venerdì 8 maggio 2015


SIMEUP: QUANDO RICORRERE A
 PRONTO SOCCORSO, I CONSIGLI.
A PEDIATRICO TROPPI ACCESSI INAPPROPRIATI
Ogni anno circa 5 milioni di bambini vengono visitati nei pronto soccorso italiani. Solo nel 10% dei casi si tratta di codici gialli e rossi, ovvero quelli che identificano i casi di reale emergenza e urgenza, mentre i codici verdi (le urgenze considerate minori in fase di triage) rappresentano invece il 60-70% degli accessi. "Tra questi ultimi circa la metà può essere considerato un accesso appropriato per la necessità di escludere gravi complicanze e/o evoluzioni della malattia- afferma Antonio Urbino, presidente della Società italiana di emergenza e urgenza pediatrica (Simeup)- mentre la restante metà di questi accessi è inappropriato e può creare disservizi che possono ostacolare l'assistenza a chi ne ha veramente bisogno. Il Pronto Soccorso pediatrico è infatti una struttura che serve a fornire la prima assistenza ai bambini che necessitano di un approccio diagnostico terapeutico urgente. Ed è altresì la struttura atta ad affrontare le emergenze sia mediche che traumatiche con immediato pericolo di vita". Se è vero che tutti sanno cos'è un Pronto Soccorso, luogo il cui accesso può essere diretto, o può avvenire attraverso i servizi del 118 o per trasferimento da altro ospedale, Simeup ricorda ciò che non è un Pronto soccorso, al fine di disincentivarne un utilizzo improprio con tutti i problemi relativi al sovraffollamento delle strutture.
"Innanzitutto non va confuso con un ambulatorio pediatrico- spiega Urbino- e non sostituisce il Pediatra di famiglia che sarebbe bene consultare, se possibile e almeno telefonicamente, prima di recarsi in Pronto Soccorso. Il Ps non è nemmeno un ambulatorio poli-specialistico infatti le visite specialistiche urgenti richieste dal medico curante vanno comunque prenotate al Centro unico prenotazioni (Cup) e di norma non hanno luogo in Pronto soccorso, che non è la struttura preposta per approfondire aspetti clinici non urgenti o cronici. E non serve neppure a ottenere la compilazione di ricette e/o di certificati o l'esecuzione di prestazioni che potrebbero essere erogate presso servizi ambulatoriali". Quindi il Pronto Soccorso non va usato per questioni di comodità, per abitudine o per evitare il pagamento di un ticket.
Dalla Simeup arrivano anche alcuni suggerimenti utili in situazioni frequenti che possono invece richiedere una visita in Pronto Soccorso.
- Febbre: nel lattante con età inferiore a tre mesi se non è stato possibile farlo visitare al curante; nei bambini più grandi se la febbre è elevata, persistente, risponde poco alla terapia antipiretica e si associa a stato di sofferenza e condizioni generali compromesse; se in presenza di febbre il bambino presenta crisi convulsive soprattutto se di età inferiore ad un anno.
- Vomito: il bambino ha bisogno di cure urgenti se presenta vomito ripetuto e non riesce ad assumere liquidi soprattutto se di età inferiore a 1 anno; se presenta altri sintomi che possono portare alla disidratazione come la febbre e numerose scariche di diarrea; se oltre al vomito presenta: secchezza della cute e della mucosa orale, occhi cerchiati, mancanza di lacrime, ridotta emissione di urine; se vomita e non evacua da 24 ore soprattutto se di età inferiore a 1 anno; se il vomito è francamente ematico o di colore verde scuro o simile al caffè.
Diarrea: se presenta diarrea ripetuta e non riesce ad assumere liquidi (vomito) soprattutto se di età inferiore a 1 anno; se presenta diarrea da oltre 24 ore con più di 5-6 scariche al giorno e non assume liquidi oppure presenta segni di disidratazione; diarrea francamente ematica o la sola emissione di sangue tipo "gelatina".
- Dolore addominale: se non evacua da oltre 24 ore, presenta vomito, febbricola e se il dolore viene localizzato nelle regioni inferiori destra dell'addome (regione appendicolare); se presentano dolore addominale nelle ore successive ad un trauma della regione interessata; - Trauma cranico: se il bambino ha perso conoscenza al momento dell'impatto (trauma cranico commotivo), o presenta vomito, qualche ora dopo il trauma, con tendenza all'addormentamento, con pianto inconsolabile, strabismo, difficoltà alla deambulazione, cefalea. - Cefalea: se accompagnata da febbre e/o da vomito e non regredisce con la somministrazione di comuni antifebbrili e/o antidolorifici.
- Difficoltà respiratoria: i bambini, soprattutto se di età inferiore all'anno, con difficoltà respiratoria vanno tutti portati con urgenza in ps se non è nota la causa e non si dispone di prescrizioni del proprio medico, esempio: asma conosciuta.
Notiziario Minori,  8 maggio 2015

INCIDENTI STRADALI,
OGNI GIORNO NEL MONDO
MUOIONO PIÙ DI 500 UNDER 18

Petizione mondiale
"Se ci darete strade sicure ora, potremo dare e daremo il buon esempio per le generazioni a venire. Per favore ascoltateci ed agite. Salvate le vite dei bambini". Si conclude cosi' la Dichiarazione dei bambini per la sicurezza stradale della campagna Savekidslives2015 promossa dall'Onu. La dichiarazione e' un concreto appello ai leader e decisori di tutti i Paesi e a tutti gli adulti, che hanno l'obbligo di "assicurarsi che tutti i bambini possano viaggiare in sicurezza" ed e' frutto dei pensieri e delle preoccupazioni espresse dai ragazzi del mondo intero.
La "Settimana mondiale della sicurezza stradale" indetta dalle Nazioni Unite, che ha preso il via il 4 maggio, e' dedicata proprio alla protezione dagli incidenti per i piu' giovani. I dati forniti dall'Onu sono agghiaccianti: ogni giorno, nel mondo, piu' di 500 bambini e ragazzi sotto i 18 anni muoiono a causa di incidenti stradali. Un dramma che coinvolge anche l'Italia dove, guardando al 2013, sono morti una media di oltre 2 bambini a settimana, per un totale di 123 vittime con meno di 18 anni. Di queste, ben 47 avevano meno di 14 anni. Nell'ultimo anno tra gli under 14 si sono registrati anche 10.400 feriti per incidente stradale. Ancora piu' critica la situazione per la fascia di eta' compresa tra i 14 e i 17 anni, che fa registrare un totale di 76 vittime.
Comportamenti scorretti e superficiali degli adulti. "La mortalita' infantile e giovanile sulle strade e' un dramma nel dramma -spiega Umberto Guidoni, segretario generale della Fondazione Ania per la sicurezza stradale- anche perche' i bambini sono vittime di comportamenti superficiali, distratti e scorretti assunti dagli adulti quando sono al volante. Per questo noi li consideriamo all'interno della categoria degli utenti deboli o vulnerabili della strada. E' bene ricordare che l'incuria dei genitori che non usano i seggiolini o le cinture di sicurezza posteriori e' una delle principali cause di morte dei minori sulle strade".
Utilizzo di seggiolini e cinture. "Molti non si rendono conto -continua Guidoni- che l'utilizzo corretto dei seggiolini e dei sistemi di ritenuta puo' ridurre del 70% le possibilita' di conseguenze gravi in caso di incidente stradale. In molti casi, c'e' scarsa conoscenza delle norme del codice della strada. Per questo la Fondazione Ania in passato ha avviato importanti campagne di informazione proprio sul corretto trasporto dei minori in automobile e ha anche chiesto un inasprimento delle pene per chi non rispetta queste regole, che non valgono solo per l'automobile, ma anche per il trasporto dei bambini in bicicletta e sui motocicli".
Guardando agli adolescenti, "i morti sono imputabili anche all'utilizzo di ciclomotori e motocicli. Tra i 14 e i 17 anni, molte volte si paga la scarsa esperienza di guida e la non conoscenza delle norme. Anche per questo, in passato, la Fondazione Ania e' stata tra i principali promotori dell'introduzione della prova pratica per il conseguimento del patentino di guida per i ciclomotori".
Capitale umano. "Gli incidenti stradali sono la prima causa di morte per i giovani e i giovanissimi - prosegue Guidoni - ed e' paradossale che un Paese come il nostro, che sta invecchiando, continui a perdere ogni anno sulle strade il proprio capitale umano. Ci auguriamo che l'iniziativa delle Nazioni Unite sensibilizzi in maniera importante gli utenti della strada e favorisca misure di prevenzione dedicate ai bambini". Disabili. Ingente anche il numero di coloro che restano disabili a seguito di incidenti stradali: la Fondazione Ania registra 100 mila casi l'anno di invalidita' permanenti, di cui 20 mila gravi (tetraplegie, paraplegie, perdita di arti).
Cause.... Tra le cause principali di incidente, le statistiche ufficiali mettono al primo posto la distrazione (per il 17% dei casi in media, che diventa il 20% sulle strade extraurbane e il 15% sulle strade urbane), seguita dal mancato rispetto delle regole di segnaletica (semaforo e precedenza) e velocita'.
 Da un'indagine dell'Ania e dell'Istituto superiore di sanita' emerge tuttavia un altro aspetto: 1 incidente su 3 e' dovuto all'alcol. Ma questo non rientra nelle statistiche ufficiali perche' l'alcol e' considerato "concausa", ci spiega l'Ania. Insomma, se si taglia la strada al semaforo e si e' ubriachi bevuto, l'incidente e' dovuto al mancato rispetto delle regole di segnaletica. "Ania da anni insiste sulla pericolosita' dell'alcol alla guida - ribadiscono dalla Fondazione - ha investito molto in prevenzione, per esempio donando un milione di etilometri usa e getta per discoteche e altri centri aggregativi; con la campagna "Guido con prudenza" che ha portato a dimezzare le cosiddette stragi del sabato sera; con gli spot televisivi "10 comandamenti per la sicurezza stradale" e impegnandosi per proposte di legge come quella che prevede alcol zero per i neopatentati".
Infrastrutture. Oltre l'80 per cento degli incidenti stradali sono imputabili all'errato comportamento umano, al non rispetto delle regole. Il restante quasi 20% e' dovuto, secondo i dati forniti dalla Fondazione Ania, alla condizione delle infrastrutture, alle strade sconnesse, alle curve pericolose.
Notiziario Minori,  8 maggio 2015

LA MASS-MEDIOLOGA COSENZA:
IL WEB NON È UN DEMONE
"MA RAGAZZI VANNO ACCOMPAGNATI;
GENITORI-PROF NON ABBIANO PAURA"
Genitori e insegnanti non devono avere paura del web. Nè sentirsi incapaci rispetto ai 'nativi digitali'. Anzi, devono stare vicino ai ragazzi e non lasciarli da soli nella Rete. E' il suggerimento che arriva da Giovanna Cosenza, presidente del Corecom Emilia-Romagna e docente di semiotica all'Alma Mater di Bologna, che in Regione ha presentato il report sull'attività svolta nel 2014 dall'organismo di garanzia che dirige. Tra le altre cose, il Corecom si occupa anche di fare informazione e formazione nelle scuole per insegnanti, educatori, genitori e ragazzi, in particolare sull'utilizzo dei nuovi media. L'anno scorso sono stati 52 gli incontri, le richieste per quest'anno sono già più di 300. "Un'attività che non va sottovalutata- afferma la presidente dell'Assemblea legislativa, Simonetta Saliera- per tutelare i ragazzi dal cyber-bullismo e per educarli a utilizzare i mezzi digitali".
Negli ultimi anni, spiega Cosenza, "si è accentuata l'attenzione a un uso consapevole di internet. Il che non significa demonizzare internet- avverte la mass-mediologa- i ragazzi devono andare su internet e l'Italia deve aprirsi al digitale sempre di più, siamo ancora indietro rispetto alla Ue. Ma occorre farlo in modo consapevole: questo vale per gli adulti e a maggior ragione per i ragazzini e le ragazzine". Il punto, spiega Cosenza, "è iniziare accompagnando i ragazzi, soprattutto nell'età delle scuole medie". Cioè "un uso accompagnato" ai media digitali "senza divieti- afferma Cosenza- perchè questo fa solo venir più voglia, guardando però sempre che tipo di navigazione i figli e gli studenti fanno". E' un lavoro che possono fare non solo i genitori, "ma anche i professori e gli educatori", per rendere i ragazzi "consapevoli e, con cautela e tatto, osservare e dirigere il loro comportamento".
L'importante, ribadisce Cosenza, è non imporre divieti, "perchè inutili paure non hanno senso. Però far loro presente i rischi ad esempio di mettere su internet fotografie o di non sapere chi sono davvero i cosiddetti amici su Facebook". A volte, sostiene la presidente del Corecom, "genitori e insegnanti sono come impauriti dal fatto di non essere loro per primi a dominare questi mezzi. Basta con questi pregiudizi negativi: gli adulti sono perfettamente capaci e anzi più in grado dei ragazzini, che hanno sicuramente meno strumenti di consapevolezza". L'adulto deve quindi "farsi accompagnatore della digitalizzazione dei minori", suggerisce Cosenza.
Notiziario Minori,  8 maggio 2015

LE 5 PRATICHE A RISCHIO
INAPPROPRIATEZZA SECONDO
 ACP DI CUI MEDICI E PAZIENTI
DOVREBBERO PARLARE
Sono cinque le pratiche a rischio d' inappropriatezza di cui medici e pazienti dovrebbero parlare. Lo scrive l'Associazione culturale pediatri (Acp), che in una scheda rende note le sue raccomandazioni: - Evitare l'uso abituale dei cortisonici inalatori nelle flogosi delle prime vie respiratorie dei bambini. La tosse è il sintomo più frequente nei bambini che accedono all'ambulatorio del pediatra delle cure primarie. L'uso del cortisone per via aerosolica è largamente diffuso, in Italia, per il trattamento delle patologie delle alte vie respiratorie e per il controllo del sintomo tosse a esse correlato, sebbene non esistano prove della sua efficacia. Tale pratica, se prolungata nel tempo, è associata a effetti collaterali.
- Astenersi dal prescrivere aggiunte di latte artificiale nei primi giorni di vita ai neonati in assenza di provate indicazioni mediche. La durata dell'allattamento al seno si correla positivamente con la salute infantile (riduzione di obesità, atopia, asma, infezioni...) e materna. L'allattamento al seno esclusivo nei primi giorni di vita è elemento predittivo positivo di una lunga durata dell'allattamento. Le supplementazioni con latti artificiali interferiscono con il processo naturale della lattazione perché annullano il meccanismo di feed-back tra madre e bambino, sul quale si basa l'adeguata produzione di latte materno.
- Non prescrivere antibiotici nelle patologie delle vie respiratorie presumibilmente virali in età pediatrica (sinusiti, faringiti, bronchiti). Gli antibiotici sono i farmaci più prescritti in Italia e il fenomeno dell'antibiotico resistenza è un problema in progressivo aumento. L'appropriata gestione clinica delle patologie a eziologia infettiva prevede - secondo linee guida esistenti - la vigile attesa nei casi che lo consentono, sulla base di criteri clinici, anamnestici ed epidemiologici, e l'utilizzo degli antibiotici solo nei casi che lo richiedono e con le modalità corrette. Evitare l'uso di antibiotici nelle infezioni presumibilmente virali e trattare in modo ottimale le infezioni batteriche possono limitare l'emergenza di patogeni resistenti e il rischio di eventi avversi da antibiotici.
- Non effettuare Rx torace per la diagnosi e il follow up di polmonite non complicata nel bambino. La diagnosi clinica di polmonite nel bambino è possibile, secondo le linee guida che limitano l'uso della radiografia del torace a condizioni particolari ben definite. Più in generale, nella pratica clinica, l'esecuzione di qualsiasi procedura diagnostica (analisi cliniche o valutazioni strumentali) dovrebbe essere sempre motivata dalla necessità di acquisire informazioni indispensabili per orientare la gestione di un problema. Tuttavia, nella pratica quotidiana, accade non di rado che siano effettuate indagini di 'controllo' senza una reale necessità pratica, con dispendio di energie e di tempo e possibili rischi per il paziente. L'accurata valutazione anamnestica, clinica ed epidemiologica e il confronto chiaro e completo con il paziente e con i genitori sono la base di una corretta impostazione diagnosticoterapeutica e consentono di ottenere risultati ottimali, selezionando le procedure più appropriate.
- Evitare la somministrazione di farmaci (anti H2, procinetici, inibitori di pompa protonica-PPI) nel Reflusso Gastro Esofageo (GER) fisiologico, che non compromette la crescita e non si associa a segni o sintomi sospetti di malattia da GER. Non prescrivere medicinali ai 'vomitatori felici'. Il GER fisiologico è causa molto frequente di rigurgito o vomito nel primo anno di vita, si risolve con la crescita e non vi sono evidenze significative che sia causa di lesioni, anche nel lungo periodo. I farmaci PPI non sono efficaci per risolvere il GER e non vi sono evidenze sufficienti della loro sicurezza nei bambini. L'uso dei farmaci antiacidi, anti H2, PPI e pro cinetici va riservato alla Malattia da GER (GERD) correttamente diagnosticata, che è estremamente rara in età pediatrica e per lo più correlata a condizioni predisponenti. Mancano prove a sostegno dell'utilizzo dei farmaci per il GERD come trattamento empirico a scopo diagnostico nei bambini piccoli, nei quali crisi di pianto inconsolabile, irrequietezza, inarcamento del tronco, talora associati a vomiti e rigurgiti, possono essere manifestazioni fisiologiche di una fase evolutiva che scompaiono in qualche settimana. Ciononostante, i farmaci per il GERD sono ampiamente prescritti sotto l'anno di vita. Per limitare le terapie improprie è necessario riuscire a differenziare il GER fisiologico da quello associato a sintomi che meritano un approfondimento diagnostico, e comunicarne adeguatamente ai genitori il significato che ne giustifica il trattamento con semplici accorgimenti. Attenzione: le informazioni sopra riportate non sostituiscono la valutazione e il giudizio del medico. Per ogni quesito relativo alle pratiche sopra individuate, con riferimento alla propria specifica situazione clinica è necessario rivolgersi al medico curante. STORIA DEL PROGETTO - La scheda è stata elaborata nell'ambito del progetto 'Fare di più non significa fare meglio', al quale l'Acp ha aderito a giugno 2014. Lanciato e coordinato nel dicembre 2012 dall'associazione Slow Medicine, il progetto è nato in analogia al movimento, già attivo negli Usa, 'Choosing Wisely' e sta coinvolgendo società scientifiche di medici e operatori sanitari, associazioni di consumatori e di cittadini attorno agli obiettivi di 'contrasto al sovra utilizzo di procedure diagnostiche e terapeutiche' e di 'condivisione del processo di cura tra medico e paziente '. IL PROGETTO ITALIANO - Il Progetto italiano è parte del movimento Choosing Wisely internazionale e ne sta condividendo, seppure con alcune differenze, i fondamenti e il percorso. La prima fase operativa di 'Fare di più non significa fare meglio' prevede che ogni associazione che aderisce, nell'ambito della propria attività quotidiana, individui cinque procedure diagnostiche o terapeutiche ad elevato rischio d' inappropriatezza, secondo tre precisi criteri: sono comunemente usate nella pratica quotidiana; in base alle evidenze scientifiche disponibili non apportano un beneficio significativo alle principali categorie di pazienti a cui vengono prescritte ; possono esporre i pazienti al rischio di subire effetti dannosi. 'La scheda Acp- fa sapere Anna Maria Falasconi, referente Acp per la Regione Lazio e del progetto- è stata compilata sulla base delle segnalazioni dei pediatri dell'associazione. Ogni raccomandazione per l'uso appropriato di ognuna delle procedure potenzialmente a rischio è stata elaborata sulla base della letteratura scientifica più valida e aggiornata a suo sostegno. La fase successiva del progetto prevede l'implementazione delle raccomandazioni da parte dei pediatri nella loro attività e attraverso la comunicazione efficace tra medico e paziente, per giungere alla condivisione delle scelte diagnostiche e terapeutiche. Il paziente, con i suoi bisogni e le sue peculiarità, è posto sempre al centro del processo di cura'. NON HA OBIETTIVI ECONOMICI, MA PREVISTE RICADUTE POSITIVE - 'Fare di più non significa fare meglio', a differenza di Choosing Wisely USA, 'non ha tra i suoi obiettivi primari quello economico, ma è prevedibile che la riduzione di procedure inappropriate porterà comunque a una riduzione degli sprechi e al risparmio di risorse'. Per riuscire a realizzare questo progetto sono previste molte azioni: l'informazione degli operatori sanitari, dei cittadini e delle associazioni di pazienti 'potrà aumentare la consapevolezza del rischio connesso agli eccessi di indagini, diagnosi e trattamenti; la formazione e l'aggiornamento del personale sanitario consentirà di adeguarne le competenze per garantire l'appropriatezza dei comportamenti clinici e dell'uso razionale delle risorse. Il confronto tra le varie figure che compongono il percorso di cura e, soprattutto, l'abitudine alla comunicazione efficace tra medico e paziente, con la condivisione delle scelte diagnostiche e terapeutiche, potranno evitare gran parte dei rischi connessi all'eccesso di indagini, di formulazione di diagnosi, di terapie, indotti dalla forte pressione dell'offerta, da informazioni di cattiva qualità- aggiunge Falasconi- talora proposte dei media e anche dai diffusi comportamenti di medicina difensiva di medici preoccupati di essere accusati di non fare abbastanza per affrontare il problema del paziente'. La facilitazione del dialogo tra le varie figure 'sarà fondamentale per la programmazione del processo di cura, anche attraverso il coinvolgimento delle strutture territoriali del Sistema sanitario nazionale, compresi gli ospedali: il Piemonte è stata al regione pioniera e altre si stanno organizzando. Azioni coordinate, verso un'assistenza sanitaria di qualità, equamente accessibile a tutti ed economicamente sostenibile. Fare meglio con meno- conclude la referente Acp- si può'.
 Notiziario Minori,  8 maggio 2015

UNA SABBIERA IN AIUTO DI CHI NON HA
 PAROLE SEMINARIO IDO SU SANDPLAY
 THERAPY 16-17 MAGGIO A ROMA
 Una cassetta contenente della sabbia e numerosi oggetti. Sono gli ingredienti della Sandplay Therapy, il gioco della sabbia "che fornisce un linguaggio simbolico anche a chi non ha parole per esprimere il proprio malessere, consentendo di rappresentare il mondo interno così come si è costellato". Indagare a fondo i benefici di questa pratica clinica è l'obiettivo del prossimo seminario dell'Istituto di Ortofonologia (IdO), il 16 e 17 maggio a Roma, dal titolo 'Sandplay therapy. Il gioco e le immagini nella Psicologia Analitica'. A gestirlo sarà Carla Cioffi, didatta dell'Associazione italiana della Sandplay therapy (Aispt) e neuropsichiatra infantile. L'evento si svolgerà presso l'Aula magna dell'Istituto comprensivo Regina Elena in Via Puglie n.4, dalle 9 alle 18.
La Sandplay therapy si concilia con il mondo dell'infanzia. "È una terapia che si può applicare in età evolutiva perché fa parte di quei metodi proiettivi che consentono d'indagare l'inconscio. Il bambino viene messo in una stanza con una sabbiera al centro, tutto intorno degli scaffali contenenti oggetti vari: animali, esseri umani, alberi, pupazzi fantastici, case, chiese, edifici, macchine e treni. Il bambino è libero di scegliere gli oggetti che preferisce per comporre nella sabbiera una scena su cui poi si lavorerà attraverso le domande e le riflessioni del terapeuta, che variano a seconda dell'età del minore. È una rappresentazione libera che ci aiuta a indagare il profondo della psiche umana".
Il vassoio di sabbia è uno "spazio libero e protetto all'interno del quale, dal confronto con gli elementi inconsci personali e transpersonali che possono trovarvi rappresentazione, scaturisce un processo di trasformazione psichica e uno sviluppo più armonico della personalità, in linea con le potenzialità dell'individuo. Seguendo i contenuti che emergono dal paziente- spiega l'Aispt- lo psicologo analista facilita il confronto tra coscienza e inconscio, favorisce l'integrazione psichica e il recupero del rapporto con il Sé individuale originario". Nel corso delle due giornate si cercherà di far conoscere questa pratica terapeutica non solo nei suoi aspetti clinici, "strettamente connessi con la sua matrice junghiana, e presentando gli approfondimenti sulle sue derivazioni teoriche e storico culturali, ma anche- conclude l'IdO- nelle sue più recenti possibilità applicative al di fuori del classico setting analitico, in situazioni estreme di abbandono e di violenza".
Per informazioni sulle modalità di partecipazione scrivere a scuolapsicoterapia@ortofonologia.it.

 Notiziario Minori,  8 maggio 2015

venerdì 24 aprile 2015


MORBILLO, OMS: NEL 2014 OLTRE 1.600
 CASI IN ITALIA CIRCA 240.000
MORTI L'ANNO IN TUTTO IL MONDO
Secondo l'Organizzazione mondiale della Sanita' "oggi, i bambini di tutto il mondo sono regolarmente vaccinati contro una crescente gamma di malattie e con la vaccinazione si previene, ogni anno, la morte di circa 2-3 milioni di persone per difterite, tetano, pertosse e morbillo".
Nonostante questo l'Italia e' "tra i sette paesi della regione europea (insieme al Kyrgyzstan, Bosnia Erzegovia, Federazione Russa, Georgia, Germania e Kazakhstan) in cui ancora si diffonde il morbillo e dove si sono registrati, nel 2014, oltre 1.600 casi della malattia virale, il doppio rispetto alla Germania; alcune regioni italiane hanno evidenziato un'incidenza maggiore rispetto alla media, la Liguria, seguita dal Piemonte, dalla Sardegna e dall'Emilia Romagna".
Il morbillo e' una malattia prevenibile "attraverso la vaccinazione, la quale provvede all'immunizzazione durante l'arco di tutta la vita nella maggior parte dei vaccinati; eppure continua a rappresentare una problematica europea".
Infatti, nel 2013, "sono stati riportati 31.617 casi di morbillo e 8.350 ospedalizzazioni in 36 dei 53 Stati dell'Area europea Oms; in Italia, la media della copertura vaccinale e' dell' 88,1% (anno 2013), ben lontano dal 95% fissato come obiettivo per l'eliminazione del Morbillo di quest'anno".
Come spiega Flavia Bustreo Vice direttore generale Salute della Famiglia, delle Donne e dei Bambini presso l'Oms, "Il morbillo e' una delle principali cause di mortalita' infantile insieme alla polmonite e alla diarrea; conduce a circa 240.000 morti l'anno in tutto il mondo. Piu' del 95% delle morti causate dal morbillo avvengono in paesi a basso reddito con scarse infrastrutture sanitarie, ma se pensiamo che in Europa lo avevamo quasi debellato, oggi i numeri sono tornati a crescere".
Per Flavia Bustreo, "abbiamo bisogno di migliorare la fiducia della gente nei vaccini", perche' "abbiamo visto di recente focolai di morbillo in paesi come la Germania e gli Stati Uniti, e non perche' i genitori non possono ottenere i vaccini, ma perche' hanno scelto di non vaccinare i propri figli; nel frattempo, in Pakistan, i genitori sono invitati a torto a non proteggere i loro bambini dalla poliomelite. Io considero tutto questo tragico. Come puo', chi ha visto morire di morbillo o polmonite un bambino o lottare per la sopravvivenza, non considerare i vaccini come uno dei piu' bei doni che gli scienziati ci hanno fatto?". Inoltre, "sempre piu' spesso, l'immunizzazione contro una malattia puo' prevenirne un'altra". Infatti, secondo un recente rapporto presentato dal Sage (Stretegic advisory group of experts on immunization), il gruppo di esperti che monitora i progressi del Piano d'azione globale per le Vaccinazioni, "siamo sulla buona strada per soddisfare solo uno dei sei obiettivi fissati per il 2015, quello di migliorare l'accesso ai vaccini nuovi e sottoutilizzati, in particolare per prevenire la polmonite e la diarrea, due delle maggiori cause di mortalita' infantile sotto i cinque anni, che sono state introdotte, rispettivamente, in 103 e 52 paesi; tutti gli altri cinque obiettivi per il 2015- aumentare la copertura dei vaccini contro difterite, tetano e pertosse (Dtp 3), porre fine alla trasmissione della poliomielite, sconfiggere il tetano materno e neonatale, debellare il morbillo in quattro regioni del mondo e la rosolia in due regioni, non saranno raggiunti- spiega Bustreo- Alcuni paesi come l'Etiopia, l'Indonesia e la Nigeria hanno compiuto notevoli progressi e hanno tutti una maggiore copertura Dtp3, la Nigeria e' riuscita a sconfiggere la poliomelite, Cina e India si sono concentrate sul tetano materno e neonatale. Ma milioni di bambini continuano a rischiare la vita perche' non sempre ci sono a disposizione le vaccinazioni di cui hanno bisogno".
Per l'Oms, "fermare tutto questo e' possibile attraverso il rafforzamento di sistemi e servizi sanitari, facendo arrivare i vaccini ai centri di salute per far si' che i bambini li ottengano; cio' significa integrare l'immunizzazione con altri servizi sanitari come l'assistenza post-natale per le madri e i loro figli e assicurarsi, ad esempio, che le donne sappiano quanto siano importanti i vaccini per mantenere i loro bambini vivi e in buona salute, e che li possano ottenere".
Inoltre, "assicurarsi che i sistemi sanitari siano sufficientemente forti per seguire le vaccinazioni dei bambini anche in caso di conflitti, disastri naturali e epidemie, escogitando modi sia per migliorarne l'accessibilita' che per mantenere i prezzi verso il basso, e migliorando la capacita' dei paesi di sostenere il costo delle vaccinazioni riducendolo sulla spesa dei singoli individui, una vera sfida per i paesi a medio reddito, che spesso ricevono meno assistenza dai donatori internazionali".
Ancora, "un passo avanti importante per la salute delle donne si sta compiendo verso l'immunizzazione contro il papilloma virus che sta dimostrando la sua efficacia nel prevenire il cancro al collo dell'utero e un nuovo vaccino recentemente scoperto, ora all'ultimo stadio della sperimentazione clinica, potrebbe svolgere un ruolo chiave nel prevenire una futura epidemia di Ebola; questo e' potuto accadere grazie all'impegno profuso dai ricercatori che lavorano duramente per sviluppare nuovi vaccini sempre piu' efficaci, dai governi che destinano risorse affinche' ai bambini dei loro paesi siano garantite le vaccinazioni di cui hanno bisogno, dalle organizzazioni nazionali e internazionali che lavorano per ottenere aiuti salva vita per i bambini che vivono in paesi a basso reddito o a rischio a causa di conflitti, disastri naturali, e altre crisi e grazie anche all'impegno politico e finanziario di alto livello".
Per questo, con la Settimana mondiale dell'Immunizzazione, la divisione dell'Organizzazione mondiale per la Sanita' per la Salute della Famiglia, delle Donne e dei Bambini "esorta tutti coloro che possono farlo, ad adottare misure per superare il gap sulla vaccinazione ancor oggi esistente".
 Notiziario Minori,  24 aprile 2015

UNICEF, DIRETTORE GENERALE INCONTRA
 PAPA FRANCESCO PER PARTNERSHIP
PER AIUTARE ADOLESCENTI SVANTAGGIATI
Sua Santità Papa Francesco e il direttore generale dell'UNICEF Anthony Lake si sono incontrati a Roma per lanciare una nuova partnership, che garantirà agli adolescenti più svantaggiati gli strumenti, le informazioni e le conoscenze di cui hanno bisogno per prendere parte pienamente come cittadini alla vita delle loro società - e del mondo. La nuova partnership tra Scholas Occurentes, un'organizzazione educativa fondata dal Papa, e l'UNICEF è nata sulla comune convinzione delle potenzialità e della forza dei giovani. La collaborazione, che durerà 5 anni, si propone di promuovere l'accesso di quanti più adolescenti possibile, specialmente i più svantaggiati, alla tecnologia, allo sport e alle arti, grazie a piattaforme per l'istruzione, la partecipazione e per il processo di costruzione di pace dove i giovani possono incontrarsi per avere reciproche conoscenze sugli altri e sul mondo che li circonda.
"Scholas vuole in qualche modo unire l'impegno di tutti per l'istruzione- ha dichiarato Papa Francesco- e si propone di riformare in modo armonioso il patto educativo, perché solo in questo modo - se tutti coloro che si occupano dell'istruzione dei nostri bambini e dei giovani lavorano insieme - possiamo cambiare l'istruzione. Ecco perché Scholas cerca di includere cultura, sport e scienza; ecco perchè Scholas cerca ponti che dal 'piccolo' raggiungono ogni luogo. Oggi questa prospettiva, questa interazione, sta per essere implementata in tutti i continenti". Scholas e UNICEF collaboreranno inizialmente con iniziative globali congiunte, per porre fine alle violenze e promuovere la connettività per i giovani, attingendo dalle reciproche e specifiche capacità di coinvolgere gli adolescenti. Le due organizzazioni esploreranno i collegamenti tra le loro rispettive piattaforme di mobilitazione sociale e media e insieme supporteranno le campagne digitali e i movimenti sociali per i bambini più svantaggiati. Piani specifici per la collaborazione comprendono il coinvolgimento del network Scholas attraverso contenuti e opportunità di interazione per i giovani su Voices of Youth, lo spazio online dell'UNICEF per gli adolescenti e i giovani. L'UNICEF inoltre adeguerà U-report per la comunità globale di Scholas, dando la possibilità ai suoi membri di entrare a far parte del network dove circa 500.000 giovani già utilizzano la piattaforma digitale per esprimere le proprie idee e partecipare. L'organizzazione svilupperà anche nuove opportunità per collaborare durante gli eventi più importanti per i giovani a livello globale, tra cui: GenUin - Special Olympics Social Impact Summit, che si svolgerà durante gli Speciali Giochi Olimpici Mondiali Estivi nel 2015 a Los Angeles. Nel 2016, questa collaborazione esplorerà altre iniziative a livello regionale, nazionale e comunitario, con campagne di informazione congiunte e azioni di sostegno sui problemi che colpiscono milioni di adolescenti svantaggiati.
I giovani tra i 10 e i 19 anni rappresentano circa il 20% della popolazione mondiale. La maggior parte degli 1,2 miliardi di adolescenti vive in paesi in via di sviluppo. Garantire alla maggior parte degli adolescenti importanti opportunità di partecipazione e nuovi modi per connettersi e imparare reciprocamente, può aiutarli a sviluppare il proprio potenziale e contribuire alla crescita delle loro società. Questo può essere importante in particolar modo nei paesi colpiti da conflitti, dove unire i giovani al di là delle differenze di etnia, razza e religione può aiutare a interrompere il ciclo intergenerazionale della violenze e rafforzare il tessuto sociale.
"L'UNICEF è entusiasta di sostenere Scholas nel suo lavoro, e di unirsi al suo impegno per migliorare le vite degli adolescenti- ha dichiarato Anthony Lake, Direttore generale dell'UNICEF- L'adolescenza è un momento cruciale - un'età di rischi ma anche di opportunità. I giovani che imparano a collaborare e a risolvere problemi comuni sviluppano capacità che serviranno a costruirsi un futuro migliore e tante altre cose.
Questi ragazzi stanno sviluppando comportamenti da cittadini attivi che possono aiutarli a costruire un futuro migliore per il mondo intero".
Continua la nota: "Accogliamo con grande favore questa iniziativa, perché promuove e favorisce l'apprendimento e la partecipazione tra le giovani generazioni. Solo attraverso la conoscenza e il rispetto reciproci, possiamo costruire un futuro di pace, con tanti ponti tra mondi solo apparentemente lontani", ha dichiarato il Presidente dell'UNICEF Italia Giacomo Guerrera.
Notiziario Minori, 24 aprile 2015

domenica 12 aprile 2015


#NONSTIAMOZITTI CONTRO
BULLISMO E VIOLENZA
FIORI D'AZZURRO, CAMPAGNA DI
 TELEFONO AZZURRO DAL 13 AL 19 APRILE
Per rompere il silenzio che copre la violenza sui bambini dal 13 al 19 aprile Telefono Azzurro promuove la campagna 'Fiori d'Azzurro'. #NonStiamoZitti è l'appello rivolto a tutti a fare la propria parte, anche quando si è solo spettatori di un caso di cronaca.
Un impegno che sarà particolarmente visibile sabato 18 e domenica 19, in 2.300 piazze italiane, con la raccolta fondi per sostenere una presenza costante e unica che da 27 anni offre un aiuto concreto a bambini e adolescenti, italiani e stranieri, ma anche adulti attraverso le sue linee telefoniche (1.96.96, 114 per le emergenze, 116.000 per i bambini scomparsi) e la sua chat, attiva dal sito azzurro.it. Inoltre, per tutta la settimana, la campagna sarà promossa in tutta Italia anche dai principali programmi radiofonici e televisivi nazionali e locali.
Notiziario Minori, 12 aprile 2015

venerdì 3 aprile 2015


BIMBI E LA PRIMAVERA,
COME AFFRONTARE STAGIONE
GIOCHI ARIA APERTA E ALIMENTAZIONE:
ECCO I VERO-FALSO
E' primavera, le giornate si sono allungate e si gioca all'aperto, ma i raffreddori e i malanni sono in agguato. E con le vacanze di Pasqua spesso i ritmi dei bambini vengono alterati e si fa qualche "strappo" ad una dieta sana. La professoressa Susanna Esposito, presidente dell'associazione Amici del Bambino Malato Onlus e direttore dell'Unità di pediatria ad alta intensità di Cura della Fondazione IRCCS Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Milano, raccomanda a mamme e papà tutte le precauzioni e i comportamenti da adottare per mantenere sani i nostri bambini anche in questo periodo:
1. Giocare all'aria aperta e fare sport, approfittando delle giornate più lunghe, è molto importante per la salute dei bambini.
VERO. In generale, un'attività fisica regolare in età pediatrica è fondamentale sia nel bambino sano che in quello affetto da malattie respiratorie croniche. E' anche un'importante forma di prevenzione dell'obesità che contribuisce, attraverso un aumento del dispendio energetico, a ridurre la massa grassa e ad aumentare quella magra, ed è uno strumento fondamentale per un corretto sviluppo osseo. L'attività fisica, poi, è un momento di gratificazione e di divertimento che induce il bambino a continuare l'attività fisica e a sentirsi soddisfatto quando la fa. E non è finita qui: gli sport di squadra migliorano le capacità sociali attraverso la cooperazione con altri bambini e le capacità cognitive attraverso l'esplorazione dell'ambiente e l'acquisizione di nuove esperienze. Quindi, con l'arrivo della bella stagione, ben vengano le gite e l'intensificarsi delle attività all'aperto.
2. Nei bambini, soprattutto nei più piccoli, è concesso mangiare un po' di tutto e le infezioni alimentari in età pediatrica sono rare.
FALSO. L'alimentazione deve essere sana fin da piccolissimi, soli così sarà possibile prevenire patologie importanti da adulti. Perciò, durante le vacanze pasquali non esagerate con le uova di cioccolato: scegliete sempre un uovo di buona qualità e, nel caso in cui il bambino abbia ricevuto in regalo tante uova, riutilizzate il cioccolato per preparare budini e torte nelle settimane successive alla Pasqua. Non dimentichiamo, poi, che i bambini, in particolare i piccoli con meno di sei anni, sono più a rischio degli adulti di contrarre infezioni alimentari perché le loro difese immunitarie non sono del tutto mature: per loro incontrare batteri o virus presenti nei cibi può essere pericoloso e scatenare un'infezione. Riguardo il cioccolato, per esempio, bisogna considerare che in alcuni soggetti, soprattutto se atopici, il cioccolato, consumato in quantità eccessive, può dare reazioni allergiche. E' necessario, inoltre, limitare il consumo di salame e insaccati vari che, insieme alle conserve di frutta e verdura fatte in casa, possono essere all'origine di intossicazioni importanti come il botulismo. Ed ancora, fate attenzione alle uova crude e alle verdure non lavate: con questi alimenti uno dei rischi più frequenti è la salmonellosi, un'intossicazione caratterizzata da sintomi quali nausea, vomito, dolori addominali, diarrea e febbre. Sì, infine, ai gelati artigianali ma mangiateli sempre in posti da voi conosciuti: i derivati di uova crude come gelati e dolci alla crema, oltre alla maionese e salse varie, sono alimenti responsabili delle intossicazioni da Staphylococcus aureus.
3. Anche durante la primavera, quando si gioca all'aperto o si trascorrono varie ore sotto il sole bisogna proteggersi dal sole e adottare un abbigliamento adeguato.
VERO. E' fondamentale scegliere un'esposizione al sole in sicurezza: l'esposizione ai raggi solari è sempre consigliata perché aumenta la trasformazione di vitamina D e anche durante la stagione primaverile non sottovalutate la loro pericolosità e utilizzate sempre creme solari ad alta protezione proteggendo i bambini con cappellini e occhiali da sole. Riguardo l'abbigliamento, non coprite troppo i vostri bambini quando giocano all'aperto ma non abbiate neanche fretta di scoprirli velocemente al primo sole, meglio vestirli a strati: i forti sbalzi termici di questa stagione e una termoregolamentazione meno efficiente nel bambino comportano maggiori rischi di malattie da raffreddamento.
4. In caso di viaggi o escursioni è necessario portare sempre con sé un kit di primo soccorso.
VERO. Con i bambini non bisognerebbe mai dimenticare di avere con sé un kit di primo soccorso quando si parte o si fanno le gite fuori porta, includendo anche prodotti repellenti contro le punture di zanzare e zecche (queste ultime presenti soprattutto in montagna). Riguardo le punture di insetto, per esempio, l'arrivo di un bambino in un ambulatorio medico o al Pronto Soccorso di un centro ospedaliero a seguito di un problema allergico secondario alla puntura di un insetto è, soprattutto in questa stagione, un evento relativamente comune. In genere, si tratta di situazioni molto semplici che si esauriscono con l'applicazione di una pomata o, al massimo con l'assunzione di un anti-istaminico per bocca, ma in certi casi può determinarsi un guaio serio con la comparsa di un quadro di anafilassi. Gli insetti che più frequentemente scatenano problemi allergici da punture sono api, vespe, calabroni, tafani, formiche e zanzare e colpiscono le zone più esposte e scoperte del corpo come viso, braccia, gambe, caviglie e mani.
5. In primavera è difficile ammalarsi.
FALSO. Sebbene le sindromi influenzali e le virosi siano malattie stagionali che nel nostro Paese si manifestano soprattutto nel periodo invernale con un picco tra i mesi di dicembre e febbraio, le forti escursioni termiche tipiche della stagione primaverile e gli sbalzi di temperatura favoriscono frequentemente lo scatenarsi di raffreddori ed episodi febbrili che spesso si risolvono nel giro di pochi giorni senza che sia necessario l'utilizzo di farmaci o, nei casi di febbre oltre i 38°C, è consigliabile l'uso di antipiretici. Ricordiamo che in caso di raffreddore e sintomi alle alte vie respiratorie non andrebbero usati gli antibiotici che eliminano i batteri e non i virus contro i quali, invece, sono inefficaci. Gli antibiotici sono indicati per infezioni abitualmente batteriche, come per esempio otiti e polmoniti. In presenza dei primi sintomi, comunque, è indispensabile rivolgersi al medico che, solo dopo una visita, sarà in grado di decidere se prescrivere o meno farmaci antibiotici o richiedere eventuali esami diagnostici.
Notiziario Minori,  3 aprile 2015

venerdì 27 marzo 2015


MIUR PROPONE AZIONI
SENSIBILIZZAZIONE NELLE SCUOLE
IN SETTIMANA CHE PRECEDE 2 APRILE,
GIORNATA MONDIALE AUTISMO
 "Il prossimo 2 aprile si terrà l'ottava edizione della Giornata mondiale della consapevolezza sull'autismo. Una giornata di sensibilizzazione promossa dall'Onu, destinata non esclusivamente a favorire comprensione ma piuttosto a generare azioni per un mondo più inclusivo, secondo le intenzioni del Segretario generale Onu, Ban Ki-moon (http://www.un.org/en/events/autismday/)". Lo scrive Giovanna Boda, direttore generale per lo studente, in una circolare del ministero dell'Istruzione inviata alle scuole, agli uffici scolastici regionali e alle associazioni, invitandoli a dedicare la settimana che precede il 2 aprile alla sensibilizzazione sul tema dell'autismo attraverso incontri tra studenti e associazioni.
"Blu è il colore identificativo della giornata scelto dall'Onu: ogni anno, il 2 aprile, vengono illuminati di questo colore i principali monumenti in ogni parte del mondo. L'autismo è, infatti, una disabilità che colpisce milioni di persone, ma della quale, a fronte dei pur numerosi studi, non è stata ancora accertata l'origine. Diverse sono le sue tipologie: non è un caso che a tal proposito si parli di Asd, Disturbi dello spettro autistico- chiarisce Boda- proprio a indicare la vasta gamma di differenziazioni di questa condizione".
In Italia sono "decine di migliaia le famiglie con ragazzi affetti da autismo, una disabilità che si manifesta con problemi di comunicazione verbale e non verbale, con comportamenti stereotipati e ripetitivi, con alterazioni nell'interazione sociale. Ma le famiglie non sono sole. Le scuole del nostro Paese sono all'avanguardia nell'inclusione di bambini e ragazzi autistici. Per loro il servizio scolastico non offre solo istruzione ed educazione, ma costituisce anche una risorsa fondamentale e insostituibile all'interno di un progetto abilitativo globale che mira allo sviluppo delle potenzialità, delle capacità di adattamento e dell'autonomia, per migliorare la qualità della vita futura a loro e ai loro familiari. Ecco perché occorre la consapevolezza e l'impegno di tutti - genitori, studenti, docenti - per migliorare la qualità dell'inclusione scolastica".
Proprio per mettere a punto "soluzioni operative che possano agevolare l'attività degli istituti scolastici in tal senso, il ministero dell'Istruzione, della Ricerca e dell'Università sta avviando diversi progetti. Primo fra tutti la partecipazione alla Fondazione Italiana per l'Autismo, che ha la finalità di riunire ed orientare gli sforzi di tutte le associazioni che si occupano della questione verso obiettivi comuni. Vi prenderanno parte, tra gli altri- prosegue il direttore generale per lo studente- la Società italiana di pedagogia (Siped), la Società italiana di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza (Sinpia), la Federazione per il superamento dell'Handicap (Fish) ed altre fondazioni o enti impegnati in questo settore. Tra gli altri progetti in cantiere lo 'Sportello autismo', che mette in relazione Centri territoriali di supporto (Cts), scuole e famiglie e un piano di formazione che attivi 14 master universitari in didattica e psicopedagogia sui disturbi dello spettro autistico". Per rafforzare la consapevolezza sull'autismo il Miur ha quindi "deciso di dedicare la settimana che precede il 2 aprile ad azioni di sensibilizzazione nelle scuole. Si propone pertanto alle istituzioni scolastiche - dal 25 marzo all'1 di aprile - di promuovere iniziative di sensibilizzazione, anche in collaborazione con le associazioni delle persone con autismo e dei loro familiari o con associazioni scientifiche di settore.
La giornata del 2 aprile, infine, sarà seguita dalla RAI-Radio Televisione Italiana- fa sapere Boda- che dedicherà ampio spazio al tema dell'autismo con interventi nei principali programmi della giornata e con uno speciale televisivo in onda su Rai 3 dalle ore 21 alle ore 24". L'impegno per garantire a tutti la piena integrazione nella scuola e nella società è segno di civiltà in un Paese democratico. Ma l'attenzione e la sensibilità verso tali temi deve essere tenuta costante affinché possa sempre migliorare la qualità dell'inclusione scolastica, attuandosi concretamente in ogni parte d'Italia. Con questo auspicio, vogliamo sin da ora ringraziare i dirigenti scolastici, i docenti, il personale ATA, i genitori e gli studenti per la collaborazione che vorranno prestare- aggiunge Boda- per realizzare questa campagna di sensibilizzazione".
Il Miur sarà quindi protagonista della giornata del 2 aprile. "D'altronde la scuola italiana è stata sempre all'avanguardia nell'inclusione dei ragazzi disabili. Abbiamo abolito le classi speciali- onclude Davide Faraone, sottosegretario all'Istruzione- e la marginalizzazione degli studenti disabili. Nel ddl 'La Buona Scuola' abbiamo previsto in delega interventi per migliorare l'inclusione scolastica. Purtroppo leggiamo ancora di episodi di isolamento e di discriminazione nella società. Per questo la sensibilizzazione è fondamentale. Abbiamo, perciò, chiesto alle scuole di essere in prima linea in questo senso, soprattutto nella settimana che precede il 2 aprile, promuovendo incontri di sensibilizzazione con le associazioni che si occupano di autismo".
 
DI SEGUITO ALCUNI EVENTI PROMOSSI DA ASSOCIAZIONI, ENTI E ISTITUZIONI
- Per la Giornata mondiale dell'autismo si animeranno le piazze, i teatri, i musei e le chiese italiane, oltre ai monumenti illuminati di blu, partendo dal primo aprile con Palazzo Montecitorio.
 
TRA LE INIZIATIVE DEL 2 APRILE:
- A Roma, le associazioni 'L'Emozione non a voce' Onlus e Luconlus 'Cavalcano l'autismo' in Villa Borghese, con i ragazzi autistici che montano a cavallo.
- A Roma Gianluca Nicoletti, giornalista e genitore di un ragazzo autistico, realizza per 'Insettopia' un evento al MAXXI con le famiglie.
- A Palermo il Politeama e la piazza antistante si animeranno dalle 20.30 alle 23. Si svolgerà anche la fiaccolata.
- Ad Avola l'associazione 'Insieme per l'Autismo' vuole dare il suo contributo attraverso la fiaccolata che partira' da Piazza Umberto I, con lo scopo di continuare a dar voce a coloro che vivono in silenzio. - A Torino avrà luogo la Santa messa - in coena Domini - celebrata dall'arcivescovo in Duomo. Al rito parteciperanno i bambini autistici. La serata in piazza avrà invece come ospite Luca Argentero.
- A Bologna il Flash Mob alle 21.30 intorno al Nettuno, più la Corale Lirica San Rocco di fronte a San Petronio.
- A Milano è stato organizzato un concerto e la proiezione di videomessaggi di personaggi dello spettacolo.
- Venezia si colorerà con la mostra di arte plastica e pittorica di artisti autistici nazionali ed internazionali, e con l'esposizione fotografica realizzata sempre da giovani con autismo in collaborazione con l'Accademia di Fotografia di Parigi.
- Ad Assisi verrà illuminata di blu la Basilica Superiore di San Francesco e i frati francescani leggeranno un estratto del comunicato del Santo Padre sull'autismo del 22 novembre 2014.
 Notiziario Minori, 27 marzo 2015

lunedì 16 marzo 2015


ALLERGIE PRIMAVERILI: NE SOFFRONO
1,5 MLN DI BIMBI BAMBIN GESÙ PREPARA
UN 'VADEMECUM' ANTI-POLLINI
Un milione e mezzo di bambini e ragazzi italiani hanno allergie nasali e pollinosi, mentre un milione di ragazzi fino a 18 anni soffrono di asma.
Numeri che aumentano, sia tra i più giovani che tra gli adulti, durante la stagione primaverile, in particolare nel periodo marzo-aprile, quando la fioritura e il rilascio di pollini di numerose piante - cipressi, mimose, ulivi, parietarie e graminacee - raggiunge il livello massimo. Per difendersi da questo male di stagione, l'Ospedale Pediatrico Bambin Gesù sottolinea l'importanza dei vaccini, nonché di alcuni accorgimenti all'interno di un vero e proprio 'vademecum' anti-pollini dedicato a chi soffre di allergie.
Presso il Bambin Gesù, ogni anno circa 8000 bambini e ragazzi ricevono assistenza per diagnosi o trattamento di patologie allergiche, nel 50% dei casi per pollinosi.
"Le allergie si combattono efficacemente con la iposensibilizzazione specifica, disponibile sia nella tradizionale somministrazione sottocutanea che per via sublinguale", sottolinea Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia del Bambin Gesù. "Per evitare il riaffacciarsi dei sintomi è necessario prevenire con farmaci che impediscano al polline respirato infiammare le mucose. Le cure dovranno poi essere continuate per tutta la stagione di esposizione. Sapendo a cosa si è allergici è inoltre possibile pianificare i tempi della terapia e programmare le vacanze in periodi di alta pollinazione evitando, così, il contatto con gli allergeni presenti nelle città o nelle campagne".
I pollini sono piccolissimi corpuscoli, dalla forma di granellini, che permettono alla pianta di riprodursi. Dato che sono leggerissimi, vengono facilmente trasportati dal vento, dagli insetti e dall'acqua nel periodo dell'impollinazione. La loro concentrazione aumenta nel periodo compreso tra marzo e luglio, soprattutto nelle giornata calde, assolate e ventose, mentre si riduce con la pioggia. Inoltre, la loro presenza è maggiore di sera rispetto al primo mattino, la concentrazione dei pollini si riduce con la pioggia.
Ecco i 10 consigli 'anti-pollini':
1. Evitare in primavera i prati, i campi coltivati e i terreni incolti.
2. Evitare, se possibile, nel periodo critico di andare o vivere in campagna. Evitare le gite nelle ore mattutine, soprattutto nei giorni di sole con vento e tempo secco.
3. Scegliere le ferie preferibilmente nel periodo in cui sono più forti i disturbi, per recarsi al mare o in alta montagna. Ricordare che nelle medie altitudini (600-1000 metri) le stesse piante liberano i pollini circa un mese più tardi rispetto alla pianura.
4. Evitare per le vacanze le zone di aperta campagna. Preferire per le passeggiate il sotto bosco dove, più difficilmente giunge il polline.
5. In auto, se possibile, tenere i finestrini chiusi e accendere, dopo aver verificato la pulizia dei filtri, i sistemi di condizionamento.
6. Nel periodo critico praticare sport preferibilmente in luoghi chiusi, palestre e piscine coperte.
7. Non tagliare l'erba del prato nel periodo di malessere e non sostare nelle vicinanze quando altri tagliano, o hanno tagliato l'erba.
8. Nel periodo critico evitare la bicicletta o il motorino.Possono essere utili mascherine a copertura di bocca e naso. Indossare occhiali da sole. Cappelli con visiera.
9. Durante la stagione pollinica, cambiarsi i vestiti rientrando in casa, fare lavaggi endonasali, doccia e sciacquare il viso e i capelli.
10. Evitare il contatto, con il fumo di tabacco e in quel periodo, anche con polveri o peli di animali domestici.
 Notiziario Minori, 16 marzo 2015.