Scaglia di Civitavecchia' (Rm); - venerdi' 31 maggio e sabato 1 giugno presso il centro commerciale 'Vialarga' di Bologna ; - sabato 8 e domenica 9 giugno presso il centro commerciale 'Le Cupole' di San Giuliano Milanese (Mi); - sabato 15 e domenica 16 giugno presso il centro commerciale 'Costaverde' di Montenero di Bisaccia (Campobasso); - sabato 22 e domenica 23 giugno presso il centro commerciale 'Polo Acquisti Lucania' di Tito (Potenza); - sabato 29 e domenica 30 giugno presso il centro commerciale 'Il Castello di Ferrara'; - sabato 6 e domenica 7 luglio presso il centro commerciale 'Vulcano' di Sesto San Giovanni di Milano; - sabato 13 e domenica 14 luglio presso il centro commerciale 'Parco Leonardo' di Fiumicino (Roma); - sabato 20 e domenica 21 luglio presso il centro commerciale 'La Riviera' di Arma di Taggia (Imola) Per ulteriori informazioni sulla campagna e' possibile consultare la sezione dedicata disponibile sul sito istituzionale www.moige.it.
  Notiziario Minori, 11 maggio 2013

venerdì 5 aprile 2013

FUMATORI E DEPRESSI, RISCHIO OSTEOPOROSI:
 LO RILEVA STUDIO USA IL CAMPANELLO
 D'ALLARME SCATTA DURANTE L'ADOLESCENZA
Depressione, ansia e fumo sono associati con una minore densita' minerale delle ossa negli adulti, ma questi fenomeni non erano mai stati studiati nell'adolescenza, quando si realizza piu' del 50% dell'accumulo osseo. Questo studio longitudinale preliminare e' il primo a dimostrare che fumo e sintomi depressivi nelle ragazze adolescenti hanno un impatto negativo sull'accumulo osseo adolescenziale, e possono diventare un campanello d'allarme per un futuro caratterizzato da una bassa densita' ossea o osteoporosi, e maggiori possibilita' di frattura negli anni dopo lat menopausa. Lo studio e' stato pubblicato sul Journal of Adolescent Health edito da Elsevier, la rivista ufficiale della Society for Adolescent Health and Medicine (Sahm). L'osteoporosi e' un problema molto gravoso per la salute. Sebbene si manifesti soprattutto nelle donne dopo la menopausa, le sue radici possono essere rintracciate nel periodo della crescita, inclusa l'adolescenza. La Fondazione nazionale americana per l'osteoporosi stima che 10 milioni di americani ne sono affetti e altri 34 milioni sono a rischio. Nel 2005, ci sono state due milioni di fratture le cui cause potevano essere attribuite all'osteoporosi, per costi medici pari a 19 miliardi di dollari. Le previsioni danno questi numeri in crescita a tre milioni di fratture e 25,3 miliardi di dollari ogni anno entro il 2025, con un peso gravoso sulla sanita' pubblica. Le meta analisi hanno mostrato che la depressione in eta' adulta e' associata all'osteoporosi e alla bassa densita' minerale delle ossa. Anche il fumo ha un impatto negativo sulla salute delle ossa, e infatti gli adulti fumatori hanno una densita' minerale delle ossa inferiore a non fumatori, cosi' come un crescente rischio di fratture nel corso nella vita pari al 31%. Depressione e ansia aumentano nell'adolescenza, in particolare tra le ragazze, e fumo e uso di alcol spesso cominciano proprio a questa eta'. Sia la depressione che l'uso di sostanze spesso diventano cronici dopo l'adolescenza. C'e' in ogni caso una carenza di informazioni sul perche' questi fattori incidano sull'accumulo osseo in adolescenza. I ricercatori del Cincinnati Children's Hospital, University of Cincinnati College of Medicine e Pennsylvania State University hanno preso come campione 262 ragazze sane tra gli 11 e i 19 anni da una clinica per adolescenti in un grande ospedale pediatrico e la sua comunita' circostante per rappresentare lo sviluppo tipico degli adolescenti, e le hanno divise in 4 gruppi di eta' (11, 13, 15, 17 anni). L'obiettivo era che ogni gruppo riflettesse un numero di fumatori proporzionale alle statistiche nazionali. Le ragazze sono state visitate ognuna tre volte nel corso dell'anno. Interviste telefoniche sono poi state condotte a intervalli di tre mesi tra le visite annuali. La tendenza dell'accumulo osseo dagli 11 ai 19 anni e' stato stimato dal contenuto di minerali nelle ossa dell'intero corpo e dalla densita' minerale totale della colonna lombare e dell'anca. I ricercatori hanno scoperto che mentre le fumatrici sono entrate nell'adolescenza con livelli equivalenti di densita' minerale della spina lombare e dell'anca, il contenuto di minerali nelle ossa complessivo era significativamente minore via via che cresceva la frequenza delle sigarette. I sintomi della depressione mostravano uno schema leggermente diverso. Le ragazze con un livello di sintomi piu' elevato avevano una significativa diminuzione della densita' minerale in modo costante durante l'adolescenza. Inoltre non c'e' associazione tra l'uso di alcol, sintomi di ansia o la loro interazione con l'eta' in nessuna misurazione ossea. (DIRE) Roma, 4 apr. - "L'adolescenza e' un periodo cruciale dello sviluppo che mette le basi per la salute delle donne durante tutta la loro vita", spiega la coordinatrice della ricerca Lorah D. Dorn. "Quanto piu' osso e' accumulato nei due anni a ridosso del menarca, tanto viene perso nelle ultime 4 decadi della vita". "Per quanto ne sappiamo, il nostro studio e' il primo a testare e dimostrare che fumo e sintomi depressivi hanno un impatto negativo sull'accumulo osseo durante l'adolescenza. Potrebbe essere prematuro invocare screening e controlli per le ragazze che manifestano sintomi della depressione o fumano, ma il nostro studio dovrebbe essere replicato per determinare quando una maggiore attenzione nel monitorare i livelli dei minerali delle ossa sia necessaria", conclude. In un commento alla ricerca pubblicato sullo stesso numero della rivista, Giovanni Cizza e Kristina I. Rother, dell'Istituto nazionale di diabete e malattie digestive e del fegato, sostengono l'importanza dell'argomento della ricerca e menzionano una serie di potenziali fattori biologici e sociali che potrebbero aver contribuito a questi interessanti risultati, come il ruolo dell'indice di massa corporea, lo status socio economico, la distribuzione dei pasti, e la difficolta' di identificare i sintomi depressione in adolescenza, che "e' un momento di grandi cambiamenti e subbugli psicologici. Cizza e Rother fanno una serie di domande, concludendo che "maggiori ricerche sono necessarie per capire i meccanismi che influenzano l'accumulo osseo. Per esempio, i disturbi del sonno, sia dovuti ai sintomi della depressione sia derivanti da volontarie privazioni del sonno, danneggiano l'accumulo osseo?".
 Notiziario Minori, 5 aprile 2013 
SOLO IL 30% DEI GENITORI PREFERISCE
 LEGGERE AI FIGLI GLI E-BOOK
 Solo il 30% dei genitori italiani utilizza libri digitali con i propri bambini. Piu' del 60% preferisce leggere loro libri cartacei perche' "teme che attraverso il supporto digitale si possa perdere la magia del libro". I libri digitali vengono impiegati quando si e' in viaggio, in auto o quando occorre intrattenere i bambini. I libri di carta rimangono i preferiti per le storie della buonanotte. Il formato piu' utilizzato risulta essere l'app. Sono i dati che emergono da un sondaggio online lanciato da Filastrocche.it, Happi ideas, Mamamo' e Nati per Leggere, in collaborazione con AIB (Associazione Italiana Biblioteche), MLOL (MediaLibraryOnLine) e FattoreMamma. Lo scopo: capire qual e' lo stato dell'arte sui libri digitali per bambini dal punto di vista dei genitori e delle persone che abitualmente hanno a che fare con loro. I risultati del sondaggio sono stati presentati nel corso del TOC e della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna. Al questionario hanno risposto in mille tra genitori, insegnanti, educatori e bibliotecari, coinvolti principalmente con bambini dai 3 ai 10 anni. Hanno un livello d'istruzione piuttosto alto (circa il 68% di chi ha risposto e' infatti in possesso di laurea o titolo post laurea) e una propensione tecnologica superiore alla media italiana (anche per le modalita' stesse di raccolta dei dati). Tuttavia, dalla ricerca e' emerso che il 70% degli intervistati non utilizza libri digitali per bambini, percentuale che rimane invariata fra i bibliotecari e gli insegnanti. Segmento in cui si dichiara, rispettivamente nel 44% e nel 33,3% dei casi, di non avere gli strumenti idonei per leggerli, imponendo cosi' una doverosa riflessione sul ritardo del loro ruolo di guida e mediazione verso il contenuto di qualita' anche nel digitale.
  Notiziario Minori, 5 aprile 2013

lunedì 1 aprile 2013

SCUOLA, ISCRIZIONI: 1 SU 2 VA AL LICEO, TECNICI
IN  LIEVE  RIPRESA  MA  IL  CLASSICO  ARRETRA,
BALZO  IN  AVANTI   (+1,7%)   PER   SCIENTIFICO
Piu' iscritti nei licei (ma se lo scientifico aumenta i numeri, il classico arretra), piccoli passi avanti per i tecnici e professionali in calo. È la fotografia sulle iscrizioni alle prime classi delle superiori scattata dal ministero dell'Istruzione secondo cui "le scelte degli studenti italiani che hanno presentato domanda di iscrizione alla scuola secondaria di II grado tracciano un quadro significativo delle prospettive e dei percorsi ritenuti piu' adeguati per affrontare, con successo, gli scenari futuri di un mondo del lavoro segnato dalla crisi economica". Il liceo resta in testa alle preferenze con il 49,1% degli iscritti. In testa gli indirizzi scientifici, seguono quelli linguistici. Anche chi sceglie una formazione liceale, dunque, punta sul pratico: matematica e lingue la fanno da padrone.
I NUMERI - Complessivamente, le iscrizioni alle prime classi della scuola secondaria di II grado, svolte per la prima volta attraverso la procedura on line, sono state 515.807. Il confronto con l'anno precedente (2012/2013) fa emergere un aumento delle iscrizioni nei licei (+1,7%), una crescita seppur leggera degli Istituti tecnici (+0,4%) e un calo negli istituti professionali (-2%). Ma per quanto riguarda questi ultimi, specifica il Miur, "il calo deve tener conto dell'aumento che parallelamente si riscontra verso i percorsi di istruzione e formazione professionale organizzati da strutture regionali accreditate, specialmente in Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto e Friuli". La stima degli iscritti alla formazione regionale e' di circa 31mila studenti per un aumento rispetto ai 17mila dello scorso anno del 3,1%.
LICEI, CLASSICO IN DECLINO - Il maggiore incremento si registra (+1,7%) allo scientifico opzione scienze applicate, in calo il classico. Se l'indirizzo tradizionale dello scientifico infatti resta la scelta piu' gettonata tra i licei (il 16,5%, -1,6% rispetto al 2012), e' l'opzione scienze applicate che fa registrare l'aumento piu' significativo, passando dal 4,1% al 6,3%. In ascesa le percentuali di scelta per il linguistico che dal 7,2% dello scorso anno ha raggiunto quota 8,4%. Fanalino di coda il classico, fermo al 6,1%, in discesa rispetto al 6,6% del 2012. In totale, gli studenti iscritti ai diversi indirizzi liceali sono il 49,1%.
TECNICI AVANTI MA PIANO - Gli Istituti tecnici sono stati scelti dal 31,4% dei nuovi iscritti, in leggero aumento rispetto al 18,5% dello scorso anno. Di questi, il 12,8% ha preferito il settore economico e il 18,6% il settore tecnologico. Per quanto riguarda gli indirizzi di studio specifici, in crescita quello del Turismo del settore economico (3,6%), Chimica, materiali e biotecnologie (2,2%) e Informatica - Telecomunicazioni (4,9%) del settore tecnologico.
PROFESSIONALI, BENE ENOGASTRONOMIA - Gli istituti professionali hanno complessivamente raccolto il 19,6% delle preferenze degli studenti. Di questi, il 13,2% ha optato per il settore Industria e Artigianato, mentre il 4,9% i Servizi. Nello specifico, l'indirizzo con la percentuale di scelta piu' alta e' Enogastronomia, ospitalita' alberghiera (9%). Ed e' proprio questo indirizzo a distinguersi nelle scelte effettuate dagli studenti di alcune regioni del Sud, quali Campania, Puglia e Sicilia. In queste, infatti, il dato registrato dagli istituti professionali e' in controtendenza rispetto alla percentuale nazionale, sostenuto proprio dalle scelte verso l'indirizzo "Enogastronomia, ospitalita' alberghiera". In Campania questo indirizzo e' stato scelto dal 12% degli studenti. In Puglia ha raccolto il 9,7% delle preferenze. Bene anche in Sicilia puo' contare su un 12,3% delle scelte.
SCELTA CONDIZIONATA DAL TERRITORIO - Il Miur ha analizzato su base territoriale le percentuali di scelta degli studenti per gli indirizzi di studio coerenti con gli ambiti di specializzazione e dei cluster tecnologici regionali. In questo senso, le percentuali di maggiore coerenza tra scelte e caratteristiche territoriali si ravvisano nelle regioni specializzate in Ict/Tecnologie per Smart Communities: Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Puglia, Calabria. In alcune di queste, le percentuali di scelta per gli indirizzi piu' attinenti al settore di specializzazione superano la media nazionale del 16,6%, con punte del 19,5% in Veneto, del 19,7 in Piemonte e del 19,3% in Emilia Romagna. Percentuali meno consistenti, ma comunque positive, sono quelle del settore Chimica Verde. In questo caso la media nazionale delle iscrizioni agli indirizzi scolastici coerenti con questa specializzazione e' del 4,9%. Una percentuale superata abbondantemente in Umbria (7,5%), Emilia Romagna (7,2), Basilicata e Veneto (6,3%).
Notiziario Minori, 01 aprile 2013


lunedì 25 marzo 2013

TERNI E 'LA FATICA DI CRESCERE', CONVEGNO
SU ADOLESCENZA ORGANIZZATO IN MEMORIA
DELLA SCOMPARSA LOGOPEDISTA LORELLA ROSSI
 La cooperativa sociale ACTL di Terni ha organizzato un Convegno internazionale sulle tematiche dell'adolescenza. Si intitola: "La fatica di crescere. Salute mentale in adolescenza: prevenzione, cura, comunita' e famiglia". L'iniziativa nasce "dalla volonta' di ricordare la nostra socia fondatrice e vicepresidente, pedagogista e logoterapista Lorella Rossi, prematuramente scomparsa- spiegano, in un comunicato-. E' stata istituita a suo nome un'associazione socio culturale che collabora alla realizzazione dell'evento". Il convegno, che vede "la partecipazione di relatori quali il Professor Vittorino Andreoli e il Dr. John Diamond, avra' luogo venerdi' 19 aprile 2013, orario 8,30 - 18,30, presso La Sala Blu di Palazzo Gazzoli (Terni)". Sono previsti crediti professionali ECM per: medici, neuropsichiatri infantili, psicologi, logopedisti, educatori professionali, assistenti sociali.
 Notiziario Minori, 25 marzo 2013

sabato 23 marzo 2013

CERCARE LAVORO CON LAUREA IN TASCA? È PIU'
FACILE PARTITA CAMPAGNA DIREGIOVANI-PRESIDENZA
CONSIGLIO SU 'DIRITTO AL FUTURO'
Il settimo rapporto stilato dalla Fondazione per la Sussidiarieta', in collaborazione con il dipartimento di Sociologia dell'Universita' Cattolica e il Consorzio interuniversitario AlmaLaurea, non lascia dubbi: i neolaureati hanno piu' possibilita' occupazionale dei diplomati. A quattro anni dalla laurea, quasi 6mila laureati di tutte le facolta', sono in prevalenza lavoratori dipendenti o atipici. Per questo motivo la Presidenza del Consiglio dei Ministri, in collaborazione con Diregiovani.it, ha dato il via alla campagna 'Diritto al futuro: i tuoi studi non si fermano...', perche' tutti i giovani, a prescindere dalle condizione economiche della famiglia, devono avere eguali opportunita' di formazione. Dall'indagine, il dato piu' rilevante e preoccupante e' quello della riduzione delle iscrizioni all'universita'. Tra le cause ci sono: ridotto interesse, difficolta' economiche delle famiglie e mancanza di politiche per il diritto allo studio. Parallelamente alle immatricolazioni, pero', diminuisce anche il tasso di occupazione giovanile e cresce invece la categoria dei NEET (Not in Education, Employment or Training). Dallo studio e' emerso che una buona dose di 'intraprendenza personale' prima della laurea e' un vantaggio competitivo al termine del percorso di studi. Attivismo universitario, adattabilita' al mercato, utilizzo dei canali di ricerca appaiono fattori in grado di fare la differenza ai fini occupazionali. Sul totale degli intervistati, pero', soltanto il 14,5% appartiene al gruppo delle e'lite intraprendenti, che hanno fatto esperienze di studio all'estero, stage e tirocini, possiedono varie specializzazioni, lavorano a tempo indeterminato nei settori educazione, chimica-petrolchimica e manifatturiero, hanno una ricca dotazione di capitale relazionale e guadagnano in media fino a 200 euro in piu' degli altri laureati. A dispetto dello stereotipo della ricerca del 'posto fisso' emerge una adattabilita' crescente (52,8%), che denota un alto livello di flessibilita' rispetto alle esigenze del mercato: i piu' 'adattabili' sono soprattutto uomini (63%), ingegneri e laureati residenti al centro-sud (60%), laureati in agraria e in lingue (59%), impiegati in lavori occasionali e non standard. A conferma di un'elevata mobilita' territoriale, inoltre, il 30,6% dei rispondenti emigrerebbe anche all'estero nel caso in cui si verificassero opportunita' lavorative rilevanti. Dall'indagine si e' riscontrata la reale efficacia delle reti sociali nell'inserimento professionale dei laureati. Stando ai risultati dell'indagine, agenzie private, autopromozione, risposta e pubblicazione annunci, social network si rivelano piu' utili per trovare lavoro nel 48,4% dei casi. Rispetto a questi canali, quelli personali (parenti, amici, conoscenti) permettono di trovare un'occupazione meno remunerativa, poco legata all'utilizzo delle competenze ed instabile da un punto di vista contrattuale, soltanto nel 24,3% dei casi, con notevoli differenze per sesso e settore di studio. Se le donne si affidano maggiormente ai servizi per l'impiego pubblici e ai concorsi, oltre che ai canali relazionali, gli uomini si avvalgono soprattutto dei servizi di placement universitario, dei social network e dell'autopromozione.
Notiziario Minori Roma, 23 marzo 2013

martedì 6 novembre 2012

'NASO RIBELLE', GIOVEDI VISITA GRATUITA IN 50
 CENTRI SECONDO LA SIDRIA FENOMENO IN 
AUMENTO TRA I SOGGETTI CON MENO DI 14 ANNI 
 Avete una rinite cronica e le prove allergiche sono sempre negative? Starnutite continuamente e non sapete il perche'? Giovedi' potreste scoprirlo grazie alla Giornata nazionale su 'Il mio naso ribelle' promossa in tutta Italia dall'Accademia nazionale di citologia nasale (Aicna), che per l'occasione aprira' le porte di 50 centri a chiunque voglia effettuare un esame citologico, quale strumento diagnostico semplice, economico e indolore, ma soprattutto l'unico capace di riconoscere la presenza nel naso di cellule eosinofile e mastocita rie, cellule 'buone', responsabili delle riniti non allergiche. Per la prenotazione e' stato attivato il numero verde 800.858.404, mentre sul sito www.aicna.it e' possibile trovare tutto l'elenco dei centri dove effettuare gratuitamente l'esame. Il naso e' la cenerentola tra tutti gli organi, viene sempre trascurato. Almeno una persona su 12 soffre di rinite non allergica che viene definita 'aspecifica', quando invece ha una malattia cronica che solo la citologia puo' riconoscere. "Molte persone si adattano al malessere e imparano a convivere con questi problemi. Le conseguenze di una 'cura fai da te' sono gravi, come l'asma o la poliposi nasale", ha sottolineato il presidente dell'Aicna, Matteo Gelardi. Quest'ultimo problema "coinvolge il 4-5% della popolazione e comporta un intervento chirurgico che costerebbe al Sistema sanitario nazionale 2.500 euro. Soluzione- ha chiarito- non sempre definitiva perche' si tratta di pazienti che possono essere recidivi e, se non trattati subito, rischiano di ritornare in sala operatoria". Questa giornata nazionale serve quindi "per sensibilizzare il mondo scientifico e far prendere coscienza che esiste un esame economico e preciso per diagnosticare queste patologie nasali. Bisogna pero' iniziare anche una battaglia di informazione- ha concluso Gelardi- affinche' il ministero della Salute, che molto probabilmente non sa che esistono le riniti croniche, renda gratuite le cure per chi ne soffre. Si tratta sostanzialmente di terapie a base di corticosteroidi topici e antistaminici". Pazienti "arrabbiati" dunque, perche' economicamente non assistiti e spesso mal diagnosticati, ma le loro difficolta' non finiscono qui. La psicoterapeuta e docente in Psicoanalisi a Bari, Stella Daniele, ha spiegato che "la qualita' di vita delle persone che soffrono di riniti croniche e' compromessa. L'ostruzione nasale e' responsabile dei disturbi del sonno, da cui possono derivare stati d'ansia, depressione, difficolta' nel lavoro e nella sessualita' per gli adulti, mentre per i bambini aumentano le fobie e le ricadute negative nelle capacita' attentive e di apprendimento. Tutti- ha precisato - vivono un calo della stima e, essendo generalmente percepiti come soggetti affetti da influenza, appaiono piu' timidi e imbarazzati nelle relazioni sociali". Diventa quindi centrale anche per i pediatri "prevenire e spingere la comunita' scientifica ad aumentare le ricerche in questo settore- ha sottolineato Massimo Landi, medico di famiglia di Torino- se dati piu' certi ci sono per le riniti allergiche non c'e' invece nulla di definito per quelle non allergiche". L'ultimo studio sui minori in questo settore "e' della Sidria (Studi italiani sui disturbi respiratori dell'infanzia e l'ambiente) ed e' stato condotto su un campione di circa 40.000 soggetti fino a 14 anni di eta', sia nel 1994 che nel 2002. Questa ricerca ha dimostrato che il fenomeno delle allergie e' in forte aumento - ha ricordato il pediatra - passando dal 18% nel 1994 al 30% nel 2002". A concludere oggi la conferenza stampa di presentazione della Giornata nazionale sulle malattie nasali, e' stato Cristiano Caruso, medico specialista in allergologia presso il 'Complesso Integrato Columbus' di Roma, secondo cui anche gli allergologi "hanno adesso uno strumento in piu' per chiamare con il proprio nome una patologia che prima lavorava sotto la cenere. La citologia nasale e' una metodica accurata, che puo' prevenire lo sviluppo di asma e poliposi e aiutare medico e paziente a definire la cura piu' idonea per chi soffre di malattie nasali in modo da migliorare radicalmente la qualita' della vita". 
Notiziario Minori, 6 novembre 2012
TECNOLOGIA E BAMBINI, BINOMIO DA
REGOLARE OSPEDALE BAMBINO GESÙ: 
REGOLE, CONSIGLI E SUGGERIMENTI 
Regole, consigli, suggerimenti per conoscere, spiegare e regolamentare il rapporto tra bambini e tecnologia secondo l'ospedale Bambino Gesu'. Televisione, computer, internet, smartphone... la tecnologia negli ultimi anni ha invaso le nostre case e ha cambiato il modo di comunicare e di relazionarsi con il prossimo soprattutto da parte di bambini e adolescenti. Il mezzo televisivo e' un supporto per i genitori, negli anni e' passato da strumento d'informazione e intrattenimento nel tempo libero, a vero e proprio educatore al punto da rappresentare spesso una "compagnia virtuale", talvolta preferita in parte o in tutto a quella reale. La televisione propone messaggi educativi, culturali e sociali e grazie al digitale terrestre ci consente di avere una finestra sul mondo. Ma puo' anche presentare insidie che interferiscono sui processi emotivi e di crescita del bambino. Una di queste insidie e' quella di trasformare il bambino in un soggetto passivo rispetto alla realta' che e' proposta in tv. La visione solitaria del programma aumenta l'isolamento intrafamiliare, l'incomunicabilita' e di conseguenza il bambino subisce il messaggio senza possibilita' di confronto con l'adulto e senza poter distinguere fra cio' che e' bene e cio' che e' male. Questa insidia ha all'origine l'assenza di tutela da parte dell'adulto, il quale spesso non provvede a regolamentare ne' le ore, ne' a scegliere i programmi adatti al bambino. Cosa fare per evitare la dipendenza da TV e le sue conseguenze? Garantire la presenza di un adulto accanto al bambino ed aiutarlo a scegliere il programma; cogliere lo stato d'animo del bambino che apprende le notizie in televisione e se e' necessario, commentarle insieme a lui; regolamentare gli orari di visione della Tv in particolari quelli serali, per facilitare l'addormentamento e il sonno; favorire il movimento, i rapporti sociali e la creativita' del minore. Anche l'uso del PC e dei prodotti mobili quali lo smartphone sono delle vere e proprie calamite per bambini e adolescenti. Essi trascorrono molte ore davanti al PC, dimenticano a volte di mangiare e, quando si riesce a spegnere lo schermo, passano allo smartphone, per connettersi ai social network. Lo smartphone per esempio e' diventato un fenomeno di massa e non e' un caso che ad oggi il 65% dei tredicenni ne possiede uno. Ma perche' la Rete esercita un potere cosi' forte su bambini e adolescenti? I ragazzi attraverso i social network ed videogiochi online, allargano la propria cerchia di contatti, cercano interazioni e confronti con i propri amici. Tentano di rafforzare l'immagine ideale che hanno di se stessi, caricando foto, video e post, ma a volte finiscono per isolarsi, perdendo la cognizione del tempo, quasi in uno stato di estraneazione da tutto. Ma quali sono i segnali di allarme a cui i genitori devono prestare attenzione perche' indicano un utilizzo smodato e anomalo della Rete da parte dei ragazzi? Eccone alcuni: sembra incapace di staccarsi da Internet. Se costretto a smettere si innervosisce o mostra forti reazioni di sofferenza e insofferenza. Quando non puo' collegarsi manifesta apatia, depressione, irritabilita', stanchezza, malessere psicologico generale. Nega di passare troppo tempo su Internet, anzi si lamenta di non passarne abbastanza. Ma, si legge, non tutto e' da demonizzare: La tecnologia e le novita' che porta con se' sono in sintonia con i bisogni di cambiamento e di innovazione degli adolescenti e ci sono molti ragazzi che si avvicinano al mondo del software con spirito critico e capacita' innovative. I genitori pertanto non devono vietare l'uso del PC e/o prodotti mobili ma incentivarne l'uso finalizzato alla conoscenza. È invece consigliabile: un attento sistema di controllo da parte dei genitori condiviso con i ragazzi che consentirebbe l'uso della rete senza che questi ultimi vengano risucchiati dal vortice a volte inquietante di internet. 
Notiziario Minori, 6 novembre 2012
FEDERALIMENTARE E MIUR, TORNA 
L'EDUCAZIONE AL MANGIARE QUINTA EDIZIONE,
 50 IMPRESE APERTE A 10MILA STUDENTI
Cinquanta tra le imprese piu' importanti del comparto alimentare apriranno a circa 10mila studenti delle scuola italiane, distribuite sull'intero territorio nazionale. Torna 'Apertamente - Il Gusto fa scuola'. Giunta alla sua 5a edizione, e' declinata quest'anno nel concept 'Il gusto fa scuola' e vedra' coinvolte, dal 17 al 26 novembre 2012, oltre 50 tra le piu' importanti imprese del comparto alimentare distribuite sull'intero territorio nazionale, che apriranno i loro stabilimenti a circa 10mila studenti delle scuole italiane, con l'intento di sottolineare il contributo e l'impegno quotidiano dell'industria alimentare per garantire sulle nostre tavole alimenti sani, buoni e sicuri, all'insegna della qualita' e della responsabilita'. L'iniziativa e' promossa da Federalimentare e dalle associazioni di categoria ad essa aderenti in collaborazione con il Miur ed e' patrocinata dal ministero dello Sviluppo Economico e dal ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Apertamente si inserisce in un percorso didattico gia' intrapreso da tempo dall'industria alimentare con le scuole. Uno studio Format Research/Federalimentare rivela che circa un terzo delle aziende alimentari italiane (32,0%) e' stato coinvolto in attivita' didattiche di educazione alimentare e quasi la meta' di queste, il 45,5%, - ha comunque accolto studenti all'interno delle proprie aziende per le stesse finalita'. Gli studenti accolti nelle aziende alimentari sono compresi in prevalenza nella fascia di eta' tra gli 11 e i 13 anni (40,0% dei casi) e fra i 14 e i 18 anni (44,3%), ma le iniziative didattiche hanno coinvolto anche bambini piu' piccoli dai 6 ai 10 anni (15,7%). "Con Apertamente- afferma Filippo Ferrua Magliani, presidente di Federalimentare- vogliamo far toccare con mano a bambini e ragazzi delle scuole italiane il nostro impegno quotidiano per trovare una sintesi sempre piu' avanzata tra il gusto, la sicurezza e la qualita' nutrizionale. Raccontare ai giovani come nasce il cibo che portiamo in tavola, le sue materie prime e la lettura dell'etichetta nutrizionale permettera' loro di compiere scelte consapevoli e salutari". 
IL PROTOCOLLO FEDERALIMENTARE-MIUR: L'iniziativa e' uno dei punti qualificanti del protocollo siglato tra Federalimentare e Miur lo scorso 25 luglio e rientra tra le azioni di educazione alimentare previste dall'accordo. Miur e Federalimentare sono infatti fermamente convinti che l'unica via per combattere il sovrappeso e l'obesita', fenomeni presenti in Italia che hanno un impatto negativo sulla salute e sulla qualita' della vita, risieda nell'educazione alimentare, abbinata ad un'adeguata attivita' fisica, da realizzare attraverso la diffusione di una corretta cultura dell'alimentazione e dello sport a partire dai docenti fino ad arrivare alle famiglie tramite i ragazzi stessi. L'industria alimentare italiana ha finanziato per oltre un milione di euro due cicli di corsi rivolti ai referenti regionali e provinciali e ai docenti delle scuole secondarie di primo grado tenuto da storici dell'alimentazione, dirigenti scolastici, dietologi, tecnologi, esperti di diritto alimentare - coinvolgendo circa 900 docenti nel primo ciclo svoltosi lo scorso gennaio e altrettanti in quello che si terra' il prossimo gennaio - l'implementazione di strumenti digitali e tecnologici a supporto della didattica - in primis il sito www.ilgustofascuola.it - e la partecipazione di migliaia di studenti alla quinta edizione di Apertamente - il gusto fa scuola. 
MIUR E FEDERALIMENTARE INSIEME PER LA RICERCA: Il protocollo prevede infine una forte interazione tra industria e mondo della ricerca, con una serie di attivita' a carico del sistema associativo e delle aziende, che ha gia' portato a un primo importante risultato nella ricerca tecnologica in campo agroalimentare. Federalimentare ha coordinato insieme a Aster (Consorzio tra Regione Emilia Romagna, Universita', Enti di ricerca, e Associazioni Imprenditoriali) la partecipazione del sistema italiano delle imprese alimentari al cofinanziamento per circa 24 milioni di euro dei 4 progetti su nutrizione, sicurezza, sostenibilita' e produzione del bando del Miur Cluster Agrifood Nazionale. Sono 77 i soggetti, tra imprese, distretti tecnologici, Universita' ed enti di ricerca, parchi scientifici e tecnologici che partecipano al Cluster attivamente. Il valore complessivo dei progetti presentati e' pari a 47,5 milioni di euro. 
 L'ERA RATATOUILLE: PICCOLI CHEF CRESCONO...QUANDO I FIGLI CUCINANO PER I GENITORI: L'iniziativa targata Miur-Federalimentare arriva al momento giusto: una ricerca di 10 anni fa rivelava che erano piu' numerosi i bambini capaci di usare un videoregistratore di quanti fossero in grado di cuocere un uovo o preparare da soli una sana merenda. Ma nell'era di smartphone e touch screen le cose sono cambiate. Dalla meta' degli anni 2000 si sta affermando, in Europa ma non solo, la tendenza a rivolgere direttamente ai bambini iniziative di cultura nutrizionale o corsi, libri e videogiochi con al centro la cucina e la gastronomia. Insomma, la Ratatuille-mania sta dando i suoi frutti e i bambini sono sempre piu' interessati a tutto cio' che ruota intorno alla cucina e alle pentole. E se il governo inglese ha coinvolto, gia' nel 2004, lo chef Jamie Olivier per promuovere la campagna "Feed me better" e l'Unione Europea ha lanciato con l'associazione di chef stellati Euro-toques il progetto EU Mini-chefs, anche in Italia, complice il moltiplicarsi di corsi di cucina per i piu' piccoli, riviste dedicate e programmi tv con protagonisti bambini tra i fornelli, ormai i ragazzi che cucinano non sono piu' una rarita'. Moda, divertimento o abitudine dettata da una societa' che cambia, secondo elaborazioni del Centro Studi Federalimentare su dati ISTAT-Gpf, 1 teenager italiano su 2 esprime il desiderio di preparare pranzo e cena. E, il piu' delle volte, lo fa. Addirittura, 1 adolescente su 10 prepara un pasto per la mamma che, complice il lavoro, non ha piu' il tempo di cucinare. 
DUE RAGAZZI SU 10 SALTANO LA PRIMA COLAZIONE: Eppure, diversi indizi mostrano che questa rivoluzione culturale e' lontana dall'essere consolidata e che serve un passaggio Secondo uno studio pan-europeo deteniamo un triste primato nell'Europa a 25: in Italia almeno 2 ragazzi su 10 (19%) tra i 6 e i 17 anni non consuma la prima colazione, il pasto piu' importante della giornata. Dato confermato da un'indagine dell'Universita' degli Studi Milano-Bicocca, condotta in Lombardia su 3000 giovani tra i 14 e i 17 anni. Che aggiunge elementi tutt'altro che incoraggianti: 1 ragazzo su 4 non consuma mai o saltuariamente frutta e verdura, salta almeno un pasto a settimana, la meta' mangia 2 o 5 volte a settimana davanti alla tv o al pc e quasi l'80% dichiara di mangiare pesce molto raramente o mai. C'e' addirittura un 30% che disconosce la dieta mediterranea, reputandola, erroneamente, una cura ricca di grassi animali o - nel 21% dei casi - una dieta "che si fa al mare, a base di pesce"... 
Notiziario Minori, 6 novembre 2012

venerdì 2 novembre 2012

INCIDENTI STRADALI, MOIGE: PREOCCUPANTI
 TRA I GIOVANI SI INTRODUCANO SISTEMI PIÙ
 AVANZATI PER LA LORO SICUREZZA  
"I dati del Rapporto Aci-Istat presentati sono allarmanti, come genitori non possiamo che esprimere la nostra preoccupazione per la sicurezza dei nostri figli: nonostante il calo riscontrato, infatti, sono ancora troppi i giovani che muoiono sulla strada". Queste le parole di Maria Rita Munizzi presidente nazionale del Moige, Movimento italiano genitori. "A destare maggior preoccupazione sono i dati sui motocicli, con un indice di mortalita' doppio rispetto alle auto- continua la nota- Occorre trovare soluzioni adeguate per contrastare il fenomeno; una soluzione potrebbe essere l'introduzione di sistemi avanzati, come l'Abs, che possono ridurre il numero di incidenti con feriti e morti fino al 53%". Le azioni da compiere "per la sicurezza dei giovani sono evidentemente molteplici- conclude la presidente- e il lavoro che va fatto per arginare il fenomeno e' grande e riguarda molti soggetti, dalle istituzioni ai produttori, dalla scuola alle famiglie, che devono essere le prime a fornire ai ragazzi il buon esempio per cio' che riguarda i corretti comportamenti da tenere quando si e' alla guida di ogni tipo di veicolo. Il Moige si batte da anni con campagne di sensibilizzazione per diffondere una vera e propria cultura della sicurezza". 
Notiziario Minori, 2 novembre 2012