martedì 22 febbraio 2011

COSÌ LE ALLERGIE ALIMENTARI ISOLANO
I BAMBINI STUDIO DELL'AZIENDA
OSPEDALIERA DELL'UNIVERSITÀ DI PADOVA
Bambini allergici sempre piu' soli. Lo denuncia uno studio condotto dall'Azienda ospedaliera dell'Universita' di Padova su 107 bambini e le loro mamme: il timore che, partecipando a una festa, il piccolo possa andare incontro a una crisi allergica a causa dell'ingestione di un alimento 'proibito', ad esempio, e' uno dei problemi piu' diffusi e interessa un bambino su cinque.
In genere si risolve evitando di mandare i bimbi alle feste contribuendo a isolare i piccoli ancora di piu'. "Le allergie alimentari sono spesso banalizzate, ma per gli allergici veri la vita quotidiana puo' essere un inferno: le ricerche hanno dimostrato che nella percezione dei pazienti un'allergia agli alimenti e' capace di peggiorare la qualita' della vita addirittura piu' di una malattia reumatica", ha dichiarato Maria Antonella Muraro, coordinatrice dell'indagine, in occasione della presentazione dei risultati di questo studio ai colleghi riuniti per il meeting europeo sulle allergie.
Le ripercussioni che la costante paura degli attacchi allergici ha sulla vita quotidiana risultano evidenti dai racconti dei bambini: il 71% ritiene che la propria vita sia monotona e noiosa, il 23% non assaggia i nuovi cibi per paura di essere allergico.
Le istituzioni dovrebbero iniziare a preoccuparsi seriamente di come le allergie alimentari possano danneggiare la qualita' della vita e il benessere psicofisico dei piu' piccoli. A cominciare dalla scuola, dove i bambini dovrebbero sentirsi al sicuro, anche di mangiare alla mensa insieme ai compagni, e invece i dati rivelano che un episodio di crisi allergica grave su tre avviene proprio a scuola.
Il problema non e' solo cio' che i bambini mangiano alla mensa, ma anche la scarsa o nulla formazione del personale scolastico in materia. Unica eccezione in Italia, il Veneto, dove ogni anno vengono formati presso un centro specifico duemila insegnanti.
Notiziario Minori, 22 febbraio 2011
ALLERGIE ALIMENTARI, LA FASCIA PIU' COLPITA
E'  0-5  ANNI     FIPM:"RISCHI PER  LA  SALUTE 
MA  ANCHE  PER  LA  SOCIALITA' DEI BIMBI"
"Le allergie alimentari costituiscono un serio problema per la salute dei bambini e possono costituire, talora, un fattore di isolamento a tutto danno della socialita' dei nostri piccoli". Cosi' il presidente della Federazione italiana medici pediatri (Fimp), Giuseppe Mele, commentando i dati emersi durante il congresso dell'Accademia europea di allergia e di clinica immunologica, in corso a Venezia. "Negli ultimi dieci anni le allergie alimentari, oggi molto numerose, sono aumentate anche nel nostro paese e colpiscono persone di ogni eta'. Gli alimenti che provocano la maggior parte di questi problemi di salute nei bambini- prosegue il presidente della Fimp- sono: il latte, le uova, i pomodori, le arachidi e le nocciole. Secondo recenti studi sembrerebbe che la maggior parte delle vittime di tali allergie siano le donne e i bambini". Solo in Europa sono 17 milioni gli allergici ai cibi, di cui 3,5 con meno di 25 anni. A destare maggior preoccupazione e' il dato, reso noto dagli esperti riuniti a Venezia, che nel vecchio continente la fascia d'eta' piu' colpita da allergie alimentari e' quella tra 0 e 5 anni con ben 1 milione e duecentomila bimbi allergici. Un milione sono invece gli allergici tra 5 e 10 anni e altri 800mila quelli tra 10 e 18 anni. "Anche la 'gestione' del bambino allergico puo' rivelarsi particolarmente complicata. Il non poter condividere gli stessi cibi con i coetanei- conclude Mele- puo' condizionare la vita relazionale dei bimbi, favorirne l'isolamento e, quindi, incidere negativamente sul loro sviluppo psico-fisico. E', quindi, fondamentale che i genitori insieme agli educatori aiutino i nostri piccoli colpiti da questi tipi di allergie a vivere nel modo piu' sereno la loro condizione".
Notiziario Minori, 22 febbraio 2011
BULLISMO E DROGA: RISCHI MAGGIORI PER
LE ADOLESCENTI I RISULTATI DI UNO STUDIO
USA ESEGUITO SU 1.495 ADOLESCENTI
La depressione causata dall'essere vittime del bullismo sembra essere strettamente correlata con l'uso di sostanze stupefacenti da parte delle adolescenti. E' quanto emerge da uno studio realizzato da Jeremy Luk, ricercatore dell'Universita' di Washington, che ha analizzato la relazione tra la condizione di vittima di bullismo, depressione e uso di sostanze in un campione di 1.495 adolescenti. Uno studio unico nel suo genere perche' ricerche precedenti si sono limitate ad approfondire la relazione tra solitudine, depressione e suicidio negli adolescenti vittime di bullismo.
Per la ricerca e' stato utilizzato il sondaggio Hbsc (Health behavior in school aged children), con il quale e' stato misurato quanto spesso, negli ultimi trenta giorni, i ragazzi si sono sentiti davvero tristi, hanno brontolato, sono stati di cattivo umore o irritabili, si sono sentiti senza speranze per il futuro, non hanno mangiato o hanno mangiato meno del solito, hanno dormito piu' o meno del solito e hanno avuto difficolta' a concentrarsi sul lavoro scolastico. Le domande prevedevano anche l'analisi dell'uso di sostanze che e' stato approfondito chiedendo agli intervistati quante volte, sempre negli ultimi trenta giorni, hanno fumato sigarette, bevuto alcol, usato marijuana e si sono ubriacati. Per ogni risposta erano state create quattro possibili risposte: mai, una o due volte, da tre a cinque volte, piu' di cinque volte.
L'autore dello studio raccomanda ai genitori degli adolescenti di prendere sul serio i segnali che possono indicare che i loro figli sono vittime di bullismo, facendo tutto il possibile per prevenire il ripetersi di questi episodi e prestando attenzione alla possibile depressione e all'uso di sostanze.
Notiziario Minori, 22 febbraio 2011
MILANO, DOPOSCUOLA IN PARROCCHIA PER 7 MILA
RAGAZZI 267 DOPOSCUOLA NELLA DIOCESI MILANESE
Una palestra d'integrazione e volontariato.
Si definiscono cosi' i 267 doposcuola delle parrocchie milanesi, dove circa 7 mila ragazzi, piu' del 40% stranieri, fanno i compiti insieme con la supervisione di un esercito di circa 4500 volontari. Lo rivela la prima mappatura della rete dei doposcuola parrocchiali della diocesi di Milano, realizzata tra maggio 2009 e giugno 2010 e presentata questa mattina dalla Caritas ambrosiana.
Dalla ricerca risulta che i doposcuola sono diffusi su tutto il territorio diocesano (in media in una parrocchia su quattro), con una concentrazione maggiore nelle zone pastorali di Milano (82), Rho (43) e Varese (40). Nati per iniziativa diretta del parroco (il 46,6%) o di un gruppo di volontari (49,2%), piu' della meta' dei doposcuola sono attivi da piu' di 5 anni e si svolgono in spazi messi a disposizione dalla parrocchia, soprattutto negli oratori. Nella maggior parte dei casi il doposcuola e' aperto due giorni a settimana e l'attivita' centrale consiste nello svolgimento dei compiti.

I ragazzi seguiti sono studenti delle scuole primaria e secondaria di primo e di secondo grado: la fascia di eta' piu' frequente e' tra gli 11 e i 14 anni. Piu' di 4 giovani su dieci sono di origine immigrata, percentuale che supera il 50% a Milano e nella zona pastorale di Lecco. Gli operatori coinvolti sono quasi tutti volontari, per lo piu' donne (71%), il 37% con meno di trent'anni (in genere adolescenti che frequentano l'oratorio, in qualche caso studenti delle superiori e universitari). I ragazzi arrivano ai doposcuola inviati dalle famiglie, ma anche da insegnanti e assistenti sociali: in 44 casi sono stati sottoscritti protocolli d'intesa tra scuola e doposcuola.
"I doposcuola parrocchiali sono una palestra di inclusione sociale perche' consentono ai ragazzi che partono da condizioni di svantaggio di recuperare terreno e di non essere tagliati fuori nella gara per la crescita e l'affermazione di se'-commenta don Roberto Davanzo, direttore di Caritas Ambrosiana-.
Sono anche una palestra d'integrazione, dal momento che nonostante non siano e non vogliano essere un servizio scolastico integrativo per gli stranieri, sono di fatto frequentati da una quota consistente, che in alcuni contesti come Milano diventa maggioritaria, di stranieri: figli di immigrati che saranno gli italiani di domani solo se sapremo farli sentire a casa loro, a cominciare naturalmente proprio dai banchi di scuola". Il direttore di Caritas Ambrosiana apprezza anche l'opportunita' di fare volontariato aperta dai doposcuola: "Per l'alta percentuale di giovani che dedicano il loro tempo libero a questo servizio, diventa una sorta di apprendistato alla solidarieta' e, per chi tra loro e' interessato a fare l'insegnante da grande, anche un banco di prova dove sperimentare le proprie abilita'".
"Molti dirigenti e insegnanti si sono accorti della grande risorsa dei doposcuola e hanno cominciato ad approfittarne in modo intelligente -spiega Matteo Zappa, responsabile dell'area minori di Caritas Ambrosiana-. Sono nati cosi' veri e propri protocolli d'intesa, in cui gli insegnanti inviano l'alunno al doposcuola e tengono conto del lavoro che li' si svolge nella valutazione del suo percorso formativo. Ci sono anche scuole che individuano tra i propri docenti il referente per le attivita' del doposcuola parrocchiale".
Notiziario Minori, 22 febbraio 2011

venerdì 18 febbraio 2011

PERICOLO SETTE, NELLA RETE SEMPRE  PIÙ 
ADOLESCENTI +30% I RAGAZZI 'CONQUISTATI'.
240 MILA  LE  VITTIME  TOTALI   IN   ITALIA
Solo nell'ultimo anno sono state 240 mila le vittime delle sette, per la maggior parte uomini, adulti e appartenenti al ceto medio. Sono alcuni dei dati raccolti dal servizio antisette della Comunita' Papa Giovanni XXIII attraverso il numero verde messo a disposizione di vittime e familiari, che in un anno ha risposto a 3 mila chiamate.
L'associazione, che diffonde i dati in occasione del convegno organizzato a Roma, sottolinea in una nota "un sensibile aumento delle richieste di aiuto che coinvolgono la fascia delle giovani generazioni": dal 2009 al 2010 le vittime adolescenti sono aumentate del 30%. I gruppi settari contati sul territorio nazionale sono circa 8 mila. Riguardo la fascia d'eta' delle vittime, per il 36% sono giovani, per il 44% adulti, mentre gli anziani sono il 20%. Si tratta per il 54% di uomini e 46% di donne, mentre sono quest'ultime che si maggiormente chiedono aiuto: le persone che si rivolgono al servizio antisette sono per il 62% donne e per il 54% uomini.
Inoltre il 38% delle vittime proviene da un ceto sociale alto, il 42% dal ceto medio e il 20% ha invece un'estrazione sociale bassa. Le sette sono piu' diffuse nel nord Italia (43%), segue il centro con un 31% e il sud con il 26%. Le regioni piu' colpite dal fenomeno sono la Lombardia (16%), segue l'Emilia Romagna (15%), poi il Lazio (13%), la Puglia (11%) e il Veneto (5%), mentre il 40% delle sette e' stato localizzato nelle regioni rimanenti. Le citta' piu' colpite dal fenomeno sono, nell'ordine, Milano, Roma, Brescia, Padova, Bari, Perugia, Catania, Bergamo, Catanzaro, Foggia, Bologna, Ferrara, Modena, Pescara e Viterbo.
Analizzando invece la tipologia delle sette viene fuori che sono per il 38% psicosette, per il 26% sette pseudo-religiose e per il 21% magico-esoteriche. L'associazione segnala anche il tipo di risposta e di aiuto forniti: per la maggior parte (56%) risposte telefoniche, lettere o email e incontri privati; nel 23% dei casi sono stati forniti contatti con parroci, esorcisti o altre realta' ecclesiali, mentre nel 21% dei casi e' stato fornito un collegamenti con le forze dell'ordine.
Notiziario Minori, 18 febbraio 2011
IPERATTIVITÀ, "4% DI INCIDENZA È TERRORE 
PSICOLOGICO"  POMA:   'BUFALA,      LA   SOPSI 
DÀ I NUMERI. ISS CONFERMA: MASSIMO L'1%'
Dal convegno all'Unione industriali di Torino "Il bambino non e' un elettrodomestico" (dal titolo dell'omonimo libro di Giuliana Mieli), levata di scudi contro le dichiarazioni della Sopsi (Societa' italiana di psicopatologia), riunita in congresso a Roma, che denunciava la carenza di diagnosi per l'iperattivita' infantile in Italia, con centinaia di migliaia di bambini non presi in carico e una conseguente potenziale 'emergenza' in relazione ai disturbi antisociali gravi che questi minori maturerebbero con l'eta' se non adeguatamente trattati. "Una vera bufala- denuncia Luca Poma, giornalista e portavoce di 'Giu' le Mani dai Bambini',il comitato italiano di farmacovigilanza pediatrica in Italia (www.giulemanidaibambini.org)- un modo eticamente discutibile di far pressione sui genitori, convincendoli che qualora i loro figli non vengano trattati, spesso con psicofarmaci, finiranno a delinquere, crescendo come disadattati. La Sopsi 'da i numeri'- sottoliena Poma- e' proprio il caso di dirlo, parlando di 300.000 casi in Italia meritevoli di presa in carico, pari, secondo loro, al 4% della popolazione infantile: l'Istituto Superiore di Sanita' conferma per iscritto che la prevalenza italiana e' massimo dell'1%, in certe zone d'Italia anche meno. Inoltre, ci sono studi scientifici, come quello di Lambert, che provano esattamente il contrario rispetto a quanto affermato dalla Sopsi, ovvero che c'e' una piu' elevata predisposizione alla dipendenza da alcool cocaina e tabacco nei bambini e adolescenti iperattivi trattati con psicofarmaci, il che e' quasi ovvio se si pensa che il minore si abitua a trovare nel farmaco una soluzione pronta all'uso, esterna da se la soluzione a tutti i problemi. Ma non stupisce la posizione della Sopsi: basta indagare- conclude Poma- su chi finanzia abitualmente i loro convegni negli ultimi anni, sono le piu' importanti case farmaceutiche produttrici di psicofarmaci per bambini". Emilia Costa, medico e professore emerito all'Universita' Sapienza di Roma aggiunge: "Non sono d'accordo con i colleghi, queste diagnosi di iperattivita', invocate a gran voce, sono spesso inconsistenti e vaghe, piu' che altro una moda importata dagli Usa. Bisogna indagare il motivo profondo del disagio dei bambini, di cui l'iperattivita' e solo un sintomo". Infine, Poma ricorda: "Lode all'Istituto Superiore di Sanita', che con il registro nazionale dei bambini in terapia lavora per contenere le diagnosi. Anche negli Usa stanno facendo marcia indietro su questa epidemia di diagnosi, mentre noi in Italia invece cerchiamo di copiare in ritardo il modello americano: non ha nessun senso, dobbiamo piuttosto esportare il modello italiano all'estero".
Notiziario Minori, 18 febbraio 2011
SACCONI AI GIOVANI: FATE INGEGNERIA, NON
COMUNICAZIONE "ANCHE SE E' PIU' DIFFICILE"
Ingegneria meglio di Scienze in comunicazione, anche se e' "piu' difficile". Parola di Maurizio Sacconi che, intervenendo al teatro Capranica per la presentazione del 'Rapporto sugli ingegneri in Italia' del Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri, torna su un tema a lui caro, quello cioe' di stimolare i giovani a scegliere corsi di laurea con prospettive occupazionali. "Dobbiamo incoraggiare la scelta di questo percorso- afferma il ministro del Lavoro- che fortunatamente e' in crescita e offre prospettive occupazionali".
Uno stimolo ai giovani che puo' arrivare grazie a "contratti di apprendistato, percorsi di alta formazione, dottorati di ricerca che consentano, attraverso la collaborazione tra universita' e aziende, di integrare apprendimento e lavoro con prospettive di valida occupabilita'". Sacconi osserva che la scelta di studi in ingegneria non e' certo delle piu' semplici: "E' piu' facile fare Scienze della comunicazione- chiosa- ma le facolta' piu' impegnative sono quelle che danno maggiori possibilita' di occupazione".
Notiziario Minori, 18 febbraio 2011
CNR: CONTRO L'ASMA ELIMINARE I FATTORI 
DI RISCHIO  FUMO,  SMOG E MUFFE SU TUTTO
I fattori di rischio ambientale - smog, fumo, muffe - incidono fino al 40% nelle patologie respiratorie. È quanto emerge da un'indagine epidemiologica realizzata dall'Istituto di biomedicina e immunologia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Palermo (Ibim-Cnr) sulla base di un finanziamento erogato da Arpa Sicilia, appena pubblicata sulla rivista scientifica Pediatric Allergy and Immunology. Nella ricerca, che e' stata condotta su 2.150 studenti di scuole medie secondarie di primo grado di Palermo, di eta' compresa fra 11 e 14 anni, e' emerso che "quasi un ragazzo palermitano su quattro soffre di rinite allergica e congiuntivite e oltre un terzo di allergie. 56 su cento dichiarano di essere esposti al fumo domestico, il 21,1% lamenta l'intenso traffico pesante attorno alla propria abitazione e il 15% dichiara la presenza di muffe o umidita' nella propria camera da letto". L'indagine indica come percentuali fino al 41% delle patologie respiratorie siano attribuibili ai fattori ambientali.
"La presenza di traffico intenso intorno alla propria abitazione - specifica Giovanni Viegi, direttore dell'Ibim-Cnr - e' risultato fattore di rischio significativo in particolare per asma corrente, rinocongiuntivite e ridotta funzione respiratoria rispetto a chi non riferiva traffico vicino casa".
"Dai dati - afferma il Cnr - e' stato possibile calcolare il Par (population attributable risk - rischio attribuibile di popolazione), ovvero la proporzione di una malattia dovuta all'esposizione a fattori di rischio e che potrebbe essere dunque eliminata se tale esposizione fosse evitata. Il Par complessivamente dovuto a fattori ambientali evitabili, come esposizione a fumo di sigaretta, presenza di umidita' o muffe nell'ambito domestico ed esposizione a traffico veicolare pesante attorno alla propria abitazione, e' risultato del 40,8% per l'asma corrente, del 33,6% per la rinocongiuntivite e del 14,1% per la ridotta funzione respiratoria". "Un risultato - spiega Viegi - che dimostra quanto la prevenzione sanitaria ed ambientale per la salute dei bambini e degli adolescenti sia importante e possa consentire enormi risparmi in termini di spesa, sia per i farmaci sia per l'accesso ai servizi sanitari".
Notiziario Minori, 18 febbraio 2011
ROMA, COSÌ MUORE LUNEUR, TRA DEGRADO E OBLIO
IL PARCO GIOCHI CAPITOLINO ORMAI ALLO SFASCIO
Erbacce e vegetazione fitta, cumuli di rifiuti. Degrado.
L'elefantino sta li' da solo, seduto in mezzo al nulla. Intorno a lui, in una situazione 'fotografata' dall'agenzia Dire, i tetti crollano contrapposti a scheletri di altre costruzioni che vengono su e si fermano a un passo dalla fine. Il silenzio ha preso il posto di schiamazzi e risate. Le giostre non girano piu', forse riescono solo a cigolare mosse dal vento, e a rincorrersi sono rimasti animali randagi, cartacce e foglie secche. E mentre sabato scorso e' partita una raccolta firme, l'attesa e' per il Tar del Lazio perche' faccia almeno un po' di chiarezza smuovendo le acque.
E' ancora calma piatta sul versante Luneur, ormai in una situazione piu' immobile delle giostre che stanno la', abbandonate e fatiscenti a tre anni dalla chiusura del parco divertimenti piu' antico d'Italia. E 150 famiglie, quelle che avevano investito nella struttura fin da quando nel 1961 il parco e' diventato permanente, si trovano in crisi. Senza guadagno e senza prospettive, senza aver avuto la possibilita' di fare manutenzione sugli impianti, la maggior parte ormai pericolante e da smantellare. Il divertimento vive solo nel ricordo della gente, degli abitanti del quartiere, dei ragazzi che hanno passato l'adolescenza tra pesciolini rossi e giri sul rotor.
Basta digitare su facebook per rendersi conto di quanti sono i gruppi nati per supportare la riapertura di quello che era il cuore gioioso di Roma, quando i centri commerciali non c'erano ancora e il sabato pomeriggio 'tutti al Luneur dopo scuola', le giostre battono il cinema uno a zero.
A rilanciare la questione 'Luneur' ci hanno pensato nei giorni scorsi due consiglieri del Municipio XII, Matilde Spadaro e Vincenzo Vecchio, animatori del movimento 'Atuttaleur' che, dopo la "prima vittoria" relativa al ritiro del progetto F1, si sta impegnando per arrivare alla riapertura del parco. La raccolta firme e' solo al primo atto ("E' stata raggiunta quota 400") ma i cittadini dell'Eur non hanno intenzione di tirarsi indietro mentre e' partito il conto alla rovescia per la sentenza del Tar.
Attesa prima per l'11 novembre 2010, poi rinviata al 25 gennaio scorso quando i giudici amministrativi si sono riservati una decisione entro sessanta giorni, ovvero per la fine di marzo.
Il ricorso, presentato dai sub concessionari, riguarda la validita' del bando che ha assegnato la locazione del parco a Cinecitta' Entertainment, risultata vincitrice nel giugno del 2008 ed entrata poi a condurre il gioco prevedendo un investimento di circa 16 milioni di euro. Ma in campo c'e' anche La Luneur Park Spa, titolare del contratto di locazione dal febbraio 2008 e in possesso dell'area dal 30 luglio 2009. E se il Tar dovesse dare un giudizio di non validita' si potrebbe aprire "uno scenario drammatico", come spiega, all'agenzia Dire, Saverio Pedrazzini della Luppro, societa' che ha gestito il luna park dal 1961 fino al 31 dicembre del 2007, quando e' scaduta la concessione da parte di Eur spa.
La denuncia di Pedrazzini e' chiara: "Non e' stato presentato alcun progetto da Cinecitta' Entertainment, non si capisce con quali basi hanno vinto il bando di gara, visto che dovevano presentare un progetto preliminare e la riorganizzazione delle attrazioni, il business plan: tre punti legati al bando di gara pena la non ammissibilita'. Alla fine questi non sono stati considerati mentre si e' dato credito alla lettera a latere, nient'altro che cambiamento del bando di gara, con la firma di un nuovo contratto di locazione".
Solo una delle recriminazioni di chi al Luneur ha legato la propria vita e fino all'ultimo ha cercato di non vederlo morire lentamente. Proprio la Luppro, anche dopo la fine della concessione nel 2007, aveva tentato di rientrare in corsa.
"Avevamo presentato un progetto all'Eur spa con investimenti per 20 milioni di euro per le attrazioni, di 6 milioni per la riqualificazione del parco, e nel frattempo, in attesa di avere un parere favorevole, avevamo gia' effettuato interventi preliminari. Addirittura- continua Pedrazzini- ci fu un tavolo a cui portammo anche una ditta costruttrice e presentammo una proposta salvaguardando gli operatori che gia' c'erano. L'Eur spa, pero', ha ritenuto non interessante il progetto e ha predisposto il bando di gara. La conseguenza? E' sotto gli occhi di tutti: un parco chiuso da tre anni e 150 famiglie a spasso".
La richiesta, stando cosi' le cose, non e' difficile da intuire.
"Vogliamo riaprire il Luneur, devono darci delle risposte". Anche chi finora "non ha mai voluto prendere iniziative, come l'informatissimo sindaco Alemanno". L'ultimo incontro con Eur spa e l'ad Riccardo Mancini c'e' stato "due mesi fa, durante una presentazione del progetto di F1". Pedrazzini, sempre all'agenzia Dire, ricorda: "Mi avvicinai al loro tavolo e feci vedere una copia della mozione presentata al Comune da Andrea Alzetta.
Mancini disse che lui si era rivolto alla magistratura, io risposi che l'avevo fatto con un esposto in procura per conoscere le modalita' di applicazione del bando di gara". Gia', perche' oltre al ricorso al Tar e all'esposto, esistono mozioni e una interrogazione parlamentare presentata il 12 gennaio scorso al ministro dell'Economia (che detiene il 90% di Eur spa) addirittura dalla Lega Nord, a firma di Paolo Grimoldi. Tanto rumore, al momento per nulla. Roma e il parco attendono, e ormai sono quasi tre anni.
Notiziario Minori, 18 febbraio 2011

martedì 15 febbraio 2011

LATTE, UN BICCHIERE AL GIORNO SENZA 
CONTROINDICAZIONI   SEMINARIO 
DELL'UNIVERSITÀ      LA   SAPIENZA
Un bicchiere di latte al giorno fa bene alla salute. Questo e' il messaggio lanciato da "Il latte oggi: salute tra ricerca ed innovazione", il seminario dell'Universita' La Sapienza di Roma nato in collaborazione con Parmalat. Il latte, infatti, e' un alimento completo, ricco di calcio, proteine, vitamine e sali minerali, ed e' essenziale non solo per la crescita dei bambini, ma anche per gli adulti. In commercio esistono diversi tipi di latte, da quello di vacca intero a quello di mandorla, l'importante e' berne almeno 1 tazza da 250 grammi al giorno. Secondo la dottoressa del Del Balzo, nutrizionista del dipartimento di Fisiopatologia Medica dell'universita' La Sapienza di Roma, il latte e' un elemento indispensabile a tutte le eta' e i grassi in esso contenuto non giustifica la sua eliminazione dalla dieta di chi soffre di patologie legate alla presenza di grassi nel sangue, come la dislipidemia. Inoltre, il latte non e' ritenuto responsabile dell'insorgenza delle malattie cardiovascolari.
In piu', il latte vaccino e' ricco di biopeptidi, che sono in grado di fungere da scudo contro il cancro e l'ipertensione, un problema che colpisce un italiano su quattro e uccide ogni anno circa 240mila persone. Inoltre, il latte contiene l'acido linoleico coniugato, anche conosciuto con il nome di CLA. L'acido linoleico, recentemente e' stato oggetto di studio, secondo alcune ricerche, infatti, avrebbe capacita' anti-adipe, anti-diabete ed anti-cancro.
Notiziario Minori, 15 febbraio 2011
RISCHIO ANORESSIA TRA LE ADOLESCENTI CHE USANO
FACEBOOK  I RISULTATI  DI  UNO  STUDIO ISREALIANO
I medici hanno trovato una nuova fonte di disturbi alimentari tra i giovani: Facebook.
Secondo un recente studio, piu' gli adolescenti usano il social network, piu' sono alti i rischi che sviluppino forme di anoressia e bulimia.
Alcuni ricercatori dell'Universita' di Haifa (Israele) hanno chiesto a un campione di 248 ragazze, tra i 12 e i 19 anni, informazioni sulle loro abitudini alimentari, e sui loro siti e programmi televisivi preferiti. Si e' scoperto che le adolescenti piu' soggette ad anoressia e bulimia sono quelle che passano piu' tempo su Facebook e su siti di moda e musica.
Contribuirebbero ai disordini alimentare anche programmi televisivi come Gossip Girl.
Facebook ha immediatamente contestato la validita' dello studio.
"I giovani sono circondati da foto di modelle nelle riviste e da immagini di corpi perfetti delle stelle del cinema, ma quando usano Facebook trascorrono delle ore con i loro amici. Le persone passano molto tempo con gli amici anche nella vita reale, e questo non pregiudica la qualita' delle loro diete. Non crediamo quindi che Facebook aumenti il rishio di disordini alimentari", ha detto un portavoce del social network.
Notiziario Minori, 15 febbraio 2011

"I MESTIERI DEL MARE", PER I GIOVANI IN TEMPO DI CRISI
PROGETTO FORMATIVO PER LE SCUOLE DI GENOVA
Mentre Genova si interroga ancora sulla sua vocazione futura, se legata ancora all'industri o al turismo, e' il porto a candidarsi come stabile e costante fonte di ricchezza e di sviluppo futuro.
E cosi' il Comune di Genova promuove l'iniziativa "I mestieri del Mare", un iniziativa presentata oggi al Port Center dall'assessore alle Politiche del lavoro del Comune, Mario Marginei, insieme ad Eugenio Massolo, presidente dell'Accademia Italiana Marina Mercantile, di cui il progetto prevede la partecipazione attiva, insieme al Genoa port Center e alla Provincia di Genova. Il progetto e' rivolto agli studenti delle scuole medie secondarie di primo grado: si parte dal video scaricabile via internet che illustrera' le diverse figure professionali legate al porto e al mare.
si passera' poi ai incontri tematici d'orientamento cui fara' da sfondo la mostra fotografica "Luoghi condivisi". Analisi delle cpompetenze, percorsi formativi e le opportunito' di lavoro.
pochi settimane fa, il presidente dell'autorita' portuale Luigi Merlo aveva parlato di porto d'africa e della possibilita' di circa mille nuovi posto di lavoro, compresi quelli generati dall'indotto.
Notiziario Minori, 15 febbraio 2011
I PEDIATRI: "TUTELARLI DALL'INQUINAMENTO 
NELLE  CITTÀ" "SONO I SOGGETTI PIÙ 
FRAGILI   E   QUELLI   PIÙ   A   RISCHIO"
"Sindaci, presidenti di Regione e governo adottino le misure necessarie affinche' i bambini vengano tutelati dai rischi correlati all'inquinamento atmosferico, soprattutto nelle citta' in cui si registrano continui superamenti dei limiti delle particelle sottili". E' l'appello lanciato da Alberto Ugazio, presidente della Societa' italiana di pediatria.
"Il problema- spiega- non riguarda solo Milano, dove in questo momento si registra una situazione particolarmente critica, ma e' nazionale. Molte altre citta' (Brescia, Frosinone, Monza, Lucca, Bergamo, Torino,Mantova, Napoli ecc.), secondo dati diffusi pochi giorni fa da Legambiente, hanno oltrepassato o stanno per superare il limite consentito dei 35 giorni di sforamento dei livelli di Pm10, considerato dalla normativa la linea estrema per proteggere la salute dei cittadini. E a Roma si registrano superamenti persino nella centralina di Villa Ada, in un'area completamente verde".
I bambini, come sottolinea Ugazio, "sono i soggetti piu' fragili e necessitano di una attenzione prioritaria. E' notorio che l'esposizione agli agenti inquinanti e' tanto maggiore quanto piu' si e' vicini al suolo. Inoltre i loro polmoni sono in via di formazione e se il loro sviluppo viene alterato e' piu' probabile andare incontro da adulti a una broncopneumopatia cronica ostruttiva. Le famiglie- conclude- preoccupate per la salute respiratoria dei loro figli, si uniscano ai pediatri per portare queste preoccupazioni all'attenzione della politica".
Notiziario Minori, 15 febbraio 2011
SM,    IN   GRAVIDANZA    L'INTERFERONE 
E' RELATIVAMENTE SICURO I DATI DELLO 
STUDIO   SIN REALIZZATO SU 388 PAZIENTI
L'incidenza della Sclerosi multipla (Sm) tra le donne in eta' riproduttiva e' molto elevata: si stima che circa 2 milioni di persone al mondo ne soffrano, con frequenza due volte superiore nelle donne rispetto agli uomini. Fortemente sentita e diffusa e' l'esigenza tra le pazienti, future mamme, in cura con Inteferone ß, un farmaco modificante il decorso della malattia, di conoscere gli effetti di tale terapia sulla gravidanza, i rischi legati all'esposizione del farmaco, la necessita' o meno di sospendere il trattamento prescritto per il controllo della Sm, o addirittura di sospendere la gravidanza, per scongiurare effetti sul feto esposto in utero.
Il gruppo di studio Sm-Sin (Societa' italiana di neurologia), coordinato dalla professoressa M.P. Amato, neurologa presso il dipartimento di Neurologia dell'Universita' di Firenze, ha condotto una ricerca per valutare l'andamento della gravidanza e le conseguenze per il feto dell'esposizione in utero a Interferone ß, valutando inoltre rischio di aborto spontaneo.
Le pazienti intervistate sono state suddivise in due gruppi: un gruppo costituito da pazienti che avessero sospeso l'IFN- ß, a meno di quattro settimane dal concepimento, e quindi considerate "esposte" al farmaco ed un gruppo rappresentato da chi aveva sospeso la terapia piu' di quattro settimane prima del concepimento o che non era mai stata trattata. Sono state analizzate 396 gravidanze di 388 pazienti, e di queste, 88 sono state classificate come "esposte" (esposizione media 4,6+/-5,8 settimane). I dati hanno mostrato che in queste pazienti la terapia non ha provocato alcun aumento di aborto spontaneo (OR 1,08, CI 95% 0,4-2.9), mentre e' risultata associata con valore significativo a un peso ( PS ß - 113,8 p < 0.0001) e a una lunghezza inferiori alla nascita (PS-adjusted ß
-1.102, p < 0.0001) L'incidenza di aborto spontaneo nelle pazienti "esposte" si e' collocato in un range sovrapponibile a quella della popolazione generale italiana in quello stesso periodo. L'esposizione a IFN - ß e la necessita' di parto con taglio cesareo sono stati i soli fattori predittivi di un parto prematuro. Nei nati dalle pazienti "esposte" non si sono registrate complicanze significative a carico del feto e, nel corso del follow up durato in media 2,1 anni, non sono state riscontrate malformazioni o anomalie dello sviluppo.
"In conclusione- ha dichiarato Angelo Ghezzi, segretario gruppo di studio Sm-Sin- l'esposizione a IFN ß fino a quattro settimane dal concepimento e' relativamente sicura e cio' rappresenta un riferimento importante per i neurologi che seguono pazienti con sclerosi multipla che progettano una gravidanza. Inoltre- ha concluso Ghezzi- questo studio, condotto su un'ampia casistica e con la partecipazione di molti centri clinici italiani, rafforza i dati di osservazioni precedenti condotte su piccoli numeri e dimostra l'alta qualita' della ricerca italiana".
Notiziario Minori, 15 febbraio 2011
DOMANI A TORINO 'IL BAMBINO  NON   E'   UN
ELETTRODOMESTICO'      CONVEGNO       SULLA 
COMUNICAZIONE PER, CON E A FAVORE DELL'INFANZIA
Un convegno sul tema della comunicazione per, con e a favore dell'infanzia. Si terra' domani, mercoledi' 16 febbraio, l'incontro organizzato dal Club della comunicazione d'impresa (Cci) dal titolo 'Il bambino non e' un elettrodomestico', che si svolgera' presso il centro congressi dell'Unione industriali di Torino nella sala Piemonte, in via Vela 17. L'incontro vertera' sul delicato tema della comunicazione per, con e a favore dell'infanzia, che verra' affrontato sotto diversi punti di vista attraverso le esperienze di professionisti ed organizzazioni del settore. L'obiettivo e' mettere in luce un mondo della comunicazione piu' silenziosa e, per questo motivo, meno conosciuta ed ascoltata rispetto alla convenzionale comunicazione pubblicitaria. Si analizzeranno temi e casi di studio poco noti ma con forte rilevanza sociale per le famiglie, i bambini e gli operatori del settore. L'iniziativa ha lo scopo di sensibilizzare gli individui in relazione agli aspetti piu' delicati dell'infanzia, permettere a tutti di poter trovare uno spazio per comunicare e per ricevere informazioni, far emergere realta' del territorio che svolgono un'intensa attivita' nel settore ed evidenziarne l'impegno costante ed i risultati ottenuti. Nel corso del convegno "Giu' le Mani dai Bambini", la campagna di farmacovigilanza per l'eta' pediatrica in Europa, sara' presentata come caso di studio.
Notiziario Minori, 15 febbraio 2011

sabato 12 febbraio 2011

BAMBINI MENO INTELLIGENTI SE MANGIANO 
MALE  I   RISULTATI DI UNO STUDIO INGLESE
I bambini che si nutrono prevalentemente con alimenti considerati poco salutari, in particolari fritti, dolci e carni sottoposte a processi di trasformazioni complessi, mostrano anche un'intelligenza meno brillante. La notizia arriva da uno studio della Bristol University, pubblicata sul Journal of Epidemiology and Community Health, che ha preso in esame quasi 4000 bambini fra i 3 e gli 8 anni e le loro abitudini alimentari. I ricercatori hanno diviso i bambini in tre gruppi; i primi hanno seguito un'alimentazione a base di cibi pronti e ricchi di grassi e zuccheri; i secondi un regime alimentare caratterizzato dal consumo di carne, verdure e patate; gli ultimi una dieta molto piu' equilibrata a base di verdure, pesce e frutta.
In seguito, i ricercatori hanno sottoposto i bambini a una serie di test per verificarne le capacita' intellettive e cognitive, scoprendo un legame evidente fra il tipo di alimentazione e il livello di quoziente intellettivo. Gli scienziati hanno tenuto conto di una serie di fattori che avrebbero potuto alterare i risultati, ad esempio il livello di istruzione dei genitori, le condizioni socio-economiche della famiglia di appartenenza, la durata dell'allattamento al seno. Al netto di tali fattori, gli scienziati hanno potuto concludere che l'intelligenza dei bambini con un'alimentazione di scarsa qualita' era leggermente inferiore a quella normale. "Lo sviluppo del cervello- spiega Emmett Pauline, coordinatore dello studio- e' molto rapido nei primi anni di vita. Sembra che cio' che accade piu' in la' negli anni sia invece meno importante".
Notiziario Minori, 12 febbraio 2011
CANI IN FAMIGLIA? I FIGLI FANNO PIU' MOTO I RISULTATI
DELLO   STUDIO   USA  CONDOTTO SU 318 ADOLESCENTI
Gli adolescenti che vivono in famiglie nelle quali vivono anche dei cani sono mediamente piu' in forma degli altri e fanno piu' attivita' fisica. La notizia arriva da uno studio pubblicato dall'American Journal of Preventive Medicine e condotto dai ricercatori dell'University of Virginia di Charlottesville coordinati da John Sirard.
Lo studio ha preso in esame 318 adolescenti della zona di Minneapolis e le loro famiglie, dotandoli di apparecchi elettronici contapassi per verificare l'intensita' e la durata dell'attivita' fisica durante le loro giornate. È emerso che i contapassi dei ragazzi che vivono in famiglie che hanno cani registrano quantita' di moto in media superiori ai loro coetanei (circa 15 minuti in piu' a settimana di attivita' fisica da moderata a vigorosa), cosa che non succede con i loro genitori.
Il dato ha colto di sorpresa i ricercatori, che si aspettavano che in una famiglia chi sia piu' impegnato a portare fuori il cane siano i genitori, non i figli, pigri per definizione: "Se avere un cane doveva avere un effetto sulla quantita' di attivita' fisica settimanale, ce lo aspettavamo nei genitori. E invece e' nei figli che funziona- spiega Sirard- Ma potrebbe trattarsi di un equivoco tra causa ed effetto: magari non sono i cani a far diventare attive le famiglie, quanto piuttosto le famiglie mediamente piu' attive a prendere cani in casa".
Notiziario Minori, 12 febbraio 2011
UNICEF: A SAN VALENTINO I "REGALI PER LA VITA"
PER PROGETTI CONTRO MALNUTRIZIONE BAMBINI
A San Valentino, festa degli innamorati, sara' possibile sostituire il classico regalo con un dono davvero importante, che parte dal cuore: l'Unicef propone i suoi 'Regali per la vita', destinati quest'anno a sostenere i progetti contro la malnutrizione.
I 'regali per la vita' sono articoli che possono salvare la vita di un bambino malnutrito: latte terapeutico, biscotti proteici e plumpynut; fare un "regalo per la vita" significa sostenere concretamente la missione dell'Unicef in tutto il mondo. Come si puo' fare? Collegandosi al sito web www.regaliperlavita.it o chiamando il numero verde 800 745 000 e' possibile scegliere il 'regalo per la vita' e ricevere un biglietto o un magnete da consegnare alla persona amata; in alternativa, per i regali dell'ultimo minuto, e' anche possibile optare per una cartolina elettronica, un sms o un regalo virtuale da postare su Facebook.
I regali per la vita non sono semplicemente esempi di cosa e' possibile fare con le donazioni: il latte terapeutico, i biscotti proteici e il plumpynut vengono fisicamente comprati e distribuiti in tutti i paesi in cui l'organizzazione opera. Sara' possibile seguire il percorso di ogni "regalo acquistato", scoprendo in quale paese e' arrivato e quanti bambini sono stati salvati, consultando la mappa degli aiuti sul sito www.regaliperlavita.it.
Qualche dato sulla malnutrizione: circa 200 milioni di bambini 0-5 anni nei Paesi in via di sviluppo/Pvs (quasi 1 su 3) soffrono di qualche forma di malnutrizione; la malnutrizione e' concausa del 35% delle morti e dell'11% delle malattie tra i bambini sotto i 5 anni, rappresenta dunque il principale fattore di rischio di mortalita' e morbilita' per i bambini in questa fascia d'eta'; il 26% dei bambini 0-5 anni dei paesi in via di sviluppo, 1 su 4, e' sottopeso (malnutrizione acuta, dato 2008), e il 10% di loro lo e' in forma grave; i bambini gravemente sottopeso hanno 9 volte piu' probabilita' di morire rispetto a quelli ben nutriti; nell'Africa occidentale e centrale (24 paesi) sono oltre 15,9 milioni i bambini malnutriti - 1 su 4.
Notiziario Minori, 12 febbraio 2011
ALLARME SMOG, SÌ   ALLA   MASCHERINA 
PER I BIMBI AVVERTIMENTO DA CONGRESSO
DI     ESPERTI    MEDICINA    RESPIRATORIA
Bambini in eta' pediatrica, anziani e tutti i pazienti cardiovascolari o quelli gia' indeboliti da altre malattie, devono indossare una mascherina quando camminano per la strada per difendersi dall'assalto delle sostanze inquinanti emesse dagli scarichi delle automobili. L'avvertimento giunge dagli esperti di medicina respiratoria riuniti a Verona per il 14° Congresso internazionale dedicato all'"Asma bronchiale e Bpco: obiettivi, rimedi e strategie", organizzato dalla Uoc di pneumologia dell'Azienda Ulss 22 di Bussolengo col patrocinio di tutte le Societa' italiane di medicina respiratoria, del capitolo italiano dell' American College of Chest Physicians (Accp), della Regione Veneto, del Comune di Verona, dell'Ordine dei medici e Odontoiatri delle Provincia e dell'Ulss22. Durante le tre giornate congressuali, i maggiori esperti nazionali ed internazionali del settore riunitisi a Verona hanno discusso di Bpco (broncopneumopatia cronica ostruttiva), oggi quarta causa di morte in Europa e negli Usa, ma destinata a diventare la 3°causa di morte nel mondo nel 2020. Di grande interesse anche i simposi dedicati al management dell'ossigenoterapia prevalentemente per via telematica.
E poi grande spazio alla questione smog nel focus "Inquinamento ambientale e il rischio per la salute", argomento di stretta attualita' dopo i recenti livelli di inquinamento a Milano che hanno comportato la decisione, da parte del sindaco Letizia Moratti, di far spegnere di domenica la maggior parte dei motori. Secondo le rilevazioni dell'Arpa, nell'interland milanese il livello di polveri fini ha raggiunto valori molto elevati, oltre il doppio della soglia di guardia (50 mg/mc). Le centraline hanno registrato negli ultimi giorni valori di Pm10 ben superiori alla soglia tollerabile.
Anche in questo caso sono i bambini in eta' pediatrica e gli anziani ad essere i piu' coinvolti, oltre a tutti i pazienti cardiovascolari e quelli gia' indeboliti da altre malattie, che pagano pegno di fronte a tali livelli di inquinamento.
Notiziario Minori, 12 febbraio 2011
L'OMS:   ALCOL   ASSASSINO,   COLPITI 
SEMPRE PIÙ  I  GIOVANI UCCIDE PIU' DI
2,5 MILIONI  DI  PERSONE  OGNI  ANNO
Una maggiore implementazione di politiche mirate e' necessaria per salvare vite umane e ridurre l'impatto sulla salute del consumo di alcool. E' quanto evidenzia un nuovo rapporto lanciato oggi dall'Organizzazione mondiale della sanita' (Oms). Il lancio della relazione odierna coincide con la fine di una riunione di 4 giorni dei funzionari provenienti da oltre 100 paesi che lavorano con l'Oms per ridurre l'uso nocivo di alcol in tutto il mondo. Il primo di questi incontri, ospitato dall'Oms a Ginevra, si e' tenuto per avviare l'iter di attuazione della strategia globale per ridurre l'uso nocivo di alcol.
Secondo l'Oms, il consumo nocivo di alcol provoca la morte di 2,5 milioni di persone ogni anno, nonche' la malattia e il ferimento di molti altri, e colpisce sempre piu' le giovani generazioni e bevitori nei paesi in via di sviluppo. Negative anche le conseguenze sociali. Il Rapporto globale su alcol e salute analizza i dati disponibili sul consumo di alcol, le conseguenze e gli interventi politici a livello globale, regionale e nazionale. "Molti paesi riconoscono i gravi problemi di salute pubblica causati dal consumo nocivo di alcol e hanno preso provvedimenti per evitare gli oneri sanitari e sociali e curare le persone bisognose di cure. Ma c'e' chiaramente bisogno di fare molto di piu' per ridurre la perdita della vita e della sofferenza associata con l'uso nocivo di alcol", ha spiegato Ala Alwan, vice direttore generale per le malattie non trasmissibili e la salute mentale. Secondo il Rapporto, il consumo nocivo di alcol ha molte implicazioni sulla salute pubblica. Tra queste: quasi il 4% di tutti i decessi sono legati all'alcol. La maggior parte dei decessi alcol-correlati sono riguardano ferite, cancro, malattie cardiovascolari e cirrosi epatica; a livello globale, il 6,2% di tutte le morti maschili sono legati all'alcol, contro il 1,1% dei decessi femminili. Nella Federazione russa e dei paesi vicini un uomo su cinque muore per cause alcol-correlate. A livello globale, 320 mila giovani di eta' compresa tra 15-29 anni muoiono ogni anno per cause alcol-correlate, il 9% di tutti i decessi in questa fascia d'eta'. Prevenzione debole. Secondo il rapporto, troppo pochi paesi utilizzano efficaci politiche per prevenire la morte, malattie e delle lesioni da uso di alcol. "Dal 1999, quando l'Oms ha iniziato a riferire sulle politiche di alcol, almeno 34 paesi hanno adottato qualche tipo di politiche formali per ridurre l'uso nocivo di alcol. Restrizioni alla commercializzazione di alcol e su alcol e guida sono aumentati, ma non ci sono tendenze chiare sulla maggior parte delle misure di prevenzione. Molti paesi hanno politiche deboli su alcool e programmi di prevenzione". Non solo. "La Strategia Globale per ridurre l'uso nocivo di alcol, approvato dagli Stati membri dell'Who nel maggio 2010, promuove una serie di misure di provata efficacia per ridurre i danni alcol-correlati. Questi includono tassazione sugli alcolici per ridurne il consumo nocivo; riduzione della disponibilita' attraverso il minor numero di punti vendita; aumento dei limiti di eta' per chi acquista e l'utilizzo di efficaci misure su alcol e guida". La Strategia Globale promuove anche lo screening e brevi interventi delle strutture sanitarie per modificare i modelli di pericolosita' del bere, e il trattamento dei disordini di uso di alcol; di regolazione o di divieto di commercializzazione di bevande alcoliche; e la conduzione di campagne di informazione e formazione a sostegno di misure politiche efficaci. Altri dati. Secondo il Rapporto dell'Oms, il consumo mondiale nel 2005 e' stato pari a 6,13 litri di alcol puro consumato per persona di 15 anni o piu'. Un'analisi degli anni 2001-2005 ha mostrato che paesi nelle Americhe, europei, del Mediterraneo orientale e del Pacifico occidentale avevano livelli di consumo relativamente stabile durante quel periodo, ma durante i 5 anni aumenti marcati sono stati osservati in Africa e Sud-est asiatico. Nonostante il largo consumo, la maggior parte della gente non beve. Quasi la meta' di tutti gli uomini e due terzi delle donne non hanno consumato alcol nel 2005.
Notiziario Minori, 12 febbraio 2011

mercoledì 9 febbraio 2011

ESAME   DI     TERZA    MEDIA,     SI   CAMBIA: 
"MA NON  DA SUBITO" MINISTERO IMPEGNATO
SU  REVISIONE PROVA CONCLUSIVA I CICLO
Esame di terza media si cambia, ma non da subito. Al ministero stanno lavorando da tempo alla revisione della prova che chiude il primo ciclo di istruzione. A dire il vero il regolamento sulla valutazione degli studenti emanato nel 2009 (il dpr 122) aveva indicato quello del 2008/2009 come l'ultimo esame con le vecchie regole. Poi altri temi hanno preso il sopravvento. Ora si torna a parlare di restyling, come conferma anche Max Bruschi, il consigliere del ministro Gelmini che ha seguito la vicenda valutazione e che ha gia' elaborato qualche idea per la revisione dell'esame. "Ma non si partira' quest'anno- specifica, tranquillizzando docenti e presidi- non c'e' il tempo". Intanto un primo progetto c'e': come prova interna rimarrebbe solo il tema di italiano a cui si potrebbe affiancare un test Invalsi 'potenziato' su italiano, matematica e inglese. Via, invece, gli scritti interni di matematica e lingua, che risulterebbero doppioni. "Per italiano- dice Bruschi- il tema va mantenuto perche' e' diverso dall'Invalsi nei contenuti e nel tipo di apprendimenti che consente di misurare". Secondo Bruschi si potrebbe pensare anche ad una terza prova demandata alle scuole. L'importante e' "non accumulare" come invece e' avvenuto in questi anni: le prove scritte (inizialmente italiano, matematica e lingua straniera) da tre sono diventate quattro (la seconda lingua straniera, introdotta in via sperimentale, poi entrata nella prassi). Poi e' arrivata anche, con un'apposita legge, la prova scritta Invalsi (una doppia prova, visto che ce n'e' una di italiano e una di matematica). In questo modo gli alunni di terza media affrontano sei prove scritte: due di italiano, due di matematica e due di lingua straniera. Troppe: non se ne fanno tante nemmeno alla maturita'.
Notiziario Minori, 9 febbraio 2011
CASTEL SANT'ANGELO, CARNEVALE SUL GHIACCIO
PER   BAMBINI  OLTRE 600  METRI QUADRATI 
DI   PISTA     CON    ORARIO   NON   STOP   10-24
"Un anticipo di carnevale, domenica pomeriggio, sulla pista di ghiaccio di Castel Sant'Angelo, nel cuore di Roma. I bambini che si presenteranno mascherati verranno truccati dai truccabimbi mentre gli assistenti di pista distribuiranno caramelle e dolci tipici del Carnevale. A vigilare sulla sicurezza ci saranno gli Ice Angels, mascherati e con i pattini ai piedi". A renderlo noto e' l'ufficio stampa di Ice Angel, un'iniziativa ludica realizzata con il patrocinio dell'Ufficio per la promozione e lo sviluppo dello sport di Roma Capitale e del XVII Municipio.
Gli oltre 600 metri quadrati di pista rimarranno a disposizione degli amanti del ghiaccio fino al 27 febbraio.
Orario non stop 10-24. Dal lunedi' al venerdi' il costo del biglietto intero e' di 7 euro (ridotto 5) mentre sabato, domenica e festivi il prezzo del ticket e' di 8 euro (ridotto 6).
Notiziario Minori, 9 febbraio 2011
L'ALCOL   E   I   GIOVANI,   IL   17%  ALLA  GUIDA  DOPO  AVER 
BEVUTO RISULTATI RICERCA 'OSSERVATORIO PERMANENTE'
Sale l'abuso di alcol tra i giovani, diminuisce il consumo di vino e aumenta quello della birra. Sono i risultati di una nuova ricerca realizzata dall'istituto Doxa e commissionata dall'Osservatorio Permanente sui Giovani e l'Alcool "sui comportamenti, le opinioni, e gli atteggiamenti degli italiani adulti e dei giovani in merito ai consumi di bevande alcoliche". Nel particolare "otto italiani su dieci consumano alcool, e piu' precisamente il 90% dei maschi e il 70% delle femmine. Su 100 italiani di 13 anni e oltre, il 63% sono consumatori regolari, 15,6% sono consumatori occasionali, 21,4% non consumatori. Diminuisce il consumo di vino, tuttora la bevanda alcolica piu' frequentata, e aumenta quello di birra. La percentuale di consumatori fra i giovani (tra i 13 e i 24 anni) e' inferiore alla media nazionale: il 70%, contro l'80 della media nazionale. Cresce pero' fra i giovani il fenomeno dell'abuso di alcool: e' a rischio il 23% dei giovani consumatori". Per quanto riguarda la guida, "il 17% della popolazione e' stata al volante pensando di aver bevuto un po' troppo". L'indagine, la sesta campionaria effettuata a cinque anni di distanza dalla precedente del 2005, e' basata su un campione "superiore di tre volte al numero consuetamente usato per le rilevazioni nazionali di uso corrente: a 2.026 cittadini e' stato somministrato un questionario con apposite interviste a domicilio, registrate con tutte le cautele del caso a difesa sia dell'intervistato che della autenticita' delle risposte. Una particolare attenzione e' stata dedicata alla fascia di eta' considerata giovanile dalla ricerca: dai 13 ai 24 anni".
- COSA SI BEVE - Il vino risulta tuttora la bevanda alcolica di gran lunga piu' consumata degli italiani: nei tre mesi antecedenti all'intervista, il 63% degli intervistati aveva bevuto vino, il 56% birra, il 34% aperitivi, digestivi e altre bevande a media gradazione, il 23% superalcolici.
- QUANDO E DOVE SI BEVE - Chi beve frequentemente, lo fa soprattutto durante i pasti.
Prevalgono i consumi a casa, ai pasti, per il vino (l'84% della popolazione che beve lo fa in questa circostanza) mentre per la birra prevale, con il 51,4%, il consumo sociale al bar/pub/birrerie. In Italia, dunque, l'abitudine al consumo di tipo alimentare e' ancora dominante. "Si tratta - ha dichiarato il Vice Presidente dell'Osservatorio Permanente sui Giovani e l'Alcool, Michele Contel - di un dato che tutto sommato si conosce poco: la maggioranza degli italiani beve lontano dai modelli drammatizzati dello sballo del sabato sera e non si iscrive d'ufficio nel numero degli irresponsabili che abusano prima di mettersi al volante. Il migliore degli anticorpi contro l'abuso e' proprio in famiglia. Cio' non significa chiudere gli occhi di fronte a fasce di abuso giovanile e adulto che preoccupano l'opinione pubblica; si tratta di comportamenti che eludono ogni riferimento al piacere e al gusto delle bevande alcoliche, espressivi casomai di disagi interiori e collettivi che confinano pericolosamente con l'autodistruzione. L'Italia - ha concluso Contel - rimane pero' in una situazione decisamente migliore rispetto ai Paesi del Nord Europa sui fenomeni di abuso, proprio in forza di questa tradizione culturale, anche se essa subisce una progressiva erosione a causa della globalizzazione dei comportamenti giovanili".
- DONNE - Il 30% della popolazione femminile non consuma alcool. Il 53%, invece, consuma alcolici "regolarmente" (almeno una volta alla settimana). Le donne rappresentano il 52% della popolazione e il 41% dei consumatori regolari. Negli ultimi 17 anni, cresce sia la percentuale di consumatrici sia la frequenza di consumo.
- GIOVANI - Il profilo del consumo giovanile si presenta come fortemente ridotto nella fase preadolescenziale (13-15 anni) per poi crescere progressivamente negli anni successivi. In sintesi si puo' affermare che i ragazzi raggiungono gradualmente i livelli medi di consumo della popolazione a partire dai 16 anni per poi stabilizzarsi verso i 19 anni. A quest'eta' i giovani non bevitori sono comunque sempre il 30 %. Solo dopo i 20 anni i giovani consumatori accedono a consumi regolari nell'ordine del 67%.
- I GIOVANI E IL "BINGE DRINKING" - Fra i giovani hanno un peso importante i consumatori occasionali e i non consumatori di alcolici, ma anche i consumatori con esperienze ripetute di comportamenti a rischio. Il 23% dei giovani consumatori (ragazzi tra i 13 e i 24 anni) sono a rischio, e il fenomeno e' in aumento. Il 29% dei (35% dei maschi e 22% delle femmine) ricordano di essersi ubriacati almeno una volta nella vita: e quasi il 15% anche negli ultimi 3 mesi (3% in eta' 13-15 anni, 13% tra 16 e 19 anni, e 21% tra 21 e 24 anni).
Il 14,6% dei sedicenni ha dichiarato di aver fatto l'esperienza del Binge drinking (almeno cinque bicchieri in due ore fuori dai pasti).In questa fascia il binge tocca il 20,4% dei maschi e 8,6% delle femmine. Il Binge drinking in crescita tocca una porzione non trascurabile della popolazione giovanile, l'ubriachezza invece non aumenta ma neppure diminuisce.
- L'ETÀ DELL'INIZIO - Agli intervistati e' stato chiesto di ricordare l'eta' della prima esperienza, cioe' del primo assaggio per i diversi tipi di bevande alcoliche. In media hanno indicato un'eta' fra i 14 e i 15 anni per birra e vino, e di 16 anni per le altre bevande alcoliche.
"Pur senza allarmismi isterici- commenta il presidente del Laboratorio Scientifico dell'Osservatorio, Enrico Tempesta- i dati sui giovani evidenziano un progressivo aumento dell'abuso sistematico, con i relativi rischi: a 13 anni il sistema nervoso centrale non e' ancora completamente sviluppato, una esposizione prolungata e regolare all'alcool puo' portare ad un ritardo della maturazione e dello sviluppo delle funzioni cognitive, a non dire di molti altri danni sociali". Prosegue Tempesta: "È pero' inteso che non si puo' pretendere di tutelare i ragazzi con irrealistici divieti di accesso alle bevande alcoliche: l'esempio positivo conta piu' del divieto; urge caso mai una saggezza educativa che preveda l'avvicinamento agli alcolici sotto la supervisione degli adulti e in connessione con l'educazione al gusto e alla proposta di stili alimentari che educhino al consumo responsabile anche in relazione al principio 'o bevi o guidi'".
"Resta aperta la domanda- concludono Contel e Tempesta- di cosa fare per difendere un modello antropologico di educazione al consumo che l'Italia, Paese mediterraneo per eccellenza, ha saputo maturare nel tempo, creando meccanismi sociali di autoregolazione che hanno saputo assicurare al nostro Paese forme di protezione dalla deriva patologica comune nelle culture asciutte del Nord Europa".
Notiziario Minori, 9 febbraio 2011
OMS: DUE ORE DI SPORT A SETTIMANA CONTRO I TUMORI
RIDUCONO L'INCIDENZA   DI   ALCUNI   TIPI   DI   CANCRO
Che l'attivita' fisica faccia bene alla salute e' noto a molti, ma forse pochi sanno che essa puo' ridurre il rischio di tumori della mammella e del colon. A rivelarlo l'Organizzazione Mondiale della Sanita'. Per poter ridurre l'incidenza di alcuni tipi di cancro, le nuove raccomandazioni consigliano di svolgere almeno 150 minuti a settimana di esercizio fisico di tipo aerobico per le persone dai 18 anni in su; 60 minuti a settimana di attivita' fisica di maggiore intensita', invece, per i ragazzi dai 5 ai 17 anni.
"Il 31% della popolazione nel mondo - spiega Ala Alwan, vice direttore generale per le malattie non trasmissibili e la salute mentale - non e' fisicamente attiva e l'inattivita' fisica e' il quarto fattore di rischio in ordine di importanza tra tutti i decessi a livello mondiale." Basta pensare che essa e' associata ad oltre 3,2 milioni di decessi all'anno (di cui 2,6 milioni in paesi a basso e medio reddito), a piu' di 670 mila morti con eta' inferiore ai 60 anni e a circa il 30% di diabete e malattie ischemiche del cuore.
Il professor Chris Wild, direttore dell'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), inoltre, pone l'accento su come l'inattivita' fisica sia sempre piu' un problema di salute pubblica e, di conseguenza, su come ci sia bisogno di intervenire a livello sociale, e non solo individuale, per cambiare abitudini personali e consuetudini sociali.
Notiziario Minori, 9 febbraio 2011
MARCHE, CORECOM: BAMBINI DIPENDENTI DAL POKER
ON LINE IL COMITATO REGIONALE LANCIA L'ALLARME
La pubblicita' dei giochi on-line "cattura" sempre piu' minorenni, con messaggi che puntano sulle qualita' di abilita' e astuzia dei giocatori e usano come testimonial i beniamini dei ragazzi, incentivandoli a diventare vittime del gioco sconsiderato. In internet, poi, e' facile mentire sull'eta' e giocare a poker o a altri gioco d'azzardo. A lanciare l'allarme e' il Corecom Marche, il comitato regionale per le comunicazioni, che invita a "non abbassare mai la guardia" e non lasciare che i piu' piccoli navighino da soli in internet. E chiede una maggiore regolamentazione dei messaggi pubblicitari che in televisione promuovono i giochi d'azzardo on-line. Il comitato ha raccolto segnalazioni da parte di scuole marchigiane dove e' emerso che alcuni bambini delle medie hanno perso diverse centinaia di euro giocando d'azzardo in internet.
Da una prima rilevazione del Corecom, in una classe campione delle scuole medie di Ancona emerge che il 50% degli alunni dice di saper giocare a poker ed oltre il 20% lo ha fatto via internet.
"Non c'e' nessuna tutela ne' prevenzione - denuncia marco Moruzzi, presidente del comitato - la pubblicita' dilagante del poker on line e altri giochi d'azzardo, incentiva anche i ragazzi minorenni a cadere vittime, perdendo soldi. È gravissimo che anche lo Stato, beneficiando dei tributi di concessione, legittimi la diffusione del gioco d'azzardo on line, un fenomeno che crea dipendenza e, grazie alle nuove modalita' via web, agevola l'accesso dei minori a cui basta dichiarare di essere maggiorenni per aggirare un divieto di utilizzo poco efficace".
"Servono interventi urgenti e su piu' fronti: di limitazione della pubblicita' televisiva del poker on line nelle fasce orarie in cui i bambini sono davanti alla tv e di prevenzione e informazione sia degli educatori, insegnanti e genitori, che dei ragazzi stessi - dichiara Moruzzi - la funzione socializzante che ha di solito il gioco, viene in questo modo a cadere. Ad esortare il gioco on line contribuiscono anche in maniera determinante le pressanti strategie pubblicitarie che impropriamente definiscono il poker 'gioco di abilita' e astuzia - skill game' e adottano come testimonial calciatori e sportivi famosi, beniamini dei ragazzi".
Secondo il Corecom, nel 2010 le giocate hanno toccato la cifra record di 61 miliardi, il 30% in piu' rispetto all'anno precedente. E si aggira intorno ai 1.200 euro la cifra che i giocatori maggiorenni spendono a testa ogni anno. A tentare la fortuna, sostiene il comitato regionale, sono i soggetti piu' fragili, e spesso a cadere vittime di questa "net patologia" sono anche i minori. "Non e' difficile aggirare la norma del possesso della maggiore eta' per la registrazione al sito semplicemente dichiarando una data di nascita diversa - scrive il comitato in una nota - Bambini e adolescenti lasciati soli con il proprio pc senza controlli ne' il supporto educativo e di vigilanza degli adulti, possono trovarsi coinvolti in un circolo vizioso e di isolamento che li allontana dai rapporti sociali e familiari e li stimola a scommettere denaro".
Notiziario Minori, 9 febbraio 2011
IL     60%   CONTATTATO   DA   SCONOSCIUTI 
SUI SOCIAL NETWORK RICERCA MICROSOFT 
IN 11 PAESI EUROPEI. MELONI: "ACCORTEZZA"
"Il 60% dei ragazzi italiani tra i 14 e i 18 anni e' stato contattato almeno una volta da sconosciuti" su internet, nei social network. "Il 32% dei genitori italiani non sorveglia in nessun modo i comportamenti dei propri figli sul Web". E proprio i social network stanno alimentando "la sovraesposizione dei minori ai pericoli della Rete", consentendo contatti anche con soggetti sconosciuti e i genitori spesso non sono informati sul comportamento dei propri figli online.
È lo scenario che emerge da una ricerca condotta da Microsoft in 11 paesi europei sul portale Msn, che ogni giorno raggiunge oltre 4 milioni di utenti in Italia, presentata in occasione del 'Safer Internet Day 2011' (www.saferinternet.it), la giornata europea per la sicurezza in Rete in programma oggi, martedi' 8 febbraio, e organizzata da InSafe, la rete europea di cooperazione per la promozione dell'uso sicuro di Internet costituita e cofinanziata dalla Commissione europea. Secondo l'indagine, "il 40% dei teenager italiani sceglie autonomamente quali limiti all'accesso del proprio profilo adottare e il 15% sceglie di non adottarne alcuno". Eppure, in Italia, "il 60% dei minori dichiara di essere stato contattato almeno una volta da utenti sconosciuti. Se e' vero che il 48% ha bloccato la richiesta di contatto, il 37% l'ha accettata per curiosita' e il 7% ha deciso di non informare i propri genitori".
Un dato che viene considerato allarmante e' che "il 66% decide di non rispondere ai messaggi inviati da gente estranea solo per disinteresse e non per prudenza".
Per quanto riguarda le motivazioni che portano i teenager sui social network, "il 43% li utilizza per sfogarsi esprimendo idee e pensieri in maniera a volte anche aggressiva e il 25% dichiara di essere in cerca di amicizie con persone piu' adulte".
C'e' pero' "il 32% dei genitori italiani non controlla in nessun modo il comportamento in Rete dei propri figli, anche se l'88% ha affrontato con loro l'argomento dei potenziali rischi del Web.
Troppo spesso l'attenzione dei genitori e' concentrata nell'impedire l'accesso a contenuti per gli adulti, come fa il 60% degli italiani, delegando invece nel 68% dei casi altre forme di precauzione direttamente ai propri figli".
"Giornate come questa, dedicate alla sicurezza su Internet- ha detto Giorgia Meloni, ministro della Gioventu'- grazie all'alleanza tra imprese leader nel settore e le istituzioni, servono a sensibilizzare ed educare gli utenti, soprattutto i piu' giovani, a un rapporto consapevole con un mezzo che, proprio in funzione delle sue sconfinate potenzialita', richiede accortezza e preparazione. La Rete e' lo strumento attraverso il quale i giovani non solo hanno la possibilita' di conoscere il mondo, ma anche di entrare a farne parte come protagonisti, raggiungendo luoghi, persone e idee dai quali altrimenti le distanze fisiche li separerebbero irrimediabilmente. Non servono nuove regole o censure, serve una maggiore preparazione".
Aggiunge Pietro Scott Jovane, amministratore delegato di Microsoft Italia: "Oggi ci troviamo davanti ad un profondo gap tra la generazione dei 'nativi digitali' e quella dei genitori che seppur informati sui potenziali rischi di Internet spesso non sanno come affrontarli per mancanza di conoscenza degli strumenti informatici e del Web stesso. Per questo motivo crediamo fortemente in iniziative come il Safer Internet Day, utili a promuovere cultura e competenza presso tutti gli attori, siano esse istituzioni, insegnanti, famiglie e operatori, cosi' come sosteniamo l'esigenza di condividere il profondo impegno che aziende come Microsoft stanno ponendo nello sviluppo di tecnologie che rivoluzioneranno il nostro modo di interagire con il Web senza mai perdere di vista i temi della sicurezza dei nostri dati e della tutela della nostra privacy".
Notiziario Minori, 9 febbraio 2011
CONCORSO   UE     'GIOVANI TRADUTTORI': 
PREMIATA UN'ITALIANA È UNA STUDENTESSA
DI   UN   LICEO   DI   GROTTAFERRATA
Sono stati resi noti oggi i nomi dei 27 vincitori del concorso "Juvenes translatores" (Giovani traduttori) indetto ogni anno dalla Commissione. Da Kells (Irlanda) a Maratona (Grecia), hanno partecipato al concorso circa 3000 allievi diciassettenni della scuola secondaria. È un nuovo record per questa manifestazione: il numero dei nuovi concorrenti e' stato del 25 per cento circa superiore a quello dell'anno precedente e mai tante scuole hanno chiesto di partecipare: piu' di 1600, rispetto alle precedenti 1430. I vincitori, uno per ciascun stato membro, saranno invitati alla cerimonia di premiazione che si terra' il 7 aprile a Bruxelles.
In particolare, per l'Italia e' stata proclamata vincitrice Anca Maria Matei del liceo scientifico "Bruno Toushek" del comune di Grottaferrata, in provincia di Roma.
Androulla Vassiliou, commissario europeo per l'educazione, la cultura, il multilinguismo e la gioventu', ha evidenziato: "Sono felice di vedere che il concorso 'Giovani Traduttori' continua ad affermarsi. Il record dei partecipanti sottolinea il forte impegno messo nello studio delle lingue. Spero che tale esempio sappia ispirare anche altre scuole. L'apprendimento delle lingue permette e da' impulso allo sviluppo e all'inserimento professionale delle giovani generazioni".
In particolare, il commissario attribuisce buona parte del successo del concorso al modo con cui e' stato promosso dai social networks aggiungendo che "e' indubbio che si deve a facebook e a twitter la vasta diffusione del concorso tra i giovani nonche' gli intensi scambi di esperienze e di punti di vista".
Il concorso ha avuto luogo contemporaneamente il 23 novembre 2010 sotto la sorveglianza delle rispettive scuole. Ogni allievo disponeva di 2 ore per tradurre un testo di una pagina da una lingua di sua scelta in una delle altre 22 lingue ufficiali dell'UE. Traduttori appartenenti alla direzione generale della Traduzione della Commissione europea hanno infine assegnato i voti alle traduzioni ultimate. Ogni traduzione e' stata valutata da un traduttore della rispettiva madrelingua in cui il testo era stato tradotto. Una giuria ha poi scelto le traduzioni migliori di ciascun paese dell'UE. Il premio e' costituito da un viaggio di 3 giorni a Bruxelles per ciascun vincitore e una persona di accompagnamento. I vincitori riceveranno i premi e i certificati da Rytis Martikonis, nuovo direttore generale della Direzione generale Traduzione della Commissione nel corso della cerimonia del 7 aprile 2011. Sara' anche possibile conoscere e incontrare traduttori che lavorano alla Commissione.
'Juvenes translatores' e' l'unico concorso in cui dei diciassettenni possano mettere alla prova il loro talento di traduttori in una qualsiasi lingua ufficiale della UE. La sua prima edizione (2007) era un progetto pilota per dare ai giovani una prima idea di cosa significhi essere un traduttore, per esaltare il profile della professione del traduttore e per diffondere l'apprendimento delle lingue nelle scuole. Le reazioni, sia da parte degli insegnanti e che degli allievi, ne esaltano anche il lato divertente. Il concorso ha anche aiutato alcuni a decidere la propria carriera: alcuni vincitori di edizioni precedenti hanno intrapreso studi linguistici all'universita'.
Notiziario Minori, 9 febbraio 2011

venerdì 4 febbraio 2011

SEDENTARIETÀ E ABITUDINI ALIMENTARI NEMICI
DEI   BAMBINI   VERDURE   RIFIUTATE    A  TAVOLA, 
MA   I   PRODOTTI   MENO   SANI   NON  SFONDANO
Pane, pasta, riso , carne sono gli alimenti preferiti dai bambini e ragazzi del Lazio, che non gradiscono, pero', proprio i cibi piu' raccomandati dagli esperti, ossia pesce, legumi e verdure, queste ultime in assoluto le piu' rifiutate a tavola (29%). Per fortuna, prodotti "meno sani" come bevande zuccherate, caramelle e fritti, non rientrano mai, o quasi, nella dieta delle giovani generazioni. Sono alcune delle conclusioni a cui e' giunta l'indagine sullo stile alimentare dei bambini della Regione Lazio, presentata dal Movimento Difesa del Cittadino Lazio, nell'ambito del "Workshop Bimbi InForma. La prevenzione dell'obesita' in eta' scolare" a cui hanno partecipato esperti e specialisti del settore.
La ricerca, realizzata nell'ambito del progetto Bimbi InForma (www.mdclazio.it/bimbiinforma) grazie al contributo della regione Lazio (Programma Utenti e Consumatori 2009), oltre alle preferenze a tavola dei ragazzi laziali con un'eta' compresa fra i 6 e i 13 anni, ha indagato: le abitudini di spesa alimentare delle famiglie, per le quali emerge positivamente un alto consumo di prodotti freschi da cucinare a scapito di quelli gia' pronti; l'influenza della televisione e la pratica dell'attivita' fisica: il risultato positivo e' che oltre l'80% dei bambini pratica uno sport, ma molto tempo viene anche dedicato al gioco con la playstation, il computer, il game boy e alla televisione, e soprattutto nei fine settimana! Tra i risultati dell'indagine, spicca poi il dato per cui ben il 54% dei bambini ha la televisione in camera, ma anche il fatto che circa il 60% dei genitori vorrebbe il divieto degli spot di alimenti diretti ai bambini, dando quindi un peso importante all'influenza del piccolo schermo sui bambini. Oltre a chiedere meno televisione, i genitori lamentano la mancanza di tempo da dedicare ai propri figli, a causa dei rimi frenetici imposti dalle esigenze lavorative e amplificati nelle grandi citta' come Roma. E anche se i genitori avessero tempo, non saprebbero dove portare i loro figli, visto che sono sempre meno le aree verdi corredate da aria pulita.
"Per prevenire l'obesita', - spiega, infatti, Livia Zollo, presidente del Movimento Difesa del Cittadino Lazio - non basta soltanto mangiare sano, ma anche muoversi molto e fare tanta attivita' fisica. Si puo' agire su molti fronti per migliorare lo stile di vita dei bambini e delle famiglie: com'e' emerso dai focus group, organizzati nell'ambito di questo progetto con esperti del settore e genitori, l'integrazione di iniziative comuni tra la famiglia e la scuola e' uno dei campi d'azione principali su cui lavorare: la scuola, infatti, riveste uno dei ruoli piu' importanti nell'educazione, dopo quello dei genitori, perche' il bambino ci passa la maggior parte del tempo, socializzando con i coetanei e ispirandosi a modelli di comportamento. Concordiamo, infine, con la posizione dei genitori di limitare la quantita' di spot pubblicitari di alimenti diretti ai bambini durante tutte le fasce orarie tv".
Notiziario Minori, 4 febbraio 2011
BAMBINI NEL LAZIO VOGLIONO PASTA-PANE-
CARNE E... TV IL 54% DEI PICCOLI HA LA TELE
IN   CAMERA,   L'80%   PRATICA   UNO   SPORT
Pane, pasta, riso e carne sono gli alimenti preferiti dai giovani del Lazio secondo quanto indicato dai loro genitori. In particolare, i cereali sono scelti dal 47% del campione, seguiti dalla carne (25%) e legumi (16%). E' quanto emerge dall'indagine sullo stile alimentare dei bambini della regione Lazio, presentata questa mattina dal Movimento Difesa del Cittadino Lazio, nell'ambito del 'Workshop Bimbi InForma'.
Sorprende positivamente il fatto che oltre la meta' del campione (50,8%) consumi legumi 1-3 volte a settimana ma si evidenzia negativamente un consumo nullo per oltre un terzo delle famiglie intervistate. Discorso simile nel caso della frutta: pur essendo al quarto posto a pari merito con i legumi tra i cibi preferiti, ben il 12,8% non la consuma mai e oltre il 18,2% solo 1-3 volte a settimana. Come accennato, purtroppo la verdura e gli ortaggi occupano solo la nona posizione con una preferenza pari al 7%. Valore confermato dai risultati alla domanda 'Vostro figlio/a che cosa rifiuta soprattutto di mangiare?', dove rappresenta il cibo piu' rifiutato.
Anche il pesce non e' gradito sulle tavole delle giovani generazioni, sebbene un 57% afferma di mangiarne 1-3 volte la settimana. Per quanto riguarda i prodotti ad alto contenuto calorico, ricchi di additivi o grassi ma di scarso valore nutrizionale, la situazione appare positiva. Sia per le bevande zuccherate, che per le caramelle o lecca lecca che per i fritti, le percentuali di frequenza di consumo maggiori si riscontrano per la risposta 'mai' o per un uso non giornaliero pari a 1 o 3 volte la settimana.
Accanto alle scorpacciate a tavola non mancano quelle di tv.
Sebbene una notevole fetta del campione si posizioni sotto le 2 ore di fruizione (ben il 71% nei feriali considerando che il 5% non la guarda affatto), il dato sconcertante e' che circa un terzo dei genitori dichiara che i loro ragazzi passano piu' di 2 ore o piu' di 4 ore (4% nei giorni feriali e 15% nel week-end) davanti al teleschermo. Nel week-end i dati peggiorano:il 48% degli intervistati ha affermato che i propri figli guardano la tv piu' di 2 ore al giorno. D'altra parte oltre la meta' del campione (54%) ha la tv in camera. A questo punto quale l'influenza di 'mamma tv'? Il 16% ha risposto di non chiedere 'mai' i cibi reclamizzati e circa il 70% 'raramente' o 'qualche volta'. Ma anche di fronte alle richieste piu' pressanti i genitori del Lazio sembrano essere giustamente severi: circa il 20% non accontenta 'mai' queste richieste, il 66% 'raramente' o 'qualche volta', il 10% 'spesso' e solo il 2% 'sempre'.
Per quanto riguarda le abitudini di spesa alimentare delle famiglie intervistate, emerge un alto consumo di prodotti freschi da cucinare a scapito di zuppe pronte, succhi preparati o altri piatti pronti. Il biologico stenta invece ad affermarsi: la variabile piu' scelta e' 'qualche volta' (41%) mentre un buon 35% ha risposto 'mai' o 'raramente'.
Notiziario Minori, 4 febbraio 2011
BAMBINI   IPERATTIVI,    RELAZIONE    CON ALLERGIE 
ALIMENTARI? I RISULTATI DI UNA RICERCA OLANDESE
I bambini, si sa, hanno tanta energia, ma capita spesso che ne abbiano un po' troppa.
Quando un bambino registra un'eccessiva attivita' muscolare che rischia di trascendere nell'aggressivita' ed impulsivita', con conseguenti difficolta' nel fare i compiti, concentrarsi o avere problemi relazionali, si parla di iperattivita' (o ADHD). Finora, per diagnosticare la causa di questa patologia, sono state fatte tante ipotesi, ma non era mai stato preso in considerazione un legame piuttosto elementare: quello con il cibo.
Hanno tentato questa via dei ricercatori olandesi che hanno pubblicato i risultati del loro studio su Lancet. Hanno provato a mettere a dieta un gruppo di bambini affetti da ADHD dai 4 agli 8 anni. Il tentativo era quello di provare se, partendo con la base dell'alimentazione, cioe' cibi naturali come riso, frutta e verdura, i sintomi venivano ridotti.
Il dubbio infatti si concretizzava sui cibi lavorati o alcuni altri tipi che possono ingenerare delle allergie o intolleranze alimentari come ad esempio le uova o il latte. Eliminando tutti i cibi a rischio, dopo 5 settimane i ricercatori hanno notato che la sindrome cominciava a scemare, i sintomi si riducevano e l'attivita' motoria dei bambini prima problematici si avvicinava molto a quella dei loro coetanei considerati "normali".
Ma siccome non si puo' mettere a dieta ferrea un bambino in crescita, questa e' stata solo la prima fase dello studio. I cibi prima eliminati dovevano essere necessariamente reintrodotti, e cosi' sono stati fatti "provare" ai bambini uno per volta, in modo da notare quale di questi faceva scattare l'iperattivita'.
Grazie a questa sperimentazione, un po' come avviene con le allergie alimentari, si riesce ad individuare l'elemento incriminato ed eliminarlo dalla dieta. La cosa importante e' che, come affermano gli stessi ricercatori, la dieta ferrea non venga protratta per oltre 5 settimane.
Notiziario Minori, 4 febbraio 2011
BAMBINI    PLUSDOTATI,    CORSO    BIENNALE 
FORMERÀ    INSEGNANTI     RICONOSCERE    E  
INTERVENIRE PER AIUTARE I TALENTI PARTICOLARI
Prendera' il via entro la fine del 2011 il corso biennale di formazione per specialisti in "gifted education" promosso dalla rete Ulisse e che verra' presentato venerdi' 4 febbraio nel corso del seminario "Tutti differenti/Tutti uguali - Rete Ulisse: nuovi strumenti per lo sviluppo del talento e della plusdotazione nel contesto italiano ed europeo" (vedi lancio precedente, ndr). "Si tratta di un corso molto approfondito che non si vuole limitare a dare agli insegnanti indicazioni sui segnali che possono presentare i bambini piu' dotati di talento", spiega Daniela Meazza, psicologa e specializzata nella formazione degli insegnanti.
Riconoscere e intervenire per aiutare un bambino che, pur avendo un talento particolare, manifesta insofferenza e disagio, che non ha risultati scolastici all'altezza delle sue potenzialita' non e' affatto semplice. "Per questo il corso sara' estremamente qualificante e, allo stesso tempo, molto impegnativo", precisa Daniela Meazza. Gli insegnanti che parteciperanno avranno l'opportunita' di assistere a lezioni teoriche (psicologia, pedagogia, didattica, etc.), seminari, momenti di approfondimento, ma anche di viaggiare all'estero per conoscere direttamente le buone prassi messe in atto in altri Paesi europei. "Vorremmo poi che, al termine dei due anni di formazione, i docenti restassero in contatto. Che si creasse una rete in cui far girare informazioni, esperienze, buone pratiche - aggiunge Daniela Meazza -, ma anche avere feedback e riscontri rispetto alla realta' quotidiana". Agli insegnanti spetta il compito, molto impegnativo, di saper motivare questa categoria di studenti, contrastarne la dispersione "perche' questi ragazzi hanno bisogno di un clima adeguato per dare il meglio -commenta Daniela Meazza- sprecare il loro talento e' un peccato. Per tutta la societa'".
Notiziario Minori, 4 febbraio 2011
BAMBINI PLUSDOTATI: L'8-10% DEGLI STUDENTI
ITALIANI RAGAZZI DOTATI DI PARTICOLARI 
ABILITÀ.      SEMINARIO     ALLA      BOCCONI
I bambini plusdotati (o gifted, come vengono definiti nel resto d'Europa) rappresentano l'8-10% della popolazione studentesca italiana. Sono dotati di particolari abilita', competenze e capacita' superiori rispetto ai coetanei, spesso pero' il loro talento non viene riconosciuto e stimolato dagli insegnanti. "Manifestano difficolta' scolastiche, emotive e relazionali. Con il rischio, paradossale, che nonostante le loro qualita' alcuni finiscano persino con l'abbandonare la scuola", spiega Anna Maria Roncoroni, presidente dell'Associazione italiana per lo sviluppo del talento e della plusdotazione (Aistap) e corrispondente italiana dell'European council for high ability.
Il tema e' al centro di un seminario in programma oggi all'universita' Bocconi di Milano durante il quale viene presentata la rete internazionale "Ulisse" che vede la partecipazione di sei partner internazionali (tra cui l'universita' olandese di Nijmegen, l'universita' spagnola di Laguna, l'Aistap) e che si pone l'obiettivo di sensibilizzare sulle tematiche del talento e della plusdotazione tutti coloro che, a diverso titolo, sono interessati a questo tema. L'obiettivo della rete, spiega Roncoroni, e' mettere in collegamento tra di loro le associazioni, gli enti, le associazioni e le istituzioni che si occupano di plus-dotazioni per formare una piattaforma comune. "Per condividere materiale, esperienze e buone pratiche che da tempo sono state avviate all'estero- aggiunge-. Nel nostro Paese, al di la' di qualche sporadica esperienza, mancano competenze specifiche". Durante la giornata verra' inoltre presentato il corso di formazione biennale sulla plus-dotazione organizzato dall'Aistap che prendera' il via entro fine anno a Milano.
Nonostante il loro talento, questi bambini non riescono a ottenere i risultati normalmente attesi dall'ambiente scolastico in cui sono inseriti. "Non solo le loro doti faticano a emergere
-puntualizza Anna Maria Roncoroni- ma vengono misconosciuti, si crede che siano bambini in difficolta', da aiutare". Chi poi ha alle spalle una situazione di disagio familiare, sociale o economico e' esposto a un rischio piu' elevato di dispersione scolastica: per loro stare a scuola e' frustrante, fanno fatica, non si sentono integrati nel gruppo dei pari. In tanti, quindi, abbandonano.
Notiziario Minori, 4 febbraio 2011
BIBERON   AL   BISFENOLO FUORILEGGE DAL
1^ MARZO ADUC: "BATTAGLIA VINTA, DALL'1
GIUGNO   NON   SARANNO  IN COMMERCIO"
"Dall'1 marzo prossimo i biberon al bisfenolo A (Bpa) non potranno piu' essere fabbricati e dall'1 giugno non potranno essere immessi in commercio. Finalmente! E' una battaglia che la nostra associazione ha condotto da tempo e, ora, arrivano i risultati".
Lo annuncia Pietro Mastrantoni, presidente dell'Aduc, l'associazione per i diritti degli utenti e consumatori.
"La decisione della Commissione europea e' stata pubblicata sulla Gazzetta dell'Unione- si legge in un comunicato- Il Bpa e' il maggiore componente delle plastiche di policarbonato usate nei biberon ma anche in altri contenitori per alimenti (bottiglie per bibite con il sistema del vuoto a rendere, piatti e tazze, pellicole e rivestimenti protettivi per lattine e tini, ecc.). Il Bpa puo' migrare nei cibi e nelle bevande conservati in materiali che lo contengono. Gli effetti tossicologici sul sistema endocrino e riproduttivo nonche' sul sistema immunitario e sullo sviluppo neurologico, sono di particolare pertinenza nei bambini.
E' un passo per una maggiore garanzia per la salute dei consumatori".
Notiziario Minori, 4 febbraio 2011
I NUOVI RISPARMIATORI SONO GLI STUDENTI 
DELLE MEDIE PAGHETTA MEDIA MENSILE 
DI  29  EURO,  PIÙ  ALTRI    26    DAI   NONNI
La paghetta non si spende tutta in una volta. Il 45% degli studenti delle scuole medie preferisce invece accantonarne una parte per avere sempre a disposizione una riserva di soldi. È quanto emerge dall'indagine "Educazione finanziaria. Una nuova generazione di risparmiatori", promossa dall'associazione Junior achievement Italia e curata dall'universita' Cattolica di Milano. "Questa propensione al risparmio e' segno che c'e' capacita' di pianificare nel lungo periodo- spiega Emanuela Rinaldi, docente di sociologia e autrice dell'idagine-. Questi ragazzini sentono tanto parlare di crisi, di tagli, dell'esigenza di risparmiare. Ascoltano le storie dei loro cugini o familiari trentenni precari. Ne consegue una maggiore attenzione alla gestione e all'uso del denaro".
Un'attenzione e una propensione al risparmio che andrebbero pero' potenziate ed educate con programmi specifici all'interno della scuola.
La paghetta media mensile dei 13-14enni si aggira intorno ai 29 euro che vengono dati dai genitori. Cui i nonni ne aggiungono, mediamente, altri 26. Ma uno studente su cinque dichiara, invece, di non avere idea dell'ammontare della cifra ricevuta in un mese.
"Dato che suggerisce l'esistenza di una sorta di inconsapevolezza finanziaria in una quota consistente del gruppo", si legge nel testo della ricerca. Il 46,2% chiede soldi quando ne ha bisogno, mentre il 21% riceve una paghetta regolare, spesso integrata da ulteriori "rabbocchi" da parte dei genitori.
Smentito anche il mito che una paghetta piu' alta rende piu' felici i ragazzini. "Sanno benissimo che il denaro non compra l'amicizia. Che il ragazzino piu' ricco non e' necessariamente il piu' benvoluto -puntualizza Emanuela Rinaldi-. E questo, da un punto di vista educativo e valoriale e' molto importante".
La ricerca, che ha coinvolto 2.300 studenti di tutta italia, e' frutto del progetto "Io e l'economia", programma didattico di formazione economica rivolto agli studenti delle classi seconde e terze delle scuole secondarie di primo grado. Un progetto promosso dall'associazione Junior achievement Itali e lanciato nell'anno scolastico 2002/2003 che ha raggiunto piu' di 80mila studenti.
Notiziario Minori, 4 febbraio 2011
PEDIATRIA, SIPPS: CAUTELA NELL'USO DI FANS 
NEI   BAMBINI    "IN   AUMENTO LE REAZIONI 
AVVERSE  AD   ALCUNI   ANTI-INFIAMMATORI"
La Societa' italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps), in linea con la direttiva del Working group pediatrico dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), in una nota, "invita ad un uso piu' attento e consapevole dei farmaci anti-infiammatori non steroidei (Fans) nei bambini, in particolare ibuprofene e ketoprofene".
"Negli ultimi cinque anni infatti- spiegano i peidatri di Sipps- a fronte di un aumento esponenziale delle vendite di questi farmaci ad uso pediatrico, si e' assistito ad un considerevole aumento di reazioni avverse a tali principi attivi, che spesso sono venduti nelle stesse formulazioni destinate agli adulti. Tra le reazioni avverse segnalate spiccano fra tutte quelle a carico della cute, seguite da emorragie gastrointestinali e complicanze renali".
"Nei piu' piccoli- raccomanda Leo Venturelli, specialista in pediatria e componente direttivo Sipps- e' possibile ricorrere ai Fans solo nel caso in cui alla febbre si associ un importante malessere generale, somministrando solamente quelli ad elevato indice di sicurezza (paracetamolo o ibuprofene, ma non entrambi a distanza di poche ore uno dall'altro) e calcolandone le dosi in base al peso del bambino e non alla sua eta'. Per questo motivo e' indispensabile rafforzare adeguatamente l'attivita' di informazione per aiutare i genitori ad utilizzare in modo corretto questa classe di farmaci". I Fans sono una classe di molecole la cui attivita' farmacologica consiste nella riduzione dei sintomi di un'infiammazione locale o sistemica. L'uso razionale di questi farmaci prevede, nell'adulto, il trattamento della febbre, di stati infiammatori dolorosi e di malattie croniche, ma in ambito pediatrico l'Aifa raccomanda linee guida piu' restrittive all'utilizzo dei Fans: "la febbre elevata e il dolore, ma solo al bisogno e non continuativamente".
In caso di infezioni respiratorie pediatriche, fa sapere Sipps nella nota, "i Fans devono essere utilizzati solo per le manifestazioni dolorose di tali infezioni (per esempio l'otalgia o la faringodinia), in quanto non esistono studi che testimonino la loro efficacia nel ridurre anche gli altri tipi di sintomi".
In ogni caso la Sipps raccomanda di "valutare attentamente l'esistenza di fattori concomitanti che possano aumentare il profilo di tossicita' del farmaco, quali malattie epatiche e renali, cardiopatia cronica, diabete e malnutrizione".
Notiziario Minori, 4 febbraio 2011
MINISTERO:   SÌ   A   3   NUOVI LICEI MUSICALI   E   A  5 
COREUTICI MA LE SCUOLE NE AVEVANO CHIESTI 34 E 9
Il ministero dell'Istruzione si prepara ad autorizzare 3 nuovi licei musicali e 5 coreutici nell'ambito della prosecuzione dell'applicazione della riforma delle superiori. Attualmente i licei musicali concessi in Italia sono 37, mentre sono 5 i licei coreutici.
Tutti hanno avuto il pienone di iscrizioni. Molti ragazzi sono rimasti fuori a settembre.
Cosi' si procede con l'allargamento. In totale ne verranno concessi rispettivamente 40 e 10 secondo quanto ha comunicato il Miur ai sindacati. Quindi ci saranno ex novo altri 3 licei musicali e 5 licei coreutici. Questo pero' a fronte delle 34 richieste dei primi e 9 per i secondi, gia' pervenute al ministero dalle varie regioni.
Notiziario Minori, 4 febbraio 2011