lunedì 2 novembre 2015


SOGNARE È COME RESPIRARE, BIMBI LO
FANNO DI PIÙ. MONDO: DIMOSTRA STATO
SVILUPPO DELLA LORO PERSONALITÀ
I sogni dei bambini son desideri? "Sognare è qualcosa di più complesso del desiderare, atto che presuppone la conoscenza della cosa anelata. I bambini ci dimostrano di avere una capacità onirica molto prima di conoscere qualcosa. Approfonditi studi neurologici affermano infatti che esiste un'attività celebrale nel sonno dei feti già all'interno dell'utero materno. Sognare è quindi come respirare, e i bambini sognano più degli adulti e ci riflettono lo stato di sviluppo della loro personalità". In un'intervista alla Dire, Riccardo Mondo, psicologo analista junghiano e docente di Psicologia del sogno nella Scuola di psicoterapia dell'età evolutiva dell'Istituto di Ortofonologia (IdO) di Roma, rivela che circa la metà del loro tempo i bambini molto piccoli lo trascorrano sognando.
"L'attività cerebrale onirica è fondamentale per lo sviluppo del sistema nervoso, e con lo sviluppo progressivo delle capacità cognitive, linguistiche, di rappresentazione e di differenziazione tra ciò che sta dentro e ciò che sta fuori, il bambino inizia a manifestare con le immagini oniriche ciò che gli capita dentro. La successiva capacità di raccontare i propri sogni- sottolinea il membro del Centro italiano di psicologia analitica (Cipa)- dipende, in parte, dall'interazione che ha con gli adulti". È molto difficile sapere cosa sogna un bambino, soprattutto durante i primi anni di vita. "È complicato indagare sulla loro qualità- risponde Mondo- all'inizio sognano per lo più sensazioni tattili, movimenti materni, il proprio corpo, il battito cardiaco, i rumori. Sono sogni molto scarni, essenziali. Freud li definiva chiari, brevi e coerenti. Solo successivamente iniziano a fare dei resoconti, intrecciano fantasia e sogno in maniera inconsapevole, ma dalla terza infanzia in poi comincia a manifestarsi il sogno simbolico come negli adulti".
- I BAMBINI FANNO INCUBI? "È facile che il bambino anche piccolo abbia degli incubi- ammette- anche se non sa raccontarli. A volte possono verificarsi dei sogni ricorrenti, dei blocchi che il soggetto non riesce a superare. Gli incubi simboleggiano proprio dei blocchi psicologici o dei disagi di vario tipo". Ma non bisogna preoccuparsene oltre misura, secondo lo psicoterapeuta, "perché la paura e la difficoltà di crescere fa parte di ognuno di noi. Bisognerebbe chiedersi piuttosto come noi adulti dovremmo comportarci di fronte a questi incubi. Condividendoli al momento del risveglio- spiega l'analista- chiedendo ad esempio al bambino cosa 'hai sognato stanotte?', magari abituandolo a disegnarlo e a giocarci su. Questo è un metodo ottimo per esorcizzare gli incubi".
Il classico sogno che angoscia i bambini è "l'apparizione di un mostro a casa propria. Quello che esce dall'armadio o dalla cassapanca dei giochi".
 - COSA SIGNIFICA? "Segnala la paura di fronte al potere degli adulti, o il timore di perdere l'amore delle figure di riferimento. Può simboleggiare anche un'insicurezza personale, come un'incapacità o il mancato (sufficiente) controllo delle proprie forze istintive, non ancora dominate. A volte sulla figura del mostro è proiettata quella di un adulto che gli fa paura. Ciò può indicare un'area conflittuale con il genitore, con cui il piccolo si scontra per motivi di normale evoluzione". Un'altra immagine onirica è il rimanere intrappolati: "Il bambino che resta incastrato in una scatola, in un letto, che cade in un pozzo o che non riesce a correre ci indica quanto si senta minacciato da una situazione scomoda che non riesce ad affrontare".
- LE FIGURE PIÙ RAPPRESENTATE? "Sono gli animali o i personaggi fantastici. I piccoli hanno molta difficoltà a fare distinzione tra il racconto e il racconto che si fa sul sogno. Quando raccontano un sogno partono da un'immagine onirica, che poi arricchiscono con uno stile di narrazione eroica. Quello che importa è il racconto e la sua condivisione, e soprattutto che ci sia il genitore ad ascoltarlo. La presenza e l'ascolto dei genitori rassicura i bambini, confermandogli che i mostri non sono reali e che possono sentirsi sicuri nel loro letto".
Tutti i bambini sanno raccontare i loro sogni? "Il racconto del sogno dipende dall'educazione ricevuta all'interno della struttura familiare. Dallo spazio che la famiglia riserva al gioco, alla fantasia, a ciò che sta dentro al bambino. A volte i genitori provano angoscia se il figlio racconta di essere stato ferito da un mostro".
- DA COSA DIPENDE QUESTA DIFFERENZA? "I bambini sono liberamente a contatto con le loro pulsioni, con le parti competitive, distruttive e sadiche che si manifestano. Pensiamo alle fiabe dei fratelli Grimm, che hanno dei momenti assolutamente horror e che oggi stanno diventando dei canovacci meravigliosi per gli Horror contemporanei. La paura stessa è un momento catartico dell'esperienza. Il sogno è un'esperienza di simulazione esistenziale e ha un valore formativo ed evolutivo nel bambino, che ha bisogno di sperimentare e di controllare la paura. Il vero problema- conclude l'esponente della Cipa- non sono i sogni dei bambini ma la capacità degli adulti di stare con i sogni dei bambini".
Notiziario Minori, 2 novembre 2015

venerdì 23 ottobre 2015

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REGOLA DELLE CINQUE DITA AIUTA A GESTIRE TEMPI
BORILE: 0 ZUCCHERI, 8 ORE SONNO,
2 AL PC,UNA DI SPORT E 5 PER MANGIARE
Cinque ore per mangiare cinque volte al giorno, zero zuccheri, due ore di tecnologia, otto ore di sonno e un'ora di attività fisica. È la regola per una buona ripartizione del tempo che i genitori devono far seguire ai loro bambini, ed è rinchiusa nelle cinque dita della mano di Monica Borile, pediatra e adoloscentologa della Cdajic (Confederacion de Adolescencia y Juventud Iberoamericana, Italiana e caraibica).
Il medico interverrà al settimo Joint Meeting di Catanzaro in Pediatria e medicina dell'adolescenza, all'Auditorium dell'Università degli Studi 'Magna Graecia', per parlare de 'L'impatto cognitivo ed emotivo delle nuove tecnologie sui ragazzi e sulle famiglie'.
"Le tecnologie si sono immesse nella nostra vita per sempre. Sono importantissime, segnano uno spazio di incontro sociale, ma ci sono anche molti pericoli, come il sexting, il grooming o il cyberbullismo", aggiunge la pediatra. La rete è un luogo "di rischi" ma anche di "opportunità": costituisce una "possibilità di sviluppo cognitivo per i giovani, che sono multitasking, multifunzionali, e possono fare molte cose contemporaneamente. Siamo noi adulti ad essere indietro e a lasciarli da soli. Quante volte vediamo bambini piccoli che invece di mangiare in famiglia- chiede Borile- sono messi davanti a dei disegni sul telefonino e non sentono cosa succede a tavola? Quante volte una mamma giovane mentre allatta guarda il cellulare, invece di stabilire un contatto oculare con il figlio? Ricordiamoci che se i bambini trascorrono troppo tempo davanti a computer o cellulari- conclude- finiscono per dormire poco e questo è fonte di problemi".
 Notiziario Minori, 23 ottobre 2015

lunedì 19 ottobre 2015


MINORI. 3,6 MILIONI HANNO DISTURBI
NEUROPSICHICI MA SOLO 1 SU 4
 ACCEDE A CURE NECESSARIE
I disturbi neuropsichici dell'età evolutiva sono tra i disturbi più diffusi nell'infanzia. Colpiscono un bambino o adolescente ogni cinque, con disturbi molto diversi tra loro che vanno dall'autismo all'epilessia, dalla depressione al disturbo del linguaggio, dalla dislessia alla disabilità intellettiva, dalle paralisi cerebrali infantili ai disturbi della condotta, dalle malattie neurodegenerative all'anoressia e molte altre.
Tuttavia meno di un bambino adolescente su quattro riesce ad accedere alle cure di cui ha necessità. Si stima che non siano più di 600.000 gli utenti dei servizi pubblici di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza a fronte di una popolazione complessiva sofferente di circa 3,6 milioni unità. Sono i dati radiografati dalla Società italiana di neuropsichiatria infantile dell'infanzia e dell'adolescenza (Sinpia). "Come la salute, anche la salute mentale non è solo assenza di malattia. E' uno stato di benessere emotivo e psicologico nel quale la persona è in grado di sfruttare al meglio le proprie capacità cognitive ed emozionali, di stabilire relazioni soddisfacenti con gli altri e di partecipare in modo costruttivo ai mutamenti dell'ambiente- spiega Paolo Siani, presidente dell'Associazione culturale pediatri (Acp)- Oggi sappiamo che è nell'infanzia che la salute mentale ha le sue radici, e investire in questa direzione è strategico per il benessere futuro di tutta la popolazione".
Le più recenti ricerche nelle neuroscienze dicono che la salute mentale è il risultato di interazioni complesse tra genetica, neurobiologia e ambiente, afferma Maurizio Bonati, direttore del dipartimento di Salute pubblica dell'Irccs Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri. "Ci dicono soprattutto che nella maggior parte dei casi la componente genetica non determina in modo lineare il rischio di malattia, ma implica semplicemente una maggiore sensibilità agli effetti dell'ambiente". Dunque uno stile genitoriale positivo, l'ascolto delle emozioni dei bambini garantendo limiti sereni ai comportamenti, l'esposizione precoce alla lettura ad alta voce, la presenza di servizi educativi per la prima infanzia di qualità "hanno ricadute importanti per tutti i bambini, ma hanno un'efficacia molto maggiore per quelli ad alto rischio" aggiunge.
E' per questo motivo che fin dal 2008, in un appello ai politici e ai cittadini "abbiamo indicato la salute mentale come una delle priorità fondamentali su cui investire per promuovere una migliore assistenza e favorire un migliore sviluppo dei più piccoli e della salute futura della popolazione", ricorda Siani. "Due sono gli ambiti essenziali su cui investire: da un lato, l'attenta programmazione di interventi di promozione della salute mentale che coinvolgano i contesti scolastici, educativi e sociali, a partire dalle conoscenze che abbiamo oggi dalla ricerca". Dall'altro, "l'attivazione di adeguate strategie di prevenzione, diagnosi precoce e intervento all'interno di servizi specialistici del territorio". Entrambe le aree, infatti, sono "drammaticamente trascurate nel nostro Paese e dal 2008 ad oggi nulla è stato fatto".
Il diritto alle cure per i bambini e gli adolescenti con disturbi neuropsichici e per le loro famiglie, conclude poi Antonella Costantino, presidente della Sinpia, "è ancora largamente disatteso, con enormi differenze tra le Regioni. Gli interventi necessari sono all'insegna della partecipazione dei pazienti delle loro famiglie, degli operatori, ma soprattutto dei decisori politici". Oggi la maggior parte dei riferimenti normativi necessari per poter garantire risposte adeguate ai bambini e agli adolescenti con disturbi neuropsichici e alle loro famiglie "ci sono- va avanti- ma purtroppo non sono stati finora sufficienti". Il richiamo presente nel Piano d'azione nazionale salute mentale, approvato in Conferenza Stato-Regioni nel 2013, pone come primo obiettivo per l'area infanzia-adolescenza l'esistenza di una rete regionale integrata e completa di servizi per la diagnosi, il trattamento e la riabilitazione dei disturbi neuropsichici dell'età evolutiva. Però è rimasto inapplicato, sottolinea Costantino. Servono quindi "risorse certe destinate in modo vincolato al completamento della rete di servizi di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza e precisi impegni regionali". E contestualmente "serve un Piano d'azione per la promozione della salute mentale in infanzia e adolescenza, perché l'Organizzazione mondiale della sanità ci dice da tempo che i disturbi neuropsichici pesano sulla salute collettiva più delle malattie cardiovascolari". L'Oms dice anche che è fondamentale investire in attività preventive nell'infanzia.
Notiziario Minori 19 ottobre 2015

lunedì 12 ottobre 2015


ALLARME ISS, CALO VACCINI CAUSA DECESSI
ANCHE PEDIATRI BAMBINO GESÙ PREOCCUPATI
"Gli esperti dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù condividono le preoccupazioni lanciate dal presidente dell'Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi, alla luce dei recenti dati forniti sul calo delle vaccinazioni e pubblicati dal ministero della Salute". Alberto Villani, responsabile della Pediatria generale e malattie infettive dell'ospedale della Santa Sede, lancia l'allarme. "Il calo delle coperture vaccinali è responsabile dei numerosi casi di morbillo e della presenza di malattie che potevano già essere debellate come ad esempio la pertosse, alla causa del decesso di alcuni lattanti. I dati pubblicati dal ministero della Salute- spiega Villani- si riferiscono alle vaccinazioni esavalenti, da somministrarsi nel primo anno di vita, che con un'unica iniezione permettono di proteggersi da difterite, tetano, pertosse, poliomelite, epatite B e malattie come la meningite causata da Haemophilus". La copertura vaccinale insufficiente riguarda anche quella contro morbillo, rosolia e parotite. "Senza le vaccinazioni ci troviamo a dover fronteggiare di nuovo queste malattie, che invece sarebbero facilmente prevenibili", aggiunge. Ad esempio "osserviamo epidemie di pertosse, morbillo. Oltre al ritorno, in Europa, di alcune malattie che erano state debellate da molti anni, come ad esempio la poliomielite". I dati dell'Iss indicano un tasso di vaccinazioni al di sotto degli obiettivi minimi previsti dal precedente piano. Scendono, infatti, al di sotto del 95% le vaccinazioni per poliomielite, tetano, difterite ed epatite B e la percentuale cala ulteriormente per le vaccinazioni contro il morbillo, la parotite e la rosolia che raggiunge una copertura dell'86%, diminuendo di oltre quattro punti percentuali, conclude il medico.
 Notiziario Minori, 12 ottobre 2015

DA INDIRE ECCO "DATEMI UNA PENNA"
IL LIBRO SULLA STORIA DELLA SCRITTURA
La storia del libro, della scrittura e della stampa spiegata ai bambini. È il nucleo centrale del libro "Datemi una penna. Scritture a mano dopo l'invenzione della stampa" di Roberto Piumini, Adriana Paolini e Monica Zani, edito da Carthusia, presentato a Firenze a Palazzo Medici Riccardi (via Cavour, 1). Alla presentazione sono intervenuti gli autori del libro, Pamela Giorgi, curatrice della mostra "Radici di futuro" sui 90 anni dell'Indire, e la giornalista de La Repubblica Maria Cristina Carratù.
Il volume chiude una trilogia dedicata alla storia della comunicazione destinata ai bambini, ma anche ai curiosi di ogni età. I tre libri, "L'invenzione di Kuta", dedicato alla scrittura delle origini e ai codici medievali, "Che rivoluzione!", sui libri a stampa, e ora "Datemi una penna", presentano la stessa struttura: otto storie affidate alla penna di Roberto Piumini, e nel secondo libro anche alla creatività di Beatrice Masini, offrono l'opportunità di entrare nel mondo della scrittura attraverso percorsi diversi. Ogni racconto è seguito da un capitolo di approfondimento storico curato da Adriana Paolini.
Tutte le storie sono introdotte da illustrazioni, che in questo volume sono opera dello stile originale di Monica Zani.
Un'attenzione particolare meritano le immagini dei documenti che arricchiscono il libro, tutte provenienti da diversi istituti di conservazione italiani, in particolare da quelli trentini.
Il progetto, da cui prende le mosse questa avventura editoriale, nasce grazie all'esperienza di Adriana Paolini che da oltre dieci anni porta avanti incontri sulla storia della scrittura con bambini e ragazzi di ogni età, ma soprattutto dal desiderio di condividere una grande passione, che è quella per i libri. L'evento fa parte delle iniziative collaterali della mostra "Radici di futuro. L'innovazione a scuola attraverso i 90 dell'Indire", aperta al pubblico, con ingresso libero, fino al 22 ottobre.
 Notiziario Minori, 12 ottobre

IL BEBÈ GUARDA E SI SCOPRONO DISTURBI
 RICERCA UNIVERSITÀ DI PADOVA
SU 180 NATI TRA IL 2004 E 2012
Uno studio internazionale, condotto da ricercatori dell'Università di Padova, della Birkbeck University of London e della London Metropolitan University ha scoperto la correlazione tra lo sviluppo attentivo nei primi giorni di vita e i possibili disordini dell'attenzione in età successiva. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista "Scientific Reports". Gli scienziati hanno dimostrato come il comportamento visivo nei primissimi giorni di vita è stato correlato alla comparsa successiva di problemi comportamentali. I ricercatori hanno scoperto un'associazione tra le differenze individuali nell'attenzione visiva che i neonati nei primi giorni dopo la nascita rivolgevano a diverse immagini e problemi comportamentali comparsi nel successivo sviluppo, tra cui iperattività e difficoltà nei rapporti con i coetanei. "Abbiamo studiato l'attenzione visiva su un campione di 180 neonati- spiega Teresa Farroni, docente del dipartimento di Psicologia dello sviluppo e della socializzazione dell'Università di Padova- nati tra il 2004 e 2012 in un reparto di maternità di un ospedale di Monfalcone (Gorizia). Per la prima volta- prosegue Farroni- abbiamo dimostrato che c'è un legame significativo tra le modalità in cui i neonati guardano le immagini e il temperamento che si manifesta nel loro comportamento in età successive. Guardare le immagini per tempi più lunghi alla nascita sembra essere associato a una minore presenza di comportamenti impulsivi e iperattivi nello sviluppo del bambino". I ricercatori hanno esaminato tre aspetti principali del temperamento e del comportamento: la capacità di regolare le emozioni (uno scarso controllo è stato collegato a una maggiore impulsività e iperattività); un tratto caratteriale che descrive una tendenza verso livelli elevati di estroversione e impulsività e che è stato collegato con l'aggressività e problemi comportamentali nell'infanzia; la presenza di difficoltà comportamentali. "Lo studio dell'attenzione visiva dei neonati costituisce una finestra sui meccanismi di sviluppo che contribuiscono alla variazione di attenzione e del comportamento per tutta la durata della vita- conclude Farroni-. I risultati delle nostre ricerche suggeriscono che una parte di ciò che influenza il comportamento più tardo è già presente alla nascita. Questi risultati potrebbero in futuro aiutare a identificare i bambini che sono a più alto rischio di difficoltà di attenzione e potrebbe favorire lo sviluppo di primi interventi con lo scopo di contribuire a migliorare precocemente le capacità attentive".
 Notiziario Minori, 12 ottobre 2015

venerdì 5 giugno 2015


BIMBI E COMPITI PER VACANZE,
SIPPS: STRESS IN AGGUATO
ECCO I CONSIGLI DELLA SOCIETÀ
ITALIANA DI PEDIATRIA PREVENTIVA
 Mancano pochi giorni alla fine della scuola quando, per milioni di studenti italiani, suonerà l'ultima campanella dell'anno ed inizieranno le tanto desiderate vacanze. Via zaini, quaderni e penne, dunque, e addio a sveglie all'alba e ansie da interrogazione.
Ma ne siamo davvero sicuri? Non è proprio così, almeno non per tutti: se è vero che gli studenti sono pronti ad affollare le località di vacanza, infatti, è altrettanto vero che sono numerosi quelli che dovranno fare i conti con i compiti assegnati loro dagli insegnanti. Lo stress, insomma, è in agguato.
Ma dalla Società italiana di pediatria preventiva e sociale arrivano i rimedi che vanno incontro a chi soffre anche solo per l'idea di dover riaprire un libro sotto il sole. "Staccare la spina per tanto tempo, in genere per tre mesi - spiega Giuseppe Di Mauro, presidente della Sipps -  significa spesso dimenticare molto di quello che si è appreso durante l'anno: ecco allora i compiti che diventano spesso incubo e disagio non solo per il bambino, ma per tutta la famiglia. La Sipps non vuole entrare nel merito del dibattito sulla utilità o meno dei compiti, ma può dare delle indicazioni che aiutino genitori e figli ad affrontare serenamente i compiti delle vacanze".
Ecco, dunque, qualche utile consiglio per grandi e piccoli da parte dei medici pediatri:

1) Iniziate le vacanze con una stacco completo del bambino dai problemi scolastici per almeno 20 giorni, per permettergli un cambiamento significativo delle sue abitudini. Questo stimola molti sensori dell'organismo, in particolare la reattività ormonale e l'apparato immunitario.

E ancora:

2) Iniziate il riavvicinamento alle materie con la lettura di libri, cosa spesso accettata meglio dai bambini in quanto non si presenta come un esercizio o come un obbligo scolastico; ancor meglio se voi stessi come genitori fate vedere di essere interessati a leggere;

3) Suddividete i compiti in base ai giorni di vacanza che rimangono, cercando di dare circa un'ora di tempo al giorno a compiti di diverse materie per dedicare il tempo restante alle attività all'aria aperta;

4) Cercate di rendere i compiti di matematica e di grammatica come dei giochi a quiz, stile esercizi delle parole crociate, mostrando come genitori interesse a trovare il giusto risultato;

5) Bilanciate i tempi della giornata, dando spazio ai compiti ma in proporzione anche ai giochi su tablet o computer e a quelli insieme agli amici per non penalizzare gli uni o gli altri in modo troppo netto.

Prosegue la Sipps:

6) Seguitelo nei compiti ma non sostituitevi a lui negli esercizi: il bambino deve rendersi conto ed essere consapevole delle proprie reali capacità;

7) Se possibile organizzate dei 'gruppi di studio' con qualche amico, vicino di casa o di ombrellone. Può diventare divertente incontrarsi un'ora al giorno quando fa meno caldo e fare i compiti insieme;

8) Fate scegliere a vostro figlio il momento in cui preferisce dedicarsi allo studio;

9) Dedicate il tempo ai compiti possibilmente in un luogo tranquillo e lontano da qualsiasi tipo di distrazione;
 
10) Se sono state assegnate ricerche a soggetto libero, stimolate il bambino o ragazzo ad eseguire una relazione su un animale, una pianta incontrati nelle vacanze o su una località o sito storico archeologico che lo ha colpito durante l'estate, corredando la ricerca con foto o reperti.
 Notiziario Minori, 5 giugno 2015

 

Dopo aver dato i seguenti consigli per l'estate, chiudiamo le news dell'anno scolastico 2014-2015. A tutti voi genitori e alunni auguro buone vacanze...

                                                                                                                                 Prof. Antonio Grassi

venerdì 15 maggio 2015


SANDPLAY THERAPY LI AIUTA AD
ESPRIMERSI CON IMMAGINI METODO
 ANALITICO PIÙ DIFFUSO AL MONDO.
16-17 MAGGIO CONVEGNO IDO
La Sandplay therapy è un approccio di tipo analitico che fa parte della psicologia del profondo junghiana. Ideata negli anni '50 da Dora Kalff, analista svizzera, si è diffuso in tutto il mondo: dagli Stati Uniti al Brasile, Canada, Israele, Europa, Giappone, Svizzera, Cina, Corea del Sud, Danimarca, Sudafrica e Taiwan. Forse, tra tutti gli approcci psicoanalitici, la Sandplay therapy è il più utilizzato per la sua facilità di applicazione sia in età evolutiva che in età adulta. Per questo motivo, l'Istituto di Ortofonologia (IdO) ha deciso di promuovere il 16 e 17 maggio a Roma un seminario dal titolo 'Sandplay therapy. Il gioco e le immagini nella Psicologia Analitica', nell'Aula magna dell'I. C. Regina Elena, in via Puglie 4 dalle 9 alle 18.
A gestirlo sarà Carla Cioffi, neuropsichiatra infantile, socio-didatta dell'Associazione per la ricerca in psicologia analitica (Arpa), associata dell'Associazione internazionale per la psicologia analitica (Iaap), socio didatta dell'Associazione italiana per la Sandplay therapy (Aispt) e associata della Società internazionale di schema therapy (Isst).
Il gioco della sabbia è nato come lavoro psicoterapeutico con i bambini. "Propone per l'appunto un gioco- afferma Cioffi- un metodo non verbale che li aiuta ad esprimersi attraverso un percorso di immagini.I terapeuti della sabbia- dice il medico- osservano il processo psicologico e trasformativo dei pazienti tramite le immagini che si susseguono sulla sabbia e in cui appaiono rappresentati non solo i loro traumi ma anche le loro possibilità di guarigione. Sulla sabbia agiscono due sinergie: il conscio e l'inconscio, che insieme creano immagini, sviluppano associazioni e risvegliano ricordi".
La terapeuta supporta minori con difficoltà di tipo emotivo-comportamentale. "Hanno un'intelligenza indenne ma con un funzionamento alterato. Gli adolescenti che vedo- prosegue l'analista- hanno problematiche importanti e sono spesso bloccati nella loro crescita evolutiva, possono presentare disturbi alimentari, di attenzione o di comportamento".
La Sandplay Therapy non può essere esercitata da tutti. "Per praticarla bisogna essere psicoterapeuti e aver seguito un percorso di analisi personale e con le sabbie". Sabato 16 maggio Cioffi inquadrerà questo approccio analitico da un punto vista storico culturale, nell'evoluzione della Psicologia analitica del Novecento, per passare poi agli aspetti teorici e alle applicazioni pratiche della metodologia. Inoltre, l'esponente dell'Aisp presenterà il caso clinico di un bambino di 8 anni attraverso la lettura di 7 sabbie.
Nel pomeriggio ci sarà Eva Pattis Zoja, analista junghiana per l'infanzia (Cipa/Iaap), terapeuta anch'ella della Sandplay therapy (aispt/isst) e fondatrice della International association of expressive sandwork (Iaes), che presenterà il 'Sandwork espressivo: una proposta terapeutica in situazioni di abbandono e violenza'. Il Sandwork è stato ideato dalla stessa Pattis Zoja come supporto psicologico da applicare nelle situazioni di emergenza, guerra, catastrofi naturali e degrado sociale in genere. Al seminario IdO la fondatrice dell'Iaes mostrerà il lavoro svolto in situazioni di estrema difficoltà umana e psicologica.
La due giorni di formazione terminerà domenica 17 maggio, e nel corso della giornata verranno proiettati video e immagini sulla Sandplay Therapy per stimolare e attivare un vero e proprio laboratorio esperienziale con i presenti.
L'Aisp è associata all'Isst, presente in tutto il mondo. "Ci sono esperti di Sandplay Therapy- conclude Cioffi- che da tanti anni girano il mondo per portare la formazione alla Sandplay therapy anche nei paesi emergenti e far uscire la pratica clinica da un approccio esclusivo dei paesi culturalmente più avanzati".
Per informazione sulle modalità di partecipazione al seminario, è possibile scrivere a scuolapsicoterapia@ortofonologia.it.
 Notiziario Minori, 15 maggio 2015

È NATA LA FONDAZIONE ITALIANA
 PER IL BAMBINO ECCO IL DECALOGO
 PER PROMUOVERE  E CREARE
SALUTE DA 0 A 100 ANNI
Creare salute da zero a cento anni è lo scopo per cui nasce la Fondazione italiana per il bambino (Fib), nella "consapevolezza che si può ambire ad avere future generazioni di adulti e di anziani più sani, più attivi e meglio inseriti in una società sempre più longeva". Un ruolo fondamentale è giocato dalla prevenzione, "che inizia prima della nascita del bambino con i corretti stili di vita della mamma nella fase gestazionale, e che deve accompagnare l'infante, l'adolescente, l'adulto e l'anziano durante tutto l'arco dell'esistenza". Alberto Ugazio, direttore del dipartimento di Medicina pediatrica dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e componente del Cda della Fib, afferma: "Abbiamo raggiunto aspettative di vita che sono tra le migliori al mondo, ma, con l'aumento della vita media aumenta anche l'incidenza di malattie come quelle cardiovascolari, polmonari, tumorali e tante altre ancora.
Patologie che rendono precaria la qualità di vita dell'anziano, aumentano sempre più la spesa sanitaria e impediscono di condurre una vita attiva e serena nella terza età. Oggi-prosegue Ugazio- sappiamo bene dai più recenti progressi della medicina che, in larga misura, salute e malattia dell'adulto e dell'anziano originano durante la gravidanza e i primissimi anni di vita. La salute di domani dipende quindi dalle scelte che facciamo oggi". La scienza dice che nei primi mille giorni di vita, dal concepimento fino ai 2 anni d'età, si gioca il futuro di salute dell'essere umano. L'allattamento al seno e una dieta equilibrata sono due pilastri fondamentali nello sviluppo psico-fisico del bambino". L'alimentazione gioca "infatti un ruolo indispensabile, ma regimi alimentari seguiti più sulla scia delle mode del momento che su sulla base delle evidenze scientifiche allontanano dal fabbisogno nutrizionale e rischiano di produrre uno sbilanciamento della dieta ideale per la crescita. Anche la lotta all'obesità- continua l'esponente della Fib- è una delle grandi sfide che ci attendono per avere una società più sana e meno soggetta al rischio di malattie legate all'eccesso ponderale come diabete, ipertensione e le altre patologie correlate. Allo stesso modo, promuovere una sana attività fisica, lontana sia dalla sedentarietà sia dagli eccessi agonistici, è fondamentale per un corretto funzionamento dell'organismo già dai primi anni di vita". La salute del bambino si tutela anche attraverso "una cultura delle vaccinazioni troppo spesso assente o sempre più minacciata da una disinformazione organizzata. Si assiste a un calo preoccupante di alcune importanti vaccinazioni come evidenziato recentemente anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità che ha bacchettato l'Italia e l'Europa perché in ritardo sulla tabella di marcia stabilita per eliminare morbillo e rosolia. In alcune scelte di salute un ruolo fondamentale lo svolgono i pediatri". I dati di una "recente ricerca condotta in occasione della Giornata mondiale contro la meningite- dichiara Carla Collicelli, vicedirettore del Censis- evidenziano che il pediatra è la principale fonte di informazione delle famiglie in questo campo. Ed è al medico che cura i propri figli che i genitori affidano i loro dubbi e le loro speranze per la guarigione dei loro bambini". Il pediatra è sempre più un'antenna sociale dei bisogni di salute psicofisica del bambino e dell'adolescente in una società che muta continuamente. "L'advocacy della pediatria- spiega Giovanni Corsello, presidente della Società italiana di pediatria (Sip) e componente del Cda della Fib- si esprime nella tutela della salute del bambino, attraverso la diagnosi, la cura e la prevenzione delle malattie. Ma anche promuovendo il suo benessere fisico-psichico e relazionale, e i suoi diritti nella società. Il pediatra del terzo millennio è chiamato a passare dalla cura alla 'care', cioè al prendersi cura del bambino e della sua famiglia". Occorre quindi "investire a tutto tondo per la salute del bambino che sarà l'adulto di domani. Ma per raggiungere tale scopo è indispensabile un impegno globale che coinvolga a tutti i livelli le istituzioni, il mondo della ricerca, i media, gli opinion leader e gli stakeholder delle professioni e dell'industria.
Perché- conclude Corsello- se è vero che la salute è un bene di tutti, ognuno deve contribuire a favorire le condizioni che rendono effettivo questo diritto tutelato dalla nostra Costituzione". In occasione della presentazione della Fib Walter Ricciardi, direttore Osservasalute e commissario Iss, ha tenuto la 'Lettura tra denatalità e invecchiamento della popolazione: una sfida sostenibile per il nostro Ssn?': "La prevenzione- dichiara Ricciardi- è la vera chiave di volta per la sostenibilità del Ssn. Investire in prevenzione significa investire in salute e creare le condizioni favorevoli per una popolazione più sana e longeva. Spendiamo ancora troppo poco in prevenzione e occorrono sempre più campagne mirate contro i non corretti stili di vita. I problemi di stile di vita, di abitudini comportamentali come quelle alimentari, di urbanistica e di ambiente, vanno affrontati e risolti oggi se si vuole creare salute da 0 a 100 anni". Anche la Fondazione italiana per il bambino è pronta a fare la sua parte. Ecco il decalogo su 'Lo stile di vita per la donna in gravidanza e da neomamma': 1. Più movimento all'aria aperta 2. Niente stress 3. Niente alcool 4. Niente fumo 5. Cibi poveri di grassi e zuccheri 6. Alimenti freschi 7. Frutta e verdura di stagione 8. Fibre e prebiotici 9. Pesce azzurro 10. Allattamento esclusivo al seno per almeno 6 mesi.
Notiziario Minori, 15 maggio 2015

venerdì 8 maggio 2015


SIMEUP: QUANDO RICORRERE A
 PRONTO SOCCORSO, I CONSIGLI.
A PEDIATRICO TROPPI ACCESSI INAPPROPRIATI
Ogni anno circa 5 milioni di bambini vengono visitati nei pronto soccorso italiani. Solo nel 10% dei casi si tratta di codici gialli e rossi, ovvero quelli che identificano i casi di reale emergenza e urgenza, mentre i codici verdi (le urgenze considerate minori in fase di triage) rappresentano invece il 60-70% degli accessi. "Tra questi ultimi circa la metà può essere considerato un accesso appropriato per la necessità di escludere gravi complicanze e/o evoluzioni della malattia- afferma Antonio Urbino, presidente della Società italiana di emergenza e urgenza pediatrica (Simeup)- mentre la restante metà di questi accessi è inappropriato e può creare disservizi che possono ostacolare l'assistenza a chi ne ha veramente bisogno. Il Pronto Soccorso pediatrico è infatti una struttura che serve a fornire la prima assistenza ai bambini che necessitano di un approccio diagnostico terapeutico urgente. Ed è altresì la struttura atta ad affrontare le emergenze sia mediche che traumatiche con immediato pericolo di vita". Se è vero che tutti sanno cos'è un Pronto Soccorso, luogo il cui accesso può essere diretto, o può avvenire attraverso i servizi del 118 o per trasferimento da altro ospedale, Simeup ricorda ciò che non è un Pronto soccorso, al fine di disincentivarne un utilizzo improprio con tutti i problemi relativi al sovraffollamento delle strutture.
"Innanzitutto non va confuso con un ambulatorio pediatrico- spiega Urbino- e non sostituisce il Pediatra di famiglia che sarebbe bene consultare, se possibile e almeno telefonicamente, prima di recarsi in Pronto Soccorso. Il Ps non è nemmeno un ambulatorio poli-specialistico infatti le visite specialistiche urgenti richieste dal medico curante vanno comunque prenotate al Centro unico prenotazioni (Cup) e di norma non hanno luogo in Pronto soccorso, che non è la struttura preposta per approfondire aspetti clinici non urgenti o cronici. E non serve neppure a ottenere la compilazione di ricette e/o di certificati o l'esecuzione di prestazioni che potrebbero essere erogate presso servizi ambulatoriali". Quindi il Pronto Soccorso non va usato per questioni di comodità, per abitudine o per evitare il pagamento di un ticket.
Dalla Simeup arrivano anche alcuni suggerimenti utili in situazioni frequenti che possono invece richiedere una visita in Pronto Soccorso.
- Febbre: nel lattante con età inferiore a tre mesi se non è stato possibile farlo visitare al curante; nei bambini più grandi se la febbre è elevata, persistente, risponde poco alla terapia antipiretica e si associa a stato di sofferenza e condizioni generali compromesse; se in presenza di febbre il bambino presenta crisi convulsive soprattutto se di età inferiore ad un anno.
- Vomito: il bambino ha bisogno di cure urgenti se presenta vomito ripetuto e non riesce ad assumere liquidi soprattutto se di età inferiore a 1 anno; se presenta altri sintomi che possono portare alla disidratazione come la febbre e numerose scariche di diarrea; se oltre al vomito presenta: secchezza della cute e della mucosa orale, occhi cerchiati, mancanza di lacrime, ridotta emissione di urine; se vomita e non evacua da 24 ore soprattutto se di età inferiore a 1 anno; se il vomito è francamente ematico o di colore verde scuro o simile al caffè.
Diarrea: se presenta diarrea ripetuta e non riesce ad assumere liquidi (vomito) soprattutto se di età inferiore a 1 anno; se presenta diarrea da oltre 24 ore con più di 5-6 scariche al giorno e non assume liquidi oppure presenta segni di disidratazione; diarrea francamente ematica o la sola emissione di sangue tipo "gelatina".
- Dolore addominale: se non evacua da oltre 24 ore, presenta vomito, febbricola e se il dolore viene localizzato nelle regioni inferiori destra dell'addome (regione appendicolare); se presentano dolore addominale nelle ore successive ad un trauma della regione interessata; - Trauma cranico: se il bambino ha perso conoscenza al momento dell'impatto (trauma cranico commotivo), o presenta vomito, qualche ora dopo il trauma, con tendenza all'addormentamento, con pianto inconsolabile, strabismo, difficoltà alla deambulazione, cefalea. - Cefalea: se accompagnata da febbre e/o da vomito e non regredisce con la somministrazione di comuni antifebbrili e/o antidolorifici.
- Difficoltà respiratoria: i bambini, soprattutto se di età inferiore all'anno, con difficoltà respiratoria vanno tutti portati con urgenza in ps se non è nota la causa e non si dispone di prescrizioni del proprio medico, esempio: asma conosciuta.
Notiziario Minori,  8 maggio 2015

INCIDENTI STRADALI,
OGNI GIORNO NEL MONDO
MUOIONO PIÙ DI 500 UNDER 18

Petizione mondiale
"Se ci darete strade sicure ora, potremo dare e daremo il buon esempio per le generazioni a venire. Per favore ascoltateci ed agite. Salvate le vite dei bambini". Si conclude cosi' la Dichiarazione dei bambini per la sicurezza stradale della campagna Savekidslives2015 promossa dall'Onu. La dichiarazione e' un concreto appello ai leader e decisori di tutti i Paesi e a tutti gli adulti, che hanno l'obbligo di "assicurarsi che tutti i bambini possano viaggiare in sicurezza" ed e' frutto dei pensieri e delle preoccupazioni espresse dai ragazzi del mondo intero.
La "Settimana mondiale della sicurezza stradale" indetta dalle Nazioni Unite, che ha preso il via il 4 maggio, e' dedicata proprio alla protezione dagli incidenti per i piu' giovani. I dati forniti dall'Onu sono agghiaccianti: ogni giorno, nel mondo, piu' di 500 bambini e ragazzi sotto i 18 anni muoiono a causa di incidenti stradali. Un dramma che coinvolge anche l'Italia dove, guardando al 2013, sono morti una media di oltre 2 bambini a settimana, per un totale di 123 vittime con meno di 18 anni. Di queste, ben 47 avevano meno di 14 anni. Nell'ultimo anno tra gli under 14 si sono registrati anche 10.400 feriti per incidente stradale. Ancora piu' critica la situazione per la fascia di eta' compresa tra i 14 e i 17 anni, che fa registrare un totale di 76 vittime.
Comportamenti scorretti e superficiali degli adulti. "La mortalita' infantile e giovanile sulle strade e' un dramma nel dramma -spiega Umberto Guidoni, segretario generale della Fondazione Ania per la sicurezza stradale- anche perche' i bambini sono vittime di comportamenti superficiali, distratti e scorretti assunti dagli adulti quando sono al volante. Per questo noi li consideriamo all'interno della categoria degli utenti deboli o vulnerabili della strada. E' bene ricordare che l'incuria dei genitori che non usano i seggiolini o le cinture di sicurezza posteriori e' una delle principali cause di morte dei minori sulle strade".
Utilizzo di seggiolini e cinture. "Molti non si rendono conto -continua Guidoni- che l'utilizzo corretto dei seggiolini e dei sistemi di ritenuta puo' ridurre del 70% le possibilita' di conseguenze gravi in caso di incidente stradale. In molti casi, c'e' scarsa conoscenza delle norme del codice della strada. Per questo la Fondazione Ania in passato ha avviato importanti campagne di informazione proprio sul corretto trasporto dei minori in automobile e ha anche chiesto un inasprimento delle pene per chi non rispetta queste regole, che non valgono solo per l'automobile, ma anche per il trasporto dei bambini in bicicletta e sui motocicli".
Guardando agli adolescenti, "i morti sono imputabili anche all'utilizzo di ciclomotori e motocicli. Tra i 14 e i 17 anni, molte volte si paga la scarsa esperienza di guida e la non conoscenza delle norme. Anche per questo, in passato, la Fondazione Ania e' stata tra i principali promotori dell'introduzione della prova pratica per il conseguimento del patentino di guida per i ciclomotori".
Capitale umano. "Gli incidenti stradali sono la prima causa di morte per i giovani e i giovanissimi - prosegue Guidoni - ed e' paradossale che un Paese come il nostro, che sta invecchiando, continui a perdere ogni anno sulle strade il proprio capitale umano. Ci auguriamo che l'iniziativa delle Nazioni Unite sensibilizzi in maniera importante gli utenti della strada e favorisca misure di prevenzione dedicate ai bambini". Disabili. Ingente anche il numero di coloro che restano disabili a seguito di incidenti stradali: la Fondazione Ania registra 100 mila casi l'anno di invalidita' permanenti, di cui 20 mila gravi (tetraplegie, paraplegie, perdita di arti).
Cause.... Tra le cause principali di incidente, le statistiche ufficiali mettono al primo posto la distrazione (per il 17% dei casi in media, che diventa il 20% sulle strade extraurbane e il 15% sulle strade urbane), seguita dal mancato rispetto delle regole di segnaletica (semaforo e precedenza) e velocita'.
 Da un'indagine dell'Ania e dell'Istituto superiore di sanita' emerge tuttavia un altro aspetto: 1 incidente su 3 e' dovuto all'alcol. Ma questo non rientra nelle statistiche ufficiali perche' l'alcol e' considerato "concausa", ci spiega l'Ania. Insomma, se si taglia la strada al semaforo e si e' ubriachi bevuto, l'incidente e' dovuto al mancato rispetto delle regole di segnaletica. "Ania da anni insiste sulla pericolosita' dell'alcol alla guida - ribadiscono dalla Fondazione - ha investito molto in prevenzione, per esempio donando un milione di etilometri usa e getta per discoteche e altri centri aggregativi; con la campagna "Guido con prudenza" che ha portato a dimezzare le cosiddette stragi del sabato sera; con gli spot televisivi "10 comandamenti per la sicurezza stradale" e impegnandosi per proposte di legge come quella che prevede alcol zero per i neopatentati".
Infrastrutture. Oltre l'80 per cento degli incidenti stradali sono imputabili all'errato comportamento umano, al non rispetto delle regole. Il restante quasi 20% e' dovuto, secondo i dati forniti dalla Fondazione Ania, alla condizione delle infrastrutture, alle strade sconnesse, alle curve pericolose.
Notiziario Minori,  8 maggio 2015

LA MASS-MEDIOLOGA COSENZA:
IL WEB NON È UN DEMONE
"MA RAGAZZI VANNO ACCOMPAGNATI;
GENITORI-PROF NON ABBIANO PAURA"
Genitori e insegnanti non devono avere paura del web. Nè sentirsi incapaci rispetto ai 'nativi digitali'. Anzi, devono stare vicino ai ragazzi e non lasciarli da soli nella Rete. E' il suggerimento che arriva da Giovanna Cosenza, presidente del Corecom Emilia-Romagna e docente di semiotica all'Alma Mater di Bologna, che in Regione ha presentato il report sull'attività svolta nel 2014 dall'organismo di garanzia che dirige. Tra le altre cose, il Corecom si occupa anche di fare informazione e formazione nelle scuole per insegnanti, educatori, genitori e ragazzi, in particolare sull'utilizzo dei nuovi media. L'anno scorso sono stati 52 gli incontri, le richieste per quest'anno sono già più di 300. "Un'attività che non va sottovalutata- afferma la presidente dell'Assemblea legislativa, Simonetta Saliera- per tutelare i ragazzi dal cyber-bullismo e per educarli a utilizzare i mezzi digitali".
Negli ultimi anni, spiega Cosenza, "si è accentuata l'attenzione a un uso consapevole di internet. Il che non significa demonizzare internet- avverte la mass-mediologa- i ragazzi devono andare su internet e l'Italia deve aprirsi al digitale sempre di più, siamo ancora indietro rispetto alla Ue. Ma occorre farlo in modo consapevole: questo vale per gli adulti e a maggior ragione per i ragazzini e le ragazzine". Il punto, spiega Cosenza, "è iniziare accompagnando i ragazzi, soprattutto nell'età delle scuole medie". Cioè "un uso accompagnato" ai media digitali "senza divieti- afferma Cosenza- perchè questo fa solo venir più voglia, guardando però sempre che tipo di navigazione i figli e gli studenti fanno". E' un lavoro che possono fare non solo i genitori, "ma anche i professori e gli educatori", per rendere i ragazzi "consapevoli e, con cautela e tatto, osservare e dirigere il loro comportamento".
L'importante, ribadisce Cosenza, è non imporre divieti, "perchè inutili paure non hanno senso. Però far loro presente i rischi ad esempio di mettere su internet fotografie o di non sapere chi sono davvero i cosiddetti amici su Facebook". A volte, sostiene la presidente del Corecom, "genitori e insegnanti sono come impauriti dal fatto di non essere loro per primi a dominare questi mezzi. Basta con questi pregiudizi negativi: gli adulti sono perfettamente capaci e anzi più in grado dei ragazzini, che hanno sicuramente meno strumenti di consapevolezza". L'adulto deve quindi "farsi accompagnatore della digitalizzazione dei minori", suggerisce Cosenza.
Notiziario Minori,  8 maggio 2015

LE 5 PRATICHE A RISCHIO
INAPPROPRIATEZZA SECONDO
 ACP DI CUI MEDICI E PAZIENTI
DOVREBBERO PARLARE
Sono cinque le pratiche a rischio d' inappropriatezza di cui medici e pazienti dovrebbero parlare. Lo scrive l'Associazione culturale pediatri (Acp), che in una scheda rende note le sue raccomandazioni: - Evitare l'uso abituale dei cortisonici inalatori nelle flogosi delle prime vie respiratorie dei bambini. La tosse è il sintomo più frequente nei bambini che accedono all'ambulatorio del pediatra delle cure primarie. L'uso del cortisone per via aerosolica è largamente diffuso, in Italia, per il trattamento delle patologie delle alte vie respiratorie e per il controllo del sintomo tosse a esse correlato, sebbene non esistano prove della sua efficacia. Tale pratica, se prolungata nel tempo, è associata a effetti collaterali.
- Astenersi dal prescrivere aggiunte di latte artificiale nei primi giorni di vita ai neonati in assenza di provate indicazioni mediche. La durata dell'allattamento al seno si correla positivamente con la salute infantile (riduzione di obesità, atopia, asma, infezioni...) e materna. L'allattamento al seno esclusivo nei primi giorni di vita è elemento predittivo positivo di una lunga durata dell'allattamento. Le supplementazioni con latti artificiali interferiscono con il processo naturale della lattazione perché annullano il meccanismo di feed-back tra madre e bambino, sul quale si basa l'adeguata produzione di latte materno.
- Non prescrivere antibiotici nelle patologie delle vie respiratorie presumibilmente virali in età pediatrica (sinusiti, faringiti, bronchiti). Gli antibiotici sono i farmaci più prescritti in Italia e il fenomeno dell'antibiotico resistenza è un problema in progressivo aumento. L'appropriata gestione clinica delle patologie a eziologia infettiva prevede - secondo linee guida esistenti - la vigile attesa nei casi che lo consentono, sulla base di criteri clinici, anamnestici ed epidemiologici, e l'utilizzo degli antibiotici solo nei casi che lo richiedono e con le modalità corrette. Evitare l'uso di antibiotici nelle infezioni presumibilmente virali e trattare in modo ottimale le infezioni batteriche possono limitare l'emergenza di patogeni resistenti e il rischio di eventi avversi da antibiotici.
- Non effettuare Rx torace per la diagnosi e il follow up di polmonite non complicata nel bambino. La diagnosi clinica di polmonite nel bambino è possibile, secondo le linee guida che limitano l'uso della radiografia del torace a condizioni particolari ben definite. Più in generale, nella pratica clinica, l'esecuzione di qualsiasi procedura diagnostica (analisi cliniche o valutazioni strumentali) dovrebbe essere sempre motivata dalla necessità di acquisire informazioni indispensabili per orientare la gestione di un problema. Tuttavia, nella pratica quotidiana, accade non di rado che siano effettuate indagini di 'controllo' senza una reale necessità pratica, con dispendio di energie e di tempo e possibili rischi per il paziente. L'accurata valutazione anamnestica, clinica ed epidemiologica e il confronto chiaro e completo con il paziente e con i genitori sono la base di una corretta impostazione diagnosticoterapeutica e consentono di ottenere risultati ottimali, selezionando le procedure più appropriate.
- Evitare la somministrazione di farmaci (anti H2, procinetici, inibitori di pompa protonica-PPI) nel Reflusso Gastro Esofageo (GER) fisiologico, che non compromette la crescita e non si associa a segni o sintomi sospetti di malattia da GER. Non prescrivere medicinali ai 'vomitatori felici'. Il GER fisiologico è causa molto frequente di rigurgito o vomito nel primo anno di vita, si risolve con la crescita e non vi sono evidenze significative che sia causa di lesioni, anche nel lungo periodo. I farmaci PPI non sono efficaci per risolvere il GER e non vi sono evidenze sufficienti della loro sicurezza nei bambini. L'uso dei farmaci antiacidi, anti H2, PPI e pro cinetici va riservato alla Malattia da GER (GERD) correttamente diagnosticata, che è estremamente rara in età pediatrica e per lo più correlata a condizioni predisponenti. Mancano prove a sostegno dell'utilizzo dei farmaci per il GERD come trattamento empirico a scopo diagnostico nei bambini piccoli, nei quali crisi di pianto inconsolabile, irrequietezza, inarcamento del tronco, talora associati a vomiti e rigurgiti, possono essere manifestazioni fisiologiche di una fase evolutiva che scompaiono in qualche settimana. Ciononostante, i farmaci per il GERD sono ampiamente prescritti sotto l'anno di vita. Per limitare le terapie improprie è necessario riuscire a differenziare il GER fisiologico da quello associato a sintomi che meritano un approfondimento diagnostico, e comunicarne adeguatamente ai genitori il significato che ne giustifica il trattamento con semplici accorgimenti. Attenzione: le informazioni sopra riportate non sostituiscono la valutazione e il giudizio del medico. Per ogni quesito relativo alle pratiche sopra individuate, con riferimento alla propria specifica situazione clinica è necessario rivolgersi al medico curante. STORIA DEL PROGETTO - La scheda è stata elaborata nell'ambito del progetto 'Fare di più non significa fare meglio', al quale l'Acp ha aderito a giugno 2014. Lanciato e coordinato nel dicembre 2012 dall'associazione Slow Medicine, il progetto è nato in analogia al movimento, già attivo negli Usa, 'Choosing Wisely' e sta coinvolgendo società scientifiche di medici e operatori sanitari, associazioni di consumatori e di cittadini attorno agli obiettivi di 'contrasto al sovra utilizzo di procedure diagnostiche e terapeutiche' e di 'condivisione del processo di cura tra medico e paziente '. IL PROGETTO ITALIANO - Il Progetto italiano è parte del movimento Choosing Wisely internazionale e ne sta condividendo, seppure con alcune differenze, i fondamenti e il percorso. La prima fase operativa di 'Fare di più non significa fare meglio' prevede che ogni associazione che aderisce, nell'ambito della propria attività quotidiana, individui cinque procedure diagnostiche o terapeutiche ad elevato rischio d' inappropriatezza, secondo tre precisi criteri: sono comunemente usate nella pratica quotidiana; in base alle evidenze scientifiche disponibili non apportano un beneficio significativo alle principali categorie di pazienti a cui vengono prescritte ; possono esporre i pazienti al rischio di subire effetti dannosi. 'La scheda Acp- fa sapere Anna Maria Falasconi, referente Acp per la Regione Lazio e del progetto- è stata compilata sulla base delle segnalazioni dei pediatri dell'associazione. Ogni raccomandazione per l'uso appropriato di ognuna delle procedure potenzialmente a rischio è stata elaborata sulla base della letteratura scientifica più valida e aggiornata a suo sostegno. La fase successiva del progetto prevede l'implementazione delle raccomandazioni da parte dei pediatri nella loro attività e attraverso la comunicazione efficace tra medico e paziente, per giungere alla condivisione delle scelte diagnostiche e terapeutiche. Il paziente, con i suoi bisogni e le sue peculiarità, è posto sempre al centro del processo di cura'. NON HA OBIETTIVI ECONOMICI, MA PREVISTE RICADUTE POSITIVE - 'Fare di più non significa fare meglio', a differenza di Choosing Wisely USA, 'non ha tra i suoi obiettivi primari quello economico, ma è prevedibile che la riduzione di procedure inappropriate porterà comunque a una riduzione degli sprechi e al risparmio di risorse'. Per riuscire a realizzare questo progetto sono previste molte azioni: l'informazione degli operatori sanitari, dei cittadini e delle associazioni di pazienti 'potrà aumentare la consapevolezza del rischio connesso agli eccessi di indagini, diagnosi e trattamenti; la formazione e l'aggiornamento del personale sanitario consentirà di adeguarne le competenze per garantire l'appropriatezza dei comportamenti clinici e dell'uso razionale delle risorse. Il confronto tra le varie figure che compongono il percorso di cura e, soprattutto, l'abitudine alla comunicazione efficace tra medico e paziente, con la condivisione delle scelte diagnostiche e terapeutiche, potranno evitare gran parte dei rischi connessi all'eccesso di indagini, di formulazione di diagnosi, di terapie, indotti dalla forte pressione dell'offerta, da informazioni di cattiva qualità- aggiunge Falasconi- talora proposte dei media e anche dai diffusi comportamenti di medicina difensiva di medici preoccupati di essere accusati di non fare abbastanza per affrontare il problema del paziente'. La facilitazione del dialogo tra le varie figure 'sarà fondamentale per la programmazione del processo di cura, anche attraverso il coinvolgimento delle strutture territoriali del Sistema sanitario nazionale, compresi gli ospedali: il Piemonte è stata al regione pioniera e altre si stanno organizzando. Azioni coordinate, verso un'assistenza sanitaria di qualità, equamente accessibile a tutti ed economicamente sostenibile. Fare meglio con meno- conclude la referente Acp- si può'.
 Notiziario Minori,  8 maggio 2015

UNA SABBIERA IN AIUTO DI CHI NON HA
 PAROLE SEMINARIO IDO SU SANDPLAY
 THERAPY 16-17 MAGGIO A ROMA
 Una cassetta contenente della sabbia e numerosi oggetti. Sono gli ingredienti della Sandplay Therapy, il gioco della sabbia "che fornisce un linguaggio simbolico anche a chi non ha parole per esprimere il proprio malessere, consentendo di rappresentare il mondo interno così come si è costellato". Indagare a fondo i benefici di questa pratica clinica è l'obiettivo del prossimo seminario dell'Istituto di Ortofonologia (IdO), il 16 e 17 maggio a Roma, dal titolo 'Sandplay therapy. Il gioco e le immagini nella Psicologia Analitica'. A gestirlo sarà Carla Cioffi, didatta dell'Associazione italiana della Sandplay therapy (Aispt) e neuropsichiatra infantile. L'evento si svolgerà presso l'Aula magna dell'Istituto comprensivo Regina Elena in Via Puglie n.4, dalle 9 alle 18.
La Sandplay therapy si concilia con il mondo dell'infanzia. "È una terapia che si può applicare in età evolutiva perché fa parte di quei metodi proiettivi che consentono d'indagare l'inconscio. Il bambino viene messo in una stanza con una sabbiera al centro, tutto intorno degli scaffali contenenti oggetti vari: animali, esseri umani, alberi, pupazzi fantastici, case, chiese, edifici, macchine e treni. Il bambino è libero di scegliere gli oggetti che preferisce per comporre nella sabbiera una scena su cui poi si lavorerà attraverso le domande e le riflessioni del terapeuta, che variano a seconda dell'età del minore. È una rappresentazione libera che ci aiuta a indagare il profondo della psiche umana".
Il vassoio di sabbia è uno "spazio libero e protetto all'interno del quale, dal confronto con gli elementi inconsci personali e transpersonali che possono trovarvi rappresentazione, scaturisce un processo di trasformazione psichica e uno sviluppo più armonico della personalità, in linea con le potenzialità dell'individuo. Seguendo i contenuti che emergono dal paziente- spiega l'Aispt- lo psicologo analista facilita il confronto tra coscienza e inconscio, favorisce l'integrazione psichica e il recupero del rapporto con il Sé individuale originario". Nel corso delle due giornate si cercherà di far conoscere questa pratica terapeutica non solo nei suoi aspetti clinici, "strettamente connessi con la sua matrice junghiana, e presentando gli approfondimenti sulle sue derivazioni teoriche e storico culturali, ma anche- conclude l'IdO- nelle sue più recenti possibilità applicative al di fuori del classico setting analitico, in situazioni estreme di abbandono e di violenza".
Per informazioni sulle modalità di partecipazione scrivere a scuolapsicoterapia@ortofonologia.it.

 Notiziario Minori,  8 maggio 2015