domenica 8 marzo 2015


DIFFERENTI APPROCCI ALL'ADHD:
TRA LE CAUSE
 ANCHE EDUCAZIONE E ALIMENTAZIONE.
E IN ITALIA?
DI ELEONORA LORUSSO -
FONTE: WWW.PANORAMA.IT
Sono disattenti, iperattivi, impulsivi: sono i bambini che soffrono della sindrome ADHD, ovvero Attention Deficit Hyperactivity Disorder. Un disturbo che in alcuni casi può arrivare a rendere difficili la socialità e il normale sviluppo dei bambini. Negli Stati Uniti almeno il 9% dei bambini in età scolare ne soffre, con tanto di diagnosi medica. Eppure in Francia non è così: meno del 5% della popolazione infantile viene curata per questa malattia. Perché? Si tratta di un disordine di natura neuro-biologica? La risposta, incredibilmente, dipende dal luogo in cui si vive.
ORIGINE BIOLOGICA - Come riporta la rivista Psychology Today , negli Stati Uniti i pediatri ritengono che l'ADHD sia un disordine di natura biologica e dunque lo curano con farmaci che vanno ad agire a livello farmacologico con medicinali come Retalin (Metilfenidato) e Adderall (Anfetamine), ovvero stimolanti o non-stimolanti. Diversamente, in Francia la sindrome da deficit di attenzione viene considerata un disturbo di legato a fattori di natura psico-sociali e, di conseguenza, i pediatri d'Oltralpe preferiscono seguire terapie che indagano i motivi del disagio nel contesto sociale o familiare in cui vivono i bambini che ne soffrono. Per questo, invece che somministrare farmaci, prediligono trattamenti come la psicoterapia o colloqui con le famiglie. Insomma, il punto di vista francese (ed europeo in genere) è profondamento diverso da quello americano, che attribuisce le cause dell'ADHD a disfunzioni fisiche e squilibri chimici nel cervello dei bambini.
L'approccio differente è confermato anche dal tipo di classificazione che viene dato al disturbo: mentre gli americani fanno riferimento al Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disorders (DMS), i francesi si affidano al Classification Française des Troubles Mentaux de L'Enfant et de L'Adolescent (CFMEA): da un lato si ricorre alle migliori cure farmaceutiche per i sintomi del disturbo, dall'altro si indagano le cause psico-sociali che lo provocano.
ANCHE IN ETÀ ADULTA - Il deficit di attenzione sta comunque diventando una vera piaga negli Usa: si calcola una percentuale variabile tra il 30 e il 50% dei bambini americani continui ad avere disturbi anche in età adulta, con conseguenze anche importanti sulla routine lavorativa e non solo. Tra gli effetti più comuni sui più giovani ci sono la facilità ad essere distratti, dimenticando dettagli; la difficoltà a concentrarsi, per imparare qualcosa di nuovo; toccare o giocare con qualsiasi cosa si trovi a portata di mano; difficoltà a stare seduti a scuola o a tavola per i pasti; ridere spesso, anche senza motivo; non riuscire ad attendere e rispettare il proprio turno di gioco. Nei casi più gravi si può anche arrivare a disturbi come ansia e depressione.
Ma se in Francia e in Europa viene attribuita maggior importanza ai fattori sociali e psicologici, esiste anche un altro aspetto da non sottovalutare nell'incidenza del deficit: secondo recenti studi, infatti, anche l'alimentazione può giocare un ruolo importante nell'insorgere del disturbo. In particolare, il cibo ricco di coloranti artificiali, conservanti e specifici allergeni, come caramelle e merendine in genere, viene indicato come possibile concausa dell'ADHD.
Secondo Pamela Druckerman, autrice di Bringing up Bébé, esiste poi un'altra differenza, che riguarda il tipo di educazione che viene data ai bambini in America e in Francia. Oltralpe, secondo la Druckerman, esiste una "frame", "structure", ovvero una sorta di cornice all'interno della quale si muovo i bambini: ad esempio, non è loro permesso di mangiare ogni qualvolta ne abbiano voglia, ma esistono 4 momenti ben precisi nell'arco della giornata, che sono dedicati ai pasti. I francesi insegnano ai figli ad attendere il momento del pranzo o della cena, senza ricorrere merendine e snack fuori orario. Esisterebbe poi una differente approccio al pianto: mentre negli Stati Uniti si tende a placare il pianto, spesso proprio offrendo del cibo, in Francia si segue maggiormente la tecnica del "cry it out", ovvero lasciarli piangere, anche di notte, dopo i 4 mesi di vita.
QUESTIONE DI DISCIPLINA - Entrambi i genitori, americani e francesi, naturalmente amano i propri figli, li portano a lezioni di musica o a fare sport, ed incoraggiano i loro talenti o passioni. Ma mentre i francesi, secondo Druckerman, hanno una differente "filosofia della disciplina", che dà delle regole e dei limiti ai bambini, all'interno dei quali i figli si sentono sicuri e liberi di fare esperienze. Insomma, dire "no" aiuta i bambini a liberarsi dalla "tirannia dei loro stessi desideri".
Una "filosofia" sposata anche da Marilyn Wedge, autrice di Pills Are Not for Preschoolers: A Drug-Free Approach for Troubled Kids , e da alcuni esperti italiani, tra i quali Paolo Crepet, che tempo fa ha scritto il discusso "I No che aiutano a crescere". Lo stesso psicologo e psichiatra ha avuto modo di chiarire il suo pensiero a proposito dell'ADHD, spiegando come il ricorso agli psicofarmaci deve "rappresentare l'extrema ratio e comunque una strada assolutamente da evitare in età giovanile. Molto meglio può fare l'attenzione della famiglia".
In Italia dal 2007 l'Agenzia Italia del Farmaco (AIFA) ha autorizzato l'uso di presidi terapeutici, ovvero di farmaci specifici come il Retalin (non senza polemiche da parte dell'associazione "Giù le mani dai bambini" ), ma solo nell'ambito di un programma di terapia multimodale monitorato dal Registro nazionale, tenuto dall'Istituto Superiore di Sanità. Si calcola che nel nostro Paese ci siano circa 1.600 giovani con disturbi di attenzione e iperattività. A supporto delle famiglie sono attive l'Associazione Italia Famiglie ADHD e l'AIDAI, Associazione Italiana Disturbi dell'Attenzione e Iperattività, che si occupano di dare supporto ai genitori con figli iperattivi.
 Notiziario Minori, 8 marzo 2015

COLDIRETTI: MENO BIMBI OBESI,
OGGI ANCORA 1 SU 10
COLPA SOPRATTUTTO DI COLAZIONE
FATTA MALE E BEVANDE GASSATE
"Dall'inizio della crisi si è ridotto del 5,2 % in Italia il numero di bambini obesi o in sovrappeso anche se rimane ancora su livelli preoccupanti". E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati nel periodo dal 2008 che segna l'inizio della crisi al 2014 dell'indagine OKkio alla salute promossa dal ministero della Salute. Nello specifico: "I bambini in sovrappeso sono infatti il 20,9% mentre quelli obesi sono il 9,8% sulla base di un campione di età compresa 8-9 anni nelle scuole primarie. Le prevalenze più alte si registrano nelle regioni del Sud e del Centro ma in generale si tratta di livelli elevati che pongono l'Italia ai primi posti in Europa. Si tratta del risultato di cattive abitudini con l'8% dei bambini che salta la prima colazione e il 31% che la fa non adeguata, ma anche con il 41% che assume abitualmente bevande zuccherate e gassate mentre solo il 25% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e verdura (erano il 23 per cento nel 2008)".
Coldiretti, quindi, consiglia: "Fermare la vendita del cibo spazzatura nelle scuole a favore di alimenti locali, freschi e sani come spremute, frutta e verdura di stagione, anche da sgranocchiare e in grado di assicurare senso di sazietà e garantire un adeguato apporto idrico, può contribuire a sconfiggere i problemi di eccesso di peso e obesità. La Coldiretti è impegnata nel progetto Educazione alla campagna amica che coinvolge oltre centomila alunni delle scuole elementari e medie in tutta Italia che partecipano ad oltre tremila lezioni in programma nelle fattorie didattiche e agli oltre cinquemila laboratori del gusto organizzati nelle aziende agricole e in classe. L'obiettivo- conclude la Coldiretti- è quello di formare dei consumatori consapevoli sui principi della sana alimentazione e della stagionalità dei prodotti per valorizzare i fondamenti della dieta mediterranea e ricostruire il legame che unisce i prodotti dell' agricoltura con i cibi consumati ogni giorno".
                                                                                                                          Notiziario Minori, 8 marzo 2015

CUFFIETTE E DISCOTECHE NEMICHE DELL'UDITO,
PER L'OMS DATI PREOCCUPANTI
UN GIOVANE SU CINQUE AFFETTO DA IPOACUSIA
Il 3 marzo è stata celebrata la giornata internazionale per la cura dell'udito. Un 'evento' voluto fortemente dall'Organizzazione mondiale della Sanità per ribadire che i danni al sistema uditivo non devono essere associati erroneamente alla sola età avanzata anzi, colpa le cattive abitudini, questi coinvolgono sempre più la popolazione giovane, quella compresa tra i 12 e i 35 anni.
"Circa 1,1 miliardi di teenager e giovani adulti- sottolinea l'Oms- sono a rischio di sviluppare una perdita di udito per via dell'ascolto non sicuro di musica con le cuffie e per l'esposizione a livelli dannosi di rumore in eventi e luoghi di intrattenimento". Tra questi ultimi le discoteche e gli stadi, solo per citare alcuni esempi. L'allarme è serio ma nulla è irrecuperabile se si utilizzano semplici e piccoli provvedimenti. L'uso delle cuffiette, ad esempio, dovrebbe essere limitato a meno di due ore la giorno con 'stacchi' temporanei di almeno un quarto d'ora. Un periodo, questo, di riposo acustico considerato necessario. Il volume dei dispositivi, siano essi lettori Mp3 o smartphone, dovrebbe non superare, poi, il 60% del massimo consentito. Il livello quotidiano di esposizione raccomandato, avvertono gli esperti, per qualunque suono, non dovrebbe superare gli 85 decibel per un massimo di 8 ore e per appena 15 minuti a 100dB.
Secondo gli esperti internazionali dell'Oms ben un adolescente su cinque lamenta oggi un disturbo uditivo o ipoacusia. Il vero dato preoccupante riguarda però l'impennata dei casi riscontrati tra i giovani: negli ultimi quindici anni un più 30%. L'Oms ricorda, infine, che "l'udito è una facoltà preziosa che impatta sullo sviluppo educazionale, professionale e sociale", quindi bisogna averne estrema cura sin dalla più giovane età anche perché i danni sono spesso irreversibili.
 Notiziario Minori,  8 marzo 2015

PRIMA VOLTA IN ITALIA
PRE-AUTISTIC BEHAVIOUR SCALE
RILEVA SEGNI DISTURBO DA 0-4 ANNI.
SEMINARIO IDO 21-22/3
Il 21 marzo sarà presentata per la prima volta in Italia la 'Pre-autistic behaviour scale': una scala per rilevare i segni dell'autismo nei bambini dai 0 ai 4 anni e valutare gli interventi precoci messi in atto. A spiegarla sarà la stessa ideatrice Stella Acquarone, direttrice del Parent Infant Clinic e della School of Infant Mental Health di Londra, nel corso della due giorni sull'autismo promossa a Roma dall'Istituto di Ortofonologia (IdO) il 21 e 22 marzo. Saranno anche trasmessi i video relativi ai casi clinici (a 6 mesi di età, a 18 mesi e a 24 mesi) prima e dopo l'intervento precoce. I lavori si svolgeranno nell'Aula magna dell'Istituto comprensivo Regina Elena, in via Puglie 4a dalle 9 alle 18. L'evento, intitolato 'Pre-autistic behaviour scale: osservazione e valutazione degli interventi precoci', darà la possibilità alla psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico per l'infanzia e l'età adulta di delineare i segni precoci dell'autismo, il funzionamento della scala e il suo utilizzo, "al fine di rilevare i primi segnali del comportamento autistico- precisa Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie dell'IdO- e valutare i progressi nel trattamento. L'intervento si concluderà con l'analisi delle tabelle di sintesi e dei grafici utilizzati nella Scala per mostrare i progressi nel trattamento".
Il seminario internazionale IdO sarà quindi l'occasione per illustrate ai partecipanti le modalità d'individuazione degli aspetti specifici nell'osservazione dei bambini e dei loro genitori. Acquarone precisa: "Parlerò dei comportamenti prevedibili nel piccolo, della sua socialità e delle modalità di sviluppo della comunicazione sin dalla nascita. Affronterò successivamente le caratteristiche significative che è importante discriminare, prestando una particolare attenzione all'individuazione di segni precoci- aggiunge la direttrice della School of Infant Mental Health di Londra- sia positivi che negativi (compresi i segnali negativi 'silenziosi' e quelli espliciti). Infine, evidenzierò l'importanza di osservare la madre e il bambino nel loro ambiente familiare e in altri contesti naturali 'genitore-bambino', basandomi sul dato esperienziale".
NEL DETTAGLIO I TEMI TRATTATI AL SEMINARIO IDO - Sabato 21 marzo Stella Acquarone parlerà di: gravidanza, relazioni significative, sviluppo del cervello, caratteristiche precoci dei neonati, il processo evolutivo, i segnali precoci, positivi e negativi, le osservazione del bambino e la scala per rilevare segni dell'autismo.
Domenica 22 marzo invece si esaminerà nel dettaglio "la Scala di Acquarone per l'individuazione dei segnali di allarme da 0 a 4 anni- conclude Di Renzo- i casi clinici (video) prima e dopo l'intervento precoce e, infine, come realizzare i grafici per confrontare i cambiamenti prima e dopo il trattamento".
Stella Acquarone ha lavorato per oltre trenta anni nel Servizio sanitario del Regno Unito. È anche membro della British psychological society, dell'Association of child psychotherapists e del London centre of psychoterapy. È prevista la traduzione in italiano di tutti gli interventi. Per informazioni sulle modalità di partecipazione, dato il numero limitato di posti, scrivere a scuolapsicoterapia@ortofonologia.it o contattare i numeri 0644291049, Fax: 0644290410.
 Notiziario Minori, 8 marzo 2015

 

MANGIARE PESCE FA BENE ALL'UMORE
 E RENDE PIÙ CALMI
Gli scienziati del Children's Hospital Oakland Research Institute (CHORI) ritengono che dietro a numerosi disturbi dell'umore e comportamentali vi sia la serotonina. Mangiare pesce, grazie agli omega-3 e la vitamina D, può controllare i livelli di questo ormone e far bene in molti di questi casi.
COLPA DELL'ORMONE - I ricercatori californiani ritengono che dietro a problemi neuropsichiatrici come i disturbi dello spettro autistico, la sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), la depressione, l'aggressività, il disturbo bipolare e la schizofrenia, vi sarebbe un ormone secreto dal cervello: la serotonina.
IL SUO RUOLO - I micronutrienti contenuti nel pesce, come gli acidi grassi essenziali omega-3 e la vitamina D, pare possano migliorare i sintomi associati a una vasta gamma di disturbi cerebrali. La dott.ssa Rhonda Patrick e colleghi ritengono che proprio la serotonina interagisca su una vasta gamma di funzioni e comportamenti cognitivi, tra cui l'umore, il processo decisionale, il comportamento sociale, il comportamento impulsivo e aggressivo. Questo perché l'ormone è anche un è un modulatore critico della funzione esecutiva.
PIÙ PESCE, PIÙ POSSIBILITÀ - La possibilità di controllare i disturbi cerebrali e comportamentali starebbe dunque nel controllare il rilascio di serotonina. Secondo i ricercatori questo è possibile tramite l'acido eicosapentaenoico (EPA), che fa aumentare il rilascio di serotonina da parte dei neuroni presinaptici, riducendo le molecole infiammatorie di segnalazione nel cervello note come prostaglandine E2 - che inibiscono il rilascio di serotonina. Sarebbe così l'infiammazione ad avere un impatto negativo sul rilascio di serotonina nel cervello. Una maggiore assunzione di pesce potrebbe dunque aumentare i livelli di EPA e combattere l'infiammazione. Lo studio è stato pubblicato sulFASEB Journal.
 Notiziario Minori, 8  marzo 2015

mercoledì 4 marzo 2015

CON VIDEOGIOCHI VIOLENTI 1 SU 3 HA CONVULSIONI
STUDIO PILOTA NAZIONALE CONDOTTO
DA ASSOCIAZIONE PETER PAN
Un bambino su 3 ha convulsioni e reazioni da panico. A causarle sarebbero i videogiochi violenti. Sono questi i risultati di uno studio pilota nazionale condotto da Peter Pan associazione per la tutela dell'infanzia su bambini italiani nella fascia puberale che va dagli 11 ai 13 anni. Lo studio è stato eseguito grazie al contributo del gruppo Trevisan del Veneto e alla Fondazione Scintille di Sergio Mazzuca e Sante Naccarato. Rilevatori sono stati il giornalista Mario Campanella e la psichiatra Donatella Marazziti, docente all'Università degli studi di Pisa.
I ragazzi 'sotto osservazione' per qualche mese erano accomunati dalla visione costante di games 'violenti'. Il videogioco testato è stato GTA 5 Grand Theft auto, che vede tre criminali uno dei quali psicopatico che uccidono in una città definita Los Santos, luogo che rappresenta le grandi metropoli americane. Per lo studio sono stati testati cinquecento bambini residenti a Roma, Genova, Verona e Salerno. Il 34% di questi bambini ha palesato reazioni tipiche di ansia, insonnia, enuresi notturna, sintomi di derealizzazione. Il 26% ha mostrato reazioni di fotosensibilizzazione. Un residuo 32% non ha mostrato, invece, segni particolari.
Il metodo eseguito è stato quello cape, con un'intervista raccolta dai genitori. Il lavoro è iniziato il 1 novembre e si è concluso il 1 febbraio. "Si tratta di dati che devono far riflettere hanno dichiarato Donatella Marazziti e Mario Campanella - soprattutto per la facilità con cui questi giochi vengono copiati e venduti sul mercato nero senza nessun filtro. Si tratta di esperienze personali che possono realmente produrre instabilità nei bambini". "I bambini che manifestavano ansia e sintomi neurovegetativi si legge ancora nella nota - non riuscivano a staccarsi dal video, mostrando propensione per la dipendenza. Sono dati che dovrebbero far riflettere la politica italiana e innescare comportamenti adeguati da parte delle istituzioni che continuano ad ignorare sistematicamente i rischi connessi alla libera circolazione di questi videogiochi".
 Notiziario Minori, 4 marzo 2015.

sabato 21 febbraio 2015


BIMBI RABBIOSI, TRE INCONTRI
 A BOLOGNA PER CAPIRE
STRATEGIE PER AFFRONTARE UN DISAGIO CHE È SEMPRE PIÙ DIFFUSO
 Giochi scagliati a terra con violenza, o a volte distrutti. Ma anche urla, gesti aggressivi e corse forsennate senza una meta. È quello che fanno i bambini quando sono arrabbiati, ma non sempre è rabbia e basta. E non sempre la cosa si può liquidare con una punizione, perchè molto spesso dietro queste manifestazioni di violenza e aggressività si nasconde un problema più grande, per esempio di origine traumatica, su cui c'è bisogno di lavorare. Lo sa bene Francesca Broccoli, psicologa e psicoterapeuta bolognese, che ha deciso di organizzare tre incontri a Bologna per aiutare i genitori a capire i segnali di un disagio che è sempre più presente tra i bambini, piccoli e piccolissimi.
"Negli ultimi due anni ho avuto in terapia molti casi di questo tipo, con bambini dai tre-quattro anni fino agli 11-12 che presentavano forti scoppi di rabbia, spaccavano le cose o si dimostravano aggressivi verso cose e persone, e questa cosa si ripeteva", spiega Broccoli. "I genitori venivano a chiedermi aiuto, spesso inviati dai pediatri, e lavorando con loro è venuto fuori che spesso dietro la rabbia dei bambini c'era un lutto, una separazione, o anche la paura dell'abbandono- prosegue la psicologa- perchè la rabbia è solo un contenitore, attraverso il quale i bambini comunicano paura, ansia o un momento di angoscia. La cosa importante è capire cosa ci vuole comunicare il bambino, non punirlo e basta".
É stato proprio il numero di casi registrati a spingere Broccoli a organizzare tre incontri pubblici, il primo questo sabato pomeriggio, per parlare di questo problema e aiutare i genitori ad affrontarlo. "La rabbia dei bambini cosa ci dice? Cosa possiamo farci?", è il titolo del ciclo. "Spesso i genitori sono i primi a trovarsi in grande difficoltà di fronte a queste manifestazioni, ho pensato fosse utile dare qualche spunto per gestire queste situazioni", dice la psicologa. Tra i casi trattati negli ultimi due anni, c'è quello di un bambino di nove anni che aveva forti crisi di rabbia, sbatteva per terra i giochi, correva a perdifiato per tutta la casa e poi si buttava con violenza contro i cuscini o contro la mamma. Dietro tutto questo c'era la difficoltà a elaborare il lutto per la morte del papà, avvenuta anni prima, che il bimbo aveva cercato di superare mostrando di essere un 'duro'.
Un altro caso affrontato da Broccoli riguardava una bambina di tre anni che manifestava profondi scoppi d'ira: la terapia ha fatto emergere che la sua era una reazione ai tanti litigi a cui aveva assistito in famiglia. Per il primo incontro, della durata di un'ora e mezza circa, l'appuntamento è il 21 febbraio alle 16 in via San Giuliano 15/b, nella sede dell'associazione Klaria.
Gli altri sono fissati il 9 marzo (alle 20.30) e il 21 marzo alle 16. Per informazioni telefonare al 3488521010 o scrivere a f.broccoli@alice.it.
Notiziario Minori, 21 febbraio 2015.

LE FERITE DELL'INFANZIA:
DAI TRAUMI A DEPRESSIONE
CIOFFI: "AFFRONTARLI CON PSICOTERAPIA SPECIFICA PER L'ETÀ"
'Le ferite dell'infanzia. Esprimerle, comprenderle, superarle', è il libro scritto dalla psicoanalista francese Nicole Fabre "che parla di traumi e microtraumi vissuti in età evolutiva e da affrontare con un trattamento psicoterapeutico adeguato all'età del minore". Lo spiega all'Agenzia di stampa Dire Carla Cioffi, neuropsichiatra infantile di Roma, che ha curato la prefazione del testo pubblicato dalla casa editrice Magi Edizioni.
COSA SI INTENDE PER FERITE DELL'INFANZIA? "Si tratta di eventi traumatici avvenuti in età evolutiva che possono essere piccoli traumi che si ripetono nel tempo o grandi traumi- precisa la neuropsichiatra- i grandi traumi, ad esempio, possono essere quelli che i bambini vivono in situazioni estreme come quelle di guerra. Minori non sufficientemente protetti e contenuti dalle loro figure genitoriali, che si trovano ad affrontare circostanze psicologicamente e materialmente traumatiche ad un'età in cui 'l'Io' non è ancora ben strutturato e definito. Per reagire- afferma il medico- spesso vengono attivati nella psiche del bambino dei meccanismi di difesa importanti, meccanismi che al momento sono in grado di sostenerli e di salvarli da gravi reazioni psicologiche, ma nel tempo queste difese spesso si strutturano in rigidità del carattere fino a diventare delle vere e proprie patologie". Sono tante le situazioni traumatiche: "Un ulteriore esempio può essere il conflitto tra genitori e/o la loro separazione, quando il bambino oltre ad assistere al crollo del suo nucleo familiare si trova a dover decidere con chi schierarsi e da quale parte stare. Altre grandi cause di ferite dell'infanzia riguardano gli abusi sul bambino che possono essere di molti tipi, sia fisici che psicologici, sia diretti che assistiti.
Naturalmente stiamo parlando dei grandi traumi- precisa il medico- ma anche quelli piccoli, soprattutto se ripetuti nel tempo, possono ostacolare la crescita e compromettere la formazione di una personalità sufficientemente robusta e strutturata da un punto di vista psicologico".
CHE CONSEGUENZE POSSONO AVERE QUESTI TRAUMI NEI MINORI? "Possono causare una profonda depressione, disturbi alimentari, disturbi del comportamento o ancora disturbi nei fisiologici meccanismi di separazione. In quest'ultimo caso- approfondisce Cioffi- il bambino, che crescendo deve iniziare a separarsi dalle figure di riferimento, tollera malissimo il distacco dal caregiver (in genere la madre, ma non solo) e viene invaso da un'autentica angoscia. Eppure- ricorda l'esperta- la separazione è importante e deve esserci altrimenti il minore non si costruisce come individuo. Una sintomatologia sostenuta dall'angoscia di separazione è la fobia scolare, questa patologia solitamente esordisce soprattutto in prima o seconda media, anche se alcune avvisaglie sono visibili già alle elementari".
QUALI SONO LE GRANDI PATOLOGIE? "Sono le depressioni maggiori e i disturbi psicotici", precisa il medico. SI PARLA TANTO DELLA SINDROME DA DEFICIT DI ATTENZIONE ED IPERATTIVITA' (ADHD), PERCHÉ? "In questo modo spesso viene omologato un bambino ipercinetico, iperattivo, anche se poi spesso non lo è. Secondo me- ripete Cioffi- spesso si tratta di un disturbo iperansioso". Una differenza di vedute che indica "uno scollamento tra come viene catalogato un minore 'iperattivo' nella cultura nordamericana molto condizionata dall'intervento psicofarmacologico anche in età pediatrica e in quella europea, soprattutto italiana. Noi siamo portati a considerarli bambini condizionati da problematiche psicologiche spesso di tipo familiare". COM'È LA DEPRESSIONE NEL BAMBINO? "La depressione nel bambino è diversa da quello dell'adulto. 'I grandi' hanno un tono dell'umore basso e sono ripiegati su se stessi, 'i piccoli' spesso non riescono a stare fermi, a concentrarsi e vanno male a scuola".
COME AFFRONTARE LA DEPRESSIONE NEL BAMBINO? "Con la psicoterapia, l'approccio da utilizzare dipende dall'età. Nella fase prescolare si utilizza principalmente la psicomotricità, la terapia di gioco, il disegno, la pittura e tutti quei trattamenti specifici per l'età evolutiva. In età scolare s'incomincia ad usare anche il linguaggio" in genere però "usare la parola per esprimere le proprie difficoltà è di per sé molto angoscioso e un bambino traumatizzato- chiarisce la neuropsichiatra infantile- si esprime in modo più sereno attraverso il gioco". Una terapia utilizzata è la Sandplay therapy, "una pratica nata negli anni '50 come approccio terapeutico junghiano. Creato appositamente per i bambini e utilizzato dalla prima età scolare in poi, riscuote ottimi risultati anche con gli adulti. Le terapie in età evolutiva comunque possono essere varie, ma quella esclusivamente verbale arriva in genere nel periodo adolescenziale quando il ragazzo ha una capacità simbolica più evoluta. Con i piccoli- conclude Cioffi- si utilizza per lo più il gioco, perché il giocattolo diventa un tramite alla capacità simbolica".
                                                                                            
Notiziario Minori, 21 febbraio 2015

domenica 15 febbraio 2015



MOIGE: 9 SU 10 'NAVIGANO'
MA POCHI CONTROLLI
Sono 9 su 10 i ragazzi che navigano abitualmente su Internet. Di questi, 1 su 5 ha dichiarato di restare connesso oltre 3 ore al giorno. Questi sono solo alcuni dei dati illustrati in occasione della presentazione dell'indagine 'Per un web sicuro' a cura del Moige e della Polizia postale e delle Comunicazioni in collaborazione con Trend micro, Google, Hp, Vodafone e Cisco. La campagna, giunta alla quarta edizione e presentata al dipartimento della Pubblica sicurezza a Roma, ha messo in evidenza un uso costante ma non sempre consapevole del web da parte dei minori. Il più delle volte alla mancata consapevolezza corrisponde infatti un insufficiente controllo da parte dei genitori. Il 32% dei ragazzi con un computer a casa, infatti, ha la possibilità di connettersi dalla propria stanza. Un'abitudine diffusa soprattutto tra gli 11 e i 13 anni (39%). Sei intervistati su 10 dichiarano inoltre, di navigare in Internet da soli. Pochi i giovani che si connettono per studiare: appena 1 su 7. Il 24% usa la rete invece per chattare; il 22% scarica e ascolta musica; il 18% gioca o guarda immagini. La socializzazione resta il principale motore che spinge all'uso del web. Il 30% degli intervistati, infatti, ha dichiarato di intraprendere sempre o spesso nuove amicizie in Rete. A tutto ciò corrisponde, appunto, un controllo carente da parte dei genitori: quattro su 10 non danno alcun limite di tempo alla connessione dei figli e 1 su 4 sa poco o 'per niente' riguardo a cosa facciamo i figli in Rete. Altro fattore di rischio tra i giovani riguarda l'uso di identità fittizie. Un ragazzo su 3 afferma di non usare mai la propria identità in Rete o di farlo raramente. Un dato quest'ultimo perfettamente in linea con il 37% di coloro che confermano di aver fatto amicizia on line con sconosciuti. Sempre su questo tema, è altrettanto indicativo quel 19% che ha confessato di aver incontrato nella vita le persone conosciute sul web e quel 13% di ragazzi tra i 14 e i 20 anni che si sono esposti al fenomeno del 'sexting' (scambio di immagini o video 'intime') dando il proprio numero a estranei conosciuti in chat. Uno studente su 4 dichiara di aver ricevuto contenuti a sfondo sessuale (tendenza raddoppiata rispetto al 2011) e 6 su 10 si sono detti 'divertiti' nell'aver ricevuto o inviato foto 'hot', sottostimando la reale gravità del fenomeno. Infine, sempre secondo l'indagine, 6 adolescenti su 10 appartenenti a una fascia d'età tra i 14 ed i 20 anni, almeno una volta, hanno utilizzato foto o video per prendere in giro qualcuno (1 su 5 dichiara di farlo spesso).
"Prevenzione e formazione- ha detto Roberto Sgalla direttore centrale delle specialità della Polizia di Stato- sono gli strumenti più efficaci per far sì che i giovani imparino a navigare con prudenza in Internet e allo stesso tempo i genitori conoscano i mezzi a loro disposizione per proteggere i figli dai pericoli del web". Secondo la presidente nazionale del Moige, Maria Rita Munizzi, "La tutela dei minori on-line è un atto di responsabilità collettiva che deve essere condivisa da genitori, istituzioni e operatori. La lotta al cyberbullismo e all'adescamento virtuale non può prescindere dalla sinergia di queste forze e dall'educazione ad un uso consapevole della rete".
   Notiziario Minori, 15 febbraio 2015

domenica 1 febbraio 2015


 Sport sulla neve, ecco i consigli del Bambin Gesù
Sci ai piedi non prima dei 4 anni,
lezioni di gruppo e casco

Prevenire incidenti e traumi sulla neve è possibile, basta rispettare alcune regole basilari: visite specialistiche solo se agonisti, sci ai piedi non prima dei quattro anni, utilizzare il casco e frequentare lezioni di gruppo. Sono i consigli degli esperti dell'ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, per aiutare bambini e ragazzi a mantenere una sana condotta in pista. Poche indicazioni che, se osservate, "permetteranno a chi scia di non costituire un pericolo per sé e per gli altri".
Ecco nel dettaglio i consigli dei medici dell'ospedale della Santa Sede:
VISITE MEDICHE - "A differenza della pratica agonistica, che richiede gli accertamenti previsti dalla legge da parte di uno specialista in medicina dello Sport, andare in settimana bianca non comporta alcuna visita medica preventiva. E' comunque opportuno che prima di iniziare l'attività, il pediatra curante si accerti della buona salute del bambino e certifichi che possa svolgerla senza alcun rischio".
QUANDO INIZIARE - "A quattro anni si possono inforcare i primi sci, a otto si può salire sullo snowboard e dai dieci in poi è possibile praticare fondo. Una specialità, quest'ultima, che però suscita spesso scarso interesse nei bambini molto piccoli- precisano i medici- in quanto ritenuta più faticosa e meno 'socializzante'. In linea generale, è meglio scegliere lo sport in funzione della crescita e dello sviluppo motorio: se a quattro anni si può imparare a sciare su pendii non eccessivi, per lo snowboard è necessaria più coordinazione ed è quindi meglio attendere un'età maggiore. Soprattutto all'inizio, è molto importante apprendere la tecnica di base e scongiurare così cadute traumatiche che comportino conseguenze fisiche e psicologiche. È sempre meglio far frequentare al bambino una scuola di sci, possibilmente in gruppo, per favorire l'aspetto relazionale legato all'attività. Sconsigliato il genitore che si improvvisa maestro: quest'ultimo, infatti, a differenza del papà o della mamma è preparato e sa adeguarsi alla fascia d'età del bambino. È inoltre importante che i genitori condividano con i piccoli il momento dell'apprendimento, così da aiutarli a interiorizzare tutte quelle norme in materia di sicurezza nella pratica di questo sport".
PREPARARSI ALL'ATTIVITA' - La pratica dello sci "richiede una preparazione adeguata, oltre a una concentrazione intensa. Non sempre si scende su piste ampie, appena battute e con un'inclinazione minima. Molto spesso le condizioni di visibilità non sono ideali e si scia su neve farinosa con tratti ghiacciati. Meglio allora far precedere la vacanza da almeno quindici giorni di ginnastica presciistica- sottolineano i medici- allenandosi a sviluppare l'agilità e una migliore coordinazione nei movimenti. È molto importante abituarsi a mantenere l'equilibrio, perfezionare l'elasticità articolare e aumentare la capacità di resistenza praticando step, corsa o cyclette. L'allenamento di forza non è invece indicato ai ragazzi durante il periodo dell'accrescimento. Prima di scendere in pista- proseguono- è importante fare una colazione ricca di zuccheri e preparare i muscoli attraverso un'attività di riscaldamento e stretching di 4 o 5 minuti. Questi esercizi andranno poi ripetuti in caso di lunghe pause durante l'attività: in particolare dopo pranzo".
I TRAUMI PIU' FREQUENTI E COME EVITARLI - Negli sciatori si registra un numero "più elevato di traumi degli arti inferiori, mentre negli snowboarders prevalgono i traumi degli arti superiori. Per prevenirli, è importante adottare un abbigliamento idoneo, dotarsi degli accessori tecnici per la sicurezza come il casco protettivo e non lanciarsi su piste di difficoltà maggiori rispetto al grado di preparazione e all'esperienza maturata".
QUANTE ORE? - "Dipende dalla fascia di età- affermano i medici dell'ospedale della Santa Sede- alla lezione di sci, quando il bambino avrà acquisito la sicurezza e la competenza necessarie, si potranno aggiungere le discese con mamma e papà. Anche se i più piccoli mostrano notevole capacità di resistenza, non devono andare in pista se particolarmente stanchi. In queste condizioni, infatti, possono avere meno padronanza degli sci".
 IN CASO DI ASMA - Per il bambino affetto da asma è "preferibile lo sci di fondo, grazie alle sue caratteristiche di impegno di grandi masse muscolari e cura della coordinazione tra respiro e sforzo. Lo sci alpino prevede sforzi di durata non prolungata e presenta un basso rischio di provocare asma da sforzo. Attenzione comunque all'aria fredda- precisano gli esperti- l'asma può incrementarsi a quote superiori ai 1.500 metri di altezza. Bene lo spray al saIbutamolo (un broncodilatatore). Una volta apprese le tecniche di inalazione, se utilizzato mezz'ora prima dell'attività, provvederà a contenere i sintomi".
ATTENZIONE AGLI OCCHI - Sulle piste è "necessario proteggere gli occhi dei bambini dai raggi ultravioletti A e B. È raccomandabile quindi l'uso degli occhiali da sole con filtri protettivi per raggi UVA e UVB. Le lenti devono essere progettate nel pieno rispetto dei requisiti di sicurezza stabiliti dalla direttiva comunitaria 89/686/CEE. Gli occhi vanno salvaguardati dall'azione lesiva dei raggi solari ed è quindi preferibile acquistare occhiali e mascherine da un ottico o da un rivenditore autorizzato. Obbligatorio- puntualizzano i medici- l'uso degli occhiali soprattutto per i bambini con congiuntivite allergica, in quanto più sensibili ai raggi".
NON TRASCURARE LA PELLE - L'esposizione al sole è "più rischiosa nei mesi invernali che in quelli estivi, perché l'alta quota riesce a filtrare meno i raggi ultravioletti del sole.
Consigliata l'applicazione, più volte al giorno, di una crema solare con adeguato fattore di protezione (SPF) a seconda del fototipo della pelle e anche dell'età del bambino. E' sempre preferibile un alto fattore di protezione, o protezione totale, sui punti più delicati del viso - intorno agli occhi, sul naso, sulle labbra - anche attraverso l'applicazione di creme in stick. Indossare accessori protettivi quali berretti o visiere. La presenza di nuvole non basta a fare da filtro- concludono i medici- in caso di cielo coperto è comunque opportuno mantenere tutte le misure per la protezione previste per le giornate serene".
Notiziario Minori, 01 febbraio 2015

sabato 24 gennaio 2015


MINORI. Cala numero bimbi in sovrappeso (21%), e 10% è obeso
Dati 'Okkio alla salute': restano cattive abitudini

 Cala in Italia il numero dei bambini obesi, ma restano le cattive abitudini. Nel 2014 i bambini in sovrappeso sono il 20,9%, mentre il 9,8% sono obesi. Le prevalenze più alte si registrano nelle regioni del sud e del centro. Sono alcuni dei risultati della IV raccolta dati di 'Okkio alla Salute', il sistema di sorveglianza promosso dal ministero della Salute/Ccm (Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie) e presentati oggi a Roma presso l'auditorium 'Biagio D'Alba' del ministero.
Dal 2008 a oggi "sono diminuiti i bambini di 8-9 anni in sovrappeso o obesi- fa sapere la ricerca- anche se rimangono elevati i livelli di eccesso ponderale, che pongono l'Italia ai primi posti in Europa per sovrappeso e obesità infantile". Per quanto riguarda invece le abitudini alimentari, che possono favorire un aumento di peso, dai dati emerge che gli stili di vita continuano a non essere corretti. Secondo 'Okkio alla salute', infatti, "l'8% dei bambini salta la prima colazione; il 31% fa una colazione non adeguata (ossia sbilanciata in termini di carboidrati e proteine); il 52% fa una merenda di metà mattina abbondante; il 25% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e/o verdura, mentre il 41% dichiara che i propri figli assumono abitualmente bevande zuccherate e/o gassate".
Ma ancora, appaiono invariati gli aspetti relativi al movimento e alla sedentarietà. Nel 2014 "il 16% dei bambini- prosegue la ricerca- non ha svolto attività fisica il giorno precedente l'indagine; il 18% pratica sport per non più di un'ora a settimana; il 42% ha nella propria camera la tv e il 35% guarda la guarda e/o gioca con i videogiochi più di 2 ore al giorno; 1 bambino su 4 si reca a scuola a piedi o in bicicletta". Infine, c'è scarsa consapevolezza da parte dei genitori circa lo stato ponderale del proprio figlio: dai dati emerge che "il 38% delle madri non ritiene che il proprio figlio sia in eccesso ponderale e solo il 29% pensa che la quantità di cibo da lui assunta sia eccessiva".

 Notiziario Minori, 24 gennaio 2015

venerdì 16 gennaio 2015


MINORI. 30% bambini a scuola a 5 anni rischiano diagnosi Adhd

È una ricerca canadese. L'esperto: stesso pericolo per plusdotati

-"In Canada gli esiti di una ricerca su grande scala indicano che la possibilità di ricevere una diagnosi di Adhd è molto più frequente, nella misura del 30%, se il bambino va a scuola a 5 anni e non a 6. In pratica sono bambini solamente immaturi per la richiesta di prestazioni". Lo scrive Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell'età evolutiva, nel primo numero della newsletter Dire Psicologia, dedicata alla sindrome da deficit di attenzione e iperattività.

"A conferma dell'importanza dei tempi giusti, anche in Italia se i bambini vanno a scuola troppo presto rispetto alla loro maturità- chiarisce lo psicoterapeuta- rischiano l'attribuzione di diagnosi inadeguate, come per esempio la dislessia (che generalmente si attesta al 3% ma che sale al 14% se il campione è composto di bambini di 5 anni in prima elementare)".

L'esperto conclude: "La beffa forse più pesante è che venga comminata la diagnosi di Adhd anche ai bambini plusdotati, cui non viene riconosciuta la plusdotazione ma solo l'iperattività e il disturbo dell'attenzione che ne definiscono un quadro di inadeguatezza".
Notiziario Minori, 16 gennaio 2015

domenica 16 novembre 2014


TELEFONO AZZURRO STUDIA

EMOZIONI DI 1.500 ADOLESCENTI
Il 18 novembre presentazione ricerca di Doxa Kids a Roma
 Il 18 novembre Telefono Azzurro presenterà i risultati di 'Osservatorio adolescenti: pensieri, emozioni e comportamenti dei ragazzi di oggi', una ricerca condotta con Doxa Kids sul mondo degli adolescenti. La ricerca è il frutto dell'analisi di oltre 1.500 questionari online, somministrati a ragazzi delle scuole secondarie di primo e secondo grado, selezionate su tutto il territorio nazionale per garantire la rappresentatività del campione.
L'evento si svolgerà nella Sala Pio IX di Palazzo Ferrajoli in Piazza Colonna 355 alle ore 9.
"Il questionario ha indagato le aree fondamentali della vita personale, relazionale e sociale dei ragazzi: famiglia e scuola, comportamenti violenti e a rischio, alimentazione e sport, media e nuove tecnologie. Un'istantanea scattata direttamente sui più giovani- spiega Ernesto Caffo, presidente di SOS - Il Telefono Azzurro- testimonianza fedele della loro età e del loro modo di vedere la vita, uno studio senza filtri realizzato a partire dalla stessa voce degli adolescenti, che restituisce intatta la loro realtà sempre in trasformazione. Minuziosa è stata la scelta dei temi che li vedono attori, dal rapporto con i coetanei e non, ai loro problemi e ai loro sogni, da sempre al centro dell'attività di Telefono Azzurro". La mattinata sarà l'occasione per "condividere i dati raccolti- conclude- per analizzarli e riflettere insieme su strategie e possibili risposte alle domande e alle sfide poste dall'età adolescenziale"
 Notiziario Minori, 16  novembre 2014
 Il Papa incontrera'
il mondo dell'autismo in Vaticano 
Dal 20 al 22 novembre si parlera' di come 'animare la speranza'
'La persona con disturbi dello spettro autistico: animare la speranza'. E` la 29esima Conferenza Internazionale promossa dal Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari dal 20 al 22 novembre nell'aula del sinodo in Vaticano. L'iniziativa sarà presentata martedì nella Sala Stampa della Santa Sede da monsignor Zygmunt Zimowski, presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, e da Maria Luisa Scattoni, coordinatrice del progetto per il riconoscimento precoce dell'autismo e membro dell'Istituto superiore di Sanita'.

"Tenendo conto della notevole incidenza che i disturbi dello spettro autistico comportano, nonché i problemi posti nell'ambito della ricerca, sia nell'individuazione dei sintomi che solitamente affiorano fin dai primi anni di vita con il diretto coinvolgimento della famiglia ma anche del mondo della scuola, e, non ultimo, della stessa comunità ecclesiale, il Dicastero ha ritenuto che quello dell'autismo potesse costituire un tema da affrontare e da approfondire in occasione dell'annuale Conferenza Internazionale. Come si evidenzia dal programma, numerosi esperti - scienziati, ricercatori e specialisti nella tematica in oggetto sono stati invitati per un confronto interdisciplinare e per studiare i disturbi dello spettro autistico dal punto di vista medico, psicologico, familiare, sociale, pastorale e religioso". Lo scrive Zimowski nella presentazione dell'evento.
 Durante i due giorni di studio "la Conferenza Internazionale si articolerà secondo alcune principali direttrici, quali l'epidemiologia e la politica sanitaria, nazionale e internazionale; la ricerca, la prevenzione e gli apporti terapeutici; la diagnosi precoce e l'identificazione dei disturbi dello spettro autistico; i trattamenti farmacologici e comportamentali; gli aspetti socio-culturali, educativi, e gli approcci teologici e pastorali. Promuovendo questa iniziativa il Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari intende così manifestare la sollecitudine della Chiesa sia alla comunità scientifica, internazionale e nazionale, sia alle famiglie, al mondo della scuola ed alle associazioni che si prendono cura delle persone affette dalla diffusa sindrome dello spettro autistico. Al riguardo- prosegue il presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari- anche nel Messaggio del nostro Pontificio Consiglio, pubblicato in occasione della Giornata mondiale sull'Autismo lo scorso 2 aprile 2014, annunciando la celebrazione di questo convegno, ho scritto che: 'La complessità che la sindrome dello spettro autistico presenta alla comunità scientifica, alle famiglie, alle istituzioni formative e di inserimento sociale potrà in quella sede, con l'intervento di ricercatori, esperti ed operatori sanitari di tutto il mondo, trovare un momento di confronto e di impegno.
 Come afferma Papa Francesco nella sua recente Esortazione apostolica Evangelii gaudium, 'è indispensabile prestare attenzione per essere vicini a nuove forme di povertà e di fragilità in cui siamo chiamati a riconoscere Cristo sofferente, anche se questo apparentemente non ci porta vantaggi tangibili e immediati' (n. 210)'".
Giovedì 20 novembre la "nostra Conferenza Internazionale inizierà con la celebrazione della Santa Messa nella Basilica di San Pietro. A questa faranno seguito le relazioni e gli interventi nell'Aula del Sinodo, che si susseguiranno fino all'intera giornata del venerdì successivo. Nella mattinata di sabato 22 i partecipanti alla Conferenza si ritroveranno, infine, con le persone affette da disturbi dello spettro autistico ed i loro familiari, gli accompagnatori, gli operatori sanitari, i sacerdoti, i religiosi e le religiose nonché i volontari nell'Aula Paolo VI per un Incontro di testimonianza e preghiera con il Santo Padre Francesco, insieme ad un momento musicale.
 Proprio per il notevole apporto offerto dalla musica per questa specifica patologia, si è ritenuto opportuno che detto Incontro con il Papa assuma anche i contorni di una 'festa', rendendo così più agevole il coinvolgimento e la partecipazione delle persone che saranno presenti all'Incontro, quale segno anche dell'attenzione, della vicinanza e della solidarietà della comunità ecclesiale. Una testimonianza preziosa sarà inoltre offerta dall'esposizione delle opere di un pittore autistico di Taiwan, che è riuscito ad affermarsi come artista in ambito internazionale e che sarà presente al nostro evento". Zimowski conclude: "Vogliamo affidare i lavori di questo nuovo sforzo organizzativo alla protezione della Madonna Addolorata, che stette presso la croce di Cristo. Affidando al suo materno soccorso le difficoltà che gravano sulle persone autistiche e sui loro familiari in particolare, come pure le ansie che accompagnano il mondo scientifico in questa sfida, preghiamo di camminare con Lei sulla via della fede per unire le nostre sofferenze alla passione di Cristo, affinché diventino occasione di grazia e strumento di evangelizzazione e di salvezza per tutti".
 Saranno presenti all'evento il monsignor Jean-Marie Mate Musivi Mupendawatu e padre Augusto Chendi, segretario e sottosegretario del dicastero, e alcune personalità del mondo della musica come i Tazenda, Arisa, il maestro Giuseppe Barbera e il maestro Giulio Rapetti-Mogol.
                                                                      Notiziario Minori 16 novembre 2014

sabato 11 maggio 2013

ALCOHOL PREVENTION DAY, 'NO CONSUMI
FINO A 18 ANNI' SCAFATO: PERCHÉ INTERFERISCE
CON LO SVILUPPO DEL CERVELLO
Zero alcol fino ai 18 anni e' una norma di salute, non e' proibizionismo. A dirlo alla Dire e' Emanuele Scafato, direttore dell'Osservatorio nazionale alcol, Cnesps, in occasione dell'Alcohol prevention day. "Incrementare il livello di consapevolezza sui rischi dell'alcol e' necessario- ha aggiunto l'esperto dell'Istituto superiore di Sanita' (Iss)- perche' piu' si ritarda l'avvio al consumo alcolico e migliore sara' il profilo di salute quando si diventa adulti". L'alcol interferisce con "lo sviluppo del cervello e le evidenze scientifiche dimostrano che fino a 18 anni non bisognerebbe proprio consumarlo. Per cui- ha precisato Scafato- fino a quando non si e' adulti, e non si e' soprattutto adultizzato anche il sistema metabolico dell'alcol carente nei giovani, bisogna fare molta attenzione". I comi etilici di cui si sente parlare negli adolescenti "sono legati anche a piccole quantita' di alcol- ha sottolineato- a causa di questa incapacita' di smontare la molecola dell'alcol che fa danno e intossica. Rispetto alla popolazione generale e' chiaro che pensare a piu' di un bicchiere di bevanda alcolica per una donna, molto piu' vulnerabile dell'uomo, o piu' di due bicchieri per un uomo non e' concepibile. Cosi' come- ha affermato Scafato- non e' concepibile che un anziano consumi piu' di una bevanda alcolica al giorno, dal momento che il sistema metabolico dopo i 65 anni ridiventa come quello di un adolescente". Il direttore dell'Osservatorio nazionale alcol ha rimarcato il bisogno di fare rete con medici di base e pediatri: "Tutto il settore di assistenza primaria, che dovrebbe essere supportato in termini di integrazione, nella pratica quotidiana deve imparare ad utilizzare la strumentazione necessaria all'individuazione del rischio alcolico. È facile, si tratta di tre domande- ha spiegato l'esperto dell'Iss- basta chiedere quanto si consuma, con che frequenza e se e' capitato di ubriacarsi. C'e' uno strumento che si chiama 'Audit' e consente di rilevare dei punteggi: se il punteggio e' elevato, piu' di 4 per le femmine e piu' di 5 per gli uomini, allora il medico sa chi ha davanti e sa come comportarsi". Bisogna integrare il lavoro dei pediatri e di tutti i medici di base che visitano gli adolescenti, perche' "prima intercettiamo e prima abbiamo la possibilita' di poter dialogare con la persona ed incrementare cosi' il suo livello di consapevolezza". In questo modo "abbiamo la possibilita' di ridurre del 25%, nella nostra popolazione, il consumo di bevande alcoliche in eccesso. Uno strumento non invasivo- ha concluso il direttore- che viene usato in tutto il mondo, integriamolo anche in Italia".
Notiziario Minori, 11 maggio 2013
FUMO, MOIGE: CATTIVE ABITUDINI GENITORI
 INFLUENZANO FIGLI AL VIA CAMPAGNA PER
 MOSTRARE DANNI CAUSATI NEGLI UNDER 18
Per l'indagine 'Giovani&Fumo', commissionata dal Movimento italiano genitori (Moige) all'istituto Swg, il campione di intervistati (2 mila genitori con figli di eta' compresa tra i 6 e i 18 anni) e' stato sostanzialmente diviso a meta' tra nuclei familiari in cui nessuno fuma (49%) e quelli in cui lo fa almeno un genitore (padre fumatore 23%; madre fumatrice 12%). 6 genitori su 10 (57%) affermano di fumare in ambito domestico e una quota di poco inferiore alla meta' (48%) fuma di fronte ai figli. E' interessante notare che 3 genitori su 4 (72%) sono consapevoli di quanto le loro cattive abitudini possano influenzare i comportamenti dei figli. Per quanto riguarda l'aspetto del dialogo con i propri figli riguardo le tematiche legate all'abitudine del fumare e le sue conseguenze, quasi 9 intervistati su 10 (85%) dichiarano di essere intervenuti con i loro figli per spiegare la dipendenza dalla nicotina, anche se solo il 39% lo ha fatto con una certa costanza e continuita'. 8 genitori su 10 (79%) ritengono che i ragazzi conoscono i pericoli provocati dal fumo e i figli dei fumatori si dimostrano particolarmente sensibili al tema e consapevoli dei pericoli, tanto che l'82% degli intervistati dichiara di aver ricevuto una richiesta esplicita di smettere di fumare e abbandonare il vizio. Sul tema della nuova normativa per tutelare la salute dei piu' giovani, dal mese di gennaio di quest'anno e' entrato in vigore il divieto di vendere tabacchi ai minori di 18 anni. Nonostante siano passati pochi mesi dall'attuazione della nuova normativa, 7 genitori su 10 (71%) conoscono le nuove regole e secondo la meta' degli intervistati (52%) anche i loro figli ne sono informati. Per sensibilizzare minori e genitori sul tema delle conseguenze derivanti dal fumo e cercare cosi' di contrastare in maniera concreta il fumo minorile, sabato e domenica arriva presso il centro commerciale 'Sedici Pini' di Pomezia la campagna itinerante 'Alessio e Sara in tour per la prevenzione al fumo minorile!', realizzata dal Moige con il patrocinio scientifico della Sipps (Societa' italiana di pediatria preventiva e sociale), che gia' negli scorsi anni ha portato in 25 centri commerciali italiani il suo programma di sensibilizzazione e informazione per la lotta al fumo minorile. Il tour 2013 raggiungera' 15 centri commerciali in tutta Italia, toccando le regioni Campania, Toscana, Lazio, Puglia, Emilia Romagna, Lombardia, Molise e Basilicata e coinvolgendo circa 54mila persone tra bambini e adulti che, dalla mattina fino al tardo pomeriggio, potranno assistere agli spettacoli teatrali con i burattini animati da artisti professionisti. Ai piccoli spettatori e ai loro genitori saranno donati booklets informativi, per favorire il dialogo tra genitori e figli sul tema e promuovere una corretta conoscenza dei rischi derivanti dal fumo attivo e passivo. Inoltre saranno disponibili per i bambini tanti gadgets in ricordo della giornata. Queste le altre tappe del tour: - sabato 11 e domenica 12 maggio presso il centro commerciale 'La Mongolfiera' di Taranto; - sabato 18 e domenica 19 maggio presso il centro commerciale 'La Mongolfiera' di Foggia; - sabato 25 e domenica 26 maggio presso il centro commerciale 'La Scaglia di Civitavecchia' (Rm); - venerdi' 31 maggio e sabato 1 giugno presso il centro commerciale 'Vialarga' di Bologna ; - sabato 8 e domenica 9 giugno presso il centro commerciale 'Le Cupole' di San Giuliano Milanese (Mi); - sabato 15 e domenica 16 giugno presso il centro commerciale 'Costaverde' di Montenero di Bisaccia (Campobasso); - sabato 22 e domenica 23 giugno presso il centro commerciale 'Polo Acquisti Lucania' di Tito (Potenza); - sabato 29 e domenica 30 giugno presso il centro commerciale 'Il Castello di Ferrara'; - sabato 6 e domenica 7 luglio presso il centro commerciale 'Vulcano' di Sesto San Giovanni di Milano; - sabato 13 e domenica 14 luglio presso il centro commerciale 'Parco Leonardo' di Fiumicino (Roma); - sabato 20 e domenica 21 luglio presso il centro commerciale 'La Riviera' di Arma di Taggia (Imola) Per ulteriori informazioni sulla campagna e' possibile consultare la sezione dedicata disponibile sul sito istituzionale www.moige.it.
  Notiziario Minori, 11 maggio 2013