venerdì 5 novembre 2010

I BAMBINI NON VEDONO COME GLI ADULTI
LA SPIEGAZIONE DA UNO STUDIO PUBBLICATO SU 'PERCEPTION'

I bambini non vedono gli oggetti nello stesso modo in cui li vedono gli adulti almeno fino all'eta' di 13 anni.A rivelarlo e' uno studio pubblicato dalla rivista specializzata Perception, secondo il quale i piu' piccoli non sarebbero in grado di interpretare correttamente le ombreggiature che ci dicono se un oggetto tridimensionale e' concavo o convesso.
Per scoprirlo Jim Stone dell'University of Sheffield ha preso in esame 171 bambini tra i 4 e gli 11 anni sottoponendo loro 10 immagini che potevano essere percepite come concave o come convesse: 5 immagini riproducevano oggetti 'naturali' (per esempio l'impronta di un piede nella sabbia), 5 invece delle figure geometriche. E' emerso che soprattutto gli stimoli visivi 'naturali' vengono percepiti dai bambini come se la illuminazione venga dall'alto, e che questa propensione (per ogni tipo di immagine) aumenta nettamente con l'eta'. Questo suggerisce che l'abilita' di interpretare l'ombreggiatura intorno ai profili degli oggetti tridimensionali si affini appunto man mano che passano gli anni. "La percezione dell'ombreggiatura intorno ai profili degli oggetti tridimensionali e' essenziale per la vista umana - spiegano gli esperti - finche' la direzione dell'illuminazione non e' nota infatti non si riesce a definire la forma esatta di un oggetto e la sua posizione nello spazio. In assenza di informazioni sull'illuminazione, il cervello degli adulti da' per scontato che la luce venga dall'alto e in base a questo interpreta un oggetto." Assumendo che il tasso di crescita di questa abilita' proceda allo stesso ritmo sin dalla nascita, e' ragionevole supporre, secondo i ricercatori, che la capacita' di dare per scontato che la luce venga dall'alto e in base a questo interpretare un oggetto insorga a circa 21 mesi di eta', ma che la visione non raggiunga una piena maturazione fino ai 13 anni di eta'.
"I bambini vedono il mondo diversamente dagli adulti - conclude Stone - Non stupisce che non riescano a guardare una nuvola senza vedere un cane o un orsacchiotto".
Notiziario Minori Roma, 5 novembre 201

martedì 2 novembre 2010

SCUOLA, LO STATO GUADAGNA SULLE PARITARIE
TUTTOSCUOLA.COM SVELA IL BUSINESS DELLO STATO
DIETRO LE SCUOLE NON STATALI

Tra le scuole paritarie quelle dell'infanzia sono qualcosa di piu' di una scelta alternativa alla scuola statale. Accolgono il 40% dei bambini iscritti in strutture pubbliche e private e sono presenti in quasi tutto il territorio nazionale, soprattutto nei piccoli centri e nei paesi. Assicurano in via esclusiva il servizio educativo a circa 650mila bambini della fascia 3-5 anni (e anche piu' piccoli) laddove lo Stato non e' arrivato a istituire proprie scuole dell'infanzia. Ma se non vi fossero quelle strutture non statali, lo Stato dovrebbe istituire proprie scuole per un numero complessivo di circa 26mila nuove sezioni, a cui dovrebbe assegnare 52 mila insegnanti, senza considerare le migliaia di collaboratori scolastici necessari per l'assistenza nei servizi. L'aumento di organici avrebbe ripercussioni anche sul dimensionamento degli istituti comprensivi e dei circoli didattici con sicuro effetto di incremento degli organici del personale amministrativo. A sostenerlo e' il portale Tuttoscuola.com, secondo il quale per ogni bambino iscritto a una scuola dell'infanzia statale lo Stato spende annualmente 6.116 euro, mentre per un bambino iscritto alla scuola dell'infanzia paritaria lo Stato versa un contributo pari a 584 euro, risparmiando cosi' 5.532 euro. In tutto annualmente il risparmio dello Stato per la scuola dell'infanzia e' di 3 miliardi e 436 milioni. Insomma, dall'esistenza delle scuole dell'infanzia non statali lo Stato ci guadagna. Con lo stesso criterio, sempre secondo i dati pubblicati da Tuttoscuola, si puo' stimare in un altro miliardo e 202 milioni il risparmio dello Stato per gli alunni iscritti in scuole primarie paritarie (uno studente in scuola statale costa 7.366 euro, contro gli 866 di contributo pro capite in scuola paritaria). Per la scuola secondaria di I grado il risparmio sfiora i 500 milioni, mentre per le superiori e' di un miliardo e 110 milioni.Se le scuole paritarie non esistessero, insomma, lo Stato dovrebbe spendere 6 miliardi e 245 milioni all'anno per accogliere il milione e 60 mila studenti attualmente iscritti a scuole non statali.
Notiziario Minori Roma, 2 novembre 2010
L'ASMA? ANCHE LA MAMMA TOGLIE IL FIATO AI BAMBINI
I RISULTATI DI UNO STIDIO GIAPPONESE.

L'asma? Puo' essere anche colpa di mamma. Una ricerca pubblicata su BioPsychoSocial Medicine carica di nuove responsabilita' il ruolo della donna di casa nell'evoluzione della malattia; non solo come principale responsabile dell'aderenza alle cure, ai controlli, ai consigli del medico, ma anche nei comportamenti e nella relazione di ogni giorno.
Uno studio giapponese ha seguito per un anno circa 220 madri di bambini dai 2 ai 12 anni di eta' che soffrivano di asma.
All'inizio del lavoro tutte le mamme sono state invitate a compilare un questionario che comprendeva domande sul loro grado di stress e su come cercavano di gestirlo, sul loro rapporto con i figli e le loro modalita' educative, sulla gravita' della condizione clinica del piccolo, su quanto ci si attenesse alle prescrizioni dei farmaci e alle raccomandazioni del medico. Dopo un anno, le donne sono state ricontattate, anche per sapere come andava la malattia del figlio, in relazione alla frequenza e all'intensita' degli attacchi. Dai risultati e' emerso che i comportamenti e gli stati d'animo piu' deleteri cambiano nettamente a seconda dell'eta': i piccoli sotto i sette anni risentono negativamente soprattutto degli stati d'animo di rabbia o irritazione della madre che perdurano nel tempo, indipendentemente dal fatto che essa li esprima apertamente o cerchi di reprimerli o nasconderli; l'asma dei piu' grandicelli invece tende a peggiorare per lo piu' in risposta ad atteggiamenti iperprotettivi. Al contrario, se la mamma pensa di piu' a se stessa, fino al punto da essere classificata come "egoista" nei test psicologici, i ragazzini tirano il fiato, e non solo metaforicamente.
Notiziario Minori Roma, 2 novembre 2010
TROPPO FLUORO? BAMBINI A RISCHIO FLUOROSI
ESPERTI: "EFFETTO FLUOROSI LIEVE POTREBBE ESSERE ANCHE POSITIVO"

Anche se i bambini assumono elevate qualita' di fluoro, che potrebbero provocare una fluorosi mite, questa non e' negativa e potrebbe avere anche effetti positivi. E' la conclusione a cui e' giunta una ricerca diretta da David G. Pendrys e pubblicata su "The Journal of the American Dental Association". Gli studiosi hanno iniziato il lavoro in conseguenza dei numerosi casi di fuorosi segnalti soprattutto dai media e che hanno suscitato sgomento e preoccupazione nell'opinione pubblica.
La fluorosi mite e' un problema caratterizzato da striature bianche o linee appena percettibili sullo smalto dei denti dei bambini. Alla sua origine, vi e' l'assunzione di elevate quantita' di fluoro, tramite cibi, bevande e supplementi, da parte di soggetti sensibili, cioe' bambini di eta' compresa tra i 3 ed i 36 mesi.Ma secondo Pendrys, autore della ricerca, "l'allarmismo e' fuori luogo". Quasi tutti i casi di fluorosi nei partecipanti allo studio, infatti, erano miti. "Una recente analisi degli effetti della fluorosi dentale lieve sulla salute orale - aggiunge lo studioso - e la correlata qualita' della vita, e' arrivata alla conclusione che l'effetto della fluorosi lieve non e' stato negativo e potrebbe anche essere favorevole".
Sulla base delle evidenze, i ricercatori concludono che, pesando vantaggi e svantaggi, "i bambini dovrebbero usare prodotti a base di fluoro, poiche' possono prevenire la carie e non influiscono negativamente sulla qualita' della vita".
Notiziario Minori Roma, 2 novembre 2010
AUMENTANO I CASI DI MUTISMO SELETTIVO
E FOBIA SCOLARE
CASTELBIANCO (IDO):
"ANSIA E STRESS ANCHE ALLE MEDIE E SUPERIORI"

Fra i minori, e in particolare nel mondo della scuola, aumentano i casi di mutismo selettivo e fobia scolare. A lanciare l'allarme e' Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell'eta' evolutiva e direttore dell'Istituto di Ortofonologia (Ido) di Roma, commentando l'esito di una ricerca svolta proprio dall'istituto capitolino. "Il primo disturbo- spiega l'esperto- indica un bambino, intelligente, che si relaziona e parla solo con i familiari e che a scuola non dice una parola. Questa patologia, sebbene in aumento, presenta una possibilita' di recupero". Per quello che riguarda la fobia scolare, invece, Castelbianco evidenzia la differenza che si e' venuta a realizzare negli anni.
Mentre in passato, infatti, rappresentava una situazione rara e sporadica, ora e' diventata una tematica frequente. "In passato solo i bambini di prima, seconda e terza elementare- sottolinea lo psicoterapeuta- accusavano stress, vomito, ansia e comportamenti esagerati che impedivano l'accesso del bambino a scuola, con conseguenti lacune nell'apprendimento. Ora, in aggiunta ai bambini di questa eta', le fobie scolari si manifestano nella scuola media e superiore con conseguenze disastrose sul rendimento scolastico e quindi sul futuro lavorativo e di inserimento".
Dietro queste situazioni di ansia, stress, angoscia, forme di disturbi da attaccamento e depressione, secondo l'esperto c'e' un'insicurezza sociale. "E' questo l'aspetto piu' grave- avverte- perche' invece di passare da un'eta' immatura ad una piu' matura, conquistando equilibrio, nei giovani che crescono aumenta il disequilibrio nei rapporti personali e nella vita di societa'".
Notiziario Minori Roma, 2 novembre 2010
IL WEB È UNDER 10: IL 40% DEI BIMBI NAVIGA GIÀ
I RISULTATI DELLA RICERCA "BAMBINI E NUOVI MEDIA"

Anche i piu' piccoli navigano. Il 40% dei bambini ha cominciato a navigare a meno di dieci anni, il 30% sa gia' utilizzare il cellulare e il 16% e' iscritto a un social network anche se al di sotto dell'eta' minima richiesta. Sono alcuni dei dati rilevati da "Bambini e nuovi media", una ricerca svolta da People, societa' di ricerche di mercato di Milano, per Terre des Hommes con il contributo di Google, Vodafone Italia e Fondazione Ugo Bordoni.
La percentuale di bambini che utilizza i nuovi media cresce poi con l'andare dell'eta', anche se cambiano gli interessi.
Televisione e videogiochi sono inizialmente tra i preferiti dei giovanissimi, ma vengono poi successivamente sostituiti dal web e dagli aspetti sociali di Internet. L'accesso al mondo online normalmente viene piuttosto controllato dai genitori, molto piu' rispetto a quanto non avvenga ad esempio con televisione e videogiochi, ma non sempre mamma e papa' si ritengono in grado di poter proteggere i propri figli in una realta' a tutti gli effetti nuova anche per loro. Non mancano infine i piu' ottimisti che manifestano una certa ammirazione per le capacita' dei loro piccoli di destreggiarsi con le nuove tecnologie con una facilita' superiore a quella dei genitori.
Notiziario Minori Roma, 2 novembre 2010

sabato 30 ottobre 2010

BIMBI NORMOPESO?
PIU' FRUTTA E VERDURA IN GRAVIDANZA
I RISULTATI DI UNO STUDIO NEOZELANDESE

Gli alimenti a base vegetale fanno bene in tutte le fasi della vita, e possono migliorarla ancor prima che questa sia nata. Un recente studio, condotto in Nuova Zelanda da un gruppo di ricercatori dell'Universita' di Auckland, ha infatti messo in luce un'altra virtu' di frutta e verdura (quest'ultima, se a foglia verde) ovvero la capacita', se consumate dalla futura mamma nel periodo che precede il concepimento, di prevenire il rischio di basso peso alla nascita.
Per i "nati piccoli per eta' gestazionale", cioe' i neonati il cui peso non raggiunge il decimo centile, la condizione e' solitamente causata da un ritardo di crescita intrauterino (IUGR), che puo' condurre a difficolta' d'alimentazione e di crescita di recupero, tanto piu' gravi quanto piu' precoce lo IUGR nel corso della gestazione.
L'equipe neozelandese, coordinata da Lesley McCowan, ha valutato i fattori di rischio e di protezione verso tale "piccolezza", comparando gli stili di vita pre-concezionali di un gruppo di mamme, fra cui 376 avevano dato alla luce bebe' troppo piccoli.
Dal confronto fra queste mamme e quelle che avevano partorito bimbi normopeso, e' emerso che l'abitudine ad uno scarso consumo di frutta (meno di una volta a settimana) nel periodo preconcezionale accresceva del doppio il rischio di nascite con basso peso per eta' gestazionale. Al contrario, per le consumatrici quotidiane di almeno tre porzioni di frutta o vegetali a foglia verde il rischio era ridotto del 50%.
Notiziario Minori Roma 30 ottobre 2010
ALUNNI STRANIERI:
RAGAZZE HANNO PIÙ SUCCESSO DEI MASCHI
RICERCA DELL'ISMU ALLE SCUOLE SECONDARIE.

Che le donne siano piu' brave nel lavoro e tra i banchi gia' si sa. E ora arriva un'ulteriore conferma dalle scuole lombarde, dove tra gli alunni stranieri le ragazze hanno piu' successo dei loro colleghi maschi. Alle scuole secondarie di II grado, infatti, il 71,2% delle studentesse viene promossa, i maschi si fermano al 60,6%.
Una ragazza su cinque, pero', avrebbe voluto iscriversi ad un'altra scuola, ma non l'ha fatto perche' non si sentiva all'altezza e per timore di incontrare problemi di lingua. È quanto emerge dalla ricerca "Alunni stranieri nella realta' lombarda" condotta da Ismu, Comitato Equilatero e Fondazione Cariplo, che viene presentata lunedi' 25 ottobre alle ore 15 in piazza Belgioioso 1 a Milano. "Alle superiori gli anni piu' difficili sono i primi - sottolinea Giorgia Papavero, ricercatrice dell'Ismu-, solo poco meno della meta' degli scrutinati maschi e 64 alunne su 100 vengono ammessi all'anno successivo". I dati sono riferiti all'anno scolastico 2007/2008. "Sono quelli piu' recenti forniti dal Ministero dell'Istruzione e da noi rielaborati", spiega Giorgia Papavero.
Gli stranieri che sedevano tra i banchi (dalla scuola di infanzia fino alle superiori) allora erano 137.485, di cui il 47% femmine.
Le piu' brave sono nei licei con un tasso di promozione del 79,7%, che scende al 71,6% negli istituti tecnici e al 67,1% nelle scuole professionali. Stesso trend per i ragazzi, ma con percentuali piu' basse: ai licei scientifici 77,1%, agli istituti tecnici 65,1% e alle scuole professionali 62,6%.
Molti studenti stranieri hanno navigato a vista nella scelta della scuola superiore. Il 40% di loro infatti ha ricevuto pochi o nessun aiuto da parte dei genitori o degli insegnanti. Quando cio' e' avvenuto, gli insegnanti hanno suggerito per oltre due terzi dei casi un istituto professionale o tecnico. Alle ragazze viene consigliato il liceo (29%) piu' spesso che ai maschi (16%).
Alle scuole medie la situazione e' migliore, ci sono piu' promossi (circa il 90%), ma comunque le ragazzine battono i maschietti. Nei tre anni di scuola secondaria di primo grado, le alunne promosse non scendono mai sotto il 93%, i maschi si aggirano invece intorno all'88%.
Notiziario Minori Roma 30 ottobre 2010
VIDEOGAMES, I RAGAZZI S'IDENTIFICANO NEI PERSONAGGI
RICERCA: LI VOGLIONO SEMPRE PIÙ "DA ADULTI".

 Passano circa un`ora al giorno in compagnia del videogioco che "troppo spesso" ha contenuti violenti. E sognano di diventare come il loro personaggio virtuale. E` quanto emerge da una ricerca realizzata da Adiconsum in collaborazione con l'Universita' `La Sapienza` e Save the Children, cofinanziato dalla Commissione Europea. Il questionario e' stato proposto a un migliaio di ragazzi, equamente divisi tra maschi e femmine, con un`eta' media tra i dieci e i dodici anni dal Nord al Sud del Paese. Dai risultati ottenuti emerge un profilo diverso dallo stereotipo del ragazzino solo davanti a uno schermo completamente estraniata dal mondo circostante. Si gioca in compagnia degli amici e se ne parla poi a scuola o con i membri del proprio gruppetto. Nella maggior parte dei casi, infatti, i ragazzi si fermano davanti al Pc o alla console per un'ora al giorno, solo un terzo dalle due alle quattro ore, ma tutti preferiscono i giochi di avventura o d`azione. A preoccupare sono pero' i contenuti troppo spesso violenti. La maggior parte dei ragazzi, circa il 42%, dichiara di ammirare i personaggi dei loro videogames, per il coraggio, la forza, per le abilita'. Inoltre il 46,70% confessa di voler essere come loro. Mentre solo il 26,40% ammette di usare frasi o gesti dei propri personaggi preferiti. Analizzando i contenuti presenti nei videogiochi piu' utilizzati dai preadolescenti e' emerso un quadro particolare: la maggior parte di loro utilizza videogiochi con contenuti "troppo spesso violenti" e quindi non adatti alla loro eta'. Questo aspetto puo' non essere preoccupante se si gioca insieme a un adulto. Diverso e', si legge nella ricerca, se i ragazzi fruiscono autonomamente di contenuti non adeguati alla loro eta'.
Entra in gioco quindi l'importanza del monitoraggio dei genitori.
Papa' e mamma nella maggior parte dei casi, circa il 62%, da' dei limiti di tempo per giocare e alcuni genitori (27,1%) guidano il figlio nell`acquisto del videogioco. Per quanto riguarda l`utilizzo delle diverse piattaforme, dai dati emerge che il 46% gioca con i videogiochi del PC, mentre il 27,4% usa la play-station e X-box. Solo l'11,2% gioca con il game-boy e la PSP. Alla console e alla televisione i ragazzini di oggi preferiscono pero' l`attivita' fisica. Oltre il 54% trascorrono il proprio tempo libero, dedicandosi allo sport, poco piu' del 13% ai videogame e nell`11% dei casi davanti al piccolo schermo.
Notiziario Minori Roma 30 ottobre 2010
FIGLI E MEDIA:
PER 72% GENITORI UN RAPPORTO DIFFICILE
CELLULARI E INTERNET CONSIDERATI UN SUPPORTO,
MA NON NE CAPISCONO

Il 72% dei genitori italiani fatica a gestire la relazione dei figli con i media anche se ormai cellulari e internet vengono considerati dalla maggioranza un valido supporto per tenersi in contatto e facilitare l'apprendimento dei bambini.
È quanto emerge dalla ricerca commissionata da Terres des hommes e presentata a Milano in occasione del "Child guardian award". La ricerca sottolinea che solo una minoranza di genitori (il 18%, gli "esperti") conosce le nuove tecnologie ed e' disposto a svolgere fino infondo il proprio ruolo educativo, attraverso regole chiare e semplici, con il dialogo e con la capacita' di affiancarsi ai propri figli. All'interno del restante 72% di genitori "non esperti" e' possibile riconoscere diverse tipologie di mamme e papa' alle prese con la tecnologia. Ci sono gli "ansiosi" (35%), coscienti di essere impreparati di fronte alla continua evoluzione tecnologica e che si rifugiano in divieti che pero', spesso, non riescono a motivare ne' a imporre. Poi ci sono i "compiaciuti" (26%) che si dimostrano orgogliosi del fatto che i figli sappiano utilizzare bene i nuovi media e considerano l'esposizione massiccia agli stimoli dei diversi apparecchi elettronici semplicemente come segno di intelligenza e autonomia. E non appare intenzionato a mettere freni alla dieta mediatica dei figli. Chiudono la classifica i "permissivi" (21%) che lasciano ai media il compito di balia.
Per quanto riguarda l'utilizzo dei nuovi media, i bambini sono sempre piu' precoci. Il 40% inizia a navigare su internet prima dei 10 anni e l'utilizzo dei social network (Facebook in testa) e' sempre piu' precoce: il 16% si e' iscritto addirittura prima dei 10 anni (l'eta' minima per farlo e' 13 anni). Sempre importante l'utilizzo del cellulare: il 78% ne ha uno di proprieta' e, fino ai 10 anni, spende fino a 5 euro al mese.
La relazione con i media pero' dipende dall'eta'. I bambini della fascia 8-10 anni prediligono mezzi "individuali" come videogiochi e la tv (il 72% dei figli tende a decidere in autonomia cosa guardare) mentre nella fascia 11-13 anni amano i mezzi che favoriscono la socializzazione. Come cellulari e social network.
La terza edizione del "Child guardian award" ha premiato le campagne tv di Banca Intesa - San Paolo e Moby, le campagne stampa e di affissione Nikon e Lufthansa e quelle di Dove, Mellin- Milupa e Nestle' nella categoria "web/altri mezzi". Sono state premiate per aver saputo offrire l'immagine piu' corretta dei bambini, coniugando il rispetto dei diritti dell'infanzia con un linguaggio comunicativo efficace.
Notiziario Minori Roma 30 ottobre 2010

venerdì 22 ottobre 2010

ALLARME IN AUTO: 6 SU 10 VIAGGIANO SENZA SICUREZZA
CAMPAGNA 'BIMBISICURAMENTE': SEGGIOLINO DIMENTICATO. MALE NAPOLI

In Italia, oltre 6 bambini su 10 viaggiano in auto senza alcun sistema di sicurezza. E' quanto emerge grazie a BimbiSicuramente, la campagna di sensibilizzazione sulla sicurezza dei bambini in auto promossa da Fiat e Acif (Associazione concessionari Fiat), con il patrocinio del ministero della Gioventu', giunta al suo terzo anno, che ha condotto un'indagine esplorativa sul territorio nazionale sull'uso del seggiolino in automobile. I dati sono allarmanti.
Attraverso centinaia di rilevazioni, viene fuori una situazione davvero inammissibile. Il 62,6% dei bambini viaggia in auto senza alcun sistema di sicurezza. Questo significa che solo il 37,4% dei genitori protegge i propri bambini mediante l'uso degli appositi seggiolini, i restanti non hanno a bordo il seggiolino o usa erroneamente la cintura di sicurezza dell'auto anche per i bambini sotto i 150 cm di altezza.Inoltre, e' stato osservato che il 32% circa dei conducenti non indossa la cintura di sicurezza. E circa il 50% dei conducenti che indossa la cintura non pensa alla sicurezza dei bimbi. Un dato che la dice lunga sulla consapevolezza che le famiglie hanno dei rischi a cui espongo i loro bambini durante il trasporto in auto. I dati sono stati rilevati in citta' 7 citta' campione (Bologna, Mestre, Milano, Napoli, Palermo, Roma e Torino, per un totale di oltre 600 osservazioni) dagli osservatori di BimbiSicuramente che si sono posizionati davanti a scuole primarie e dell'infanzia per monitorare il comportamento dei genitori nei confronti dei figli trasportati in auto. Napoli in testa a questa classifica negativa, facendo registrare un 82,8% di bambini a rischio. I dati raccolti sono comunque incoraggianti, visto che il risultato e' migliore rispetto alla stessa rilevazione fatta nel 2009 (le citta' coinvolte erano 4), e questo, spiegano i responsabili della campagna, "grazie anche a BimbiSicuramente, che attraverso la campagna stampa ed il coinvolgimento fondamentale dei media, cerca di far parlare di questa tematica, in modo consapevole e responsabile". Allarmanti, o meglio disarmanti, le risposte raccolte dai "trasgressori" sul perche' non allacciano in propri figli agli appositi seggiolini: "Sono solo pochi minuti di viaggio"; "Non ho ancora acquistato il seggiolino"; "Ci vuole molto tempo per mettere il bambino nel seggiolino e non lo sopporta"; "Uso la cintura dell'auto perche' e' piu' comoda"; "In auto preferisco portare mio figlio in braccio". Tutte queste risposta fanno comprendere quanto ancora ci sia da lavorare in termini di sensibilizzazione e coinvolgimento delle famiglie stesse sul corretto utilizzo dell'automobile. Dati allarmanti che confermano le statistiche nazionali, secondo le quali gli incidenti stradali sono la prima causa di morte per i bambini dai 5 ai 14 anni. Gli ultimi dati (Aci-Istat 2009) dimostrano che la situazione e' drammatica: oltre 10.000 bambini all'anno sono coinvolti in incidenti stradali, praticamente 30 al giorno, e ogni tre giorni muore un bambino in auto.
Notiziario Minori 22 ottobre 2010
VIVERE IN COMUNITA': LA PAROLA AI RAGAZZI
A PADOVA I RISULTATI DEL PROGETTO CHE HA COINVOLTO 150 GIOVANI

Smettere di parlare dei ragazzi, facendo parlare loro per se' stessi: questo l'obiettivo del progetto "Vivere in comunita'" che ha favorito, nell'ultimo anno, il confronto tra 150 giovani temporaneamente ospitati in 41 comunita' venete, consentendo loro di prendere la parola e diventare protagonisti. Il risultato e' una pubblicazione, presentata questa mattina a Padova, nella quale sono raccolti i primi esiti di un lavoro pilota di riflessione che ha visto un team di facilitatori lavorare al fianco dei ragazzi, tutti di eta' compresa tra gli 11 e i 18 anni.
L'iniziativa, durata un anno, si proponeva di incentivare la narrazione di alcune esperienze, il racconto di aneddoti, emozioni, paure dei ragazzi e delle ragazze, dando loro, in generale, la possibilita' di esprimere il loro punto di vista sulle accoglienze e sulla loro esperienza di adolescenti. La prima fase del progetto si e' svolta nelle singole comunita' coinvolte: al racconto si e' affiancato un "gioco post-it", attraverso il quale i partecipanti hanno scritto o disegnato su un biglietto alcune parole chiave connesse alla propria esperienza. La fase 2 ha coinvolto due "portavoce" di ogni comunita' che hanno rappresentato i coetanei in eventi interprovinciali. Infine, il progetto e' culminato con la giornata del 23 gennaio scorso, nella prestigiosa sede del Palazzo del Bo all'Universita' di Padova.
"Con questo progetto - spiega il pubblico tutore dei minori del Veneto, Lucio Strumendo - abbiamo voluto interpellare direttamente i giovani per avviare una riflessione su come costruire processi reali, e non solo retorici, di partecipazione.
Ci interessava, in particolare, capire le opinioni dei ragazzi anche sul contesto in cui vivono". Soddisfatto anche Valerio Belotti, coordinatore del progetto e docente di Sociologia all'Universita' di Padova: "Si e' raccolto via via nei diversi incontri un interesse e un entusiasmo inaspettati da parte dei giovani. Questo soprattutto perche' si sono sentiti partecipanti costruttivi di un progetto universitario e della regione".
Ora che il progetto pilota e' arrivato alla fine, i promotori insistono sulla necessita' che gli venga data continuita', ma su questo aspetto non sono poche le preoccupazioni. Come spiega Belotti, "nonostante le rassicurazioni pubbliche delle autorita' regionali, il cambiamento di legislatura non ha permesso di dare continuita' a questa azione e attualmente si stanno cercando risorse anche in altre direzioni per proseguire il cammino intrapreso e onorare gli impegni presi con i partecipanti". E Strumendo conclude: "Ovviamente le difficolta' economiche di questo periodo rendono difficile continuare a promuovere iniziative di questo tipo". Il progetto e' stato realizzato dall'Ufficio del Pubblico Tutore dei minori, dalla direzione regionale Servizi Sociali, dall'Osservatorio regionale per le Nuove generazioni e la famiglia e dai coordinamenti degli enti gestori di comunita' della regione (Cnca, Cncm, Papa Giovanni XXIII).
Notiziario Minori 22 ottobre 2010
L'ALLERGIA NASCE IN CAMERA DA LETTO?
STUDIO SVEDESE PUBBLICATO SU 'PLOS ONE'

Alcuni composti chimici presenti nelle pareti o nei mobili delle camere da letto potrebbero favorire asma e riniti allergiche nei bambini. A rivelarlo e' una ricerca pubblicata sulla rivista medica 'PLoS One', secondo cui queste sostanze accrescerebbero il rischio di disturbi allergici nei piccoli fino al 180%.
Le sostanze chimiche sotto accusa sono i cosiddetti PEG (acronimo di polietilenglicoli), che includono il glicole polietilenico e il glicole etilenico. Si tratta di composti chimici usati come solventi nelle vernici e presenti anche in alcuni detergenti per la casa. "Lo studio ha dimostrato per la prima volta che la concentrazione di PEG nell'aria della camera da letto era legata a un incremento del rischio di asma, rinite ed eczema nei bambini", spiega l'autore dello studio Carl-Gustaf Bornehag della Karlstad University, in Svezia.
Nella ricerca, 198 bambini in eta' prescolare affetti da asma allergico o altre forme di allergia sono stati messi a confronto con 202 bambini perfettamente sani. I ricercatori hanno prelevato dei campioni di aria dalle camere da letto dei piccoli, analizzando l'eventuale presenza e la concentrazione di 8 diversi composti volatili, tra cui i PEG.
" L'incremento del rischio (di allergie) variava tra il 50 e il 180% - sostiene Bornehag. - E' risultato inoltre che una concentrazione piu' elevata di PEG nell'ambiente interno era associata alla presenza di anticorpi IgE contro gli allergeni del gatto, del cane e della polvere nei bambini". Questi composti nell'aria, quindi, potrebbero favorire diverse forme di reazione allergica nei bambini, non esclusivamente nei confronti di queste sostanze.
Il consiglio dei ricercatori e' quello di prestare attenzione ai detergenti che si usano nelle camere da letto, nonche' al tipo di vernice usato nell'imbiancatura: "Le nostre analisi -spiegano - hanno rivelato che l'uso di vernici idrosolubili nelle abitazioni, cosi' come i detergenti, e' associato a una concentrazione piu' elevata di PEG nell'aria."
Notiziario Minori 22 ottobre 2010
CITTÀ SENZA SPAZI, E I BAMBINI STANNO DAVANTI ALLA TV
SIP: "L'80% NON GIOCA PIÙ FUORI DI CASA"

Le citta' sono sempre meno a misura di bambino. Ne e' convinta la Sip, la Societa' italiana pediatri, in questi giorni in congresso nazionale a Roma (fino a sabato).
Secondo la Sip, infatti, "l'80% non gioca piu' fuori, scompare il tempo libero".
"Le citta' italiane- emerge ancora dal congresso- e specialmente le buone citta', fanno molto per i bambini: dedicano all'infanzia notevoli risorse economiche e umane, ma non rispondono alle esigenze delle bambine e dei bambini. La citta' prepara per i bambini spazi separati e specializzati come giardinetti, ludoteche, parchi tematici e tutte le proposte educative. Sempre spazi protetti e vigilati da adulti. La scuola occupa buona parte del tempo quotidiano con le ore di classe e con i compiti per casa. La famiglia impegna il tempo rimanente 'regalando' ai figli le scuole pomeridiane di sport, di lingua o di attivita' creative (ma sempre scuole). Il tempo che rimane viene trascorso davanti ad uno schermo". In altre parole nelle nostre citta' sta scomparendo il tempo libero e il gioco spontaneo, i bambini non si vedono piu' per strada. L'80% di essi non gioca piu' all'aria aperta. Ecco perche' occorre ripensare la politica delle citta', restituire ai bambini l.uso della citta' come spazio pubblico".
Notiziario Minori 22 ottobre 2010
INTERNET: IL 12% DEI RAGAZZI NE RESTA TURBATO
RICERCA "EU KIDS ONLINE". IL WEB PUÒ NASCONDERE INSIDIE

Il 12% dei ragazzi italiani dai 9 ai 16 anni dichiara di essere rimasto turbato o infastidito da qualcosa visto in internet, ma in due casi su tre i genitori non lo sanno. È quanto emerge dalla ricerca "Eu kids online", promossa dalla London school of economics di Londra, che ha coinvolto 23.000 ragazzi in 25 Paesi europei e consultabile da oggi su www.eukidsonline.net. Per l'Italia, lo studio e' stato condotto dall'Osservatorio sulla comunicazione dell'Universita' Cattolica di Milano.
Il web puo' nascondere insidie. Il 29% dei ragazzi europei intervistati, dichiara di essere entrato in contatto con persone sconosciute, ma in Italia sono un po' meno: e' capitato all'11% di chi usa social network, al 17% di chi gioca on line, al 6% di chi usa mail. C'e' chi poi si spinge anche ad incontrare lo sconosciuto: e' capitato all'8% dei ragazzi europei e al 3% degli italiani. Anche di questo spesso i genitori sono all'oscuro: ben il 61% non sa nulla.
Sonia Livingstone, fra le autrici del rapporto, e docente di Media e comunicazione alla London school of economics, commenta: "I ragazzi comincino a usare internet sempre prima e lo usino sempre piu' spesso. Internet e' ormai parte integrante della vita dei giovani in tutti i paesi europei, e i ragazzi svolgono molte attivita' online, spesso vantaggiose come l'uso di internet per i compiti, per guardare video e comunicare con gli amici nei servizi di messaggistica istantanea. È importante bilanciare i rischi con le numerose opportunita' della rete".
Un capitolo della ricerca e' dedicato ai contenuti pericolosi delle pagine web: un ragazzo italiano su 10 ha visto pagine che incitano alla violenza (12% in Europa), mentre il 7,5% e' finito su siti che inneggiano all'anoressia, il 6% al consumo di stupefacenti e il 2,5% al suicidio. Nella rete i ragazzi si imbattono anche in immagini pornografiche: e' successo al 7% degli italiani (14% tra gli europei) e un terzo ha riferito di esserne rimasto infastidito. Circa la meta' di loro ne ha parlato con un amico e il 18% con i genitori. Il bullismo on line non e' ancora diffuso. Solo il 2% degli italiani (il 5% in Europa) dice di aver ricevuto messaggi offensivi e il 3% ammette invece di averne inviati.
Notiziario Minori 22 ottobre 2010
NEI GIOVANI AUMENTANO MALATTIE RESPIRATORIE E ASMA
PNEUMOLOGI: "TRA LE CAUSE, INQUINAMENTO E FUMO"

Malattie respiratorie e soprattutto asma in aumento nei giovani. Secondo gli esperti riuniti a Milano per il XI Congresso nazionale della Societa' italiana di pneumologia, la causa sarebbe da ricercare nei cambiamenti ambientali, nell'inquinamento cittadino, nella cattiva alimentazione e nel fumo di sigaretta, attivo e passivo L'asma e' una patologia infiammatoria cronica delle vie aeree caratterizzata da sintomi respiratori ricorrenti quali respiro sibilante, costrizione del torace e tosse. I sintomi variano nel tempo e differiscono da un individuo all'altro in frequenza di comparsa e gravita'. Nei casi estremi le vie aeree raggiungono un tale livello di infiammazione e ostruzione da rendere molto difficile il respiro, con ovvie limitazioni fisiche e pericolo per la salute.
L'asma colpisce in Italia circa tre milioni di persone ed e' responsabile di piu' di mille decessi all'anno. Molto preoccupante risulta l'aumento di prevalenza di questa malattia tra i bambini, che si attesta intorno al 10% contro il 5,3% nella popolazione adulta.
Notiziario Minori 22 ottobre 2010
DUE FIGLI SU DIECI "VIDEOGIOCANO" CON I GENITORI
IL 56,5% DEI RAGAZZI USA GIOCHI DEDICATI AI PIÙ GRANDI

In Italia si videogioca in 7 famiglie su 10 e quasi 2 ragazzi su 10 usano i videogames insieme ai genitori, soprattutto le femmine. E' quanto emerge dall'indagine Aesvi (Associazione editori software videoludico italiana) realizzata in collaborazione con l'Ispo e presentata a Roma insieme ad una ricerca condotta dall'Adiconsum e dalla Sapienza.
Secondo i dati citati, il 20% dei genitori (40% se questi hanno 25-34 anni) gioca con i figli.
I ragazzini preferiscono i videogiochi di sport, mentre l'avventura e' femmina. Le ragazze si stufano prima, i maschietti si fanno prendere di piu' la mano. La media di gioco e' un'ora al giorno. Anche se il 7% dei ragazzi supera le due ore. I genitori piu' apprensivi temono soprattutto l'impatto fisico e emotivo dei videogiochi. Ma l'81% pensa che aiutino i figli a migliorare le loro competenze tecnologiche. Dalle ricerche risulta che il 56,5% dei ragazzini ha giocato con prodotti dedicati ai piu' grandi.
Forse anche perche' meno del 30% dei genitori conosce la classificazione Pegi che specifica i prodotti per eta'.
"Dobbiamo lavorare, infatti- spiega Gaetano Ruvolo, presidenti Aesvi- per diffondere la conoscenza del Pegi. Grazie anche all'Adiconsum daremo vita ad una campagna nelle scuole che punta anche a formare i docenti. Abbiamo anche fatto un protocollo con il ministero dell'istruzione per l'utilizzo dei videogiochi a scuola per la didattica". Nella campagna informativa saranno coinvolti mille ragazzi tra novembre e aprile. Ci sara' anche un concorso per produrre un videomessaggio sul Pegi.
Notiziario Minori 22 ottobre 2010
I BAMBINI CREDONO AGLI ADULTI: È NATURALE...
RICERCA USA SCOPRE CHE I PIU' PICCOLI ACCETTANO QUALSIASI BUGIA

L'ingenuita' dei bambini? Una condizione connaturata all'eta'. Molti genitori probabilmente sono consapevoli che i loro figli credono a tutto e ne approfittano. Secondo quanto emerso da uno studio, i bambini in eta' prescolare hanno infatti una fiducia totale nei confronti degli adulti e tendono a credere alle loro parole anche quando queste ultime entrano in conflitto con cio' che osservano con i propri occhi. A dimostrare la veridicita' dell'ipotesi e' una ricerca dell'Universita' della Virginia, negli Stati Uniti, pubblicata sulla rivista 'Psychological Science'. I ricercatori hanno sottoposto un gruppo di bambini a un curioso esperimento, mostrando loro due tazze, una gialla e una rossa. Gli psicologi hanno poi nascosto un adesivo sotto una delle tazze, chiedendo ai bambini di indicare la tazza giusta e offrendo come premio proprio l'adesivo.
Un gruppo di bambini vedeva un adulto nascondere una freccia sotto la tazza gialla senza dire nulla, mentre ad altri bambini veniva detto che la tazza giusta era quella gialla. In entrambi i casi, la tazza da scegliere era quella rossa, ma mentre nel primo caso tutti i bambini indicavano correttamente quella rossa, nel secondo caso le parole dell'adulto influenzavano la maggior parte dei bambini, costringendoli all'errore. Su 16 bambini, 9 non hanno mai risposto correttamente quando l'adulto interveniva parlandogli.
Cio' dimostra in maniera evidente che i piu' piccoli tendono a credere piu' alle parole dell'adulto che a cio' che vedono.
L'autore dello studio, Vikram Jaswal, spiega: "I bambini hanno sviluppato una specifica inclinazione a credere a cio' che gli viene detto. E' una sorta di scorciatoia per trattenerli dal valutare cio' che la gente dice. Cio' puo' essere utile perche' nella maggior parte dei casi i genitori o chi si prende cura di loro dicono al bambino cose a cui deve effettivamente credere".
Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell'eta' evolutiva e direttore dell'Istituto di Ortofonologia di Roma, plaude all'esperimento definendolo "importante", perche' "fa capire quanto i messaggi degli adulti possano influenzare i bambini". "I bambini- spiega- seguono l'adulto e piu' che credere a cio' che dicono, danno fiducia a quello che dicono per il timore di contraddirli".
Notiziario Minori 22 ottobre 2010

venerdì 15 ottobre 2010

ARRIVA L'INFLUENZA, 20MILA BAMBINI A RISCHIO
LA CAMPAGNA DI VACCINAZIONE È GIÀ PARTITA.

Saranno 20mila i bambini a rischio per la nuova epidemia di influenza. Per loro e' necessario il vaccino. Sono tutti quei casi di bimbi che hanno malattie croniche come cardiopatie, malattie renali, asma, fibrosi cistica, tumori e malattie ematologiche. Per tutti gli altri, deve decidere caso per caso il medico. Dai primi di ottobre il ministero della salute ha fatto partire la campagna di vaccinazione. Il vaccino protegge da tre ceppi di influenza, tra cui anche quello pandemico che lo scorso anno ha causato l'epidemia di influenza A. Normalmente meno del dieci per cento dei bambini viene sottoposto a vaccino. . Tra i sei mesi e i cinque anni i pediatri consigliano comunque di vaccinare i piccoli che vanno al nido e alla materna.
Notiziario Minori, Roma, 15 ottobre 2010
"LAVARSI LE MANI POTREBBE SALVARE MILIONI DI BAMBINI"
UNICEF: 'EFFICACE CONTRO DIFFUSIONE MALATTIE'.
GIORNATA MONDIALE

"Ogni anno le malattie diarroiche e le infezioni respiratorie acute sono responsabili della morte di oltre 3,5 milioni di bambini sotto i cinque anni".
Lo ricorda il presidente dell'Unicef Italia, Vincenzo Spadafora.
Oggi, con l'obiettivo di promuovere la pratica dell'igiene delle mani nelle scuole e nelle comunita' e di renderla un'abitudine, si celebra la terza edizione della "Giornata mondiale per la pulizia delle mani" (Global handwashing day), da sempre sostenuta dell'Unicef. "Lavarsi le mani con acqua e sapone- continua Spadafora- specialmente in alcuni momenti critici, dopo aver usato i servizi igienici e prima di toccare gli alimenti, contribuisce a ridurre l'incidenza delle malattie diarroiche di oltre il 40% e le infezioni respiratorie acute del 23%; eppure questo semplice comportamento non viene praticato regolarmente". Per l'edizione di quest'anno - il cui tema e' "More than just a day" - almeno 200 milioni di bambini, genitori, insegnanti, celebrita', funzionari pubblici e cittadini saranno coinvolti in molte iniziative in oltre 80 paesi di tutto il mondo.

"Il lavaggio delle mani con il sapone e' uno degli interventi sanitari piu' efficaci e meno costosi per prevenire malattie infettive nei Paesi in via di sviluppo, ma e' una buona pratica da consolidare anche nei Paesi ricchi- dice ancora Spadafora- Possiamo fare molto contro le due principali malattie killer dell'infanzia: la polmonite, che uccide ogni anno 1,8 milioni di bambini sotto i 5 anni e la diarrea, che uccide 1,5 milioni di bambini".
Eppure, nonostante il suo potenziale 'salva-vita', la pratica di lavarsi le mani con il sapone non e' molto diffusa. Nonostante il sapone sia disponibile nella maggior parte delle famiglie di tutto il mondo, i dati osservati - relativi all'utilizzo del sapone in momenti critici - oscilla tra lo 0 e il 34%.
Nell'edizione dello scorso anno in India, al Nehru Stadium di Chennai, 15.115 persone si sono lavate le mani, raggiungendo il Guinness world record.
Notiziario Minori, Roma, 15 ottobre 2010